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Eluana, verso la strada giusta

di Mina Welby

La Corte d’Appello nega la sospensiva della prima sentenza che permetteva di interrompere alimentazione e idratazione della ragazza in coma. Si dovrà attendere la decisione della Cassazione dell’11 novembre. La speranza è che finalmente ci si incammini verso la direzione migliore, quella che rispetta l’essere umano e la sua volontà

Corte d’appello contro Corte d’appello? Se la situazione non fosse tragica per la povera Eluana e per i suoi genitori direi che si assiste a scherzetti fra colleghi. Al di là di questo, c’è da augurarsi che dopo questa sentenza di “non luogo a provvedere”, le prossime decisioni siano lineari e a favore di un diritto per la vita che è scritto nella nostra Costituzione.
Il fatto che i giudici della corte d’appello di Milano abbiano sentenziato la prima volta a favore dell’accoglimento della richiesta di Beppino Englaro, affinché la vita di sua figlia sia lasciata al corso naturale della fine, in base a testimonianze relative a quale fossero l’intendimento di vita e la volontà di fine vita della giovane, non mi ha mai meravigliato. Non mi ha meravigliato perché ho visto un parallelo con la sentenza del GUP di Roma, Zaira Secchi che, come i giudici di Milano, ha giudicato il dottor Mario Riccio dopo aver interrogato me e aver letto il libro di Piergiorgio, “Lasciatemi morire”.
Piergiorgio si è potuto esprimere e ha potuto avanzare la richiesta di essere lasciato morire dopo sedazione, come voleva il decorso naturale della sua malattia, la distrofia muscolare. Ciò nonostante il GUP, a mio avviso, ha trattato il caso come i giudici di Milano: ha voluto sapere quale fosse stato l’intendimento di vita di Piergiorgio e ha voluto sentire da me, come testimone, quali fossero stati i nostri discorsi personalissimi in merito e il nostro modo di vivere insieme nel corso degli anni, e in modo particolare negli ultimi mesi. Credo, anzi sono convinta, che fossero state proprio le testimonianze scritte nel libro e le mie parole che abbiano dato chiarezza al giudice e forza alla sentenza. Ecco perché sono sicura che anche le testimonianze di papà e mamma Englaro e degli amici di Eluana siano state la forza per una sentenza a suo favore, per la sua liberazione da una prigionia in un corpo non più suo. Dalle parole dei genitori non possono essere estrapolati altri giudizi che quelli di avere un amore immenso per una figlia in condizioni di non vita che lei stessa non avrebbe mai accettato. Solo chi ha vissuto e condiviso una decisione simile, cioè quella di accettare la fine della vita terrena, può capire in pieno l’amore infinito che qui si manifesta, quello che risiede nell’accettazione e condivisione della volontà di Eluana da parte dei suoi genitori.
Non ho mai creduto all’usurpazione di potere da parte dei giudici nei confronti del Parlamento e spero che venga chiarita anche questa questione. I giudici di Milano non hanno varato una legge, bensì hanno giudicato legittime le volontà manifestate da parte di Eluana tramite i suoi testimoni che io chiamerei garanti. In quel senso, a mio parere, sarebbe da rivedere anche il decorso giudiziario per il dottor Riccio. Anche per Welby, secondo il giudice civile di Roma non esisteva la possibilità di eseguire la sua volontà, pur avendone riconosciuto il diritto secondo la Costituzione.
Infine anche la Corte Costituzionale avrà la mente e il cuore orientati verso un diritto Costituzionale sull’intendimento di dignità della vita che solamente ogni cittadino, per se stesso, può definire.

Aprileonline.info [1], 8 settembre 2008