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La mer de l’Italie

È stato durante uno dei miei viaggi vacanza in Francia che ho scoperto come da quelle parti l’Italia fosse conosciuta soprattutto per la mer. Me lo ha fatto capire in maniera esplicita monsieur Chez, proprietario – gestore dell’hotel C* nella splendida provenzale Arles. Dopo avere espresso apprezzamenti lusinghieri per gli italiani, intesi come popolo (peraltro non sollecitati e pertanto ancora più graditi, soprattutto da parte di un francese non del tutto immune da sindrome sciovinista), era passato a decantare i nostri governanti, che aveva definito “de mer”. Io, a quel tempo illetterato novizio della lingua di Montaigne e di Balzac, forse sotto l’influsso della canicola e dell’atmosfera vacanziera, avevo inizialmente colto in questa affermazione una sottile metafora, l’intenzione di stigmatizzare i frequenti governi “balneari” particolarmente di moda in quegli anni. Era stata una “d” fioca e poco tonica, una consonante sorda che era sembrata quasi scivolare sulle labbra del mio simpatico interlocutore, che mi aveva tradito, costringendo il pensiero a seguire una direzione alquanto sofisticata, quando, al contrario, monsieur Chez aveva indicato un concreto riferimento alla realtà quotidiana più prosaica, quelle deiezioni delle quali noi comuni mortali siamo costretti quasi giornalmente a liberarci, pena repentini aggravamenti delle condizioni psicofisiche. Caro, simpatico, gentile monsieur Chez! Se con quella sua metafora colorita intendeva definire i governanti dell’epoca (si era negli anni in cui regnava l’Esiliato), chissà come descriverebbe quelli attuali! Inutile ricordargli che l’Italia è già per gran parte circondata e quasi immersa nella mer, per quello bastava e basta un’occhiata di sfuggita ad una carta dell’Europa. Ciò che gli suonerebbe nuovo è che la mer sta traboccando ormai da un quindicennio – fatta salva una breve pausa – anche sulla terraferma, dilagando ovunque, a rivoli e rivoletti, a ruscelli e ruscelletti, a torrenti, a fiumi. Impossibile arrestare la piena che sta montando, neppure cercando di opporre alla mer altra mer; solo il sistema di contenimento mose sembra avere funzionato sulla laguna, altrove la situazione è quanto mai critica. La mer è nell’aria che respiriamo, nei cibi di cui ci nutriamo, nelle televisioni che guardiamo con tanto apparente distacco e con tanto assurda partecipazione, nei programmi di intrattenimento, che si fanno di giorno in giorno più seriosi, e in quelli colti e impegnati, che si fanno di giorno in giorno più ridicoli. Ed è proprio dall’avere bandito dal vocabolario la parola “ridicolo” che la mer ha preso forza. Se ci fermassimo un solo istante a riflettere, se ci tornasse infine in mente il significato profondo della parola espunta e quasi dimenticata, potremmo solamente provare pietà per noi stessi e per quelli che ci seguiranno. Incolpevoli, del tutto, questi ultimi, generazioni che si sono trovate immerse nella mer prima ancora di venire al mondo, costrette a pagare il prezzo di un banchetto al quale non sono mai state invitate. Chissà se monsieur Chez sorriderà dalla terra o da qualche altro luogo, chissà se ricorderà le parole e le circostanze del nostro scambio di battute! Fortunato lui, in ogni caso, per essere nato in un paese dove la mer si limita ad accogliere nel proprio seno bagnanti desiderosi di ristoro nelle assolate estati del sud, e dove la parola “ridicule” continua ad essere l’incubo di semplici cittadini quanto di arrembanti e navigati politici. Vive la libertè, vive la France!   …

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