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Un decalogo per capire il caos del mondo

di Roberto Savio

Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati  [1](UNHCR), ha recentemente reso noto che nel 2013 il numero totale di rifugiati ha raggiunto la sconvolgente cifra di 51 milioni di persone. Siamo vicini al trauma della Seconda Guerra Mondiale, quando i rifugiati erano stimati in 55 milioni.

Questo significa che, mentre non ci troviamo in una formalmente dichiarata Terza Guerra Mondiale, iconflitti [2] in tutto il mondo stanno raggiungendo livelli mai visti dal 1944. Naturalmente, per la grande maggioranza del mondo, si tratta solamente di notizie giornaliere. Ma al momento la crescente spesa in armi in tutto il mondo, e specialmente in Russia, Cina e Giappone, non dovrebbe essere ignorata. Ma le notizie del giorno circa il caos nel nostro paese ed in ogni altra parte del mondo, sono talmente complesse e confuse che molte persone hanno rinunciato ad una comprensione profonda del fenomeno. Per tanto, un veloce decalogo per capire il caos del mondo, potrebbe essere utile. Naturalmente ogni singolo punto richiederebbe, per essere completo e scientifico, uno spazio ben maggiore, anche perché ognuno copre molte prospettive e temi. Quindi, non prendetelo come un documento serio, ma semplicemente come uno strumento molto veloce per capire il caos, diretto specialmente ai più giovani.

1) Il mondo, così com’è, è stato ampiamente modellato dai poteri coloniali, che lo hanno spartito tra loro, scolpendo paesi senza alcuna considerazione per le esistenti realtà etniche, religiose e culturali. Questo è stato particolarmente vero per l’Africa ed il mondo arabo, dove l’idea di uno stato fu sostituita da tribù e clan. Tanto per dare alcuni esempi, nessuno degli attuali paesi arabi esisteva precedentemente. Siria, Libano, Iraq, i paesi del Golfo (inclusa l’Arabia Saudita) erano tutti parte dell’Impero Ottomano. Quando questo scomparve con la Prima Guerra Mondiale, (come gli imperi russo, germanico ed austro-ungarico), i vincitori, Gran Bretagna e Francia, si sedettero ad un tavolo e tracciarono i confini di paesi che sarebbero poi stati gestiti da loro stessi, come avevano fatto in precedenza in Africa. Per tanto, non guardate mai a quei paesi come equivalenti di paesi con una storia di identità nazionale.

2) Alla fine dell’epoca coloniale, fu inevitabile che per mantenere vivi questi paesi artificiali ed evitare la loro disintegrazione, un uomo forte dovesse coprire il vuoto lasciato dai poteri coloniali. Le regole della democrazia [3] furono usate solo per raggiungere il potere, con rarissime eccezioni. La primavera araba sostituì dittatori ed autocrati, per rimpiazzarli con caos e fazioni belligeranti (come in Libia), o con un nuovo autocrate, come in Egitto. Il caso della Jugoslavia è un buon insegnamento. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Maresciallo Tito unificò sei paesi dei Balcani in un unico paese, la Jugoslavia, che non sopravvisse alla morte del suo uomo forte. La lezione è che senza creare un processo per i cittadini realmente partecipativo e consolidante, con una forte società civile, le identità locali giocheranno sempre il ruolo più decisivo. Non arriverà perciò tanto presto il momento in cui molti dei nuovi paesi verranno considerati effettivi e privi di conflitti interni.

3) Dalla Seconda Guerra Mondiale, l’intromissione delle superpotenze coloniali nel processo di consolidazione dei nuovi paesi è stato un ottimo esempio di disastro per mano umana. Citiamo solamente il caso dell’Iraq. Quando gli Stati Uniti acquisirono l’amministrazione del paese, nel 2003, dopo la loro invasione, nominarono Generale Jay Garner. Durò solamente un mese perché era considerato troppo aperto ai punti di vista locali e fu rimpiazzato da un diplomatico, Jan Bremmer, che prese il suo posto dopo un briefing di due ore con l’allora Segretario di Stato Condoleezza Rice. Procedette all’immediata dissoluzione dell’esercito (creando 250.000 disoccupati) e licenziando chiunque nell’amministrazione fosse stato membro del partito di Saddam, il Baath (questo era un requisito per poter lavorare). Questo destabilizzò il paese e l’odierno caos è un risultato diretto di questa decisione. E l’attuale Presidente dell’Iraq, al-Maliki, che Washington sta cercando di rimuovere come la causa della polarizzazione tra Sciiti e Sunniti, era il candidato americano preferito. Stessa cosa per il Presidente dell’Afghanistan, Karzai, che è ora fortemente anti-americano. E’ una tradizione che risale al primo intervento americano, in Vietnam, dove sostennero Ngo Dihn Dien, che si rivoltò contro le loro idee finché non venne assassinato. Non c’è sufficiente spazio qui per citare esempi di errori simili (anche se molti meno), da parte di altre potenze occidentali. Ma questo è di fatti un esempio del punto precedente. Tutti i leader installati dall’esterno, non durano a lungo, e portano instabilità.

4) Siamo tutti testimoni delle lotte religiose e dell’estremismo islamico, come una minaccia crescente ed allarmante. In pochi fanno qualche sforzo per capire perché migliaia di giovani siano disposti a farsi saltare in aria. C’è un’impressionante correlazione tra la mancanza di sviluppo e di occupazione con l’inquietudine religiosa. Nei paesi musulmani dell’Asia (i musulmani Arabi rappresentano meno del 20% delle popolazioni musulmane del mondo), l’estremismo è poco conosciuto. E pochi realizzano che la lotta tra Sciiti e Sunniti è finanziata da paesi come Arabia Saudita, Qatar e Iran. Quelle religioni hanno vissuto fianco a fianco per secoli e oggi combattono una guerra per procura, attualmente, in Siria. L’Arabia Saudita ha finanziato i Salafiti (la loro forma puritana dell’Islam), dappertutto, e hanno supportato con circa 2 miliardi di dollari il nuovo autocrate dell’Egitto, Morsi, in quanto sta combattendo la Fratellanza Musulmana, che predica la fine di re e sceicchi ed il potere proveniente dalla popolazione. Anche l’Iraq sta diventando una guerra per procura tra l’Arabia Saudita, difensore dei Sunniti, e l’Iran, difensore degli Sciiti. Perciò, quando pensiamo a queste guerre di religione, guardiamo sempre chi c’è dietro. Le religioni solitamente diventano belligeranti solo se vengono strumentalizzate. Basti guardare alla storia europea, dove le guerre di religione furono inventate dai re e combattute dalla gente. Naturalmente, una volta uscito il genio dalla lampada, ci vorrà lungo tempo per farcelo rientrare. Perciò questo problema ci accompagnerà per un bel po’ di tempo.

5) La fine della Guerra Fredda ha scongelato il mondo, che era reso stabile dal bilanciamento tra le due superpotenze. I tentativi di creare alleanze regionali o internazionali per portare stabilità, sono sempre stati ostacolati dagli interessi nazionali. Il miglior esempio è l’Europa. Mentre tutti parlavano di Crimea, Ucraina e Putin (che è diventato paranoico circa l’accerchiamento occidentale, a partire dal governo Bush in poi), e di come portarlo ad ascoltare gli Stati Uniti e l’Europa, le compagnie europee hanno continuato a commerciare nonostante il dibattito a proposito di un embargo… Ed ora, l’Austria, silenziosamente ha firmato un accordo con la Russia per unirsi a South Stream, un gasdotto che porterà il gas russo in Europa. Questo è l’ultimo esempio della mancanza di unità in Europa, che ha reclamato il bisogno di ridurre la sua dipendenza energetica dalla Russia. Un mondo multipolare sta emergendo, ma bisognerà vedere quanto sarà stabile. In Asia, Cina e Giappone stanno aumentando i loro investimenti militari, così come i paesi attorno a loro. E mentre i conflitti locali, come Siria, Iraq e Sudan non sfoceranno in più ampi conflitti, questo sarebbe certamente il caso dell’Asia.

6) In un mondo sempre più diviso da un riemergere degli interessi nazionali, l’idea di una governance condivisa sta perdendo la propria forza non solo in Europa. Le Nazioni Unite [4] hanno perso il loro valore così come l’arena dove raggiungere consenso e legittimità. I due motori della globalizzazione, commercio e finanza, sono al di fuori dell’ONU, che è ancorato ai temi dello sviluppo, della pace [5], dei diritti umani [6], dell’ambiente [7], dell’educazione e così via. Mentre sono cruciali per un mondo in salute, non sono visti allo stesso modo dai potenti. Le Nazioni Unite stanno scivolando nell’irrilevanza.

7) Allo stesso tempo, valori e idee che erano considerati universali, come il concetto di cooperazione, aiuto reciproco, giustizia sociale internazionale, pace come un paradigma comprensivo, stanno a loro volta diventando irrilevanti. Il Presidente della Francia, Hollande, incontra l’omologo americano, Obama, non per discutere come fermare il genocidio in Sudan o il rapimento di bambini in Nigeria, ma per chiedergli di intervenire col suo Ministro della Giustizia per ridurre una gigantesca multa su un divieto francese, a BNP-Paribas, per attività fraudolente. L’eccezionale problema del controllo del clima, è stato largamente assente nell’ultimo incontro dei G7. Non parliamo nemmeno del disarmo nucleare [8]… eppure si tratta delle due principali minacce al pianeta…

8) Dopo il colonialismo e i regimi totalitari, la parola chiave dopo la Seconda Guerra Mondiale, era “implementazione della democrazia”. Ma dopo la fine della Guerra Fredda, la democrazia è stata data per scontata. Infatti, negli ultimi vent’anni, la formula della democrazia rappresentativa, ha perso il proprio fascino. Il pragmatismo ha condotto alla perdita della visione di lungo termine e la politica è diventata sempre più una questione amministrativa. I cittadini si sentono sempre meno legati ai partiti, che sono diventati fondamentalmente egocentrici ed autonomi. Gli affari internazionali non sono considerati strumenti di potere per i partiti e le decisioni sono prese senza partecipazione. Questo porta a scelte che spesso non rappresentano i sentimenti e le priorità dei cittadini. Attualmente negli Stati Uniti alcuni sondaggi mostrano come la grande maggioranza degli americani sia contro l’intervento in Iraq. Questo non impedisce all’ex vice-presidente Cheney, che ha una responsabilità molto ampia per il caos iracheno, ed altri leader internazionali, come Blair, di giustificare il passato pieno sostegno per un nuovo intervento in Iraq. Il modo in cui il salvataggio di Cipro fu trattato all’interno della Commissione Europea fu ampiamente riconosciuto come un lampante esempio di mancanza di trasparenza. Poche persone certamente fanno più errori di molte…

9) Un elemento molto importante del caos è stata la crescita della “new economy”. E’ così che viene chiamata dai suoi sostenitori, specialmente nel mondo della finanza. Si tratta di un’economia che contempla disoccupazione permanente, mancanza di investimenti sociali, tassazione ridotta per i grandi capitali, marginalizzazione dei sindacati e riduzione del ruolo degli Stati come regolatori e garanti della giustizia sociale. Le disuguaglianze stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Gli 85 individui più ricchi possiedono lo stesso benessere di 2,5 miliardi di persone. Stiamo velocemente scivolando ai tempi della Regina Vittoria, sicuramente non un esempio di pace sociale e stabilità. Perciò guardate cosa succede a livello internazionale nell’ottica di quante decisioni sono il risultato di dibattito e partecipazione e quante sono semplicemente prese da poche mani.

10) Questo porta ad una logica conseguenza. Non è un caso che tutti i principali media in tutto il mondo abbiano la stessa interpretazione del mondoL’informazione oggi ha fondamentalmente eliminato l’analisi e il processo, per concentrarsi sugli eventi. La sua capacità di seguire il caos del mondo è minima e ripete solamente ciò che dicono coloro che stanno al potere. E’ molto istruttivo vedere i media essere molto analitici circa le notizie nazionali e molto superficiali su quelle internazionali. I media dipendono da tre agenzie di stampa internazionali, che rappresentano il mondo occidentale e i suoi interessi. Avete letto niente circa l’accordo sul gas tra Austria e Russia? Perciò, punto finale: non siate mai soddisfatti di quello che leggete sui giornali, cercate sempre di ottenere punti di vista addizionali ed opposti, attraverso la rete. Questo vi aiuterà a guardare al mondo con i vostri occhi e non con gli occhi di qualcun altro, che è probabilmente parte del sistema che ha creato questo caos…non seguite la corrente…cercate sempre l’altra faccia della luna e se dicono che loro ne sanno molto, guardate ai risultati… Perciò, siate voi stessi….se fate un errore almeno sarà il vostro errore.

Unimondo – Venerdì, 04 Luglio 2014