Feed
· Post
· Commenti

di Edgar Morin

Per capire cosa succede nel mondo islamico è necessario avere una cultura storica: senza storia infatti non può esserci alcuna comprensione degli avvenimenti. Bisogna sapere, per esempio, che nell’antico Califfato c’era piena libertà religiosa sia per i cristiani che per gli ebrei, mentre l’intolleranza più cieca riguardava solo il mondo cristiano: basti pensare alle Crociate, all’Inquisizione, alle persecuzioni anti- ebraiche.
In realtà il vero problema del mondo arabo è stata la sua colonizzazione durata secoli, dalla fine del 400 dopo Cristo alla decomposizione dell’Impero ottomano. Da queste macerie nacque un sogno: il sogno di ricostruire e unificare il mondo arabo, il sogno di Lawrence d’Arabia.

continua in Diritti globali

di  Anna Molinari

“Mi ha detto che aveva 34 anni. L’ho conosciuto quando è venuto a trovare sua madre che abita qui vicino. Poi è venuto a casa mia. Avevo 11 anni quando ho lasciato la scuola e mi sono sposata. Mi ha lasciata quando ero incinta di 4 mesi, diceva che il bambino non era suo”. Sono le parole di Aracely, 15 anni, che aprono uno dei brevi video documentario di Stephanie Sinclair, fondatrice dell’organizzazione non profit Too Young to Wed e impegnata a combattere in tutto il mondo la pratica dei matrimoni forzati o precoci. Nel video si raccontano storie di madri bambine e sono storie di vite già sentite, già note, eppure sempre nuove. Nuove perché non siamo nella “solita Africa”, non siamo nei “soliti paesi arabi”, non siamo nella “solita India”. Siamo in Guatemala questa volta, a riprova che per ogni latitudine ci sono ragazze che si sposano e rimangono incinta troppo presto, quando ancora dovrebbero poter giocare con le bambole. E proprio questa immagine, che richiama stereotipi di genere ma che in questo caso è tristemente appropriata, impressiona la pediatra Sayda Acosta, la quale ogni giorno incontra queste giovani bambine troppo presto donne. “E’ scioccante” dice, sembra che giochi, ma il bambino che culla non è un giocattolo, è un essere vivente, è suo figlio.

Continua a leggere »

di Gennaro Carotenuto

Che dopo mesi di un percorso drammatico quanto sincopato si giunga o meno a un accordo che eviti la cosiddetta #Grexit, che Alexis Tsipras sia considerato l’eroe Enea che dopo la caduta di Troia prende in spalla il padre Anchise e tiene per mano il figlio Ascanio, salvando la Grecia e l’Europa o, al contrario, sia il traditore che “si è calato le brache”, il discorso va innanzitutto denazionalizzato e storicizzato. Il capo del governo greco non rappresenta tanto Atene (potrebbe essere Lisbona, Roma, Lampedusa o “degli sfruttati l’immensa schiera”) quanto piuttosto l’incerta prospettiva – la prima a farsi governo in questo continente dopo decenni – di una nuova politica e di una nuova sinistra in grado di farsi maggioranza. È una nuova politica costretta a partire da una crisi esiziale, in condizioni storiche di estrema debolezza economica, politica e culturale, rispetto al modello di società e ai rapporti di forza e produzione invalsi dalla fine degli anni Settanta a oggi. È più Davide che Achille, Alexis Tsipras. Allo stesso modo, il politico identificato come capo dei falchi, Wolfgang “Golia” Schäuble, non è tedesco. O almeno non agisce in quanto tedesco, e sbaglia chi utilizza gli stereotipi nazionali, rigidi teutonici versus greci inaffidabili, per narrare la crisi del debito greco. L’utilizzare svastiche e simbologie naziste è non solo offensivo ma inadeguato a far capire quanto accade a Bruxelles. Continua a leggere »

Perché non ci sembra che questa sia una fondamentale battaglia democratica? Perché non siamo allibiti e furiosi di fronte a un’oligarchia che chiede la demolizione dei diritti sociali e del welfare di un paese? Perché non ci indigniamo di fronte agli articoli che spiegano come cautelarci per le nostre vacanze se abbiamo prenotato quindici giorni a Mykonos? Perché non troviamo rivoltanti copertine come questa che titolano “Case da comprare e vacanze di lusso: le occasioni di un paese in saldo”? Perché non occupiamo la sede dell’Unione europea, come hanno fatto qualche giorno fa, come gesto di solidarietà, attivisti e sindacalisti a Dublino?

Christian Raimo

L’articolo integrale su Internazionale

« Nuovi Post - Vecchi Post »