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	<title>agli incroci dei venti &#187; Arianna Ballotta</title>
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	<description>cultura politica societa'</description>
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		<title>Cosa sta accadendo nella Repubblica Democratica del Congo?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 00:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei tanti Stati africani creati dalle imprese coloniali occidentali, e’ in atto una tragedia, da ben un decennio, che pero’ il resto del mondo sembra avere dimenticato. Milizie rivali infliggono sofferenze inenarrabili alla popolazione civile, nell’indifferenza di chi detiene il potere politico. E non solo. Quattro milioni di morti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei tanti Stati africani creati dalle imprese coloniali occidentali, e’ in atto una tragedia, da ben un decennio, che pero’ il resto del mondo sembra avere dimenticato. Milizie rivali infliggono sofferenze inenarrabili alla popolazione civile, nell’indifferenza di chi detiene il potere politico. E non solo.<br />
Quattro milioni di morti in cinque anni, donne stuprate e seviziate, bambine schiavizzate, bambini soldato. Quasi due milioni di sfollati, di cui la stragrande maggioranza in trappola nella parte orientale del Congo senza accesso ne’ a cibo ne’ ad acqua potabile, ne’ altri beni di prima necessita’. Fame, malnutrizione diffusa e condizioni igienico-sanitarie inimmaginabili, con un rischio elevatissimo di epidemie.<br />
Il fatto che le ragioni del conflitto abbiano a che fare col controllo di minerali indispensabili all’industria elettronica del mondo occidentale, ci fanno chiudere un occhio su questa catastrofe umanitaria. Anzi, tutti e due.<br />
Ben poco si parla dello sfruttamento disumano di gran parte dell’Africa e della poverta’ a cui i suoi abitanti sono costretti, o quando se ne parla, lo si fa in modo volutamente sbagliato. Ma vi siete mai domandati come mai in un continente così naturalmente ricco gli abitanti sono ridotti alla fame? Qualcuno lo avra’ fatto, molti no. Perche’ ai piu’ non importa della condizione di milioni di “negri” che “tanto non hanno voglia di far niente”.<br />
E invece no. Riflettete. Pensate agli interessi fortissimi di pochi che, purtroppo, vincono sempre, a danno di tanti. Agli occhi dei colonizzatori l’Africa non e’ stata altro che una terra da violare, svuotare, distruggere, per il proprio benessere. E continua ad esserlo, perche’ non dobbiamo dimenticare che le multinazionali di oggi sono il colonialismo di ieri.<br />
Cercano di farci credere che questa sia l’ennesima lotta intestina, combattuta da neri contro neri, da una tribu’ contro l’altra, per problemi di religione, etnia o altro. I media – quelli che ne parlano – cercano di convincerci che questa guerra e’ da imputarsi unicamente a quelle irrisolvibili e per noi incomprensibili “lotte tribali”. Ma anche la guerra dei Balcani ci era stata propinata come guerra etnica, o no?<br />
Chi non si accontenta delle bugie propinate da giornalisti sciattoni, manovrati e controllati ad arte, sa bene che tutto questo e’ dovuto in grandissima parte allo strapotere occidentale ed all’avidita’ delle multinazionali, che giocano con la vita degli esseri umani.<br />
D’accordo, indigniamoci pure col governo locale, che poco o niente fa per fermare la strage, e prendiamocela anche con le diverse fazioni in lotta. Ma l’ONU dove’e’? E noi? Cosa stiamo facendo?<br />
Ogni volta che giochiamo con una play-station, che teniamo in mano un telecomando, un telefono cellulare, un computer portatile oppure (i piu’ ricchi) un gioiello con diamanti, dovremmo riflettere sulla scia di sangue e sulle vite distrutte affinche’ noi (cosiddetto mondo civilizzato) possiamo continuare a beneficiare dei lussi della moderna tecnologia, rendendoci responsabili di ulteriore, fame, distruzione, morte.</p>
<p>Domandiamoci: i veri selvaggi chi sono? Loro o noi?</p>
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		<title>Texas Death Row Hotel</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 16:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la tesina scritta e presentata da Michela Vendemmiati per il suo diploma di scuola media superiore. Michela ha preso spunto dalla storia di Richard Wayne Jones, giustiziato in Texas nell&#8217;agosto del 2000, per parlare in modo approfondito della pena capitale, delle sue origini, delle sue implicazioni nella societa&#8217; e di come e dove ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo la tesina scritta e presentata da Michela Vendemmiati per il suo diploma di scuola media superiore.<br />
Michela ha preso spunto dalla storia di Richard Wayne Jones, giustiziato in Texas nell&#8217;agosto del 2000, per parlare in modo approfondito della pena capitale, delle sue origini, delle sue implicazioni nella societa&#8217; e di come e dove ancora oggi viene utilizzata. La tesina e&#8217; peraltro corredata di documentazione fotografica.<br />
Ringraziamo Michela per l&#8217;impegno e l&#8217;ottimo lavoro.</p>
<p>Il direttivo <a title="Coalizione Italiana Contro la pena di morte" href="http://www.coalit.it">COALIT</a></p>
<p>Michela Vendemmiati &#8211; <strong><a title="Download: Michela Vendemmiati - Texas Death Row Hotel (tesina)" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VI/Download/Texas_Death_Row_Hotel.pdf">Texas Death Row Hotel</a></strong> [PDF 545  KB]</p>
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		<title>Darfur, la guerra dimenticata</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 15:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[paesi in guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla troppo poco di quanto sta accadendo in Darfur. I nostri politici, almeno fino a non molto tempo fa, non sapevano nemmeno dove fosse, né cosa fosse. Tutti ricorderete, infatti, la tragica figuraccia fatta da alcuni rappresentanti del nostro governo intervistati da un’inviata delle “Iene” nell’ottobre scorso. Alla domanda “Che cosa è il Darfur?” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla troppo poco di quanto sta accadendo in Darfur. I nostri politici, almeno fino a non molto tempo fa, non sapevano nemmeno dove fosse, né cosa fosse. Tutti ricorderete, infatti, la tragica figuraccia fatta da alcuni rappresentanti del nostro governo intervistati da un’inviata delle “Iene” nell’ottobre scorso. Alla domanda “Che cosa è il Darfur?” nessuno dei parlamentari intervistati fu in grado di dire che si tratta di un Paese martoriato dalle guerre. Qualcuno disse persino, più o meno, che “Darfur è un modo di dire, che si usa quando si intende qualcosa che va di fretta, insomma uno stile di vita frettoloso”. Penoso, non c’è che dire.</p>
<p><span id="more-69"></span><br />
Invece no, il Darfur non è uno stile di vita frettoloso. Il Darfur è una realtà terribile, dove milioni di persone sono già morte, per davvero. E dove si continua a morire.</p>
<p>Il Darfur è una regione del Sudan occidentale (il Paese africano più esteso), grande due volte l’Italia e con circa sei milioni di abitanti (un quinto dell’intera popolazione del Sudan), fra i più poveri di tutto il continente. Nonostante il Sudan sia fra i principali produttori potenziali di greggio al mondo, questa risorsa non viene utilizzata per il benessere della popolazione. Infatti, almeno il 70% delle entrate del settore petrolifero viene impiegato per finanziare la guerra ed ottenere armi ed appoggi logistici e politici.</p>
<p>La crisi attuale del Darfur ebbe inizio nel 2003, a seguito del deterioramento decennale della situazione economica di una popolazione sempre più numerosa. Una serie di siccità che colpirono la regione negli anni ’80 costrinsero i nomadi del nord a trasferirsi più a sud in cerca di pascoli per il bestiame. Così, le tensioni tradizionali tra le popolazioni nomadi e quelle stanziali, o tra pastori e contadini, si acuirono in maniera pericolosa &#8211; soprattutto in uno Stato dove l&#8217;autorità centrale ha sempre stentato a far sentire la propria autorità a causa delle usanze e delle consuetudini che hanno un peso decisamente maggiore delle leggi decretate dal governo &#8211; giungendo ad un conflitto vero e proprio, che vede opporsi il governo settentrionale di Khartoum ed i ribelli dello SLA (il <em>Sudanese Liberation Army</em>) che rivendicano l&#8217;indipendenza delle regioni meridionali del Paese.</p>
<p>Una delle principali motivazioni di questa guerra (oltre a questioni economiche e territoriali) è sicuramente la profonda differenza etnica, sociale e religiosa esistente tra il nord nazionalista, arabo ed islamico ed il sud nero e cristiano-animista, organizzato in strutture di stampo prevalentemente tribale. I due gruppi si fronteggiano in una guerra senza sosta segnata da combattimenti estremamente feroci, condotti anche con armi &#8220;non convenzionali&#8221; (il regime è stato più volte accusato dell&#8217;utilizzo dei gas letali).</p>
<p>Il conflitto, concentratosi quasi esclusivamente nel sud del Paese, ha colpito in particolar modo la popolazione civile, tra cui si registrano gran parte degli oltre due milioni di vittime; inoltre, in centinaia di migliaia hanno perso la vita a causa delle carestie e delle epidemie connesse con la guerra, mentre altri quattro milioni e mezzo di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case e rifugiarsi nei campi profughi locali o dei Paesi confinanti (Uganda e Kenya in particolare).</p>
<p>Governo e ribelli si sono resi responsabili di gravissime violazioni dei diritti umani, bombardando villaggi, colpendo case, scuole, edifici pubblici, mercati e chiese. Inoltre, migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, sono state rapite e deportate al nord come schiavi. Un gran numero di bambini sono stati arruolati con la forza, ed i ribelli sono stati accusati di esercitare un opprimente monopolio sugli aiuti umanitari.</p>
<p>Negli ultimi anni il tentativo di controllo dei giacimenti petroliferi e delle altre risorse dei territori meridionali ha preso il sopravvento su ogni altra questione, diventando così il vero motivo della guerra.</p>
<p>Le enormi ricchezze del sud &#8211; fra cui, oltre al petrolio, anche acqua, terreni coltivabili, bestiame, minerali, che non si trovano nel nord principalmente desertico &#8211; rappresentano da sempre un fortissimo richiamo per la classe dirigente ed i grandi amministratori e proprietari terrieri ad essa legati; ad aggravare la situazione si è aggiunto l&#8217;intervento di influenti multinazionali petrolifere straniere, che hanno fomentato la campagna di guerra di Khartoum per tentare di conquistare quante più &#8220;aree produttive&#8221; a sud.  Si è così instaurato un circolo vizioso, attraverso cui il regime ha utilizzato gran parte dei ricavi dell&#8217; &#8220;oro nero&#8221; per acquistare armi sempre più distruttive, e prendere il controllo di un numero sempre maggiore di giacimenti. Centinaia di migliaia di civili sono stati così scacciati o uccisi unicamente per il fatto di abitare nei pressi di campi petroliferi, e talvolta, secondo numerose denunce di osservatori indipendenti, le multinazionali non hanno esitato a scatenare i propri eserciti privati sulla popolazione.</p>
<p>Attualmente il governo continua a portare avanti le proprie azioni militari direttamente oppure tramite le proprie milizie. Le condizioni di vita nei campi profughi sono durissime e quelli che sopravvivono, riescono a farlo unicamente grazie agli aiuti umanitari. Nel solo 2007, secondo l’ONU altre 240.000 persone sono state costrette a lasciare i propri villaggi per sfuggire alla feroce violenza. Di questo passo, se il fragile sistema di aiuti umanitari dovesse crollare, circa 100.000 persone al mese rischierebbero di morire</p>
<p>Oltre ad azioni diplomatiche con il governo di Khartoum, servono azioni forti e determinate per porre finalmente fine a questo orribile genocidio.  E’ necessario che venga sottoscritto un accordo di cessate il fuoco da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto. E’ necessaria la presenza delle forze di pace ONU per la protezione dei civili. E’ necessario un nuovo processo di pace. Ma soprattutto è necessario che la comunità internazionale non si volti dall’altra parte, come già fatto per troppi anni.</p>
<p>Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://www.savedarfur.org/">www.savedarfur.org</a></p>
<p><a href="http://www.warnews.it/">www.warnews.it</a></p>
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		<title>Esecuzioni negli USA, ma non solo&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2007 20:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ormai tutti sappiamo gia&#8217;, Kenneth Foster &#8211; per fortuna! &#8211; e&#8217; stato graziato ieri dal Governatore del Texas poco prima che la sua esecuzione avesse luogo. Ne siamo tutti molto lieti, naturalmente. Tuttavia, non dimentichiamoci delle altre persone che gia&#8217; hanno un appuntamento fissato con il boia negli USA, ma non solo. Di seguito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ormai tutti sappiamo gia&#8217;, Kenneth Foster &#8211; per fortuna! &#8211; e&#8217; stato graziato ieri dal Governatore del Texas poco prima che la sua esecuzione avesse luogo. Ne siamo tutti molto lieti, naturalmente. Tuttavia, non dimentichiamoci delle altre persone che gia&#8217; hanno un appuntamento fissato con il boia negli USA, ma non solo.</p>
<p><span id="more-57"></span></p>
<p>Di seguito riporto la lista delle esecuzioni gia&#8217; fissate negli USA nei prossimi mesi (fonte: <a href="http://people.smu.edu/rhalperi/pending.html">http://people.smu.edu/rhalperi/pending.html</a>).</p>
<p>Presso il sito della National Coalition <a href="http://www.ncadp.org/">http://www.ncadp.org/</a> troverete (presumibilmente da domani) le azioni urgenti da firmare e spedire.</p>
<p>Purtroppo, per quanto riguarda gli altri Paesi del mondo che applicano la pena capitale, non ci e&#8217; dato di sapere in anticipo chi verra&#8217; giustiziato e quando.</p>
<p>Per questo e&#8217; determinante portare avanti la lotta in difesa di tutti i condannati, comunque ed ovunque, e schierarsi contro la pena di morte, sempre.</p>
<p>Arianna Ballotta</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Prossime esecuzioni fissate negli USA (2007 e 2008):</p>
<p>SETTEMBRE</p>
<p>5    Tony Roach             Texas<br />
12   Daryl Holton           Tennessee (volontario)<br />
13   Joseph Lave            Texas<br />
18   Terrick Nooner         Arkansas<br />
20   Clifford Kimmel        Texas<br />
25   Michael Richards       Texas<br />
25   Ralph Baze             Kentucky<br />
26   Edward Harbison        Tennessee<br />
27   Carlton Turner         Texas<br />
27   Tommy Arthur           Alabama</p>
<p>OTTOBRE</p>
<p>3    Heliberto Chi          Texas<br />
9    Anthony Washington     Pennsylvania<br />
11   Raymond Solano         Pennsylvania<br />
16   Jack Jones Jr.         Arkansas<br />
17   Christopher Emmett     Virginia<br />
18   Romell Broom           Ohio<br />
24   Michael Joe Boyd       Tennessee<br />
25   Daniel Siebert         Alabama</p>
<p>NOVEMBRE</p>
<p>15   Michael Schwab         Florida</p>
<p>DICEMBRE</p>
<p>12   Pervis Payne           Tennessee</p>
<p>GENNAIO</p>
<p>24   Denard Manns            Texas<br />
24   John Spirko             Ohio</p>
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		<title>Petizione: richiesta revoca status osservatore a USA e Giappone</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2007 13:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Texas Coalition to Abolish the Death Penalty – International Committee (Coalizione Texana per l&#8217;abolizione della pena di morte – Comitato Internazionale) Indirizzo e-mail: TCADPInternational@gmail.com Sito web: www.tcadp.org Alla luce delle continue uccisioni sponsorizzate dallo Stato e delle tre esecuzioni fissate in Texas per questa settimana, il ComitatoInternazionale della Coalizione Texana per l&#8217;abolizione della pena di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Texas Coalition to Abolish the Death Penalty – International Committee (Coalizione Texana per l&#8217;abolizione della pena di morte – Comitato Internazionale)<br />
Indirizzo e-mail: <a href="mailto:%20TCADPInternational@gmail.com">TCADPInternational@gmail.com</a><br />
Sito web: <a href="http://www.tcadp.org">www.tcadp.org</a><br />
Alla luce delle continue uccisioni sponsorizzate dallo Stato e delle tre esecuzioni fissate in Texas per questa settimana, il ComitatoInternazionale della Coalizione Texana per l&#8217;abolizione della pena di morte lancia una petizione internazionale nella quale chiede che venga immediatamente sospeso lo status di Paese osservatore presso<br />
il Consiglio d&#8217;Europa di Stati Uniti d&#8217;America e Giappone fino a quando perdureranno tali pratiche barbare, e chiede altresì all&#8217;Unione Europea di riconsiderare seriamente i numerosi accordi commerciali in atto con il Texas, che rappresentano un grande conflitto con gli impegni assunti dall&#8217;Unione Europa in merito all&#8217;abolizione universale della pena capitale. La scadenza di questa petizione è fissata per il 30 settembre 2007 e verrà inviata a René Van der Linden, Presidente dell&#8217;Assemblea Parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa, ed in copia a Thomas Hammarberg,  commissario per i Diritti Umani presso l&#8217;Assemblea Parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p><span id="more-56"></span><br />
Vi invitiamo a prendere visione della petizione, a sottoscriverla e a diffonderla il più possibile. E&#8217; rivolta a tutti coloro che si oppongono alla pena capitale. Invitiamo i cittadini dell&#8217;Unione Europea a menzionare questa petizione ai loro rappresentanti e a far presenti con vigore le loro preoccupazioni. Invitiamo altresì i cittadini non membri dell&#8217;Unione Europea a mostrare il loro appoggio e a sostenere la petizione presso i loro Ambasciatori in Europa.<br />
Il testo della petizione sarà presto disponibile in tedesco, italiano e francese e potrà essere scaricato dal sito web della TCADP per chi volesse far circolare copie cartacee.<br />
Il testo in inglese che tutti devono sottoscrivere si trova qui:<br />
www.PetitionOnline.com/EU270807/petition.html<br />
Vi preghiamo di firmare UNA SOLA VOLTA e di inserire il vostro nome COMPLETO. Tutti i dati non completi e le firme doppie verranno rimossi.</p>
<p>Grazie anticipatamente per il vostro aiuto.</p>
<p>Ecco il testo della petizione:</p>
<p>Chiediamo la revoca dello status di osservatore presso il Consiglio d&#8217;Europa di Stati Uniti d&#8217;America e Giappone<br />
A: Mr. René Van der Linden, Presidente dell&#8217;Assemblea Parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa &#8211; Avenue de l&#8217;Europe, 67075 Strasbourg Cédex, France<br />
Copia a: Mr. Thomas Hammarberg, Commissario per i Diritti Umani presso l&#8217;Assemblea Parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa &#8211; Avenue de l&#8217;Europe, 67075 Strasbourg Cédex, France</p>
<p>27 agosto 2007</p>
<p>Noi sottoscritti, in qualità di cittadini del mondo contrari alla pena di morte, chiediamo che venga revocato lo status di osservatore presso il Consiglio d&#8217;Europa a Stati Uniti d&#8217;America e Giappone.<br />
Il 22 agosto 2007 il Texas ha eseguito la sua 400esima esecuzione capitale in 25 anni e lo stesso giorno in Giappone sono state giustiziate 3 persone. Nonostante l&#8217;Unione Europea abbia sempre, a parole, manifestato la propria ferma opposizione alla pena capitale, nulla oltre a ciò è stato fatto. Questa grave situazione impone provvedimenti che vanno al di là di dichiarazioni di contrarietà, in quanto ciò non basta a modificare una realtà tanto drammatica. Si<br />
legge in una Sua recente dichiarazione: &#8220;Nonostante la potenziale impopolarità della misura, la pena capitale deve essere eliminata definitivamente in tutti quei Paesi che sostengono di voler difendere la democrazia, lo stato di diritto ed i Diritti Umani&#8221;, e nel 2001, nel corso del primo Congresso Internazionale contro la pena di morte, che ebbe luogo a Strasburgo, i rappresentanti di tutta l&#8217;Unione Europea firmarono una Risoluzione per l&#8217;abolizione universale della pena di morte.<br />
Da allora, noi abolizionisti siamo stati completamente abbandonati e siamo soli ad affrontare la terribile ondata di esecuzioni che stanno avendo luogo negli Stati Uniti d&#8217;America, soprattutto in Texas. L&#8217;Unione Europea continua ad emettere dichiarazioni verbali che evidentemente non ha intenzione o non è in grado di mettere in atto con azioni concrete a difesa delle proprie convinzioni. Ci aspettiamo e chiediamo che vengano presi provvedimenti concreti al fine di porre fine immediatamente ed incondizionatamente agli omicidi sanzionati dallo Stato.<br />
Le esecuzioni in Texas non sono eventi rari. Anzi, è vero esattamente il contrario: da 5 anni a questa parte, in media una settimana sì ed una no in Texas viene giustiziata una persona e tutto fa pensare che questo passo verrà mantenuto a lungo. L&#8217;Unione Europea è, ma non deve continuare ad essere, il più importante partner commerciale di uno Stato che non ha alcun rispetto per la vita, la giustizia ed i Diritti Umani.<br />
Il Governatore Perry crede che &#8220;I Texani stanno facendo un buon lavoro nell&#8217;amministrazione dello Stato&#8221;, ma questa non è la realtà.<br />
Il sistema di giustizia penale in Texas non si limita ad uccidere degli esseri umani: lo fa utilizzando risorse illimitate, esperti corrotti, testimoni costretti con le minacce, prove fabbricate, nascoste e distrutte, e aule di tribunale piene di pregiudizi. Gli imputati che rischiano la propria vita in aula vengono lasciati senza alcuna risorsa e senza possibilità di salvarsi la vita.<br />
Fino a quando il Texas continuerà – del tutto impunemente – a sterminare esseri umani nel nome della legge, non potrà mai esserci alcuna &#8220;giustizia&#8221;.<br />
Tutte le dichiarazioni forbite contro la pena capitale emesse in Europa e nel mondo non serviranno a ridurre l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza della magistratura e della legislatura del Texas che continuano a mantenere, espandere e difendere un sistema di morte.<br />
Molte altre persone verranno uccise come merce di scambio di una disgustosa propaganda politica. Fino a quando l&#8217;Unione Europea ignorerà queste atrocità e continuerà a giustificare i suoi profitti frutto degli scambi commerciali col Texas, la giurisdizione più assassina del mondo libero?<br />
In qualità di attivisti impegnati in difesa dei Diritti Umani, ci sentiamo frustrati e rattristati dal fatto che le azioni dell&#8217;Unione Europea non siano coerenti con i suoi alti ideali e le dichiarazioni relative all&#8217;abolizione della pena di morte. Chiediamo che lo status di osservatore presso il Consiglio d&#8217;Europa venga revocato quanto prima sia agli Stati Uniti d&#8217;America che al Giappone e che non venga ripristinato fino a quando tali Paesi continueranno a commettere un atto così orribile come l&#8217;esecuzione di esseri umani.<br />
Chiediamo di considerare la presente richiesta con la massima urgenza.</p>
<p>Cordiali saluti.</p>
<blockquote><p>Per definizione, un Governo non ha coscienza. A volte ha una politica, ma mai niente di più.</p></blockquote>
<p>Albert Camus</p>
<p><small>27  agosto 2007</small></p>
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		<title>In difesa di Pegah Emambakhsh</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2007 15:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[mobilitazioni]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[La Coalizione Italiana contro la pena di morte aderisce alla mobilitazione internazionale in atto e si unisce ad Arcigay e Arcilesbica, congiuntamente al Gruppo EveryOne, nel lanciare un appello affinche&#8217; a Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana rifugiatasi a Sheffield (Regno Unito) che rischia la pena di morte nel suo Paese d’origine, venga concesso immediatamente l’asilo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Coalizione Italiana contro la pena di morte aderisce alla mobilitazione internazionale in atto e si unisce ad Arcigay e Arcilesbica, congiuntamente al Gruppo EveryOne, nel lanciare un appello affinche&#8217; a Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana rifugiatasi a Sheffield (Regno Unito) che rischia la pena di morte nel suo Paese d’origine, venga concesso immediatamente l’asilo politico definitivo.</p>
<p><span id="more-55"></span></p>
<p>Per rispondere al Governo del Regno Unito, che si ostina a negarle questo diritto fondamentale con motivazioni assurde e pretestuose, e che ha emanato l’ennesimo decreto d’espulsione per il 28 agosto, le due associazioni nazionali lgbt, con l’adesione del Gruppo EveryOne, hanno convocato un</p>
<p>Sit In di fronte all’Ambasciata Britannica a Roma<br />
in via XX settembre 80<br />
lunedì 27 agosto 2007 dalle ore 18,30</p>
<p>Tutti coloro che hanno modo di farlo, sono caldamente invitati a partecipare al sit-in , affinche’ la presenza sia massiccia! E’ importante che le autorita’ del Regno Unito e non solo comprendano che l’opinione pubblica internazionale si sente oltraggiata da questo gravissimo caso di violazione dei diritti umani da parte dei nostri governi.</p>
<p>Come ricorderete, Pegah e’ fuggita dal suo Paese alcuni anni fa, dopo l’arresto, la tortura e la pubblica lapidazione della sua compagna, e ha chiesto asilo politico nel Regno Unito.</p>
<p>Il rimpatrio potrebbe rappresentare anche per lei la possibilita&#8217; concreta della condanna a morte.</p>
<p>E’ importante fare sentire le nostre voci affinche’ l&#8217;Europa faccia tutto il possibile, e non solo a parole, nella difesa dei diritti umani e civili di uomini e donne in tutto il mondo.</p>
<p>Vi invito nuovamente a partecipare al sit-in.<br />
Chi non potesse farlo, puo’ inviare una mail di adesione a:</p>
<p><a href="mailto:presidente@arcigay.it">presidente@arcigay.it</a></p>
<p>Grazie a tutti.<br />
Arianna Ballotta<br />
Presidente<br />
Coalizione Italiana contro la pena di morte<br />
<a href="http://www.coalit.org/">www.coalit.org</a></p>
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		<title>400 esecuzioni in Texas: interroghiamoci</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Aug 2007 08:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Me l’aspettavo, non dico di no. Certo, in un miracolo si spera sempre, ma il Texas del Governatore Rick Perry non sa cosa siano i miracoli, così come non lo sapeva il Texas di Bush Jr., del resto. Ieri ad Huntsville, Texas, capitale delle esecuzioni del mondo occidentale, Johnny Conner, afro-americano di 32 anni, condannato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Me l’aspettavo, non dico di no. Certo, in un miracolo si spera sempre, ma il Texas del Governatore Rick Perry non sa cosa siano i miracoli, così come non lo sapeva il Texas di Bush Jr., del resto.<br />
Ieri ad Huntsville, Texas, capitale delle esecuzioni del mondo occidentale, Johnny Conner, afro-americano di 32 anni, condannato a morte per l’assassinio di una commessa a Houston nel 1998, e’ stato assassinato, anch’egli, proprio come quella sfortunata commessa. Pero’ Conner e’ stato assassinato legalmente dallo Stato del Texas ed in nome di tutto il popolo texano. E poco conta, adesso, che l’avvocato difensore di Conner avesse fatto un lavoro giudicato assai scadente persino dal Giudice Federale che, nel 2005, annullo’ la condanna a morte, poi ripristinata da un altro Giudice in seguito.</p>
<p><span id="more-54"></span><br />
Ecco, quindi, toccato un altro record. Il Texas ha eseguito la sua 400esima esecuzione dal ripristino della pena capitale da parte della Corte Suprema degli USA nel 1976. Questo significa che ben oltre un terzo delle 1092 condanne a morte eseguite in tutti gli Stati Uniti d’America dal 1976 ad oggi sono state eseguite proprio in Texas. E con tutti i detenuti in attesa di esecuzione, non e’ da escludere che presto il Texas di Perry tocchi i due terzi.</p>
<p>Se alle esecuzioni del Texas e degli USA in generale aggiungiamo quelle degli altri Paesi del mondo, superiamo abbondantemente le 5000 persone uccise ogni anno in nome della “giustizia”.</p>
<p>E’ un massacro. Questi numeri fanno rabbrividire.</p>
<p>Forse dovremmo chiederci se la comunita’ internazionale sta facendo abbastanza. E noi, come movimento abolizionista, dovremmo chiederci dove stiamo sbagliando.</p>
<p>Arianna Ballotta</p>
<p>Presidente</p>
<p>Coalizione Italiana contro la pena di morte</p>
<p><a href="http://www.coalit.org/">www.coalit.org</a></p>
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		<title>La preoccupante estradizione di Benedetto Cipriani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Aug 2007 10:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Ballotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalita']]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ accaduto un episodio inquietante il 14 luglio scorso: il nostro Paese ha estradato Benedetto Cipriani, un cittadino italiano, negli USA e precisamente in uno Stato che applica la pena capitale, il Connecticut, dove e’ accusato di pluriomicidio. Non contestiamo l’accusa, contestiamo i tempi e le modalita’ dell’estradizione, assolutamente inaccettabili. Infatti, Cipriani e’ stato arrestato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ accaduto un episodio inquietante il 14 luglio scorso: il nostro Paese ha estradato Benedetto Cipriani, un cittadino italiano, negli USA e precisamente in uno Stato che applica la pena capitale, il Connecticut, dove e’ accusato di pluriomicidio.<br />
<span id="more-50"></span>Non contestiamo l’accusa, contestiamo i tempi e le modalita’ dell’estradizione, assolutamente inaccettabili. Infatti, Cipriani e’ stato arrestato, consegnato all&#8217;FBI ed imbarcato su un aereo per gli Stati Uniti &#8211; senza documenti e senza soldi &#8211; nel giro di sole 48 ore. Non e’ chiaro se al nostro concittadino siano state assicurate assistenza legale ed umanitaria.<br />
Il processo a carico di Cipriani e’ gia’ iniziato. Nonostante le rassicurazioni del nostro Ministro della Giustizia, Mastella, che nei confronti di Cipriani, se giudicato colpevole, non potra’ essere irrogata e, comunque, eseguita la pena capitale, non siamo affatto tranquilli. E nemmeno la comunicazione formale degli Stati Uniti di aver accettato integralmente la condizione prevista dal Decreto di Estradizione, che esclude la pena di morte, siamo tranquilli, perche’ nulla esclude la riqualificazione del reato, cosa che comporterebbe, poi, la pena di morte.</p>
<p>Peraltro, la clausola del Decreto di Estradizione in questione, emanato a suo tempo dall&#8217;allora Ministro della Giustizia, Castelli, recita testualmente: “L&#8217;estradizione e’ subordinata alla condizione che sia consentito al Cipriani, qualora condannato a pena detentiva e ne faccia richiesta, di scontare la pena in Italia”. Ora, l’attuale Ministro, Mastella, ha fatto sapere che, semmai, si trattera’ di scontare “parte” della pena. Considerando che il minimo della pena prevista per il reato di cui e’ accusato Cipriani consiste in 60 anni, i quali, secondo il meccanismo della giustizia americana, possono diventare anche 120 o 180, se egli venisse condannato a 180 anni, significa che ne sconterebbe 90, 50, 60 o 30 negli Stati Uniti e gli altri in Italia?<br />
Tutto questo ci sembra francamente assurdo e preoccupante, così come ci sembra allarmante l’assoluto silenzio al riguardo da parte dei media, che hanno trascurato del tutto la notizia. Ma come e’ mai possibile?? Si e’ tanto parlato di pena capitale negli ultimi tempi, tutti hanno cercato di cavalcare l’onda… la pubblicita’, si sa… ma quando si tratta di parlare di un caso concreto – un cittadino italiano estradato negli USA che di fatto rischia di essere condannato a morte – tutti tacciono. Perche’?<br />
Questo assordante silenzio e’ forse dovuto al fatto che questa faccenda riguarda gli Stati Uniti d’America? Cosa hanno da dire i media in proposito?<br />
Come giustamente ribadito da Sergio d’Elia nella seduta della Camera di mercoledì 1° agosto, naturalmente nel rapporto di cooperazione giudiziaria con gli altri Paesi – inclusi gli USA – abbiamo certamente i nostri doveri, ma abbiamo anche i nostri diritti! A noi pare che fino ad ora questa cooperazione sia avvenuta da un lato soltanto – il nostro. Tutti ricordiamo la vicenda del Cermis, o il piu’ recente caso Calipari, senza tralasciare la faccenda di Abu Omar. Come mai nessuno cittadino americano e’ stato mai estradato in Italia per reati compiuti da noi?<br />
E perche’ i media non parlano di questa estradizione verso gli Stati Uniti d’America?<br />
Si tratta chiaramente di un problema politico, che pero’ mina gravemente il rispetto di quei diritti umani che il nostro Paese sostiene di voler rispettare. Non ci resta che augurarci che il nostro Ministro Mastella abbia ragione e che Cipriani non solo non venga condannato a morte, ma che gli venga anche permesso di scontare parte dell’eventuale pena in Italia.</p>
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