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	<title>agli incroci dei venti &#187; Laura Montanari</title>
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		<title>Siamo anche “figlie del cielo”</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 15:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Montanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Punto rosa]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ la mia riflessione di questa mattina,13 febbraio, nell’attesa di partecipare alla manifestazione “Se non ora quando?”, nella Piazza del Popolo di Ravenna. Felice di sapere che anche nella nostra piccola città di provincia un popolo di donne, da giorni, si stava mobilitando per far sentire la voce dell’indignazione e la volontà d’impegno, contro la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2011/02/senonora-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-705" title="senonora (1)" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2011/02/senonora-1.jpg" alt="" width="500" height="231" /></a></div>
<div></div>
<div><em>E’ la mia riflessione di questa mattina,13 febbraio, nell’attesa di partecipare alla manifestazione “Se non ora quando?”, nella Piazza del Popolo di Ravenna. Felice di sapere che anche nella nostra piccola città di provincia un popolo di donne, da giorni, si stava mobilitando per far sentire la voce dell’indignazione e la volontà d’impegno, contro la biasimevole condotta politica del governo e del suo cosiddetto “presidente”. Una riflessione di semplice cittadina, mossa soprattutto dalla constatazione, per me incredibile, che ci sono ancora tante donne, troppe, cieche, sorde e mute nei confronti di ciò che sta accadendo.</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div id="_mcePaste">E’ come respirare…</div>
<div id="_mcePaste">Respirare è un fatto naturale…, per tutti, donne e uomini. Giù e su, su e giù…Chi ci fa caso? L’aria ci corre dentro e fuori e noi intanto facciamo la nostra vita, giorno dopo giorno, ora dopo ora… Le solite cose della nostra vita, lavorare, mangiare, camminare, pensare, gioire, soffrire… E il respiro ci accompagna, con il ritmo silente di uno stantuffo.</div>
<div id="_mcePaste">Ma ci sono circostanze, momenti difficili delle nostre vite in cui ci accorgiamo che respirare regolarmente, normalmente, non ci basta, non ci dà energia, vitalità. Sentiamo che il nostro respiro è corto, si blocca, ci fa boccheggiare, come pesci nell’acqua , e non come creature dell’aria…</div>
<div id="_mcePaste">Ci sembra di soffocare, oppressi da pesi, schiacciati a terra…</div>
<div id="_mcePaste">Allora sentiamo all’improvviso, urgente, il bisogno di respirare “consapevolmente”, abbiamo bisogno di riconsiderare quel giù …, che forse non va nel profondo, nella nostra pancia, non riesce a  nutrire quelle radici che stanno piantate nella terra, e quel su, che stenta a farsi flusso ascendente</div>
<div id="_mcePaste">per espanderci verso l’aria, tutta l’aria circostante, fino al cielo…</div>
<div><span id="more-699"></span></div>
<div id="_mcePaste">Se diventiamo coscienti che il nostro è solo un respiro “naturale”, ma non “consapevole”, allora capiamo che dobbiamo fare qualcosa, che sta in noi scegliere di “imparare a respirare”…ahhh!, su e giù, giù e su, liberamente, profondamente, per sentirci creature nobili, fra terra e cielo, per stare bene, con noi stessi e con gli altri, per avere l’energia di portare cambiamenti positivi, in noi innanzitutto, e nell’ambiente in cui ci troviamo a vivere.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco, la metafora mi è venuta in mente, in questi giorni in cui si è tanto parlato di donne e fra donne, soprattutto, condividendo opinioni e scelte, ma anche esprimendo distinguo e opposizioni.</div>
<div id="_mcePaste">Noi donne, respiriamo “naturalmente”, certo, giorno dopo giorno, ora dopo ora e il ritmo del nostro respiro è sempre più accelerato, perfino affannoso, perché sono sempre di più le cose che facciamo e vogliamo fare, oltre la casa, la famiglia, la scuola, il lavoro…Vogliamo divertirci, viaggiare, incontrarci, tenerci in forma, dare al nostro corpo quell’attenzione che generazioni fa non si dava…</div>
<div id="_mcePaste">Ma è forse, per molte di noi, un respiro piatto, corto, non salutare, non consapevole.. che non ci porta ad avere coscienza che siamo anche “figlie del cielo”, che possiamo trasvolare sulla terragna quotidianità del nostro vivere e sollevarci, con l’energia di un respiro più potente, a guardare da un po’ più in alto, noi stesse e le nostre sorelle, le nostre amiche, le donne tutte…</div>
<div id="_mcePaste">Per renderci conto che troppo spesso accettiamo di vivere sotto il peso di condizionamenti, troppo spesso siamo stimolate a correre per falsi bisogni, a inseguire modelli di comportamento, stili di vita  che rispondono soprattutto alle attese, ai bisogni dell’universo maschile, che magari promettono nell’immediato vantaggi, successi, lusinghe…felicità??, ma che in realtà “tolgono respiro”  alla libertà e alla dignità della donna, giorno dopo giorno, fino a seppellirle sotto la terra e a negare il cielo.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco il mio invito: oggi, anzi da oggi, noi donne di Ravenna, giovanissime, giovani e meno giovani, che abbiamo alle spalle, nella nostra storia cittadina, tanti esempi di donne che hanno fatto scelte coraggiose, di impegno e anche di lotta, possiamo e “dobbiamo” prenderci una boccata d’aria, da oggi impariamo o ricordiamoci di “respirare consapevolmente”, ricordiamoci di essere anche “figlie del cielo”, perché il peso delle circostanze …vorrebbe schiacciarci a terra!</div>
<div id="_mcePaste">Ravenna, 13 febbraio 2011</div>
<p>Siamo anche “figlie del cielo”<br />
E’ la mia riflessione di questa mattina,13 febbraio, nell’attesa di partecipare alla manifestazione “Se non ora quando?”, nella Piazza del Popolo di Ravenna. Felice di sapere che anche nella nostra piccola città di provincia un popolo di donne, da giorni, si stava mobilitando per far sentire la voce dell’indignazione e la volontà d’impegno, contro la biasimevole condotta politica del governo e del suo cosiddetto “presidente”. Una riflessione di semplice cittadina, mossa soprattutto dalla constatazione, per me incredibile, che ci sono ancora tante donne, troppe, cieche, sorde e mute nei confronti di ciò che sta accadendo.<br />
E’ come respirare…Respirare è un fatto naturale…, per tutti, donne e uomini. Giù e su, su e giù…Chi ci fa caso? L’aria ci corre dentro e fuori e noi intanto facciamo la nostra vita, giorno dopo giorno, ora dopo ora… Le solite cose della nostra vita, lavorare, mangiare, camminare, pensare, gioire, soffrire… E il respiro ci accompagna, con il ritmo silente di uno stantuffo.Ma ci sono circostanze, momenti difficili delle nostre vite in cui ci accorgiamo che respirare regolarmente, normalmente, non ci basta, non ci dà energia, vitalità. Sentiamo che il nostro respiro è corto, si blocca, ci fa boccheggiare, come pesci nell’acqua , e non come creature dell’aria…Ci sembra di soffocare, oppressi da pesi, schiacciati a terra…Allora sentiamo all’improvviso, urgente, il bisogno di respirare “consapevolmente”, abbiamo bisogno di riconsiderare quel giù …, che forse non va nel profondo, nella nostra pancia, non riesce a  nutrire quelle radici che stanno piantate nella terra, e quel su, che stenta a farsi flusso ascendenteper espanderci verso l’aria, tutta l’aria circostante, fino al cielo…Se diventiamo coscienti che il nostro è solo un respiro “naturale”, ma non “consapevole”, allora capiamo che dobbiamo fare qualcosa, che sta in noi scegliere di “imparare a respirare”…ahhh!, su e giù, giù e su, liberamente, profondamente, per sentirci creature nobili, fra terra e cielo, per stare bene, con noi stessi e con gli altri, per avere l’energia di portare cambiamenti positivi, in noi innanzitutto, e nell’ambiente in cui ci troviamo a vivere.<br />
Ecco, la metafora mi è venuta in mente, in questi giorni in cui si è tanto parlato di donne e fra donne, soprattutto, condividendo opinioni e scelte, ma anche esprimendo distinguo e opposizioni.<br />
Noi donne, respiriamo “naturalmente”, certo, giorno dopo giorno, ora dopo ora e il ritmo del nostro respiro è sempre più accelerato, perfino affannoso, perché sono sempre di più le cose che facciamo e vogliamo fare, oltre la casa, la famiglia, la scuola, il lavoro…Vogliamo divertirci, viaggiare, incontrarci, tenerci in forma, dare al nostro corpo quell’attenzione che generazioni fa non si dava…<br />
Ma è forse, per molte di noi, un respiro piatto, corto, non salutare, non consapevole.. che non ci porta ad avere coscienza che siamo anche “figlie del cielo”, che possiamo trasvolare sulla terragna quotidianità del nostro vivere e sollevarci, con l’energia di un respiro più potente, a guardare da un po’ più in alto, noi stesse e le nostre sorelle, le nostre amiche, le donne tutte… Per renderci conto che troppo spesso accettiamo di vivere sotto il peso di condizionamenti, troppo spesso siamo stimolate a correre per falsi bisogni, a inseguire modelli di comportamento, stili di vita  che rispondono soprattutto alle attese, ai bisogni dell’universo maschile, che magari promettono nell’immediato vantaggi, successi, lusinghe…felicità??, ma che in realtà “tolgono respiro”  alla libertà e alla dignità della donna, giorno dopo giorno, fino a seppellirle sotto la terra e a negare il cielo.<br />
Ecco il mio invito: oggi, anzi da oggi, noi donne di Ravenna, giovanissime, giovani e meno giovani, che abbiamo alle spalle, nella nostra storia cittadina, tanti esempi di donne che hanno fatto scelte coraggiose, di impegno e anche di lotta, possiamo e “dobbiamo” prenderci una boccata d’aria, da oggi impariamo o ricordiamoci di “respirare consapevolmente”, ricordiamoci di essere anche “figlie del cielo”, perché il peso delle circostanze …vorrebbe schiacciarci a terra!</p>
<p>Ravenna, 13 febbraio 2011</p>
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		<title>C’e’ mare e mare</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 17:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Montanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti al mare!&#8230; E’ lo slogan che risponde al bisogno di tutti quando scoppia l’estate con la sorpresa di un caldo, atteso sì, ma sempre “eccessivo”, perché nell’inverno ci si è dimenticati com’è. Certo, soprattutto per chi ha la fortuna di abitare a due passi  dalla costa, che si raggiunge in una manciata di tempo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti al mare!&#8230; E’ lo slogan che risponde al bisogno di tutti quando scoppia l’estate con la sorpresa di un caldo, atteso sì, ma sempre “eccessivo”, perché nell’inverno ci si è dimenticati com’è.<br />
Certo, soprattutto per chi ha la fortuna di abitare a due passi  dalla costa, che si raggiunge in una manciata di tempo.<br />
Soprattutto al mare corrono i ragazzi e i giovani studenti, consumato il rash finale della scuola tra stanchezza e tensioni, fin dall’ “ultimo giorno”, che è per tradizione festa di spiaggia, con il rito del bagno purificatore.<br />
Penso a loro e sorrido, ricordando le mie stesse urgenze di liberazione, il piacere sadico di buttare via, sulla sabbia dove capita, i due libri ancora nello zaino dell’ultimo giorno &#8230;<br />
Non immaginerei mai e poi mai di ritrovare frotte di ragazzetti alle prese con i libri, ancora!<br />
Al mare, sì, al mare di Rimini ! ma&#8230; ad un “<a title="Mare di libri" href="http://www.maredilibri.it/">Mare di libri</a>”. Il 20, 21, 22 giugno, quando il cielo saetta luce e calore fino a 38° C!<br />
Questi piccoli eroi, ragazzetti, adolescenti e giovani, hanno scelto di stare al mare in compagnia dei libri. Libri da leggere, non da studiare, è vero, ma pur sempre libri che propongono il gioco delle parole, che non è dei più facili e immediati. Libri che regalano immagini solo se si entra dentro veramente nelle storie. Libri che sottraggono tempo agli amici, alla televisione, alla playstation, agli sms&#8230;<br />
Estremamente coraggiosa, la sfida delle <a title="libreria viale dei ciliegi" href="http://www.vialedeiciliegi17.it/index.htm">tre giovani libraie di Rimini</a> che, in collaborazione con la rivista “<a title="Rivista Fuorilegge" href="http://www.fuorilegge.org/home.html">Fuorilegge</a>”, hanno lanciato per la prima volta l’iniziativa “Mare di libri. Festival dei ragazzi che leggono”. Una sfida vincente.<br />
Ci sono infatti giovanissimi, tanti, che si aggirano per le strade silenti della città in ebollizione, che hanno disertato la “spiaggia di Rimini”, notoriamente spiaggia attrezzatissima e tutto confort, per trovare frescura nei luoghi del Festival, la sala degli Archi, i Chiostri degli Agostiniani, la sala del Museo della città&#8230;<br />
Per incontrare “i loro Autori”, per fotografarli, ascoltarli e interrogarli &#8211; quante mani alzate, a gara, e quante spontanee e intelligenti domande, nel tempo solitamente vuoto, tragicamente imbarazzante per il pubblico adulto!<br />
Per comperare, a pacco, gli ultimi libri-novità del genere amato, farseli autografare, e poi portarseli via in un abbraccio gioioso.<br />
Per scoprire chi sono i giovanissimi autori, quasi loro coetanei, i “casi letterari” che sono arrivati all’improvviso al traguardo del successo, e lo raccontano, dopo aver scritto, come loro, pagine e pagine di storie ed emozioni. Perché spesso i ragazzi che amano leggere sono i ragazzi che amano anche scrivere.<br />
E sono qui,  nella  Rimini  del solstizio, anche per lavorare. A piccoli gruppi i giovani dello “staff” &#8211; in caratteri neri sulle magliette bianche &#8211; si muovono affaccendati tra una sede e l’altra del Festival caricando sulle loro bici  scatoloni di libri, guidano e informano con i sorrisi birichini, presentano gli incontri con facce all’improvviso seriose&#8230; Sono appena usciti dalle aule delle Scuole Superiori della città, e si sono messi, volontari, al servizio della promozione di un bene che, si teme, sia  out per la generazione giovanile.<br />
Ma questi giovani di Rimini o giunti appositamente a Rimini &#8211; splendida la scena di una processione di una ventina di ragazzi che attraversano la piazza torrida trascinandosi i trolley ( una scena felliniana, mi viene da pensare mentre li guardo) &#8211; amano leggere.</p>
<p>Me ne vado da Rimini col calore nel cuore, non solo sulla pelle.<br />
Confermo la mia fiducia nei giovani.</p>
<p>:: <a title="Un mare di libri - Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/maredilibri-festival/">Le foto del festival</a></p>
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		<title>Bulow</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 13:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Montanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[arrigo boldrini]]></category>
		<category><![CDATA[bulow]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ravenna, 23/01/2008 Oggi pomeriggio passavo per la Piazza del Popolo e mi sono ritrovata a salire le scale del Municipio, per rendere omaggio alla salma di Arrigo Boldrini . Mi sono sentita di farlo, non per un formale tributo di cittadina classe 1945 (l&#8217;annata della liberazione, l&#8217;annata della pace generosa di nascite!), ma quasi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ravenna, 23/01/2008</strong></p>
<p>Oggi pomeriggio passavo per la Piazza del Popolo e mi sono ritrovata a salire le scale del Municipio, per rendere omaggio alla salma di Arrigo Boldrini . Mi sono sentita di farlo, non per un formale tributo di cittadina classe 1945 (l&#8217;annata della liberazione, l&#8217;annata della pace generosa di nascite!), ma quasi per il bisogno di trarre, attraverso la sua morte, attraverso la memoria storica, una rinnovata fiducia nella possibilità di una rigenerazione della classe politica italiana, in giorni in cui la nostra Repubblica scivola sempre di più verso uno stato di degrado che ci avvilisce e ci addolora.</p>
<p>Ma  mi ha guidato all&#8217;ultimo saluto anche una sorta di legame affettivo, che negli ultimi anni avevo avuto modo di abbozzare. Avevo incontrato &#8220;il grande Italiano&#8221; nel corso delle ultime estati  a Marina Romea, presso la Residenza per anziani Betania, dove mia madre, classe 1916, trascorreva i due mesi di villeggiatura.  Il grande Bulow, mia madre e qualche altro/a coetaneo/a passavano ore ed ore a giocare a carte, scambiando qualche battuta, qualche ricordo. Mia madre, alle prime partite, mi diceva di sentirsi  imbarazzata per l&#8217;onore di sedersi al tavolo &#8220;con Bulow !&#8221;, ma via via era stata conquistata dalla sua gentilezza (al termine dei &#8220;tornei&#8221;, baciava le mani alle signore e ringraziava) e aveva persino trovato il coraggio di raccontargli che sua figlia, io, aveva scritto un piccolo libro proprio sull&#8217; Isola degli spinaroni, che lui doveva ben conoscere!</p>
<p>Mia madre è morta un anno fa, in pochi giorni, e a consolare il mio dolore è stata la considerazione che non poteva esserci morte più discreta e dignitosa, mentre  mi aveva rattristato molto nelle ultime due, tre estati, constatare che il &#8220;grande Bulow&#8221; stava incominciando a combattere una nuova battaglia. Così, quando compì i novantanni e io lessi sulla stampa  i tanti messaggi di auguri delle Autorità, mi venne spontaneo scrivere il mio sentimento.</p>
<p>Non so bene perché, ma mi sento di comunicarlo anche ad altri.</p>
<p><strong>Ai novantanni di Bulow</strong></p>
<p>Per una briscola pacata e assente, le diafane, esili mani del grande vecchio rimescolano carte sul tavolo.</p>
<p><em>Governava allora altre carte, con mani ferme e tenaci. Tracciava le mosse di una buia partita, con lucido disegno.</em></p>
<p>Ora, sul viso abbassato, un mite sorriso affiora smarrito  dal silenzio di ore. Incerti i suoi passi, guidati dai passi di un altro.</p>
<p><em>Il lampo fiero dei vigili occhi penetrava la soglia dei canneti di valle, le nebbie melmose della pianura. La sua parola, un’azione compiuta.</em></p>
<p>Implacabile il contrattacco del tempo. Alla resa dei novantanni un  fragile vigore, un fioco torpore di pensieri, il bandolo imbrogliato dei ricordi.</p>
<p><em>Caro Arrigo… Grazie Arrigo…</em> La città onora il Comandante, che ora combatte per la sua dignità.</p>
<p>una cittadina</p>
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		<title>Speranza per il 2008</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2007/speranza-per-il-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 00:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Montanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Societa']]></category>

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		<description><![CDATA[Che sia un anno in cui&#8230; un mio gesto di solidarietà umana verso chi mi dice”ho fame”non susciti più il fastidio e l’ostilità di chi ha la pancia piena o forse di chi fa la dieta per non mostrare una pancia piena. Racconto: Ore 8.45, di una giornata prenatalizia, cielo grigio piatto e freddo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che sia un anno in cui&#8230;</p>
<p>un mio gesto di solidarietà umana verso chi mi dice”ho fame”non susciti più il fastidio e l’ostilità di chi ha la pancia piena o forse di chi fa la dieta per non mostrare una pancia piena.</p>
<p><span id="more-94"></span>Racconto:<br />
<em>Ore 8.45, di una giornata prenatalizia, cielo grigio piatto e freddo che morde. Mi riscaldo con un cappuccino spumoso e brioche in un bar del centro storico, sbrigo qualche faccenda più o meno urgente tra negozi e uffici, e m’imbatto in un giovane multicolore: volto nero nero, sorriso bianco latte, berrettone di lana azzurro e giacca a vento rosso bandiera&#8230; L’età di mio figlio, calcolo alla prima occhiata. E lui infatti “Mama!&#8230; mi dai&#8230;”. So che gioca la carta dell’intenerimento, e mentre sto per sgusciar via ammiccando, mi butta addosso un “Ho fame, mama!”. Non puoi negare il pane a tuo figlio, se ha davvero fame. I miei occhi si misurano dritti dritti con i suoi. La prova della verità è quella di offrirgli qualcosa al bar, un cappuccino con brioche, la mia colazione appena consumata con senso di colpa perché ho problemi di linea. Accetta, ma mi sussurra all’orecchio, con un po’ di ruffianeria : “No, un bicchier di latte. Il caffè fa male, mama! Anche tu, non prenderne troppi!”<br />
E’ lo stesso bar di mezzora fa, lo stesso barista, ma non ricevo la stessa accoglienza. Noto subito l’incupirsi del suo volto e la sua battuta è subito d’attacco: “Ancora qui?! Non voglio più vederti nel mio bar, lo sai!!”. E’ chiaro che l’apostrofato è il giovane nero, il mio ospite, che con indifferenza incomincia a indicare nella vetrinetta  la brioche prescelta. Io tranquillizzo quel barista da figurino, o meglio credo, assicurandogli che offro io la colazione e che io pagherò! Ma  anche me il barista mostra il suo fastidio: “Signora, non deve farlo! Questo qui viene sempre a chiedere soldi ai clienti&#8230;che vada a lavorare, piuttosto!”  Una signora al banco, alla mia destra, cappottino rosa! con volpe al collo e nel cappello, unghie laccate, dita inanellate, posa la tazza del cappuccino e rincalza : “Sì, che vada a lavorare! oppure, che vada alla mensa dei poveri, a San Rocco!”<br />
Io trasecolo. Faccio la volontaria in un centro che incontra i bisognosi, i poveri della città, gli extracomunitari, i rom, cercando almeno di ascoltare le loro necessità, se non è possibile fare qualcosa di più. E so bene quindi che dire “andate a lavorare, piuttosto!” è solo un modo per scaricarsi le coscienze, perché in città non si offrono poi così generosamente lavori a  giovani come il mio ospite nero, come non si affittano volentieri case&#8230;.So anche che la mensa di San Rocco apre solo all’ora dei pranzo e di cena.  Ho lucida consapevolezza della situazione in cui mi trovo, non sto a ribadire oltre, ma provo vergogna della ostilità dei miei due concittadini, barista e cliente, nei confronti del giovane nigeriano ( così si è presentato), che sta ancora indicando la brioche che non gli si vuole dare, mentre già il latte caldo che ha bevuto gli segna un baffo bianco sulle labbra.<br />
Quando usciamo, mi porto dietro oltre la porta, la minaccia del barista: “Signora, non lo faccia più!” Il mio giovane”figlio”nigeriano mi saluta con un “Grazie, mama!” e mi pare che il suo sorriso voglia consolarmi, voglia dirmi di non prendermela. Ma io, per quella via del centro storico della città, sento ancora più freddo, proprio dentro il cuore.</em></p>
<p>Credo che sarà un buon anno, il 2008,  anche solo se due persone in più, due miei concittadini in più, sapranno riflettere sul dramma del migrare, sapranno capire le necessità di un “forestiero”, se non proveranno più indifferenza, diffidenza o peggio ancora animosità verso chi ha altro aspetto, altre appartenenze, altre culture. Vorrà dire che due persone in più si saranno aperte al dialogo, all’incontro, all’amore per il prossimo, che non è solo un comandamento cristiano.</p>
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