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	<title>agli incroci dei venti &#187; Diritti umani</title>
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	<description>cultura politica societa'</description>
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		<title>Recuperare il valore delle proprie risorse</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 09:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[di Vincenzo Vincenzo Andraous Il carcere può dire qualcosa di importante, può riappropriarsi della sua funzione di salvaguardia della collettività: “ dal carcere ci si può licenziare con merito, oppure rimanere detenuti per ripetizione, ma non si può ripetere  la stessa classe quando si è stati promossi a essere se stessi a pieni voti “. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vincenzo Vincenzo Andraous<br />
Il carcere può dire qualcosa di importante, può riappropriarsi della sua funzione di salvaguardia della collettività: “ dal carcere ci si può licenziare con merito, oppure rimanere detenuti per ripetizione, ma non si può ripetere  la stessa classe quando si è stati promossi a essere se stessi a pieni voti “.</p>
<p><span id="more-621"></span>In queste poche righe sono condensate tutte le contraddizioni su cui poggia l’intera organizzazione penitenziaria, e non solo, queste parole mostrano il volto dell’indifferenza, un plotone di esecuzione nei riguardi di una umanità che è impossibile cancellare.<br />
Chi commette una ingiustizia ha bisogno di essere riammesso nel consorzio civile attraverso l’unica via possibile, la consapevolezza della riparazione, ma perché questo possa diventare pane quotidiano per ogni detenuto, in quanto persona,  occorre riconsegnare normalità al metodo umano della rivisitazione del proprio vissuto, la violenza non viene mai dal di dentro, ma dal di fuori di noi stessi.<br />
Nei riguardi del carcere bisognerà parlare anche in termini umani, di speranza possibile, non solamente con la voce delle emergenze e delle  indicibilità moltiplicate all’infinito, riducendo le misure risocializzanti a meccanismi da operetta, farneticando sull’istituto di riordino come dell’indulto. Per la prima volta nella sua storia, l’indulto non ha prodotto o innalzato la recidiva, quanti ne hanno usufruito non sono tornati a delinquere,  non sono rientrati in massa in carcere, ma anzi molti dei beneficiari hanno optato per una scelta di vita consona alle leggi del vivere civile.<br />
Sul carcere si continuano a perpetrare inesattezze evidenti, che fanno sembrare i detenuti-numeri che non potranno mai imparare a combattere l’abitudine del male,  eppure il carcere è  una parte di società che ha bisogno di avere strumenti di educazione, di quella pedagogia che disegna momenti in cui è possibile raccontare di sé, e nel farlo crea occasioni di ripensamento, una ripartenza della propria dignità personale.<br />
C’è chi è così perduto nel “mondo dell’illiceità”, da risultare primo tra gli ultimi, in un futuro così  insopportabile da  compiere il passo più terribile del suicidio.<br />
Un carcere malato, insostenibile, è un carcere delle ideologie, dei  mercanti di esistenze, popolato di persone non più normali, eppure “dal carcere si può essere licenziati con merito o essere detenuti ripetenti “, così dovrebbe essere, così potrebbe essere, così al momento non è.<br />
La pena e il carcere stanno a giustizia, a umanità, anche quella ristretta, rinchiusa, dimenticata, pena e carcere per chi ha contravvenuto, per recuperare alla stessa umanità e allo stesso consorzio civile.<br />
Una realtà che dovrebbe indurre a chiederci se è giusto e onesto, guardare sempre e solamente al male che circonda il pianeta sconosciuto, se magari non sia possibile muoversi con una ritrovata dignità, proprio tra i guasti e le smemoratezze che costituiscono il lazzaretto disidratato, non solo per renderlo più vivibile e onorevole, ma soprattutto per mettere alla prova i  luoghi comuni, per dimostrare che le persone possono diventare migliori, recuperando  il valore delle proprie risorse: il tempo recluso può formare al rispetto delle Istituzioni, e queste al rispetto della dignità umana.</p>
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		<title>Tempi duri per la pena di morte</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 10:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[17 settembre 2009 17 settembre 1948 L’inviato dell’Onu Folke Bernadotte è assassinato da terroristi israeliani Settembre è stato un gran brutto mese per la pena di morte. E’ iniziato con un potente articolo del New Yorker in cui si racconta la storia di Cameron Todd Willingham che, condannato a morte per l’arson murder (incendio doloso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>17 settembre 2009<br />
17 settembre 1948<br />
L’inviato dell’Onu Folke Bernadotte è assassinato da terroristi israeliani</small></strong></p>
<p>Settembre è stato un gran brutto mese per la pena di morte.</p>
<p>E’ iniziato con un potente articolo del New Yorker in cui si racconta la storia di Cameron Todd Willingham che, condannato a morte per l’arson murder (incendio doloso con omicidio) delle sue bambine, si è sempre dichiarato innocente, arrivando a rifiutarsi di scambiare la condanna all’ergastolo con la confessione.</p>
<p>Il Texas lo ha ucciso nel 2004, anche se un famoso chimico aveva dichiarato che l’incendio era stato accidentale, mentre oggi è il rapporto ufficiale di Craig Beyler che lo scagiona completamente affermando che i primi investigatori:</p>
<p>“had poor understandings of fire science and failed to acknowledge or apply the contemporaneous understanding of the limitations of fire indicators.”</p>
<p>A questo rapporto, scritto per la Texas Forensic Science Commission, si è aggiunto l’elefantiaco resoconto sul patetico stato della scienza forense americana inviato all’apposita commissione Senatoriale dal National Research Council della National Academy of Sciences.</p>
<p>Rapporto che non poteva essere più tempestivo.</p>
<p><span id="more-612"></span></p>
<p>Nel solito Texas hanno rivisto i risultati di alcune autopsie effettuate su bambini e hanno concluso che le morti non erano il frutto di violenza e che le persone condannate non sono perciò colpevoli. Due donne sono state liberate e la babysitter Cynthia Cash protesta di nuovo la sua innocenza.</p>
<p>Anche Michael Toney è uscito dal braccio e poi dalla prigione, ma la giustizia texana (come per Charles Hood)  non vuole riconoscere l’errore giudiziario e mantiene la teorica possibilità di processarlo di nuovo in un improbabile futuro.</p>
<p>In Florida è invece il DNA che scagionerebbe Anthony Caravella, che aveva 15 anni quando tentarono di mandarlo sulla sedia elettrica. Non riuscendoci si consolarono  spedendolo all’ergastolo, ma oggi, dopo un quarto di secolo, Caravella si potrebbe unire alla lunga schiera di innocenti salvati dal test di cui ricorre il 25esimo anniversario.</p>
<p>Il meglio però l’ha dato l’Ohio.</p>
<p>Fra gli stati americani forcaioli il Texas, con un terzo del totale, è il più prolifico, la Virginia la più efficiente nello svuotare il braccio della morte, la California la più sprecona (250 milioni di dollari per ogni esecuzione), l’Oklahoma quello con il più alto tasso di esecuzioni rispetto alla popolazione, mentre è l’Arkansas ad aver fatto le cose più ripugnanti: ma il più sfigato è l’Ohio.</p>
<p>Nel maggio del 2006 c’è voluta un’ora abbondante per trovare la vena adatta a uccidere Joseph Clark e, l’anno dopo, quasi due ore per ammazzare il suicida-omicida Christopher Newton, che pesava più di cento chili e dovette fare pipì a metà dell’intervento.</p>
<p>Ma con Romell Broom, il 15 settembre scorso, hanno battuto ogni record: nonostante l’attiva collaborazione del condannato, dopo 18 tentativi e due ore di lavoro, dopo avergli esplorato ogni vena delle braccia e delle gambe, hanno dato forfait e chiesto al Governatore Strickland di sospendere l’esecuzione.</p>
<p>Non è chiaro cosa potrà accadere nei prossimi giorni dato che l’unico precedente conosciuto risale al 1946, quando il sedicenne nero Willie Francis fu cotto due volte con la benedizione della Corte Suprema.</p>
<p>In compenso stanno velocemente aumentando gli americani che si chiedono che senso abbia questa macelleria chiamata pena di morte.</p>
<p>Chiudiamo in bellezza con il Giappone che, dopo una ventina d’impiccagioni elettorali, ha un nuovo governo e un nuovo ministro della giustizia: l’abolizionista Signora  Keiko Chiba. Visto che sarà lei ad avere l’ultima parola sulle esecuzioni ci aspettiamo un settembre lunghissimo e bellissimo.</p>
<p>Banzai !!</p>
<p>Claudio Giusti</p>
<p>P. S.</p>
<p>Per i maniaci ho preparato una estenuante lista di links (e-mail: <a title="mail" href="mailto: giusticlaudio@aliceposta.it">giusticlaudio@aliceposta.it</a>)</p>
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		<title>Una sola umanita&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 18:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[pacchetto sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Signor Presidente della Repubblica, ho sempre fatto mio lo scritto di don Milani: &#8220;Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro&#8217; che, nel vostro senso io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Signor Presidente della Repubblica,<br />
ho sempre fatto mio lo scritto di don Milani: &#8220;Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro&#8217; che, nel vostro senso io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#8217;altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri&#8221;.<br />
Come &#8220;senza patria&#8221; non avrei quindi mai pensato di dovermi rammaricare di essere italiana. Ma di fronte agli stranieri che in questi giorni vengono colpiti dal &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;, una legge immorale, incostituzionale e razzista mi vergogno profondamente. Vorrei trovare il modo di comunicare loro che sono consapevole che l&#8217;immigrazione e&#8217; la conseguenza di un sistema internazionale di ingiustizia; e che, se mi trovassi nella loro stessa situazione, anch&#8217;io cercherei, legalmente o illegalmente, di emigrare.<br />
Vorrei raccontare loro la storia di mia nonna, vittima di pulizia etnica in Turchia nel 1913, ed approdata in Italia solo perche&#8217; di lontanissime e ormai dimenticate origini italiane; e dei miei zii, emigrati in Francia in cerca di lavoro. Forse avro&#8217; anch&#8217;io bisogno di una donna straniera che mi assista; ma non e&#8217; per puro utilitarismo che vorrei che fosse bene accolta: e&#8217; anche per non dovermi vergognare del paese in cui vivo e di cui, volente o nolente, condivido la lingua, la storia e la cultura.<br />
Sono una semplice insegnante, e quindi probabilmente non mi trovero&#8217; nella condizione di dover chiedere il permesso di soggiorno a chi iscrive i figli a scuola: a me di solito vengono consegnati gli elenchi dei bambini gia&#8217; iscritti. Ma se in qualche modo dovesse capitare, dichiaro fin d&#8217;ora che disobbediro&#8217; e boicottero&#8217; questa legge ingiusta.<br />
Signor Presidente della Repubblica, lei sa che questa legge contravviene ai principi fondamentali della Costituzione: rispetto per i diritti umani, diritto di asilo, solidarieta&#8217; ed accoglienza.<br />
Non la firmi.</p>
<p>Norma Bertullacelli</p>
<p><small>Supplemento straordinario de &#8220;La nonviolenza e&#8217; in cammino&#8221; dell&#8217;8 luglio 2009</small></p>
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		<title>Lettera aperta al Presidente Napolitano</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 12:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giancarla Codrignani Caro Presidente, non avrei voluto scriverti questa lettera e tanto meno permettermi di interferire con la tua alta responsabilità. Ma proprio perché in questo momento mi sembra necessario che si valorizzi anche la responsabilità civica di ciascuno di noi in quanto cittadino, credo di dovermi rivolgere a te per pregarti di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giancarla Codrignani<br />
Caro Presidente, non avrei voluto scriverti questa lettera e tanto meno permettermi di interferire con la tua alta responsabilità.</p>
<p>Ma proprio perché in questo momento mi sembra necessario che si valorizzi anche la responsabilità civica di ciascuno di noi in quanto cittadino, credo di dovermi rivolgere a te per pregarti di <strong>non firmare le norme in materia di immigrazione approvate in questi giorni</strong>.<br />
<span id="more-567"></span><br />
Davvero, non avrei mai pensato che dal nostro Parlamento uscisse <strong>un&#8217;offesa così grande ai diritti di libertà</strong>. Anche gli antichi, in diverso contesto, onoravano lo ius migrandi che nei nostri tempi ha avuto collocazione sia nell&#8217;art.13 della Dichiarazione universale dei diritti umani, sia nell&#8217;art. 35 della Costituzione italiana. Soprattutto, mi mortifica riandare ai milioni di italiani che dalla fine del XIX secolo fino al secondo dopoguerra sono emigrati nelle più diverse parti del mondo, soffrendo le stesse pene a cui oggi questa legge condanna altri uomini e donne che, come i nostri migranti, cercano di sfuggire alla miseria e all&#8217;oppressione. Con le nuove norme neppure i rifugiati avranno garanzia di tutela, contro il dettato dell&#8217;art.10 della Costituzione che impone l&#8217;accoglimento di quanti non godano nel loro paese i diritti di libertà, addirittura, secondo gli atti della Costituente, senza reciprocità. Non a caso, perché tutti i partiti che avevano redatto la Carta del &#8217;48 avevano avuto esuli dalle persecuzioni fasciste.</p>
<p><strong>Il nostro paese non può accettare che sia reato non la condotta, ma l&#8217;identità di una persona,</strong> né che si violi l&#8217;uguaglianza discriminando gli esseri umani sulla base di criteri nazionalisti e razzisti, né che si verifichino respingimenti in forma crudele e illegale dal territorio nazionale (intendendo come tale anche la nave italiana che abbia raccolto i profughi). Non vorrei mai avere sentito un ministro della Repubblica dire che dobbiamo essere &#8220;cattivi&#8221;. Ma vorrei anche che non solo i cittadini informati, ma anche quanti restano ancora ignari della sostanza dei problemi non corressero il rischio di venire sospinti da false paure verso sponde razziste. E come donna non vorrei mai che qualche bambino imparasse a non ritenere cittadino come lui un bimbo nato da una mamma come la sua, ma clandestina.</p>
<p>Caro presidente Napolitano, abbiamo entrambi conosciuto l&#8217;esperienza del lavoro parlamentare in anni non lontani, che hanno conosciuto anche eventi tragici, ma che mantenevano il massimo rispetto delle garanzie istituzionali e che avevano rafforzato la democrazia italiana nel contesto internazionale. <strong>Ti prego: aiuta il paese a mantenere quella dignità</strong>.</p>
<p>Giancarla Codrignani</p>
<p><small><a title="Server Donne" href="http://www.women.it/">Server Donne</a>, 8 luglio 2009</small></p>
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		<title>Cainilandia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 16:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[di Ettore Masina Cerco di dirlo pacatamente, quanto più posso, ma debbo dirlo ad alta voce perché mi accade frequentemente che amiche e amici mi domandino (ed io lo domandi a me stesso) cosa significhi essere cattolico; e ne parlo in pubblico perché oggi più che in tante altre occasioni sento il bisogno di far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a title="sito di Ettore Masina" href="http://www.ettoremasina.it/">Ettore Masina</a></p>
<p>Cerco di dirlo pacatamente, quanto più posso, ma debbo dirlo ad alta voce perché mi accade frequentemente che amiche e amici mi domandino (ed io lo domandi a me stesso) cosa significhi essere cattolico; e ne parlo in pubblico perché oggi più che in tante altre occasioni sento il bisogno di far parte di un gruppo che non accetta di vivere passivamente la storia. E dunque grido: se pensassi ancora, come un tempo, che essere cattolico vuol dire prestare ossequio all’istituzione vaticana (lo stato-Santa Sede, la burocrazia ecclesiastica, il centro di potere che si incarica di tradurre il vangelo in diplomati-chese, sbiadendone il significato), allora preferirei considerarmi cristiano in diaspora, lontano da ogni denominazione. In queste ore, infatti, sono travolto da un sentimento che è più che indignazione o rabbia o sconforto: la parola esatta per qualificarlo è schifo.<br />
<span id="more-563"></span><br />
Molte delle persone che condividono la mia fede, spesso tormentata e confusa ma non ignobile (spero) nella sua ricerca di coerenza, hanno probabilmente già compreso a quale sciagurato evento mi riferisco. Il Parlamento italiano ha votato l’altro giorno il famoso  “pacchetto” sulla sicurezza, e subito tutte le associazioni cristiane che,  con compe- tenza e generosità si occupano di migranti, hanno non solo dichiarato ma mostrato come esso sia del  tutto inadatto allo scopo e  destinato, invece, certamente,  a generare una grande massa di  dolori e di problemi; come esso sia, per darne una definizione assolutamente adeguata, non soltanto razzista ma nazistizzante. Ed ecco intervenire il Vaticano. Per confermare la denunzia e assicurare che la Chiesa intera, congregata intorno al suo fondatore, il quale non esitò a identificarsi nei poveri (“Ero straniero e tu mi hai ospitato…”) difenderà in tutti  i modi la causa dei poveri giunti fra noi spinti dalla miseria? Nient’affat-to: per chiarire, invece, che le critiche al provvedimento non proveni-evano dalla Santa Sede.<br />
Dichiarazione inoppugnabile. Il Vaticano aveva evidentemente molte altre cose cui pensare. Ma come non essere certi che essa sarebbe  stata interpretata come autorevole e quasi definitiva delegittimazione dei dissenzienti? Questa lettura la trasmettono difatti a catena tutti i tiggì e la stampa  del governo. La maggioranza sghignazza: vedete? La Chiesa (quella che conta, il Papa e i cardinali) non hanno niente da dire, dunque sono con noi, e i cattolici insorti contro la legge sono i soliti esaltati (o comunisti).<br />
Mi sono occupato per tanti anni, da giornalista, di informazione religiosa e so bene che cosa a chi gli domandasse perché  risponde-rebbe il  fariseo con lo zucchetto rosso che ha dato ordine di diffon-dere quella precisazione. Direbbe che una cosa è la Santa Sede, presenza  statuale che si occupa di questioni internazionali; e un’altra cosa è la Chiesa articolata nelle sue presenze territoriali e delegata a occuparsi di problemi “locali”; che la Santa Sede, il Vaticano, patteggia i concordati, diffonde principi generali, non interviene pubblicamente in questioni nazionali. Non bisogna confondere – direbbe sorridendo l’alto prelato &#8211; diplomazia e profezia.<br />
Naturalmente è così soltanto dal punto di vista formale,  almeno per quanto riguarda l’Italia. Siamo in molti, penso, a ricordare con quale pesantezza “alti” abitatori dei Sacri Palazzi siano intervenuti sul “caso Englaro”. Se qualcuno si preoccupò allora che la Santa Sede venisse coinvolta nel dibattito in quanto tale, quella volta i farisei in zucchetto rosso si guardarono bene dal dire che il Vaticano non c’entrava… Certi silenzi e certe informazioni non richieste sono manovrate accurata-mente, razionalmente, addirittura sapientemente. Ma poiché -  è un dato di fatto &#8211; la Chiesa o è profetica o è una misera centrale di potere, quando ascolta più la voce della “prudenza” che quella dello Spirito Santo, la burocrazia vaticana rivela una sconcertante aridità di sentimenti, una mancanza di “pietas” che allontana masse crescenti di cattolici e conferma nel loro rifiuto quelli che, spesso dolorosamente, si sono allontanati.<br />
Questa volta, a me pare, il chiamarsi fuori è particolarmente disgu-stoso perché gravissimo è quanto è accaduto. Non è un fatto “locale”, è un fatto d’importanza universale. Un intero Paese, a maggioranza cattolica, almeno nei censimenti, si dà, attraverso il suo parlamento, una legge, intrinsecamente ma con ogni evidenza, anticristiana. Dal 2 luglio 2009 l’Italia potrebbe mutare nome e chiamarsi Cainitalia perché è la legge dell’odio quella  che è stata approvata sotto il controllo governativo del voto di fiducia. Una vena di autentica crudeltà corre per i suoi articoli. Per farne qualche esempio. la puerpera clandestina la quale ricorra a una struttura pubblica sanitaria per partorire non potrà riconoscere anagraficamente il suo bambino (che potrà dunque esserle sottratto e dato in adozione, a questa ferocia neppure Hitler era arrivato!); l’entità delle multe che l’immigrato dovrebbe pagare è fuori dalle possibilità economiche di qualunque lavoratore “manuale”. Non devono arrivare nuovi stranieri e sarebbe bellissimo se anche gli altri se ne andassero o, nel caso rimanessero “ si decidessero a stare “al loro posto”. Benvenuto in Cainilandia, presidente Obama figlio di un nero; benvenuto presidente Sarkozy, figlio di immigrato… Il Bel Paese è dal 2 luglio 2009 una terra il cui popolo dichiara per legge che un milione di persone deve andarsene immediatamente o rendersi invisibile: comprese, perché il delitto di “clandestinità” riguarda non solo l’immigrazione ma anche il soggiorno, quelle badanti e colf che oggi integrano la vita di tante famiglie. Criminali anche loro: e non  conta che molte di loro e le loro datrici di lavoro stiano da tempo cercando una regolarizzazione. Criminali anche i profughi politici. Che c’entriamo noi, con le loro beghe? Clandestini. Le carceri del nostro paese, già in situazione di collasso, si trasformeranno rapidamente in un lager. Aumenterà il numero degli aborti. Si aprirà ben presto un conflitto con le forze dell’ordine, alle quali il governo nega basilari finanziamenti e le ronde degli aspiranti sceriffi, desiderosi di provare i loro muscoli e le loro mazze da baseball sui nuovi sottouomini.<br />
Un popolo che si dà leggi del genere cambia l’antropologia mondiale, tanto più  se era ricco di tradizioni di  civiltà e di realtà religiose. Il Papa è tedesco e forse non può cogliere in tutta la sua virulenza questa ideologia della paura, questa voglia di far del male a chi involontaria-mente ossessiona un’insicurezza che è, innanzi tutto, perdita di identità in un mondo in mutamento, questo antico simbolismo pre-cristiano per cui il forestiero è per definizione un nemico. Ma la Santa Sede, il Vaticano e – ahimé -  la Conferenza episcopale italiana non possono pensare di avere parlato  ai credenti  con chiarezza. La preoccupazione di nuocere a un governo amico, a un PdL definito dall’”Oservatore Romano” singolarmente adatto a difendere i valori cristiani, la stessa preoccupazione che ha soltanto bisbigliato la deprecazione ecclesiastica per i festini cavallereschi, anche stavolta è prevalsa sulla necessità della chiarezza. Come avvenne, purtroppo, per il fascismo e per il nazismo, il “Non ti è lecito!” del Battista e di Ambrogio, sembra eccessivo ai porporati benpensanti, i discorsi dei vertici ecclesiastici sono ancora una volta sussurri talmente vaghi che per risultare comprensibili bisogna studiarli a lungo. Potranno forse essere citati come alibi nel futuro. Nell’oggi, accanto al pianto dei respinti, appaiono mormorii timorosi di disturbare.<br />
(Ma è venuta domenica. Molti parroci, salendo all’altare, hanno preso impegno, davanti alla loro comunità (o addirittura insieme con la loro comunità) di violare la legge leghista tutte le volte che il Vangelo lo richieda. E noi?<br />
Ettore Masina<br />
Pax Christi, movimento internazionale cristiano per la pace, ha diffuso un  comunicato che mi sembra importante:<br />
<strong><small>IL RAZZISMO È ORMAI «A NORMA DI LEGGE»</small></strong><br />
«Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). La Parola di Cristo porta a compimento la logica della Scrittura dal Levitico 19,33-34 – «<strong>Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l&#8217;amerai come te stesso</strong>», al Deutoronomio 10,19 – «<strong>Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d&#8217;Egitto</strong>», alla Lettera agli Ebrei 13,2 – «<strong>Non dimenticate l&#8217;ospitalità, perché alcuni, pratican-dola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli</strong>».<br />
<strong>Dolore e orrore</strong>. Il 2 luglio 2009 è stata votata una legge che rompe l&#8217;unità della famiglia umana e ne offende la dignità, prende piede l&#8217;idea che esistano esseri umani di seconda e terza categoria , un popolo di «nonpersone», di esseri umani, uomini e donne invisibili. É una perdita totale di senso morale e di sentimento dell&#8217;umano; questo accade, nel nostro paese che ha prodotto milioni di emigranti. La legge «porterà solo dolore», osserva Agostino Marchetto del Pontificio Consiglio dei Migranti.<br />
<strong>Il dolore nasce dall&#8217;orrore giuridico e civile del «reato di clandestinità», dall&#8217;idea del povero come delinquente e della povertà come reato. La legge votata non è solo contraria alla nostra Costituzione ma a tutta la civiltà del Diritto. Punisce una condizione di nascita, l&#8217;essere straniero, invece che la commissione di un reato. </strong>Dichiara reato una condizione anagrafica. Infermieri, domestiche, badanti, lavoratori (vittime spesso di morti nei cantieri) o persone in cerca di lavoro e di dignità diventano delinquenti. A questo punto, quanti stranieri frequenteranno un servizio sociale o si rivolgeranno, se vittime della &#8220;tratta&#8221;, ad associazioni volontarie o istituzionali, forze di Polizia comprese, oggi messe in un angolo dalla diffusione delle cosiddette &#8220;ronde&#8221;? Quanti stranieri andranno a far registrare una nascita, si presenteranno in ospedale per farsi curare? Quali gravi conseguenze questo potrà produrre sulla salute di tutti i cittadini è già stato evidenziato da moltissime associazioni di medici. <strong>Siamo il paese di Caino?</strong> Abbiamo una legge cattiva che ostacola i matrimoni, rompe l&#8217;unità delle famiglie. Si introduce il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati che diverranno &#8220;figli di nessuno&#8221;, <strong>potranno essere sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato</strong>. Neanche il fascismo, hanno rilevato alcuni scrittori, si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali del 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all&#8217;aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. La legge è pericolosa perché accrescerà la clandestinità che dice di combattere, favorirà il &#8220;si salvi chi può&#8221;, darà spazio alla criminalità organizzata, aumentando l&#8217;insicurezza di tutti.<br />
<strong>Non c’è futuro senza solidarietà</strong>. La legge, tra l&#8217;altro, è inutilmente crudele, ricorda don Ciotti. Ci fa tornare ai tempi della discriminazione razziale. É una forma di accanimento contro i poveri anche se <strong>la povertà più grande, oggi, è la nostra</strong>: povertà di coraggio, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme una sicurezza comune. La sicurezza basata sulla paura sta diventando un alibi per norme ingiuste e dannose, per scaricare il malessere di molti italiani sugli immigrati, capro espiatorio della crisi, bersaglio facile su cui sfoghiamo il tramonto di ogni etica condivisa e della testimonianza cristiana. La tutela della vita e della dignità umana va assunta nella sua interezza per tutti e in ogni momento dell&#8217;esistenza.<br />
«Non c&#8217;è futuro senza solidarietà» scrive il cardinal Tettamanzi. Non c&#8217;è sicurezza senza l&#8217;aiuto reciproco, senza l&#8217;esercizio dei diritti e dei doveri dentro un&#8217;azione comune per il bene comune.<br />
<strong>Costruire comunità e città conviviali</strong>. Benedetto XVI da tempo ci invita come comunità ecclesiale a diventare «casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l&#8217;intera famiglia umana». Per il Papa ogni comunità cristiana deve «aiutare la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione [...]. Solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera» (Angelus 17 agosto 2008).<br />
Invitiamo, quindi, le comunità cristiane e tutti gli operatori di pace a mobilitarsi per costruire la pace nella vita quotidiana spesso prigioniera di solitudini, governata dalla paura e coinvolta in progetti tribali e autoritari.<br />
<strong>La gloria di Dio</strong>. Nessuno ci è straniero anche perché la distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi stessi e la nostra responsabilità di fronte a lui è quella che abbiamo verso la famiglia umana amata da Dio, verso di noi, pronti a testimoniare la profezia del Risorto che annuncia la pace. «Dio non fa preferenze di persone» (Atti 10,34, Romani 2,11 e 10,12; Galati 2,6 e 3,28; Efesini 6,9; 1 Corinti 12,13; Colossesi 3,11) poiché tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a Sua immagine e somiglianza. Poiché sul volto di ogni uomo risplende qualcosa della gloria di Dio, la dignità di ogni uomo davanti a Dio sta a fondamento della dignità dell’uomo davanti agli altri uomini (Compendio della dottrina sociale n. 144).<br />
Questi nostri giorni sono difficili ed oscuri. É stata oscurata la gloria di Dio.</p>
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		<title>Profughi accompagnati</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 08:51:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ettore Masina Chi legge la storia non soltanto sui libri scritti dai vincitori, ma anche ascoltando   i lamenti o i silenzi  dei poveri ai quali i mass-media dei potenti tagliano le corde vocali, chi si addentra nei fatti del passato e in quelli della cronaca che viviamo e di cui – lo vogliamo o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a title="Sito di Ettore Masina" href="http://www.ettoremasina.it/">Ettore Masina</a></p>
<p>Chi legge la storia non soltanto sui libri scritti dai vincitori, ma anche ascoltando   i lamenti o i silenzi  dei poveri ai quali i mass-media dei potenti tagliano le corde vocali, chi si addentra nei fatti del passato e in quelli della cronaca che viviamo e di cui – lo vogliamo o no – siamo responsabili, protagonisti e autori, chi non dimentica il vangelo né la dura, lunga, sofferta esperienza del costruire una società in  cui all’uomo l‘uomo sia fratello e non lupo, sa bene che accadono eventi i quali, a tutta prima, possono sembrare episodi di scarsa rilevanza, ma che invece, a pensarci bene, segnalano il livello del male di cui siamo tutti portatori se non ci occupiamo attivamente di chi patisce una crudele negazione dei suoi diritti alla vita. Quegli eventi non sono visibili o rumorosi come guerre devastanti né uccisioni di tiranni, né il rosseggiare di  sanguinose rivoluzioni; non spingono i parlamenti a convocarsi d’urgenza, non incidono sui bollettini di borsa, non modificano i programmi scolastici né sbiadiscono la nostra cupa concentrazione sui “fatti nostri”. Poiché sembrano riguardare soltanto gruppi di poveri si concede loro poco spazio – ed effimero – della nostra attenzione. Se mai questa attenzione sembri obiezione ai loro comportamenti, i governanti ci assicurano che si tratta di spiacevoli incidenti di percorso nella difesa del nostro livello di vita, che sono accaduti una volta ma non si ripeteranno perché hanno anche un  valore deterrente nei confronti dei poveri che turbano il nostro ordine pubblico. Come dicevano i terroristi “rossi”? Punirne uno per rieducarne cento.<br />
<span id="more-558"></span>Quegli eventi, però, sono spie di vetro che saltano, mostrando le crepe del nostro sistema di vita, collettivo e personale. Che siano cose di poco conto è illusione dei potenti e magari anche nostra, di noi inquieti e tremuli galantuomini e buone donne che voltiamo la faccia dall’altra parte, “tanto non c’è niente da fare”: quegli eventi, anche se vengono descritti in poche righe dal servilismo dei giornali e delle televisioni del governo, anche se si cerca di nasconderli come si nascondono certe deformazioni o mali ributtanti, lebbre o sifilomi, rimangono “attivi” nella storia. Apparentemente scomparsi, in realtà si incistano nelle nostre strutture sociali e nelle nostre identità, modificano i nostri valori, ci cambiano, talvolta irreparabilmente. Un giorno, scoprendone gli effetti devastanti, faticheremo a ricordarne l’origine, o addirittura saremo diventati così diversi (peggiori) da non vedere il fango nel quale abbiamo scelto di camminare. Già ai meno giovani fra noi è facile constatare come i politici italiani usino oggi abitualmente un linguaggio che sarebbe risultato a tutti intollerabile solo pochi anni fa, e avanzino seriamente proposte razziste le quali, ancor prima che crudeli, pochi anni fa sarebbero state considerate demenziali.<br />
Quanto è avvenuto nei giorni scorsi in quel liquido cimitero in cui si  seppellisce il genocidio dei miseri che ci chiedono pietà segna, secondo me, un mutamento antropologico di terribili dimensioni: è la regressione a tempi lontani e crudeli che la storia della civiltà ci aveva illuso essere dimenticati per sempre, a tragedie come questa: “Nel 1847, ottantaquattro bastimenti furono fermati a Grosse Isle, sotto Quebec. Fra gli immigranti irlandesi che cercarono rifugio sotto fragili capannoni esposti a tutte le intemperie, ne morirono 10 mila. E 3 mila erano così soli che nessuno  ne conobbe mai i nomi. Come dice la Bibbia, <em>li ho visti distesi sulla spiaggia, li ho visti trascinarsi nel fango e morire come pesci fuor d’acqua”</em>. [1]   Un secolo e mezzo più tardi, l’Italia, uno degli 8 paesi più “sviluppati” del mondo, ha usato una nave da guerra, uno dei costosissimi capolavori della tecnologia militare, per rimandare in un vero e proprio lager un piccolo gruppo di miseri che erano riusciti ad evaderne. Non c’è nessun italiano, che non sia analfabeta di ritorno, il quale ignori che cosa sia un centro di detenzione profughi in Libia: creature umane sottoposte a un trattamento miserabile, torture, violenze carnali e persino – come hanno raccontato tante persone che sono riuscite a fuggirne &#8211; donne che muoiono cercando di abortire il piccolo nemico che il carnefice ha  seminato nel loro grembo. È a inferni del genere che abbiamo riconsegnato 227 persone che non avevano altra colpa che quella di cercare pane e dignità, che per respirare un po’ di speranza hanno percorso lunghi, pericolosi, dolorosi cammini di fame e di violenza. Per difendere la nostra paura, siamo diventati gestori di morte. Lo hanno compreso bene i nostri marinai, che non  hanno avuto il coraggio di disobbedire a ordini che infangavano la nostra bandiera, ma che hanno espresso la loro vergogna nell’assistere alla disperazione di chi aveva intravisto una terra libera e si vedeva inchiodato alla violenza del nostro egoismo. Nostro, sì, o della maggior parte di noi, elettori di un governo infettato e corrotto dalla capacità di odio della Lega. O che, adesso, tacciamo.<br />
Quello che è successo non può essere valutato in tutta la sua gravità se non si ricorda che il governo Berlusconi ha praticamente “tagliato” ogni nostro aiuto alle popolazioni più povere del Sud della Terra, e questo mentre la crisi economica mondiale morde con maggiore ferocia le aree del sottosviluppo. Né si può dimenticare che molte delle persone che ci chiedono asilo vengono da regioni (Afghanistan, Iraq) sconvolte da guerre cui l’Italia partecipa; ed altre fuggono da conflitti  (Etiopia, Eritrea, Somalia, Congo…) cui neghiamo ogni attenzione anche se non pochi governi comprano armi dall’Italia o si muovono al servizio di aziende italiane (legno, petrolio, coltan: il minerale necessario ai nostri cellulari)  le quali devastano aree immense dell’Africa. Inoltre fra quei 227 esuli molti, come è risultato in tutti gli sbarchi a Lampedusa, avevano diritto di asilo nel nostro Paese, secondo l’articolo 10 della nostra Costituzione, perché colpiti nei loro diritti umani; ma nessuno ha udito i loro racconti, e il respingimento li rimetterà probabilmente nelle camere di tortura dalle quali erano  usciti senza più giovinezza; respinti dall’Italia, saranno respinti dalla Libia… Ma poi: non  ci dicevamo tutti (o quasi) cristiani? Respingere chi chiede aiuto, ci dice il vangelo, è il peccato più grave che si possa commettere: vedi Matteo XXV, 31-46: “Ero forestiero e voi non mi avete ospitato… Via, lontano da me, maledetti!”.<br />
È per questo che parlo di un nostro mutamento antropologico. Siamo ancora capaci, in molti, di solidarietà per i nostri connazionali colpiti da catastrofi naturali, ma non vediamo più, come accadeva in una stagione felice, la disperazione di nostri fratelli colpiti dalla crudeltà di un sistema economico su cui si basa la nostra agiatezza. Nella terribile odissea dei respinti si rivela lo scadimento etico, l’imbarbarimento che connota ormai tanta parte della nostra società, a cominciare dalla casta politica. Se la gioia manifestata in questa occasione  dal ministro Maroni, propagandista della “cattiveria” di stato, sembra l’infame soddisfazione del cacciatore di schiavi fuggiti dalla spietata violenza dei padroni e da lui riportati alla frusta, quella non meno sfolgorante dei Cota, dei Bricolo, dei Calderoli e dei loro seguaci mostra chiaramente che ci troviamo ormai in un regime di proto-apartheid: il progetto non è soltanto quello di impedire l’arrivo di immigrati ma anche di rendere difficile quanto più è possibile la vita di quelli già residenti fra noi. Il “pacchetto sicurezza” ne è eloquente documento.<br />
Tuttavia la brutalità leghista non è forse l’immagine più dolorosa di questi giorni: i contorcimenti di Rutelli e di Fassino mostrano quanto purtroppo il Partito Democratico sia ancora ben distante dall’impronta di limpida forza di opposizione che Franceschini sta coraggiosamente tentando di consolidare; e ignobile risulta l’ipocrisia di certi portavoce del Popolo della Libertà. Penso per esempio all’onorevole Bocchino che con aria contrita parla della dolorosa necessità di essere “severi” con  l’immigrazione illegale. “Severità” il respingi-mento nel lager? Sembra di risentire lo squadrista mutilato di “Armarcord” che si lamentava della violenza alla quale i suoi camerati erano “costretti” dall’insana smania di libertà degli antifascisti…<br />
Avevo già scritto queste righe quando oggi, 12 maggio, è avvenuto un fatto nuovo. Con insolita durezza, il presidente del Consiglio ha rivendicato a sé l’iniziativa del respingimento (lui lo chiama “accompagno”!) dei profughi, sottolineando che Maroni non ne è stato che  l‘esecutore. Un dubbio mi inquieta. Berlusconi era sembrato un po’ distaccato dall’evento, limitandosi a dire, con l’abituale approssimazione, che l’Italia non  vuole essere uno stato multietnico. Come mai gli preme adesso la rivendicazione di un fatto che ancora una volta ha attirato al nostro paese la riprovazione internazionale? Mi domando se qualche sondaggio non gli abbia mostrato che l’episodio ha procurato alla Lega un consenso talmente vasto da inquietarlo o da spingerlo ad appropriarsene. Se così fosse, sarebbe davvero un tristissimo momento per  chi crede nei valori umani.<br />
Comunque sia, penso che non ci si possa arrendere, e di fronte a una crudeltà “politica” sia necessario, innanzi tutto, alzare la voce. Mi sembra che il silenzio sarebbe correità.  Deve risultare evidente al governo, alle sue forze parlamentari, ai suoi sondaggi che vi sono milioni di italiani che non sono tanto sciocchi da ritenere che il fenomeno migratorio debba essere lasciato a se stesso ma che pensano che le leggi che debbono regolarlo non possono prescindere dalle sue cause  e dai doveri di umanità, i quali soltanto consentono di poter parlare di civiltà. I rozzi, gli insensati, i paurosi trascinati dalla paura all’odio razziale sono presenti dovunque e sfruttano la nostra inerzia. Impongono le loro scelte politiche a un governo che si mostra insensibile alla  crudeltà di certi provvedimenti (ciò che la dice lunga anche su certe scelte di politica interna: mancata protezione delle pensioni minime,  dei 2 milioni e mezzo di cittadini che “vivono” sotto il livello di povertà, dei lavoratori precari, dei disoccupati senza cassa integrazione…). A molti di noi potrà parere impossibile  o inutile far sentire la propria voce. Non è così: stringersi intorno agli strumenti che la società civile  si è data (dal Commissariato Italiano Rifugiati alla Caritas alla Chiesa Valdese alla miriade di organismi non-governativi che onorano il nome dell’Italia nel Sud dei poverissimi), scrivere al presidente del Consiglio, ai parlamentari cui si è dato il voto e ai candidati delle prossime elezioni, far votare ordini del giorno agli Enti locali cui siamo vicini, organizzare e sostenere dibattiti e manifestazioni… esiste una pluralità di iniziative che le comunicazioni informatiche moltiplicano e rendono possibili in tempi brevissimi.<br />
Servirà a poco? Bonhoeffer scriveva dal carcere: “L’essenza dell’ottimismo è una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica per sé”. Penso che non dobbiamo lasciare il futuro agli avversari della dignità umana. E che a questo valga la pena di spendere un po’ del nostro oggi.</p>
<p><small>1.  Oscar Hanlin, Gli sradicati, Edizioni di Comunità, 1978</small></p>
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		<title>Breve storia dell’abolizione della pena di morte in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 18:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Claudio Giusti Quinta edizione &#8211; 30 aprile 2009 Testo in formato HTM Testo in formato PDF &#8211; Download]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Claudio Giusti</p>
<p>Quinta edizione &#8211; 30 aprile 2009</p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #4b555a; font-size: x-small;">Testo in formato <a title="agli incroci dei venti" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VII/Breve_storia_dell_abolizione_della_pena_di_morte_in_Italia.htm">HTM</a></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #4b555a; font-size: x-small;">Testo in formato PDF &#8211; <a title="Download" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VII/Download/Breve_storia_dell_abolizione_della_pena_di_morte_in_Italia.pdf">Download</a><br />
</span></p>
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		<title>Torture democratiche</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 08:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[30/04/1859 Il governo provvisorio della Toscana abolisce la pena di morte La tortura è un crimine. La tortura è sempre vietata. Tutte le norme internazionali, dalla Dichiarazione Universale alle Convenzioni di Ginevra, la proibiscono tassativamente. La tortura non ha giustificazioni e contro di essa le Nazioni Unite hanno votato una Risoluzione e una Convenzione. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>30/04/1859<br />
Il governo provvisorio della Toscana abolisce la pena di morte</small></strong></p>
<p>La tortura è un crimine.<br />
La tortura è sempre vietata.<br />
Tutte le norme internazionali, dalla Dichiarazione Universale alle Convenzioni di Ginevra, la proibiscono tassativamente. La tortura non ha giustificazioni e contro di essa le Nazioni Unite hanno votato una Risoluzione e una Convenzione.<br />
Questo non ha impedito che alcuni paesi la praticassero spudoratamente, ma ora la tortura è un crimine di carattere internazionale e chi la pratica, o la istiga, può essere processato in qualsiasi paese: indipendentemente dal luogo in cui è avvenuto il delitto e senza considerare la nazionalità sua o delle vittime.<br />
Nei giorni scorsi grande è stato lo sconcerto dell’opinione pubblica mondiale nel vedere l’attuale Amministrazione Americana ammettere pubblicamente che gli Usa hanno utilizzato la tortura, che questa è stata autorizzata e pianificata dalle più alte cariche governative e che a questo si sono aggiunti altri crimini da camorristi (come il sequestro di persona) commessi con la complicità di altri governi.<br />
Ovviamente queste notizie erano già state diffuse, e non da ieri, dalle organizzazioni che si occupano di difesa dei diritti umani, ma sentirle ammettere dal governo americano fa male, soprattutto ai diritti dell’Uomo. Perché sarà dura chiedere ai paesi del mondo di rispettare quelle norme e quei diritti che gli Stati Uniti si mettono così disinvoltamente sotto i piedi.<br />
Nel frattempo i nostri sfegatati difensori dei diritti umani, così pronti a tagliarsi le vene ogni qualvolta gli torni utile, non hanno emesso il più flebile dei sospiri.</p>
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		<title>In Re Swearingen</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 23:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forlì, 9 febbraio 2009 Viva la Repubblica Romana! Larry Swearingen potrebbe essere innocente, ma per salvarsi deve dimostrare che Melissa Trotter, la donna per il cui omicidio è finito nel braccio, non è stata uccisa l’otto dicembre 1998, giorno della sua scomparsa, ma dopo il 10, poiché lui (come Alan Gell anni fa) avrebbe un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>Forlì, 9 febbraio 2009<br />
Viva la Repubblica Romana!</small></strong></p>
<p>Larry Swearingen potrebbe essere innocente, ma per salvarsi deve dimostrare che Melissa Trotter, la donna per il cui omicidio è finito nel braccio, non è stata uccisa l’otto dicembre 1998, giorno della sua scomparsa, ma dopo il 10, poiché lui (come Alan Gell anni fa) avrebbe un alibi di ferro: era in prigione.<br />
<span id="more-464"></span><br />
Purtroppo, al contrario di quanto accaduto per Gell, questa istanza è venuta fuori troppo tardi. Non è stata presentata nei modi e nei tempi previsti dalla procedura d’appello ed ora è procedural defaulted e Swearingen sarebbe morto se la Corte d’Appello del Quinto Circuito Federale non avesse, all’ultimo minuto, fermato l’esecuzione concedendogli una rarissima estrema possibilità.</p>
<p>Ora Swearingen deve spiegare come mai la prova che lo potrebbe salvare, cioè che Melissa Trotter sia morta dopo il 10, non è stata trovata a suo tempo nonostante gli sforzi profusi. Inoltre deve dimostrare che, valutata nel complesso di tutte le altre prove, quest’ultima è così forte da fare annullare il processo.</p>
<p>E’ evidente che questa sia, come quella di Troy Davis, un missione impossibile.</p>
<p>La notizia della sospensione dell’esecuzione è stata salutata con entusiasmo dal Movimento Abolizionista italiano, ma è improbabile che siano state un paio di interviste e un po’ di lettere al Board of Pardons a convincere il più conservatore dei circuiti federali, quanto piuttosto alcuni articoli comparsi sulla stampa texana (alzi la mano chi è solito scrivere ai quotidiani statunitensi). Purtroppo questi articoli chiedevano di fermare l’esecuzione per il motivo sbagliato. Non perché la pena di morte è una vergogna, ma per il timore che potesse essere uccisa una persona innocente; e in effetti, intanto che si dibatteva del caso Larry Swearingen, nove disgraziati sono stati uccisi con serena coscienza, perché loro erano colpevoli.</p>
<p>A parte forse Steve Henley che, fino all’ultimo istante dei suoi vent’anni nel braccio della morte, ha invano protestato la propria innocenza.</p>
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		<title>Non ci sono innocenti nel braccio della morte</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 15:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[30 gennaio 2008 30 gennaio 1972 Bloody Sunday Non ci sono innocenti nel braccio della morte. La nostra lotta contro la pena capitale è una lotta morale ed etica. Una lotta per il rispetto dei diritti umani, per la vita, il diritto e la giustizia. Una lotta  che non ha bisogno di giustificazioni, perché la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>30 gennaio 2008<br />
30 gennaio 1972 Bloody Sunday</small></strong></p>
<p>Non ci sono innocenti nel braccio della morte.<br />
La nostra lotta contro la pena capitale è una lotta morale ed etica. Una lotta per il rispetto dei diritti umani, per la vita, il diritto e la giustizia. Una lotta  che non ha bisogno di giustificazioni, perché la pena di morte è un sacrificio umano futile e feroce. Che sia la “giustizia del re” giapponese o il democratico “linciaggio legale” americano il risultato non cambia: la pena di morte è l’uccisione rituale di alcuni disgraziati allo scopo di placare le paure della società. Questa constatazione spiega da sola il nostro impegno. Questa è la ragione per cui non ci battiamo contro la pena capitale perché uccide gli innocenti, ma perché uccide i colpevoli.<br />
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Tuttavia la pena di morte ha altre ripugnati caratteristiche: è arbitraria e crudele, inutile, sordida, costosa, razzista e classista. Brutalizza e degrada il paese che la pratica. Predilige le minoranze etniche e religiose, i poveri, i pazzi. Uccide gli innocenti. Questi aspetti odiosi della pena capitale sono le buone ragioni pratiche da offrire a quelli che Austin Sarat chiama gli “abolizionisti riluttanti”, cioè quelle persone che, pur mantenendone una teorica approvazione, cercano una scusa ragionevole per chiudere con il patibolo e fra queste scuse la più forte è indubbiamente la possibilità che sia uccisa una persona innocente.</p>
<p>Autori come Risinger e Espy affermano in America i condannati a morte innocenti, sia nel braccio che “giustiziati”, sono almeno il cinque per cento e i forcaioli hanno l’incubo che ciò sia dimostrato in tribunale. La possibilità che un innocente sia stato ucciso è il tallone d’Achille della pena di morte statunitense ed è divenuta una sorta di ricerca abolizionista del Santo Graal; anche se alcune dolorose esperienze ci hanno insegnato che le proteste d’innocenza che giungono dal Braccio possono essere false, indimostrabili o irrilevanti.</p>
<p>False, come ha mostrato, dopo dieci anni di battaglie legali, il test post mortem di Roger Keith Colemann. Indimostrabili, perché i reperti sono scomparsi e i test inconcludenti. Irrilevanti, perché l’istanza doveva essere sollevata a un livello giudiziario precedente ed ora è procedural defaulted.</p>
<p>In ogni caso l’enfasi posta sull’innocenza del condannato (da dimostrarsi con il test del Dna, anche se sono solo una dozzina i condannati che ha salvato) produce il “paradosso Barnabei”. Il caso viene riaperto (cosa quasi impossibile) e l&#8217; esame del Dna ne dimostra la colpevolezza, così lo uccidono con serena coscienza. Viceversa se l&#8217;esame ne dimostra l&#8217;innocenza lo liberano affermando che il sistema ha funzionato e ammazzano tranquillamente gli altri condannati perché questi sono colpevoli. Oppure il Governatore si convince della sua possibile innocenza e concede la grazia, intanto che gli altri sono uccisi perché nessuno si è mosso per loro.</p>
<p>In definitiva, senza sottovalutare l’enorme valore emozionale dell’innocenza, i fatti ci impongono un approccio pragmatico ai limiti del cinismo. Un approccio alla pena di morte che punti sempre al nocciolo dell’abolizionismo, ma che lasci, agli uomini di buona volontà, una valida scusa che giustifichi, di fronte all’opinione pubblica, un atto di umanità.</p>
<p><small><strong>Nota bibliografica </strong></small></p>
<p><small>Da quando, nel 1932, Edwin M. Borchard scrisse il suo “<a title="library.albany.edu" href="http://library.albany.edu/preservation/brittle_bks/borchard_convicting/index.htm ">Convicting the Innocent Errors of Criminal Justic</a>e”  non si contano i testi che hanno trattato del problema dell’innocente condannato a morte. Dal famoso saggio di Bedau e Radelet  &#8220;Miscarriages of Justice in Potentially Capital Cases&#8221; Stanford Law Review, N. 21,  1987 diventato poi un libro Radelet Michael L., Bedau Hugo Adam, Putnam Constance In Spite of Innocence. Boston, Northeastern University Press  1992 alla recente traduzione del testo di Suor Helen Prejean La morte degli innocenti, San Paolo Edizioni 2009<br />
Passando per <a title="Atlantic" href="http://www.theatlantic.com/issues/99nov/9911wrongman.htm  ">Alan Berlow sul mensile The Atlantic </a> e per <a title="truthinjustice" href="http://www.truthinjustice.org/convicting.htm ">James McCloskey, Director of Centurion Ministries</a>, I testi che seguono solo sono una piccola parte del totale</small></p>
<p><small>Garrett, Brandon L. Claiming Innocence. Minnesota Law Review, June 2008<br />
Available at SSRN: <a title="abstract" href="http://ssrn.com/abstract=1032408 ">http://ssrn.com/abstract=1032408 </a></small></p>
<p><small></small><small>Gross, Samuel R., &#8220;Convicting the Innocent&#8221;. Annual Review of Law &amp; Social Science, Vol. 4, 2008<br />
Available at SSRN: <a title="abstract" href="http://ssrn.com/abstract=1100011">http://ssrn.com/abstract=1100011</a></small></p>
<p><small>Gross, Samuel R., Exonerations in the United States, 1989 through 2003. Journal of Criminal Law and Criminology, Vol. 95, No. 2, 2005.<br />
Available at SSRN: <a title="abstract" href="http://ssrn.com/abstract=753084">http://ssrn.com/abstract=753084</a></small></p>
<p><small>Gross, Samuel R., <a title="law.duke.edu" href="http://www.law.duke.edu/shell/cite.pl?61+Law+&amp;+Contemp.+Probs.+125+(Autumn+1998">Lost Lives Miscarriages of Justice in Capital Cases</a> Law and Contemporary Problems N4 Autumn</small></p>
<p><small>Kirchmeier, Jeffrey L. Dead Innocent: The Death Penalty Abolitionist Search for a Wrongful Execution.  Tulsa Law Review, Vol. 42, No. 2, p. 43, 2006<br />
Available at SSRN: <a title="abstract" href="http://ssrn.com/abstract=1002103 ">http://ssrn.com/abstract=1002103 </a></small></p>
<p><small>Risinger, D. Michael, Innocents Convicted: An Empirically Justified Wrongful Conviction Rate. Journal of Criminal Law and Criminology, Vol. 97, No. 3, 2007<br />
Available at SSRN: <a title="abstract" href="http://ssrn.com/abstract=931454 ">http://ssrn.com/abstract=931454 </a></small></p>
<p><small>Il Procuratore MacFarlane e il Governo Canadese sono molto sensibili al tema</small></p>
<p><small>:: <a title="Download" href="http://www.isrcl.org/Papers/2007/MacFarlane.pdf ">www.isrcl.org/Papers/2007/MacFarlane.pdf </a></small></p>
<p><small>:: <a title="Download" href="http://www.isrcl.org/Papers/2006/SOROCHANJusticeCanadaWorkingGroupReport.pdf ">www.isrcl.org/Papers/2006/SOROCHANJusticeCanadaWorkingGroupReport.pdf</a></small></p>
<p><small>:: <a title="Download" href="http://canadiancriminallaw.com/articles/articles%20pdf/convicting_the_innocent.pdf ">canadiancriminallaw.com/articles/articles%20pdf/convicting_the_innocent.pdf </a></small></p>
<p><small>:: <a title="Download" href="http://canadiancriminallaw.com/articles/articles%20pdf/Convicting%20the%20Innocent%20Revised%202006.pdf">canadiancriminallaw.com [PDF]<br />
</a></small></p>
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