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	<title>agli incroci dei venti &#187; Politica</title>
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		<title>Tre ipotesi sulla morte dell&#8217;anarchico Pino Pinelli</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<title>Memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 14:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[12 dicembre 1969, un ordigno esplode alla Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura di Milano. I corpi a terra sono 16. Quel pomeriggio altre 5 bombe esploderanno o saranno fatte brillare. E&#8217; l&#8217;inizio della strategia della tensione, ma nessuno ha ancora pagato in rassegna.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p id="catenaccio">12 dicembre 1969, un ordigno esplode alla Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura di Milano. I corpi a terra sono 16. Quel pomeriggio altre 5 bombe esploderanno o saranno fatte brillare. E&#8217; l&#8217;inizio della strategia della tensione, ma nessuno ha ancora pagato</p>
</blockquote>
<p align="left">in<a title="rassegna.it" href="http://www.rassegna.it/"> rassegna.it</a></p>
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		<title>Wikileaks: la vera storia della pubblicazione senza filtri degli archivi</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 18:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gennaro Carotenuto La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi, rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo. Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a title="Giornalismo partecipativo" href="http://www.gennarocarotenuto.it/">Gennaro Carotenuto</a></p>
<blockquote><p>La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi, rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo. Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York Times al Guardian a El País avrebbe rispettato i patti e agito come grande fattore di democratizzazione dell’informazione. Non è andata così.</p></blockquote>
<p>in <a title="leggi l'artiolo" href="http://www.gennarocarotenuto.it/16395-wikileaks-la-vera-storia-della-pubblicazione-senza-filtri-degli-archivi/">Giornalismo partecipativo</a></p>
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		<title>Ponte Galeria inferno inutile</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 15:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Furio Colombo]]></category>
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		<description><![CDATA[Articolo di Furio Colombo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, il 27/07/11 Una ragione grave ha indotto un gruppo di senatori e deputati (tutti di opposizione) ad andare a Ponte Galeria, il cosiddetto Centro di Identificazione e di espulsione di Roma, ovvero la prigione di immigrati e profughi catturati a caso, rinchiusi a caso, detenuti senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo di Furio Colombo pubblicato su <a title="il Fatto Quotidiano" href="hhttp://www.ilfattoquotidiano.it/">Il Fatto Quotidiano</a>, il 27/07/11</p>
<blockquote><p>Una ragione grave ha indotto un gruppo di senatori e deputati (tutti di opposizione) ad andare a Ponte Galeria, il cosiddetto Centro di Identificazione e di espulsione di Roma, ovvero la prigione di immigrati e profughi catturati a caso, rinchiusi a caso, detenuti senza spiegazioni, senza ragioni e senza capire. Lo stesso giorno, il 25 luglio, altri deputati e altri senatori si sono presentati ai Cie in tutta Italia. È accaduto che il governo Bossi-Maroni (al momento ancora formalmente presieduto da Berlusconi) abbia appena stabilito, in modo del tutto arbitrario e mentre tutto accade, nel mondo e in Italia, tranne che un&#8217;emergenza immigrati, che la detenzione cieca, che era di sei mesi, sia adesso improvvisamente diventata una detenzione cieca di un anno e mezzo. Ho scritto &#8220;cieca&#8221; perché niente è chiaro o spiegato o documentato in questa brutta storia. Per essere sicuro che resti cieca, il governo Bossi-Maroni ha deciso, contro la Costituzione, di vietare l&#8217;ingresso ai giornalisti, impedendo dunque qualunque informazione per i cittadini e per l&#8217;opinione pubblica internazionale. Il 25 luglio a Roma c&#8217;erano il presidente dell&#8217;Ordine dei giornalisti. C&#8217;era il segretario della Federazione della stampa. C&#8217;erano televisioni e decine di colleghi giornalisti. Dal tetto di uno degli edifici prigione alcuni detenuti ribelli chiedevano di incontrare i giornalisti e di parlare. Per la stampa non è entrato nessuno.<br />
<span id="more-733"></span><br />
E purtroppo nessun giornale o Tv (breve eccezione, il Tg3) ha condiviso la protesta o almeno dato spazio a questa notizia non insignificante. Siamo entrati noi, i deputati e senatori, e abbiamo incontrato gente disperata in un carcere costruito con mura altissime, sbarre da massima sicurezza, impianti da grave e pericolosa emergenza. Intorno, con la funzione umiliante dei carcerieri, soldati italiani in divisa da guerra, con l&#8217;identificazione tricolore sul braccio, qualcosa che i prigionieri, che sono tutti giovani e prima o poi ritorneranno nel mondo, non dimenticheranno. Dentro funzionari e agenti di polizia, prigionieri a loro volta di una folle invenzione, a cui è stato imposto, nonostante la ben diversa professionalità di fare i sorveglianti, di qua dalle sbarre altissime, che tengono a bada prigionieri che non hanno commesso alcun reato. Tutto è folle qui, dalla violazione dei più elementari diritti garantiti dai trattati che l&#8217;Italia ha firmato, allo sfregio della nostra Costituzione. Tutto, tranne il dolore e il senso di assurdo che viene dal non sapere il perché (l&#8217;arresto) e quando (la liberazione). Le mani si protendevano dietro le sbarre e noi le abbiamo strette facendo promesse che, da minoranza nelle Camere, non potremo mantenere.</p>
<p>Due cose però accadranno. I giornalisti non smetteranno di rivendicare il loro diritto (e avranno tutto il nostro sostegno e il sostegno di molti cittadini). E costituiremo, sul modello proposto dai Radicali, un gruppo di giuristi e avvocati per affrontane questo grave problema legale e morale che infetta e degrada la vita italiana.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E i talebani? Twittano&#8230; in inglese</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 06:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[paesi in guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevano bannato la televisione, la musica e il cinema, perché segno dell’immoralità. Oggi, a distanza di 15 anni, twittano. Segno che i tempi cambiano anche per gli studenti più puri del Corano. Quando tra il 1996 e il 2001 i talebani spadroneggiavano in , quasi tutti i prodotti elettronici erano banditi. Fotografare era fuorilegge e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevano bannato la televisione, la musica e il cinema, perché segno dell’immoralità. Oggi, a distanza di 15 anni, twittano. Segno che i tempi cambiano anche per gli studenti più puri del Corano. Quando tra il 1996 e il 2001 i talebani spadroneggiavano in , quasi tutti i prodotti elettronici erano banditi. Fotografare era fuorilegge e chi veniva scoperto in possesso di una videocamera si meritava frustrate in pubblico. Ma poi, con l’arrivo della coalizione internazionale, qualcosa è cambiato. Prima hanno iniziato ad inviare comunicati stampa, poi email e le tanto odiate immagini. Foto e video degli attacchi ai soldati stranieri. Fino al 2011, quando è arrivata on-line, sotto il nome di <a title="alemarahweb" href="http://twitter.com/alemarahweb">alemarahweb</a>, la pagina ufficiale dell’Emirato Islamico d’Afghanistan.</p>
<p><span id="more-730"></span><br />
“L’Emirato Islamico d’Afghanistan – ha detto Zabiullah Mujahid, portavoce dei talebani – si è iscritto a Twitter sei mesi fa”. Ma la svolta è arrivata soltanto il 12 maggio, quando a fianco dei tweets in pashtu sono arrivati quelli in inglese. “È il segno che i talebani stanno abbracciando le nuove tecnologie per affrontare l’importante battaglia della comunicazione” – mi dice Hamiel, un giornalista freelance afgano. “Ma questo non significa che cesseranno la loro guerriglia, fatta non di messaggini ma di attacchi suicidi e mine”.</p>
<p>Fino al 12 maggio, a seguire le “eroiche” imprese della guerriglia dura e pura, erano poco più di 500 iscritti. Oggi, dopo neppure una settimana, i “followers” sono oltre 5800. E c’è anche un altro fronte che si è aperto. È quello della guerra cibernetica con l’account dell’<a title="ISAF" href="http://www.isaf.nato.int/">ISAF (International Security Assistance Force)</a>, quella battaglia che non si combatte sull’impervio terreno delle valli afghane o delle zone tribali, ma dietro ad uno Pc. “Nemici attaccati a Khak-e-Safid. I combattenti ribelli hanno appena ucciso sei poliziotti burattini” – diceva uno dei tanti messaggi in inglese dei talebani, con un link che rimandava ad una pagina “per maggiori dettagli e immagini”. Sulla pagina Twitter dell’ISAF, invece, si poteva leggere “Cosa è questo? I talebani twittano in inglese? Le bugie sono bugie, non importa la lingua”.</p>
<p>Ma il segno che oramai la guerra è anche in rete, sono i 38 tweet lanciati nelle ultime 24 ore. E se fino a qualche giorno fa quelli in inglese erano soltanto quattro, cinque al giorno, oggi sono addirittura 24, contro i 14 in pashtu. Soltanto quattro le pagine che gli studenti del Corano trovano degne di interesse e quindi di essere seguite. <a title="kavkazcenter" href="hhttp://twitter.com/kavkazcenter">kavkazcenter</a>, una agenzia di stampa islamica indipendente con base in Cecenia, fondata nel 1999, che segue eventi nel mondo islamico, nel Caucaso e in Russia, <a title="nunnasia" href="http://twitter.com/nunnasia">nunnasia</a>, un sito di informazione pakistano, <a title="alsomood" href="http://twitter.com/alsomood">alsomood </a>e <a title="FeedTwit" href="http://twitter.com/FeedTwit">FeedTwit</a>, un programma che serve per pubblicare in automatico gli aggiornamenti sul profilo.</p>
<p>“I talebani hanno scoperto il grande potere della tecnologia e la utilizzano in larga misura in loro favore per attrarre nuove reclute” – dice Mohamed Zia Bomia, direttore a Kabul dell’agenzia di stampa Mahal News Agency.</p>
<p>La notizia è arrivata anche agli espatriati di Kabul. La maggior parte ci scherza, ma alcuni la prendono su serio: “I talebani su Twitter? Adesso non potrò più segnalare i miei spostamenti” scrive un Twitter ironicamente. “Pensi che se vogliono rapirti hanno bisogno di Twitter”, le rispondono dall’altra parte della tastiera. Intanto, l’ultimo aggiornamento in tempo reale dalla pagina <a title="alemarahweb" href="http://twitter.com/alemarahweb">alemarahweb </a>parla di “<a title="shahamat" href="http://shahamat-english.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7513:powerful-mine-destroys-american-armored-tank&amp;catid=1:news&amp;Itemid=2&amp;utm_medium=shahamat&amp;utm_source=shahamat-english.com">un corazzato americano distrutto nella provincia di Helmand</a>”. Giusto per ricordarci che la guerra non è finita con l’apertura di un sito internet.</p>
<p><a title="Ubinindo" href="http://www.unimondo.org/content/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=andrea+bernardi">Andrea Bernardi</a><br />
(<em>Inviato di Unimondo a Kabul</em>)</p>
<p><a title="Unimondo" href="http://www.unimondo.org/">Unimondo</a>, 19 maggio 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ferma la censura&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 12:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il futuro della rete? &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/2011/ferma-la-censura/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><em><a title="sito non raggiungibile" href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/">il futuro della rete?</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo strano caso del tricolore alle finestre</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 15:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[150°]]></category>
		<category><![CDATA[150° anniversario unità d'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Passata la festa del 150° anniversario dell’Unità resta innanzitutto un memorabile Giorgio Napolitano (peraltro pessimamente accompagnato) a testimoniare valori repubblicani in un paese che tali valori non ha mai coltivato. C’è da chiedersi cosa sarebbe stato di noi se in questi vent’anni la politica (almeno questo!), non avesse scelto in sequenza tre dei suoi più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2011/03/logo_big.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-714 alignleft" title="Logo 150° unità d'Italia" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2011/03/logo_big-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></em></p>
<p><em>Passata la festa del 150° anniversario dell’Unità resta innanzitutto un memorabile Giorgio Napolitano (peraltro pessimamente accompagnato) a testimoniare valori repubblicani in un paese che tali valori non ha mai coltivato. C’è da chiedersi cosa sarebbe stato di noi se in questi vent’anni la politica (almeno questo!), non avesse scelto in sequenza tre dei suoi più dignitosi esponenti, il vecchio democristiano Oscar Luigi Scalfaro, il vecchio azionista Carlo Azeglio Ciampi e il vecchio comunista Giorgio Napolitano per dar sostanza di argine ad un Colle dove altrimenti si sarebbero accampate le lanzichenecche di Lele Mora.</em></p>
<p>di <a title="Giornalismo partecipativo" href="www.gennarocarotenuto.it ">Gennaro Carotenuto</a></p>
<p>Fuori, soprattutto negli ultimi vent’anni, è restato il paese che conosciamo, nel quale la disuguaglianza cresce, è gramo vivere al di fuori di una ristretta cerchia di garantiti e dove suonano vuoti i pur indiscutibili ragionamenti su quanto meglio stiamo rispetto a 150 anni fa. L’Italia è oggi un paese nel quale non la casta ma un nutrito numero di cittadini, probabilmente addirittura la maggioranza, ogni volta che può coi valori repubblicani si pulisce le scarpe. Lo testimoniano non tanto e non solo il persistente potere berlusconiano o il declino oramai anche etico dell’opposizione post-comunista che un tempo incarnava in Enrico Berlinguer la “questione morale”. Lo testimoniano innanzitutto quei 150 miliardi di evasione fiscale e quei 60 di corruzione ogni anno che fanno apparire briciole i soldi che Giulio Tremonti taglia via via dalla cultura o dalla salute, dalla scuola o finanche dalle cure palliative ai malati terminali.</p>
<p>In Italia non c’è un Brenno straniero da respingere col ferro ma milioni di Brenno interni che sottraggono al paese quell’oro senza il quale nulla è possibile (dal risanamento dei conti pubblici a finanziare scuola, sanità, ricerca…). E non è un paradosso che il partito anti-italiano, che teorizza addirittura l’estraneità e superiorità della propria gente sul paese tutto, la Lega Nord, dal Trota Bossi alle quote latte, si sia dimostrato il più arci-italiano dei partiti nell’applicare un familismo amorale che non ha latitudini e che appare oggi, per certi versi più delle mafie (che almeno sono perseguibili penalmente), il vero cancro del paese.</p>
<p>In tale amoralità diffusa resta da interpretare la novità di quelle bandiere appese alle finestre. Queste fanno apparire una scommessa vinta quella di quanti, Napolitano, ma anche Giuliano Amato tra i politici di primo piano, hanno scelto di celebrare il 17 marzo come festa nazionale sulla scia della rivalorizzazione di simboli patrii inaugurata da Carlo Azeglio Ciampi per contrastare con simboli unificanti l’eversione leghista allegramente cooptata dalla politica romana. Tali bandiere, in alcune regioni soprattutto del centro-Italia, a tratti sono apparse quasi un tripudio tricolore. Cosa ha animato chi il tricolore ha esposto, dai balconi come dalle vetrine? Vuoto conformismo? Neo-nazionalismo? Orgoglio per glorie passate di fronte alle meschinità presenti? Superamento del Novecento nel quale l’esposizione del tricolore (ma perché dimenticano sempre il Guttuso del simbolo del PCI e il Garibaldi delle brigate partigiane prima e del Fronte popolare poi?) era interpretata come revanchismo fascista? Semplice voglia di festa, magari consumista? Aspirazione ad un nuovo Risorgimento nella rivendicazione dei valori repubblicani identificati col simbolo bandiera?</p>
<p><span id="more-713"></span>Sarebbe bello sposare in toto tale ultima tesi ma la risposta è probabilmente un po’ in ognuna di tali supposizioni. S’espone il tricolore con più leggerezza, s’espone perché altri lo fanno, s’espone perché viva l’Italia e ciao, s’espone (magari titubando) per lanciare un messaggio contro il regime dei peggiori ch’è riuscito a far ministri impresentabili come Mariastella Gelmini, Roberto Calderoli, Franco Frattini. Di sicuro in quelle bandiere non v’è più l’esasperazione della religione politica novecentesca, non può esserci la riproposizione astratta degli ideali post-romantici dei giovani dell’Ottocento che fecero l’Italia, ma non v’è ancora, se non in embrione, una religione civile del XXI secolo. Tuttavia quel tricolore alle finestre resta un simbolo, che come tale vuol dir tutto e niente ma sul quale dobbiamo interrogarci. I migranti, molti, che ieri hanno esposto la bandiera italiana quasi con ingenuità, magari con figli piccoli che stanno educando a vivere in un paese spesso ostile, ci hanno indicato nella ricerca di valori solidali l’uscita dal feroce individualismo del ventennio neoliberale. Ci hanno detto (ribaltando se si vuole il guerresco Mameli) che è nel rifiuto dell’altro, dell’estraneo e del diverso che il regime della paura sul quale si basa l’individualismo imperante prospera. Ci hanno detto che è solo in un ritrovato senso della cittadinanza che l’Italia può farcela.</p>
<p>In questo senso sarebbe bello e forse necessario estendere il 17 marzo a oggi, 18, a domani 19 e continuare a esporre quel tricolore oltre il 25 aprile fino al 2 giugno. E’ la Costituzione repubblicana il patto collettivo che già c’è e che dobbiamo rinnovare. I simboli, che sono tutto e niente, possono e devono essere interpretati e riempiti di contenuto e significato. Quel tricolore deve incarnare i valori repubblicani e rappresentare gli italiani in un nuovo patto che superi l’esistente in una nuova idea inclusiva di società che punti a farsi religione civile del XXI secolo nella quale riconoscersi, incontrarsi farsi forza e contrastare in un’asperrima battaglia i milioni di Brenno che vivono tra noi e perfino quel Brenno che alligna in ognuno di noi ogni volta che il nostro <em>particulare</em> ci invoglia a violare le regole. Non è facile, ma quando mai lo è stato?</p>
<p>in <a title="Giornalismo partecipativo" href="http://www.gennarocarotenuto.it/">Giornalismo partecipativo</a>, 18 marzo 2011</p>
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		<title>A difesa della scuola pubblica</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 10:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.</p>
<p><span id="more-711"></span></p></blockquote>
<blockquote><p>Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.<br />
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.</p></blockquote>
<p>Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950</p>
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		<title>Siamo anche “figlie del cielo”</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 15:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Montanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Punto rosa]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ la mia riflessione di questa mattina,13 febbraio, nell’attesa di partecipare alla manifestazione “Se non ora quando?”, nella Piazza del Popolo di Ravenna. Felice di sapere che anche nella nostra piccola città di provincia un popolo di donne, da giorni, si stava mobilitando per far sentire la voce dell’indignazione e la volontà d’impegno, contro la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2011/02/senonora-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-705" title="senonora (1)" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2011/02/senonora-1.jpg" alt="" width="500" height="231" /></a></div>
<div></div>
<div><em>E’ la mia riflessione di questa mattina,13 febbraio, nell’attesa di partecipare alla manifestazione “Se non ora quando?”, nella Piazza del Popolo di Ravenna. Felice di sapere che anche nella nostra piccola città di provincia un popolo di donne, da giorni, si stava mobilitando per far sentire la voce dell’indignazione e la volontà d’impegno, contro la biasimevole condotta politica del governo e del suo cosiddetto “presidente”. Una riflessione di semplice cittadina, mossa soprattutto dalla constatazione, per me incredibile, che ci sono ancora tante donne, troppe, cieche, sorde e mute nei confronti di ciò che sta accadendo.</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div id="_mcePaste">E’ come respirare…</div>
<div id="_mcePaste">Respirare è un fatto naturale…, per tutti, donne e uomini. Giù e su, su e giù…Chi ci fa caso? L’aria ci corre dentro e fuori e noi intanto facciamo la nostra vita, giorno dopo giorno, ora dopo ora… Le solite cose della nostra vita, lavorare, mangiare, camminare, pensare, gioire, soffrire… E il respiro ci accompagna, con il ritmo silente di uno stantuffo.</div>
<div id="_mcePaste">Ma ci sono circostanze, momenti difficili delle nostre vite in cui ci accorgiamo che respirare regolarmente, normalmente, non ci basta, non ci dà energia, vitalità. Sentiamo che il nostro respiro è corto, si blocca, ci fa boccheggiare, come pesci nell’acqua , e non come creature dell’aria…</div>
<div id="_mcePaste">Ci sembra di soffocare, oppressi da pesi, schiacciati a terra…</div>
<div id="_mcePaste">Allora sentiamo all’improvviso, urgente, il bisogno di respirare “consapevolmente”, abbiamo bisogno di riconsiderare quel giù …, che forse non va nel profondo, nella nostra pancia, non riesce a  nutrire quelle radici che stanno piantate nella terra, e quel su, che stenta a farsi flusso ascendente</div>
<div id="_mcePaste">per espanderci verso l’aria, tutta l’aria circostante, fino al cielo…</div>
<div><span id="more-699"></span></div>
<div id="_mcePaste">Se diventiamo coscienti che il nostro è solo un respiro “naturale”, ma non “consapevole”, allora capiamo che dobbiamo fare qualcosa, che sta in noi scegliere di “imparare a respirare”…ahhh!, su e giù, giù e su, liberamente, profondamente, per sentirci creature nobili, fra terra e cielo, per stare bene, con noi stessi e con gli altri, per avere l’energia di portare cambiamenti positivi, in noi innanzitutto, e nell’ambiente in cui ci troviamo a vivere.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco, la metafora mi è venuta in mente, in questi giorni in cui si è tanto parlato di donne e fra donne, soprattutto, condividendo opinioni e scelte, ma anche esprimendo distinguo e opposizioni.</div>
<div id="_mcePaste">Noi donne, respiriamo “naturalmente”, certo, giorno dopo giorno, ora dopo ora e il ritmo del nostro respiro è sempre più accelerato, perfino affannoso, perché sono sempre di più le cose che facciamo e vogliamo fare, oltre la casa, la famiglia, la scuola, il lavoro…Vogliamo divertirci, viaggiare, incontrarci, tenerci in forma, dare al nostro corpo quell’attenzione che generazioni fa non si dava…</div>
<div id="_mcePaste">Ma è forse, per molte di noi, un respiro piatto, corto, non salutare, non consapevole.. che non ci porta ad avere coscienza che siamo anche “figlie del cielo”, che possiamo trasvolare sulla terragna quotidianità del nostro vivere e sollevarci, con l’energia di un respiro più potente, a guardare da un po’ più in alto, noi stesse e le nostre sorelle, le nostre amiche, le donne tutte…</div>
<div id="_mcePaste">Per renderci conto che troppo spesso accettiamo di vivere sotto il peso di condizionamenti, troppo spesso siamo stimolate a correre per falsi bisogni, a inseguire modelli di comportamento, stili di vita  che rispondono soprattutto alle attese, ai bisogni dell’universo maschile, che magari promettono nell’immediato vantaggi, successi, lusinghe…felicità??, ma che in realtà “tolgono respiro”  alla libertà e alla dignità della donna, giorno dopo giorno, fino a seppellirle sotto la terra e a negare il cielo.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco il mio invito: oggi, anzi da oggi, noi donne di Ravenna, giovanissime, giovani e meno giovani, che abbiamo alle spalle, nella nostra storia cittadina, tanti esempi di donne che hanno fatto scelte coraggiose, di impegno e anche di lotta, possiamo e “dobbiamo” prenderci una boccata d’aria, da oggi impariamo o ricordiamoci di “respirare consapevolmente”, ricordiamoci di essere anche “figlie del cielo”, perché il peso delle circostanze …vorrebbe schiacciarci a terra!</div>
<div id="_mcePaste">Ravenna, 13 febbraio 2011</div>
<p>Siamo anche “figlie del cielo”<br />
E’ la mia riflessione di questa mattina,13 febbraio, nell’attesa di partecipare alla manifestazione “Se non ora quando?”, nella Piazza del Popolo di Ravenna. Felice di sapere che anche nella nostra piccola città di provincia un popolo di donne, da giorni, si stava mobilitando per far sentire la voce dell’indignazione e la volontà d’impegno, contro la biasimevole condotta politica del governo e del suo cosiddetto “presidente”. Una riflessione di semplice cittadina, mossa soprattutto dalla constatazione, per me incredibile, che ci sono ancora tante donne, troppe, cieche, sorde e mute nei confronti di ciò che sta accadendo.<br />
E’ come respirare…Respirare è un fatto naturale…, per tutti, donne e uomini. Giù e su, su e giù…Chi ci fa caso? L’aria ci corre dentro e fuori e noi intanto facciamo la nostra vita, giorno dopo giorno, ora dopo ora… Le solite cose della nostra vita, lavorare, mangiare, camminare, pensare, gioire, soffrire… E il respiro ci accompagna, con il ritmo silente di uno stantuffo.Ma ci sono circostanze, momenti difficili delle nostre vite in cui ci accorgiamo che respirare regolarmente, normalmente, non ci basta, non ci dà energia, vitalità. Sentiamo che il nostro respiro è corto, si blocca, ci fa boccheggiare, come pesci nell’acqua , e non come creature dell’aria…Ci sembra di soffocare, oppressi da pesi, schiacciati a terra…Allora sentiamo all’improvviso, urgente, il bisogno di respirare “consapevolmente”, abbiamo bisogno di riconsiderare quel giù …, che forse non va nel profondo, nella nostra pancia, non riesce a  nutrire quelle radici che stanno piantate nella terra, e quel su, che stenta a farsi flusso ascendenteper espanderci verso l’aria, tutta l’aria circostante, fino al cielo…Se diventiamo coscienti che il nostro è solo un respiro “naturale”, ma non “consapevole”, allora capiamo che dobbiamo fare qualcosa, che sta in noi scegliere di “imparare a respirare”…ahhh!, su e giù, giù e su, liberamente, profondamente, per sentirci creature nobili, fra terra e cielo, per stare bene, con noi stessi e con gli altri, per avere l’energia di portare cambiamenti positivi, in noi innanzitutto, e nell’ambiente in cui ci troviamo a vivere.<br />
Ecco, la metafora mi è venuta in mente, in questi giorni in cui si è tanto parlato di donne e fra donne, soprattutto, condividendo opinioni e scelte, ma anche esprimendo distinguo e opposizioni.<br />
Noi donne, respiriamo “naturalmente”, certo, giorno dopo giorno, ora dopo ora e il ritmo del nostro respiro è sempre più accelerato, perfino affannoso, perché sono sempre di più le cose che facciamo e vogliamo fare, oltre la casa, la famiglia, la scuola, il lavoro…Vogliamo divertirci, viaggiare, incontrarci, tenerci in forma, dare al nostro corpo quell’attenzione che generazioni fa non si dava…<br />
Ma è forse, per molte di noi, un respiro piatto, corto, non salutare, non consapevole.. che non ci porta ad avere coscienza che siamo anche “figlie del cielo”, che possiamo trasvolare sulla terragna quotidianità del nostro vivere e sollevarci, con l’energia di un respiro più potente, a guardare da un po’ più in alto, noi stesse e le nostre sorelle, le nostre amiche, le donne tutte… Per renderci conto che troppo spesso accettiamo di vivere sotto il peso di condizionamenti, troppo spesso siamo stimolate a correre per falsi bisogni, a inseguire modelli di comportamento, stili di vita  che rispondono soprattutto alle attese, ai bisogni dell’universo maschile, che magari promettono nell’immediato vantaggi, successi, lusinghe…felicità??, ma che in realtà “tolgono respiro”  alla libertà e alla dignità della donna, giorno dopo giorno, fino a seppellirle sotto la terra e a negare il cielo.<br />
Ecco il mio invito: oggi, anzi da oggi, noi donne di Ravenna, giovanissime, giovani e meno giovani, che abbiamo alle spalle, nella nostra storia cittadina, tanti esempi di donne che hanno fatto scelte coraggiose, di impegno e anche di lotta, possiamo e “dobbiamo” prenderci una boccata d’aria, da oggi impariamo o ricordiamoci di “respirare consapevolmente”, ricordiamoci di essere anche “figlie del cielo”, perché il peso delle circostanze …vorrebbe schiacciarci a terra!</p>
<p>Ravenna, 13 febbraio 2011</p>
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		<title>Wikileaks</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 12:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks Italia]]></category>

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