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	<title>agli incroci dei venti &#187; Mondo</title>
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	<description>cultura politica societa'</description>
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		<title>E i talebani? Twittano&#8230; in inglese</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 06:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[paesi in guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevano bannato la televisione, la musica e il cinema, perché segno dell’immoralità. Oggi, a distanza di 15 anni, twittano. Segno che i tempi cambiano anche per gli studenti più puri del Corano. Quando tra il 1996 e il 2001 i talebani spadroneggiavano in , quasi tutti i prodotti elettronici erano banditi. Fotografare era fuorilegge e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevano bannato la televisione, la musica e il cinema, perché segno dell’immoralità. Oggi, a distanza di 15 anni, twittano. Segno che i tempi cambiano anche per gli studenti più puri del Corano. Quando tra il 1996 e il 2001 i talebani spadroneggiavano in , quasi tutti i prodotti elettronici erano banditi. Fotografare era fuorilegge e chi veniva scoperto in possesso di una videocamera si meritava frustrate in pubblico. Ma poi, con l’arrivo della coalizione internazionale, qualcosa è cambiato. Prima hanno iniziato ad inviare comunicati stampa, poi email e le tanto odiate immagini. Foto e video degli attacchi ai soldati stranieri. Fino al 2011, quando è arrivata on-line, sotto il nome di <a title="alemarahweb" href="http://twitter.com/alemarahweb">alemarahweb</a>, la pagina ufficiale dell’Emirato Islamico d’Afghanistan.</p>
<p><span id="more-730"></span><br />
“L’Emirato Islamico d’Afghanistan – ha detto Zabiullah Mujahid, portavoce dei talebani – si è iscritto a Twitter sei mesi fa”. Ma la svolta è arrivata soltanto il 12 maggio, quando a fianco dei tweets in pashtu sono arrivati quelli in inglese. “È il segno che i talebani stanno abbracciando le nuove tecnologie per affrontare l’importante battaglia della comunicazione” – mi dice Hamiel, un giornalista freelance afgano. “Ma questo non significa che cesseranno la loro guerriglia, fatta non di messaggini ma di attacchi suicidi e mine”.</p>
<p>Fino al 12 maggio, a seguire le “eroiche” imprese della guerriglia dura e pura, erano poco più di 500 iscritti. Oggi, dopo neppure una settimana, i “followers” sono oltre 5800. E c’è anche un altro fronte che si è aperto. È quello della guerra cibernetica con l’account dell’<a title="ISAF" href="http://www.isaf.nato.int/">ISAF (International Security Assistance Force)</a>, quella battaglia che non si combatte sull’impervio terreno delle valli afghane o delle zone tribali, ma dietro ad uno Pc. “Nemici attaccati a Khak-e-Safid. I combattenti ribelli hanno appena ucciso sei poliziotti burattini” – diceva uno dei tanti messaggi in inglese dei talebani, con un link che rimandava ad una pagina “per maggiori dettagli e immagini”. Sulla pagina Twitter dell’ISAF, invece, si poteva leggere “Cosa è questo? I talebani twittano in inglese? Le bugie sono bugie, non importa la lingua”.</p>
<p>Ma il segno che oramai la guerra è anche in rete, sono i 38 tweet lanciati nelle ultime 24 ore. E se fino a qualche giorno fa quelli in inglese erano soltanto quattro, cinque al giorno, oggi sono addirittura 24, contro i 14 in pashtu. Soltanto quattro le pagine che gli studenti del Corano trovano degne di interesse e quindi di essere seguite. <a title="kavkazcenter" href="hhttp://twitter.com/kavkazcenter">kavkazcenter</a>, una agenzia di stampa islamica indipendente con base in Cecenia, fondata nel 1999, che segue eventi nel mondo islamico, nel Caucaso e in Russia, <a title="nunnasia" href="http://twitter.com/nunnasia">nunnasia</a>, un sito di informazione pakistano, <a title="alsomood" href="http://twitter.com/alsomood">alsomood </a>e <a title="FeedTwit" href="http://twitter.com/FeedTwit">FeedTwit</a>, un programma che serve per pubblicare in automatico gli aggiornamenti sul profilo.</p>
<p>“I talebani hanno scoperto il grande potere della tecnologia e la utilizzano in larga misura in loro favore per attrarre nuove reclute” – dice Mohamed Zia Bomia, direttore a Kabul dell’agenzia di stampa Mahal News Agency.</p>
<p>La notizia è arrivata anche agli espatriati di Kabul. La maggior parte ci scherza, ma alcuni la prendono su serio: “I talebani su Twitter? Adesso non potrò più segnalare i miei spostamenti” scrive un Twitter ironicamente. “Pensi che se vogliono rapirti hanno bisogno di Twitter”, le rispondono dall’altra parte della tastiera. Intanto, l’ultimo aggiornamento in tempo reale dalla pagina <a title="alemarahweb" href="http://twitter.com/alemarahweb">alemarahweb </a>parla di “<a title="shahamat" href="http://shahamat-english.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7513:powerful-mine-destroys-american-armored-tank&amp;catid=1:news&amp;Itemid=2&amp;utm_medium=shahamat&amp;utm_source=shahamat-english.com">un corazzato americano distrutto nella provincia di Helmand</a>”. Giusto per ricordarci che la guerra non è finita con l’apertura di un sito internet.</p>
<p><a title="Ubinindo" href="http://www.unimondo.org/content/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=andrea+bernardi">Andrea Bernardi</a><br />
(<em>Inviato di Unimondo a Kabul</em>)</p>
<p><a title="Unimondo" href="http://www.unimondo.org/">Unimondo</a>, 19 maggio 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Torture democratiche</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2009/torture-democratiche/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 08:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[30/04/1859 Il governo provvisorio della Toscana abolisce la pena di morte La tortura è un crimine. La tortura è sempre vietata. Tutte le norme internazionali, dalla Dichiarazione Universale alle Convenzioni di Ginevra, la proibiscono tassativamente. La tortura non ha giustificazioni e contro di essa le Nazioni Unite hanno votato una Risoluzione e una Convenzione. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>30/04/1859<br />
Il governo provvisorio della Toscana abolisce la pena di morte</small></strong></p>
<p>La tortura è un crimine.<br />
La tortura è sempre vietata.<br />
Tutte le norme internazionali, dalla Dichiarazione Universale alle Convenzioni di Ginevra, la proibiscono tassativamente. La tortura non ha giustificazioni e contro di essa le Nazioni Unite hanno votato una Risoluzione e una Convenzione.<br />
Questo non ha impedito che alcuni paesi la praticassero spudoratamente, ma ora la tortura è un crimine di carattere internazionale e chi la pratica, o la istiga, può essere processato in qualsiasi paese: indipendentemente dal luogo in cui è avvenuto il delitto e senza considerare la nazionalità sua o delle vittime.<br />
Nei giorni scorsi grande è stato lo sconcerto dell’opinione pubblica mondiale nel vedere l’attuale Amministrazione Americana ammettere pubblicamente che gli Usa hanno utilizzato la tortura, che questa è stata autorizzata e pianificata dalle più alte cariche governative e che a questo si sono aggiunti altri crimini da camorristi (come il sequestro di persona) commessi con la complicità di altri governi.<br />
Ovviamente queste notizie erano già state diffuse, e non da ieri, dalle organizzazioni che si occupano di difesa dei diritti umani, ma sentirle ammettere dal governo americano fa male, soprattutto ai diritti dell’Uomo. Perché sarà dura chiedere ai paesi del mondo di rispettare quelle norme e quei diritti che gli Stati Uniti si mettono così disinvoltamente sotto i piedi.<br />
Nel frattempo i nostri sfegatati difensori dei diritti umani, così pronti a tagliarsi le vene ogni qualvolta gli torni utile, non hanno emesso il più flebile dei sospiri.</p>
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		<title>Note sul sistema giudiziario americano</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2009/note-sul-sistema-giudiziario-americano/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 11:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalita']]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[sistema giudiziario]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[11 aprile 2009 The common-law system is inherently messy Lawrence M. Friedman Il sistema giudiziario americano è diviso in tre parti La prima divisione riguarda quella fra sistema giudiziario federale e statale. Il primo si occupa, con molte duplicazioni e sovrapposizioni, di reati federali (droga, immigrazione illegale, frode postale, uccisione del presidente, ecc.), o commessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>11 aprile 2009</small></strong></p>
<blockquote><p>The common-law system is inherently messy</p></blockquote>
<p>Lawrence M. Friedman</p>
<p>Il sistema giudiziario americano è diviso in tre parti<br />
La prima divisione riguarda quella fra sistema giudiziario federale e statale.<br />
Il primo si occupa, con molte duplicazioni e sovrapposizioni, di reati federali (droga, immigrazione illegale, frode postale, uccisione del presidente, ecc.), o commessi in territorio federale (riserve indiane, aeroporti internazionali, ecc.), delle bankruptcy court, delle cause che riguardano le agenzie federali e degli habeas corpus capitali.<br />
Alla base ci sono le 94 US District Courts (almeno una per stato) e ogni stato è all’interno di uno degli 11 Circuiti federali, più due a Washington DC. I casi giudiziari trattati sono 250.000 all’anno.<br />
Sopra le district courts ci sono le 13 US Circuit Courts of Appeals (che sono courts of law) (70.000 casi). Molto raramente accade che un caso, già deciso dal panel di tre giudici tipico delle corti d’appello, sia riascoltato En Banc: cioè da tutti i giudici.<br />
Sopra tutti (anche alle corti supreme statali) si erge la Corte Suprema degli Stati Uniti, composta dal Chief Justice e da otto Associated Justice.<br />
Riceve 7-8.000 richieste di certiorari l’anno, ma se la cava con 60-70 sentenze (il cosiddetto otto per mille della corte suprema). Occorre il voto di quattro giudici per consentire a un caso di essere ascoltato e quello di cinque per fermare un’esecuzione. (rule of four, rule of five).<br />
<span id="more-518"></span>I giudici federali sono nominati a vita dal Presidente, previo consenso del Senato, dove vige la tradizione del “Senatorial courtesy”. In altre parole, se il nominato non piace ai senatori del circuito in cui deve operare, il Senato non ne accetta la nomina. Famoso il caso del giudice (nero) White la cui nomina fu bloccata dall’allora senatore Ashcroft che lo accusava di essere pro-crime.<br />
Fra giudici in attività, in semi ritiro e “magistrates” consta di circa 2.000 persone. I DA federali (nominati e revocati come il GA federale dal Prez) sono 93 perché Guam è unito alle Marianne.</p>
<p>Il grosso del lavoro giudiziario (federalization of crimes a parte) lo fanno ovviamente gli stati.<br />
Ogni stato ha il suo proprio Codice Penale e le sue leggi (revised statutes), il suo Codice di Procedura Penale e le sentenze dalle sue Corti. Ogni stato ha una Corte Suprema (ce l’hanno anche i Navajos), con Texas e Oklahoma che ne hanno due (una per i casi civili e una per i penali) A New York e in Maryland la corte suprema si chiama Court of Appeals mentre la New York Supreme Court è una normalissima corte di giustizia.</p>
<p>Il sistema statale è a sua volta nettamente diviso in due livelli.<br />
In basso le 13.500 Trial Courts of Limited Jurisdiction. Denominate anche Lower Courts sono courts not of record e perciò, non tenendo un verbale delle udienze, nella rara occorrenza che il caso arrivi in appello, bisogna fare il processo “de novo”. A seconda dello stato (giurisdizione) hanno i nomi più diversi: municipal court, mayor court, police court, city court, circuit court, district court, magistrate court, court of common pleas, justice of the peace court, ma in ogni caso i loro sono summary trial e bench trial (senza l’impiccio di una giuria) o con solo sei giurati.<br />
I giudici di queste corti non necessitano di una formazione giuridica e, come accade nelle Town e Village Courts dello stato di New York, spesso non sono nemmeno diplomati.<br />
Si occupano di misdemeanours (reati per cui è prevista una pena massima di un anno) e di piccole cause civili e lo fanno con grande rapidità e efficienza (pochi minuti), anche grazie al fatto che la presenza di un avvocato non è normalmente prevista e spesso nemmeno consentita. Gestiscono 90 milioni di casi all’anno.<br />
Il District Attorney normalmente non si occupa di quello che accade in queste corti, dove è la polizia a portare i sospetti davanti al giudice. Con la crisi attuale il disinteresse delle Procure sta aumentando, tanto che molti felonies finiscono con l’essere trattati come misdemeanours nelle lower courts.</p>
<p>L’altro livello di giustizia statale assomiglia al nostro, ma in america il patteggiamento è la regola e il processo l’eccezione<br />
Ci sono 3.000 Trial Courts of General Jurisdiction (chiamate district courts o circuit courts), le corti d’appello (ma non sempre) e la court of last resort.<br />
Le corti sono gestite da giudici veri, tengono il verbale delle udienze e si occupano di felonies (reati con pene superiori all’anno) e cause civili, ma possono essere anche corti specializzate come le drug courts, che invece che spedire la gente in galera la mandano in trattamento.<br />
Una dozzina di stati non ha le corti d’appello (two tier system) e gli appelli finiscono direttamente alla locale corte suprema. Gli altri (three tier system) le hanno, ma le usano poco.<br />
L’appello non è infatti un diritto costituzionale e solo i condannati a morte hanno una revisione automatica del giudizio. Tutti gli altri possono solo sperare di rientrare in quel numero decisamente piccolo di casi in cui una corte d’appello prende in considerazione la richiesta di certiorari. L’appello può essere chiesto per due motivi: la condanna è sproporzionata o nel processo di merito vi sono state grave e numerose violazioni costituzionali. Non consiste nel rifacimento nemmeno parziale del dibattimento, ma nella revisione formale del verbale. Tocca al condannato dimostrare che vi sono stati errori così gravi e numerosi da costringere all’annullamento del processo. In un caso capitale le due ragioni coincidono, ma può essere annullata solo la sentenza, mantenendo valido il verdetto di colpevolezza.</p>
<p>Paradossalmente né il verdetto capitale, né la sentenza di morte richiedono particolari spiegazioni, mentre sentenze più lievi devono essere, a volte, laboriosamente motivate per far capire, nell’intricata tabella delle senteching guidelines, come ha ragionato il giudice nell’imporre, in un caso di acquitted conduct sentencing enhancement, sessanta mesi invece dei sei previsti.</p>
<p>L’appello, civile o penale, può diventare una messa cantata pluridecennale. Sia per l’American Rule (nelle cause civili chi perde non paga mai la parcella dell’avvocato del vincitore), sia perché la prescrizione si interrompe con l’inizio del procedimento penale. C’è gente che sta da trent’anni nel braccio della morte e Wilebrt Rideau è stato processato per la quarta volta a quasi mezzo secolo dal delitto.</p>
<p>Nel 2004, su 45 milioni e duecentomila procedimenti giudiziari civili, penali, juveniles, family courts, ecc. ma senza le traffic courts, i casi in appello erano 273 mila.</p>
<p>Da sfatare è il mito delle carriere differenziate.<br />
I giudici americani sono quasi tutti ex procuratori e gli avvocati passano con assoluta indifferenza dalla libera professione al lavoro (anche a tempo determinato) per la Procura e viceversa. I DA sono eletti (ma non in Alaska, Connecticut, New Jersey e Washington DC.) e considerano questa carica una tappa in una carriera politica che spesso li porta ad essere GA, Sindaci, Senatori, ecc. Alcuni, come il District Attorney di Manhattan Morgentau, sono praticamente inamovibili, tanto da meritare l’appellativo di District Eternity, ma la gran parte dei politici americani ha l’abitudine di morire in carica, (però devono passare sotto le forche caudine delle primarie).<br />
Altri miti da sfatare sono quelli della responsabilità civile di giudici e procuratori, della inesistenza di ritenute fiscali sulla busta paga e del basso numero degli impiegati statali: il solo sistema giudiziario penale ne impiega 2,5 milioni.</p>
<p>I giudici dovrebbero essere circa 30.000 (più i court commissioner)<br />
In una dozzina di stati sono nominati (normalmente dal Governatore).<br />
In una ventina sono prima selezionati da una commissione e poi nominati e solo dopo un paio d’anni sottoposti a una verifica elettorale, at large, nella quale devono ottenere più voti positivi che negativi.<br />
Nei restanti stati sono eletti. In alcuni con elezioni partisan dove i candidati sono apertamente sostenuti da un partito. Di recente ci sono state roventi polemiche per i finanziamenti elettorali forniti da società che poi si troveranno in giudizio davanti ai giudici finanziati.<br />
Da tempo è invalso l’uso da parte di giudici vicini alla fine del mandato e decisi a non ricandidarsi, di dimettersi qualche mese prima della normale scadenza, in modo che il Governatore, nell’impossibilità di indire le normali primarie ed elezioni, nomini un sostituto di suo gradimento. Questo terrà il posto di giudice (acting, substitute) per un paio d’anni fino al normale election day, quando si presenterà come incumbent.<br />
I giudici restano in carica parecchi anni, mentre i DA normalmente 4.</p>
<p>Gli elettori normalmente confermano i giudici in carica, ma è accaduto, a Rose Bird in California e a Penny White in Tennessee, di essere cacciate dalle rispettive corti supreme grazie alle violente campagne denigratorie organizzate dai governatori che esigevano una servile conferma delle sentenze di morte</p>
<p>Meglio comunque non mitizzare il sistema elettorale americano in cui non sono poche le elezioni uncontested, dove si presenta un solo candidato perché nessuno ha voglia di spendere un sacco di soldi per farsi massacrare dall’incumbent. Secondo il Washington Post (07/11/2003) nelle elezioni della Camera del 2002 ben 78 seggi su 435 erano uncontested, mentre, nel 2003, lo erano 89 dei 140 seggi della Camera della Virginia.</p>
<p>I DA hanno nomi diversi a seconda dello stato (Commonwealth&#8217;s Attorney, State&#8217;s Attorney, County Attorney, County Prosecutor) e sono il motore di tutto il sistema processuale. Sono loro che decidono se incriminare o lasciar perdere, se scambiare  una testimonianza con l’impunità, se patteggiare o andare al processo e con quanti e quali capi d’imputazione. I loro 2.341 uffici coprono una o più contee e impiegano 79.000 persone di cui 27.000 sono normali avvocati (Assistant DA) .<br />
Ogni anno fanno condannare 1.200.000 felons, di cui la metà va in prigione.</p>
<p><small><strong>Bibliografia</strong></small></p>
<p><small>Articoli del New York Times riguardanti i finanziamenti delle campagne elettorali dei giudici</small></p>
<p><small>Campaign Cash Mirrors a High Court’s Rulings, October 1, 2006</small></p>
<p><small>The Selling of the Judiciary: Campaign Cash ‘in the Courtroom’, April 15, 2008</small></p>
<p><small>West Virginia’s Top Judge Loses His Re-election Bid, May 15, 2008</small></p>
<p><small>Rendering Justice, With One Eye on Re-Election, May 25, 2008</small></p>
<p><small>ABA<br />
<a title="download [pdf]" href="http://www.abanet.org/leadership/fact_sheet.pdf">Judicial Selection Methods In The States</a> [PDF]</small></p>
<p><small>BJS<br />
State court Organization, 1987-2004. october 2007</small></p>
<p><small>Bohm Robert<br />
A concise Introduction to Criminal Justice. Boston, Mc Grow Hill, 2007</small></p>
<p><small><a title="New York Times" href="http://www.nytimes.com/2006/09/25/nyregion/25courts.html">Broken Bench</a><br />
New York Times September 25, 2006</small></p>
<p><small>Davis Angela J.<br />
<a title="download [pdf]" href="http://publications.u-paris10.fr/23/01/AngelaDavisPaper-1.pdf">The Power and Discretion of the American Prosecutor</a> [PDF]</small></p>
<p><small>Friedman Lawrence<br />
Crime and Punishment in American History, New York, Basic Books, 1993.<br />
American Law. An Introduction. Revise and Updated Edition.  New York. .Norton 1998<br />
Law in America. A Short History New York, Modern Library, 2002</small></p>
<p><small>Schmalleger Frank<br />
Criminal Justice Today. An Introductio. 9th edition. NJ, Prentice Hall, 2008</small></p>
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		<title>Natale e Hanukkah</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 18:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Ettore Masina   …. E la gloria del Signore avvolse i pastori di una grande luce… (Luca 2,9). Da quella luce mi sono tante volte, gioiosamente, lasciato travolgere anch’io, ma quest’anno non ci riesco. Troppe ombre inquiete e inquietanti mi sembrano addensarsi sui giorni che stiamo vivendo; e non sono soltanto le ombre della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a title="Sito di Ettore Masina" href="http://www.ettoremasina.it/">Ettore Masina</a></p>
<p> </p>
<p><em>…. E la gloria del Signore avvolse i pastori di una grande luce… (Luca 2,9)</em>. Da quella luce mi sono tante volte, gioiosamente, lasciato travolgere anch’io, ma quest’anno non ci riesco. Troppe ombre inquiete e inquietanti mi sembrano addensarsi sui giorni che stiamo vivendo; e non sono soltanto le ombre della crisi economica, che martirizza tante famiglie. Questo è il Natale felice della P2: Berlusconi, seguendo il vangelo di Gelli e il proprio sfrenato narcisismo, sente possibile ormai trasformarsi nel Lider Maximo di una democradura e ne dichiara l’intento. È il Natale felice di un’arroganza papista che pretende di definire persino il significato dell’identità di genere mentre senza misericordia distoglie gli occhi dalle crudeli persecuzioni degli omosessuali in tante parti del mondo. È il Natale felice di un clericalismo che impone al governo italiano di revocare i pur esigui tagli al finanziamento delle scuole private e ottiene pronta esecuzione del suo volere. È il Natale felice di cattolici che si credono fedelissimi al Cristo perché vanno alla messa di mezzanotte ma non sentono lo scandalo di un milione di famiglie italiane che non hanno soldi a sufficienza per mangiare e riscaldarsi, mentre il 10 per 100 della popolazione si  divide il 50 per 100 della ricchezza nazionale. È il Natale felice dei liberisti, atei devoti che ottengono da Benedetto XVI patenti di nobiltà. È un Natale in cui nelle parrocchie del Nord, salvo belle eccezioni, si tace sul razzismo e nelle nostre “Betlemme” &#8211; paesi e città – Maria e Giuseppe invece che casa trovano ostilità e disprezzo perché, extracomunitari, “non sono dei nostri”. E’ un Natale in cui a molti vescovi (compreso quello di Roma) i problemi del sesso, dei feti e della condanna a una “vita” vegetativa sembrano più importanti delle guerre, almeno a giudicare dalla frequenza e dalla severità dei loro interventi.</p>
<p> <br />
<span id="more-421"></span><br />
In  questa festa della Natività siamo costretti a ripensare ai morti poiché i vivi appaiono pochissimo vitali, o peggio. Il trentesimo anniversario della scomparsa di papa Giovanni ha fatto ricordare con nostalgia a molti di noi la sua pastorale della tenerezza, il magistero della misericordia, la denunzia della irrazionalità delle guerre e l’assoluta necessità della pace, il riconoscimento della suprema  importanza dei poveri come requisito indispensabile della autenticità di una Chiesa evangelica. Abbiamo ricordato con commozione che il suo Concilio ci sospinse verso la coraggiosa ricerca di un nuovo linguaggio della fede, il riconoscimento delle competenze dei laici nelle questioni terrene, la libertà della Chiesa da ogni sudditanza ideologica, economica, culturale e sociale. Ci diede la gioia di un cammino  non frenato dalle grida di quelli che egli definì “profeti di sventura”: quelli che allora volevano e oggi vorrebbero il cattolicesimo trasformato in fortezza e in sultanato, macchina erogatrice di voti e idrovora di privilegi, forza conservatrice a difesa delle oligarchie.</p>
<p>Sì, siamo spinti a cercare coraggio nel passato per tenere vive le nostre speranze. Basta vedere come centinaia di blog e di siti riprendono e diffondono, in questi giorni, il testo dell’intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer sulla corruzione dei partiti diventati strutture di poteri oligarchici e di interessi personali. I “ragazzi dell’Onda” scoprono le profezie laiche di Calamandrei e cominciano ad avvicinarsi a quelle di Gramsci e di Gobetti. È un fatto di suprema importanza  che alle nostre spalle vi siano maestri e lezioni che hanno ancora evidente valore. Ma è ben triste vedere tanta parte della cultura d’oggi avvoltolarsi nelle dispute più astratte, lontanissime dai problemi del pianeta. I maestri di ieri non possono bastarci, la giustizia, la libertà, la verità devono essere costantemente ridefinite per rispondere alle sfide che la storia ci pone. Quando in molti pensavamo che la adorazione del Mercato, negando la dignità di popoli interi, non potesse modellare la Terra a proprio piacimento, i suoi adoratori e missionari ci  rispondevano con un nome di donna, come quelli che i meteorologi danno agli uragani: TINA. Sorridendo, ci respingevano nei sotterranei dell’illusione e dell’inermità: There Is No Alternative, non c’è alternativa. Cercano di farcelo credere ancora, mentre la smodata fame del capitalismo invoca adesso aiuti e partecipazioni statali.</p>
<p>Questo è un Natale triste per i giovani che vanno acquistando la piena compren-sione del precario destino al quale il liberismo e l’inerzia politica dei genitori (e dei nonni!)  li  destina. O forse più che triste, questo Natale, per loro  è un momento di ripensamento perché dopo le rivolte della banlieu parigina e i fatti di Atene molti studenti e lavoratori sentono che rivendicare i propri diritti è una lotta necessaria che richiede creatività e capacità di autodisciplina. La speranza è che questa lotta sia dura ma abbia, come sinora in Italia è avvenuto, i  colori della nonviolenza.</p>
<p>Mi accorgo che continuo a parlare di speranza e ne sono contento. La speranza è un sentimento che spesso mi costringe a essere diverso da come vorrei: più duro nell’indignazione e più attento ai semi di libertà e di giustizia che il vento della storia continua a spargere nei nostri giorni; dolorante per le continue sconfitte che il Potere infligge agli uomini e alle donne di buona volontà e profondamente convinto che nessuna di  queste sconfitte è definitiva; appassionato ricercatore di testimonianze di quella piccola gioia cui anni fa dedicò uno splendido articolo Lucio Lombardo Radice: il sentimento che nasce dalla consapevolezza di avere compiuto il proprio dovere. Se ciascuno di noi sapesse tenere un’anagrafe di questi testimoni e usarla per rinsaldare la propria ansia di giustizia e di libertà, se sapessimo testardamente cercare di tessere reti solidali, daremmo luogo a una società ben diversa da quella fondata sulla paura che oggi sembra prevalere. Ma bisogna che impariamo a uscire dalle nostre case per dare vita a laboratori di ideazione e di azione. Io penso che i luoghi privilegiati per questa ripresa etica prima ancora che politica siano la scuola e l’eguaglianza fra cittadini, le cosiddette politiche sociali.</p>
<p>Non si arriva alla mia età senza avere vissuto Natali luminosi e Natali tristi. Nel dirlo mi viene subito in mente quello di quando avevo cinque anni e il volto sfigurato da un “incidente” chirurgico; i 25 dicembre degli anni 1940 e ’41, in cui mio padre era in guerra e noi non avevamo sue notizie; quello del 1956 in cui il giornale presso il quale lavoravo era fallito e io potei regalare a mia moglie soltanto sei marron-glaceés, e via via sino a quello del 2003 che trascorsi in ospedale per una frattura… È a questo elenco che aggiungerò il Natale del 2008, benché io possa dirmi felice nella mia privacy. La grande luce della Notte Santa non mi sembra diffondersi sulla Terra che amo tanto appassionatamente.</p>
<p>La liturgia che celebrerò nel mio cuore sarà piuttosto quella della festa ebraica di Hanukkaa, che va componendosi proprio in questi giorni. È una festa che parla di una speranza piccolissima e insieme audace. Una leggenda racconta che quando, nel secondo secolo a.C., gli ebrei riuscirono a liberarsi del giogo ellenico e a tornare liberamente al centro simbolico della fede, il Tempio, per poterlo liberare dalle tracce delle nefandezze che i pagani vi avevano compiuto, bisognava che per otto giorni ardessero i lumi della menorah, il candelabro a sette braccia. Dell’olio consacrato che doveva alimentare le luci si trovò, tuttavia, soltanto una piccola ampolla che poteva bastare per poche ore.  Le fiammelle furono accese, e il Signore le fece ardere per dieci giorni mentre veniva raccolto l’olio necessario. Come tutte le imprese di liberazione degli oppressi, questa storia mi incanta; ma a rendermi più suggestiva la festa e a farmene sentire convocato è  soprattutto, al di là della fede che vi si esprime, la  liturgia con la quale la si celebra: ogni giorno, per sette giorni, si accende una candela. È come se si facesse quel poco che si può, si desse vita a una luce piccolina, e però, testardamente, un po’ alla volta, quella luce venisse alimentata sino a vincere del tutto le tenebre. Così immagino la mia speranza. La vostra speranza, oso dire.</p>
<p>Parlando di Hanukkah, mi viene in mente l’ultimo libro tradotto in italiano di quel  grandissimo scrittore che  è Abraham B. Yehoshua. È una storia israeliana che parla di un paese immerso in una tragedia, quella di una perpetua guerra strisciante che di quando in quando si impenna in  combattimenti o in  atti di terrorismo. Nelle trombe degli ascensori di modernissimi grattacieli risuonano singhiozzi e lamenti, forse perché troppi morti chiedono giustizia o forse perché lavoratori sfruttati hanno inserito volontariamente brecce nei muri; i bambini, il sabato, vanno a trovare i padri negli accampamenti militari; l’odore più diffuso è quello del lubrificante per la manutenzione delle armi&#8230; In un paese così  anche le parole impazziscono: e “fuoco amico”  vuol dire che un soldato è stato abbattuto,  per tragico errore, dai suoi commilitoni. Se poi a essere ucciso è un giovane che cercava in qualche modo, di rendersi meno odioso alla popolazione “occupata” , allora si può comprendere perché suo padre abbandoni Israele e vada a vivere in Africa, di  questo solo desideroso: di non vedere più nessun ebreo, neppure i parenti, neppure i giornali, neppure un oggetto ebraico, neppure le candeline per le feste di hanukkah. </p>
<p>Così una festa di speranza illumina ancora una volta una situazione che è come uno squarcio nel ventre della Madre Terra. Tre generazioni di bambini cresciuti nell’odio, è possibile che noi guardiamo tacendo?</p>
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		<title>Gemellaggi texani</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 23:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[7 dicembre 1982 In Texas la prima esecuzione con l’iniezione letale: Charlie Brooks di Fort Worth Di nuovo si parla di rompere il gemellaggio fra Reggio Emilia e la texana Fort Worth e di nuovo pongo le domande già poste anni fa. 1   La rottura di un gemellaggio è un’arma di distruzione di massa. Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>7 dicembre 1982<br />
In Texas la prima esecuzione con l’iniezione letale: Charlie Brooks di Fort Worth</small></strong></p>
<p>Di nuovo si parla di rompere il gemellaggio fra Reggio Emilia e la texana Fort Worth e di nuovo pongo le domande già poste anni fa.<br />
1   La rottura di un gemellaggio è un’arma di distruzione di massa. Cosa farete dopo averla lanciata? Pensate proprio che i politici americani, Obama in testa, si vogliano rovinare la carriera solo per i vostri begli occhi?</p>
<p><span id="more-416"></span><br />
2   Perché non provate a chiamare un conferenziere come Sam Millsap, o Austin Sarat, che non dica le cose che vi aspettate di sentire?<br />
3   I gemellaggi sono uno strumento per la difesa dei diritti umani. Voi lo avete sfruttato a fondo ?<br />
Gli avvocati reggiani hanno rapporti con l’ABA?<br />
Il Dallas Morning News è abolizionista e sia l’Austin American che lo Houston Chronicle sono molto critici nei confronti della pena capitale: voi in che rapporti siete con questi giornali?<br />
Avete un sito con la rassegna stampa?<br />
Le vostre organizzazioni religiose, culturali, politiche, sindacali, ecc. hanno legami con i loro equivalenti oltreoceano?<br />
L’università ha organizzato corsi e seminari?<br />
La biblioteca ha un fondo sulla pena di morte?<br />
Avete fatto comunella con la Regione E-R (gemella della Cook County), con la Toscana, con Firenze e Faenza (gemellate con città giapponesi)?<br />
Sapete che il prossimo 30 aprile saranno 150 anni da quando il Governo Provvisorio Toscano abolì la pena di morte? Avete chiesto si stampi un francobollo?</p>
<p>Eccetera, eccetera, eccetera.</p>
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		<title>Articolo 30</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 18:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati. 30 giorni per 30 articoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.</span></p>
<p><small><a title="per la pace" href="http://www.perlapace.it/index.php?id_article=1771&amp;PHPSESSID=56f1f84b7338c9047c7ba8311f2bdc45">30 giorni per 30 articoli</a></small></p>
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		<title>Articolo 29</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 22:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità. 2) Nell&#8217;esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.<br />
2) Nell&#8217;esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell&#8217;ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.<br />
3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.</p>
<p><a title="per la pace" href="http://www.perlapace.it/index.php?id_article=1771&amp;PHPSESSID=56f1f84b7338c9047c7ba8311f2bdc45">30 giorni per 30 articoli</a></p>
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		<title>Texas &#8211; Rapporto sulla pena capitale 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 17:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Texas Coalition to Abolish the Death Penalty Il numero medio di condanne a morte eseguite in tempo record, così come il numero di nuove condanne emesse raggiunge il livello più basso in Texas da 30 anni a questa parte (Austin, Texas) — La Coalizione Texana per l’abolizione della Pena di Morte (TCADP) emette oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Texas Coalition to Abolish the Death Penalty</p>
<p><em>Il numero medio di condanne a morte eseguite in tempo record, così come il numero di nuove condanne emesse raggiunge il livello più basso in Texas da 30 anni a questa parte</em></p>
<p><span id="more-402"></span></p>
<p>(<strong>Austin, Texas</strong>) — La Coalizione Texana per l’abolizione della Pena di Morte (TCADP) emette oggi il suo Rapporto annuale sugli obiettivi raggiunti a livello statale in tema di pena capitale, in occasione dell’anniversario della ripresa delle esecuzioni nello Stato, il 7 dicembre del 1982. Secondo il Rapporto, le giurie texane nel 2008 hanno emesso nove nuove condanne a morte (otto uomini ed una donna), il numero più basso registrato dalla reintroduzione ufficiale della pena di morte nel 1976. Sono state inoltre riconfermate due vecchie condanne a morte. Dal 26 settembre 2007 fino al 16 aprile 2008 è stata in atto una moratoria <em>de facto</em> nell’attesa della decisione della Corte Suprema americana sulla costituzionalità del protocollo utilizzato dalla maggioranza degli Stati per l’esecuzione tramite iniezione letale. Il 16 aprile 2008 la Corte, nel caso <em>Baze v. Rees</em>, ha deciso che l’attuale protocollo utilizzato dal Kentucky (e da altri Stati, fra cui il Texas) non costituisce punizione crudele ed insolita. In seguito alla decisione sono state annullate tutte le sospensioni concesse in precedenza, dando il via alla ripresa delle esecuzioni. In Texas la prima condanna a morte, dopo la lunga sospensione, è stata eseguita l’11 giugno 2008 con l’uccisione di Karl Chamberlain. Lo Stato ha ucciso altre 17 persone nella seconda metà del 2008, rendendosi responsabile del 50% di tutte le condanne a morte eseguite negli Stati Uniti quest’anno. Sette delle persone giustiziate erano state condannate a morte nella Contea di Dallas. “Il 2008 può essere considerato come un altro anno sulle montagne russe per la pena capitale texana”, ha dichiarato Kristin Houlé, direttore esecutivo della TCADP. “Lo Stato ha eseguito un numero ‘solito’ di condanne a morte in un lasso di tempo record: in media una a settimana per cinque mesi. Tuttavia, lo zelo delle autorità in materia di esecuzioni non ha trovato riscontro nel numero calante di nuove condanne a morte emesse e nuovi arrivi nel braccio della morte, a dimostrazione della tendenza verso un calo nel sostegno da parte dell’opinione pubblica per la pena di morte”.</p>
<p>Un’altra cosa da sottolineare per l’anno che sta per concludersi è la mancata esecuzione di diversi condannati: sei di loro, i quali avevano una data di esecuzione fissata nel 2008, hanno ricevuto una sospensione all’ultimo momento per ragioni che variano dalla possibile innocenza, all’equità del procedimento legale, o a questioni legate al ritardo mentale o alla malattia mentale. In particolare il caso di Charles Hood ha messo in discussione l’integrità del sistema giudiziario texano, dopo che è stato dimostrato con prove che il Giudice che presiedeva il processo originario era legato romanticamente al Procuratore Distrettuale che aveva chiesto la pena capitale. La Corte Penale di Appello del Texas ha concesso a Hood una revisione sulla base di tale relazione impropria ed il suo avvocato sta cercando di ottenere un nuovo processo.</p>
<p>Altre questioni evidenziate dal Rapporto della TCADP sono, fra le altre, le seguenti:</p>
<p>•    Nel 2008 lo Stato del Texas ha eseguito 18 condanne a morte in cinque mesi. Soltanto altri otto Stati hanno eseguito condanne a morte quest’anno e nessuno di questi ha giustiziato più di quattro persone. In Texas sono state giustiziate 423 persone dal 1982 ed attualmente i detenuti rinchiusi nel braccio della morte sono 354, di cui 344 uomini e 10 donne.<br />
•    Michael Blair è divenuto il nono condannato a morte esonerato in Texas in seguito all’esecuzione del test del DNA che non ha dimostrato che fosse lui il colpevole del crimine che l’aveva portato nel braccio della morte.<br />
•    Nel 2008 altri sette detenuti sono stati rimossi in via definitiva dal braccio della morte e le loro sentenze sono state commutate in pene detentive. Fra questi vi sono Thomas Miller-El, Johnny Paul Penry e LaRoyce Smith, le cui condanne a morte sono state capovolte in momenti diversi e per ragioni diverse dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America.<br />
•    I giurati popolari hanno respinto la pena di morte in almeno quattro processi capitali tenutisi nel 2008, optando piuttosto per l’ergastolo senza la possibilità di rilascio sulla parola.<br />
•    La Contea di Harris, responsabile del maggior numero di esecuzioni di qualsiasi altro Stato del Paese (tranne il Texas), non ha mandato nessuna persona nel braccio della morte nel 2008.<br />
•    Il Texas ha sfidato il Messico ed il Tribunale Internazionale di Giustizia mettendo a morte, il 5 agosto del 2008, Jose Medellin, un cittadino messicano, nonostante fosse stato violato il suo diritto all’assistenza consolare in occasione del suo arresto nel 1993, contrariamente a quanto previsto dalla Convenzione di Vienna sulla Relazioni Consolari.<br />
•    La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 25 giugno 2008 nel caso <em>Kennedy v. Louisiana</em> ha invalidato la clausola capitale prevista dalla cosiddetta “Jessica’s Law” [<em>la legge sulla violenza sessuale nei confronti di minori. La legge è l’HB8, rinominata dal nome di Jessica Lunsford, una bambina rapita ed uccisa in Florida nel 2005 da una persona con precedenti per violenza su minori. N.d.T.</em>] che era stata approvata dalla Legislatura texana nel 2007. I Giudici, con un voto di 5 a 4, hanno deciso che la pena di morte è incostituzionale per lo stupro di un minore, vietandone l’imposizione per tutti i casi in cui lo stupro non abbia portato alla morte della vittima.</p>
<p>Il Texas ha già fissato undici esecuzioni per i primi tre mesi del 2009. “Nonostante le continue preoccupazioni in merito alle falle ed agli errori del sistema di giustizia penale del Texas, oltre alla crescente presa di coscienza dell’opinione pubblica in merito alla sua fallibilità, il ‘nastro trasportatore che porta alla morte’ continua ad operare alla massima velocità”, ha dichiarato Houlé. “La TCADP chiede a tutte le autorità elette di esaminare attentamente questo sistema governativo guasto e costoso, un sistema che porta a condanne e molto probabilmente ad esecuzioni sbagliate, e di appoggiare alternative che proteggano la società e puniscano al contempo i veri colpevoli”.</p>
<p>La TCADP è un’organizzazione popolare con sede ad Austin, Texas.</p>
<p>Il Rapporto <a title="Download - pdf" href="http://www.tcadp.org/uploads/documents/2008annualreport.pdf">Texas Death Penalty Developments in 2008: The Year in Review</a> è disponibile in lingua inglese.</p>
<p>Potete contattare Kristin Houlé all’indirizzo khoule@tcadp.org per riceverne una copia direttamente via e-mail.</p>
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		<title>Articolo 28</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 22:07:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.</p>
<p><small><a title="per la pace" href="http://www.perlapace.it/index.php?id_article=1771&amp;PHPSESSID=56f1f84b7338c9047c7ba8311f2bdc45">30 giorni per 30 articoli</a></small></p>
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		<title>Articolo 27</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 22:03:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. 2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore. 30 giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.<br />
2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.</p>
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