La scuola: un palco da cui gridare

”La tv induce a una fruizione piuttosto stupida perché agisce in modalità stupida: usa un solo canale per volta, è lineare, verticistica, rigida, un palco da cui gridare, non un ambiente a risorse illimitate in cui interagire. E se c’è una sola persona che parla senza ascoltarmi, io posso solo distrarmi, far finta di ascoltare ma pensare ai fatti miei, o cambiare canale dove c’è un altro che parla senza ascoltarmi. Per accontentare tutti, chi parla deve livellarsi verso il basso – aprire un pacco per vedere che cosa c’è dentro – e ripetere sempre le stesse cose, in modo che i distratti prima o poi ne colgano qualcuna.
La rete, un termine con cui vogliamo significare l’insieme mediatico di internet, web, telefonia multimediale, home, pay e cable tv, televisione e localizzazione satellitare, si serve di canali illimitati e tutti condivisi. In rete avvengono scambi di dati bidirezionali, senza orari, inizio, svolgimento e fine. È topologica e ipertestuale, non temporale e sequenziale. Tutto quello che sta al di fuori della rete si legge in sequenza ed è venduto in un pacchetto con inizio e fine, quello che funziona in rete è non confezionato, non lineare, senza inizio, senza fine, senza svolgimento. Ognuno si fa la sua sequenza personale, si impacchetta da sé il prodotto o il pezzetto di informazione che gli interessa al momento, lo fruisce in tempo reale o lo scarica e lo conserva, se lo tiene per sé o lo condivide con colleghi, amici, perfino con sconosciuti.”

in Apogeonline

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