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	<title>agli incroci dei venti</title>
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		<title>La Cà di Ragi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 15:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dino silvestroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aldo Fabbri col suo “La Cà di Ragi” ci racconta di S.Pancrazio, anzi di tre S.Pancrazio: quello che abbiamo nel cuore, quello del tempo passato e quello presente,  custode di molte storie. Fabbri,  con le sue parole e il valido supporto della prefazione di Ezio “Cicci”, riesce a consegnare a tutti i  lettori la vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/08/ca_raggi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-671" title="la cà di ragi" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/08/ca_raggi-163x300.jpg" alt="" width="163" height="300" /></a></p>
<p>Aldo Fabbri col suo “La Cà di Ragi” ci racconta di S.Pancrazio, anzi di tre S.Pancrazio: quello che abbiamo nel cuore, quello del tempo passato e quello presente,  custode di molte storie. Fabbri,  con le sue parole e il valido supporto della prefazione di Ezio “Cicci”, riesce a consegnare a tutti i  lettori la vita quotidiana di un tempo lontano. Con queste memorie chi oggi passa davanti alla “Cà di Ragi” non può più avere uno sguardo superficiale. L’interessante lettura ha la capacità di  trasformare le memorie in ricordi quasi personali,  anche per chi non ha vissuto quel periodo. A quando  altre pagine di sanpancraziana?</p>
<p>Il libro è in vendita presso:<br />
<a title="associazione culturale la grama" href="http://www.racine.ra.it/russi/vitacontadina/dove.htm">Associazione Culturale la Grama</a> – S.Pancrazio (RA)</p>
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		<title>2 agosto 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 16:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalita']]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[COMUNICAZIONE LETTA DAL PRESIDENTE PAOLO BOLOGNESI A NOME DELL’ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980 30 anni fa, alle 10,25, chi collocò in questa stazione una bomba voleva un massacro e lo ottenne. Le scene strazianti che si presentarono ai soccorritori sono ancora oggi negli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>COMUNICAZIONE LETTA DAL PRESIDENTE  PAOLO BOLOGNESI A NOME DELL’ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME  DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980</strong></p>
<p>30 anni fa, alle 10,25, chi collocò in questa stazione una bomba voleva un massacro e lo ottenne.</p>
<p>Le  scene strazianti che si presentarono ai soccorritori sono ancora oggi  negli occhi e nel cuore di ciascuno di noi: corpi martoriati, grida di  aiuto, polvere, sangue, calcinacci e, su tutto, l’odore acre della  polvere da sparo, mentre già c’era chi si adoperava per accreditare  l’ipotesi dello scoppio accidentale di una caldaia.</p>
<p>Ancora una strage, ancora persone innocenti massacrate.</p>
<p>Ancora a Bologna, nuovamente colpita, ma pronta a rialzarsi.</p>
<p><span id="more-667"></span>Non  dimenticheremo mai la solidarietà ricevuta quel 2 agosto 1980, il  contributo di tanti cittadini che, al di là delle loro convinzioni  politiche, ci hanno dato e ci danno ancora un appoggio concreto e morale  straordinario.</p>
<p>Una scena tra tutte è emblematica della reazione  della nostra città: l’autobus 37, trasformato in camera mortuaria per  lasciare le ambulanze ai feriti, in servizio permanente grazie al senso  civico del suo autista; il quale,nonostante da tempo fosse  finito il  suo turno, ai colleghi che gli offrivano un cambio, con gli occhi  lucidi, ma voce ferma rispondeva: “Vado avanti”.</p>
<p>La volontà di  andare avanti, di reagire alla sfida terroristica, ha portato noi  familiari delle vittime a non arrenderci, chiedendo da subito verità e  giustizia; ha portato la cittadinanza a stringersi intorno a noi,  reagendo contro ogni volontà di imporre il disimpegno e la  rassegnazione; ha portato la parte sana dello Stato, forze dell’ordine e  magistrati onesti, a cercare di smascherare chi aveva voluto,  pianificato ed eseguito quella strage.</p>
<p>Grazie a loro, grazie a  chi non si è arreso ai molteplici e costanti tentativi di inquinamento e  di intossicazione delle indagini e dei processi, oggi, per la giustizia  e per la storia, l’attentato del 2 agosto ha precise responsabilità che  non ci stanchiamo di ripetere.</p>
<p>Ad eseguire materialmente la strage sono stati i neofascisti dei NAR Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.</p>
<p>A  depistare le indagini sono stati Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia  Massonica P2, il faccendiere Francesco Pazienza, gli appartenenti al  SISMI generale Musumeci e colonnello Belmonte, uomini ai vertici del  servizio segreto militare entrambi iscritti alla Loggia Massonica P2.</p>
<p>Nel manifesto di quest’anno abbiamo scritto:</p>
<div style="text-align: center;"><strong>30 anni<br />
di veleni contro le tante verità accertate<br />
di premi per gli assassini<br />
di mandanti ancora senza volto<br />
di  segreti di Stato</strong></div>
<p>Non  lo scoppio di una caldaia, non terroristi internazionali maldestri che,  senza volere, hanno dimenticato una bomba alla stazione, non i libici,  non i palestinesi, ma neofascisti, servizi segreti, Banda della Magliana  e Loggia Massonica P2, tutti assolutamente interessati ed alleati per  impedire l’accertamento della verità.</p>
<p>Questo oggi è un dato sia  storico che giudiziario, è un dato che i mandanti e gli ispiratori  politici della strage alla stazione, che su quell’attentato hanno  costruito e rafforzato le proprie posizioni di potere, non si possono  permettere che venga divulgato.</p>
<p>Assicurare l’impunità agli autori  di quell’orrendo crimine è un obbligo per chi ha armato la loro mano:  libertà in cambio di omertà, in questo modo si spiegano gli incredibili  benefici concessi a Mambro, Fioravanti e Ciavardini, che denunciamo da  anni:</p>
<p>Ciavardini, condannato nel 2007 a scontare 30 anni per strage, è uscito dal carcere 1 anno fà, dopo solo 2 anni di detenzione.</p>
<p>Valerio  Fioravanti e Francesca Mambro, condannati complessivamente a14  ergastoli per strage e 12 omicidi, e a più di 200 anni di carcere per  reati minori come occultamento di cadavere e rapina, hanno scontato in  carcere 2 mesi per ogni morte causata.</p>
<p>Delle loro vittime i  giornali non parlano mai, né pubblicano le loro foto, come se si  cercasse di farle dimenticare, perché il loro ricordo contrasta con la  nuova immagine di questi due vigliacchi assassini, in vista di una loro  futura carriera politica. Ma noi non le dimentichiamo, sono:</p>
<p>-         Roberto Scialabba, 19 anni, ucciso perché aveva i capelli lunghi e l’aspetto di un comunista;</p>
<p>-         Antonio Leandri, 24 anni, ucciso per uno scambio di persona;</p>
<p>-         Maurizio Arnesano, 19 anni, soldato di leva ucciso per impadronirsi del suo fucile;</p>
<p>-         Marco Pizzari, 18 anni, e Giuseppe De Luca, uccisi perché ritenuti traditori e testimoni pericolosi;</p>
<p>-          Franco Evangelista, Enea Codotto, Luigi Maronese, Francesco Straullu e  Ciriaco Di Roma, uomini delle forze dell’ordine uccisi perché  ostacolavano l’attività criminale dei NAR;</p>
<p>-         Francesco Mangiameli, ucciso perché poteva incastrare Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna;</p>
<p>-         Alessandro Caravillani, 17 anni, ucciso con un colpo alla tempia durante una rapina.</p>
<p>E  soprattutto, non dimentichiamo il magistrato Mario Amato, al cui  ricordo siamo legati da profondo affetto e gratitudine. Da solo, a Roma,  svolgeva le indagini sul terrorismo nero con rigore e serietà e per  questo fu ucciso. Si era accorto che l’estrema destra era in fermento,  si preparava a qualcosa di grosso, probabilmente un attentato di  dimensioni senza precedenti e, dopo aver denunciato durante un’audizione  di fronte al Consiglio Superiore della Magistratura, il suo isolamento  all’interno della Procura di Roma e la pericolosità dinamitarda dei NAR,  10 giorni dopo fu ucciso. Era il 23 giugno 1980,  40 giorni prima della  strage alla stazione.</p>
<p>Oggi, a 30 anni di distanza, vogliamo  sottolineare un fatto importante  che ricorda gli ambienti in cui si era  imbattuto Mario Amato durante le sue indagini sul neofascismo e sui  suoi legami col sottobosco finanziario, economico e col potere politico.  Nell’ambito di un’inchiesta su un maxiriciclaggio, è stato arrestato  l’estremista di destra Gennaro Mokbel, indicato come responsabile del  riciclaggio di ingentissimi capitali illegali e legato alla ‘ndrangheta e  alla Banda della Magliana, con infiltrazioni nella Massoneria e nelle  forze dell’ordine, talmente influente da chiamare “schiavo” un Senatore  della Repubblica e trattarlo come tale e da disporre di milioni di euro  in diamanti e opere d’arte. Decine e decine sono le telefonate  intercettate,come riferito dalla stampa, tra Mokbel, sua moglie e Mambro  e Fioravanti, che emergono come veri e propri consulenti politici.</p>
<p>Non  sappiamo se l’intercettazione in cui Mokbel dichiara di aver dovuto  versare un milione e 200.000 euro per liberare Mambro e Fioravanti  corrisponda al vero.</p>
<p>Sappiamo però che ancora oggi aspettiamo di  conoscere le basi sulle quali è stata concessa la liberazione  condizionale a Mambro e Fioravanti in spregio ai presupposti giuridici  previsti per ogni normale cittadino.</p>
<p>Abbiamo appreso, con  sconcerto, la disinvoltura e la noncuranza dell’etica politica, con cui  il candidato Radicale del Centro –Sinistra, alle recenti elezioni  regionali del Lazio: Emma Bonino, abbia avuto nel suo comitato  elettorale, come consulenti proprio i due terroristi fascisti Mambro e  Fioravanti mandanti dell’assassinio del giudice Amato ed esecutori  materiali della strage alla stazione.</p>
<p>10 anni fà da questo stesso  palco avevamo detto:  in un Paese in cui due stragisti condannati per  97 omicidi sono incredibilmente liberi e sono dirigenti di un partito  politico, può davvero succedere di tutto.</p>
<p>Volgendo lo sguardo ai  30 anni passati dobbiamo dire che tanti sono stati i depistaggi e le  coperture che sono state messe in atto per far perdere tempo ai giudici e  per annullare i risultati processuali faticosamente raggiunti.</p>
<p>Oggi  l’Associazione e’ convinta che anche la pista internazionale messa a  disposizione dalla commissione Mitrokin subirà lo stesso misero esito  delle precedenti piste. A questo punto sarà necessario che la Procura di  Bologna riprenda le indagini sui mandanti per colpirli come meritano.</p>
<p>L’Associazione  e’ vigile, tante verità nascoste in passato stanno emergendo sulla base  di nuove indagini e nuovi processi ad esempio a Brescia. Il nostro  impegno e il nostro contributo verranno  forniti nei prossimi mesi ai  magistrati di Bologna.</p>
<p>In questo Paese esiste un grumo  cancerogeno che ha attraversato 30 anni di storia italiana facendo  stragi, uccidendo magistrati e politici scomodi, autotutelandosi presso  le istituzioni e utilizzando anche una strana connivenza con certa  stampa, secondo un perfetto disegno piduista. Questo grumo accomuna  eversione nera, massoneria, settori deviati dello Stato e Banda della  Magliana. Ed il recente arresto di Flavio Carboni, inquietante crocevia  di questa espressione criminale, dimostra l’attualità di quelle  alleanze.</p>
<p>Questo grumo in passato è stato funzionale ad un  micidiale progetto politico studiato molti anni addietro, addirittura  negli anni sessanta come dimostrato dagli atti del convegno  dell’Istituto Pollio su “LA GUERRA RIVOLUZIONARIA”.</p>
<p>Progetto che  poneva la gestione degli effetti di criminali e devastanti attentati  come utile strumento di lotta politica, come metodo di condizionamento  della dinamica della vita democratica del Paese.</p>
<p>Poi lo  svuotamento dall’interno dei principi alla base della nostra  costituzione con il progetto eversivo della Loggia Massonica P2  denominato “PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA”.</p>
<p>Oggi dobbiamo  constatare che quel progetto politico è stato in gran parte attuato  rendendo sempre più difficile la vita democratica del nostro Paese.<br />
Questa  non è una storia da relegare nelle pagine interne dei quotidiani:  questa è la storia del Paese. Quella che non si vuole raccontare, perché  i cittadini non devono sapere.</p>
<p>Nonostante il silenzio  assordante  del ceto politico e l’indifferenza dei mass-media, riceviamo  ogni giorno lettere di solidarietà e attestati di stima da cittadini  indignati, che ci spronano a continuare a gridare ad alta voce lo  scandalo di questi due stragisti e pluriomicidi, che hanno scontato  condanne pagate a prezzi di saldo: non esiste detenuto in Italia che  abbia goduto di maggiori benefici.</p>
<p>Non ci muove l’odio, ma il  senso di dignità, perché senza esigenza di memoria e pretesa di  giustizia non vi è vita collettiva che abbia un senso e un valore.<br />
C’è oggi una gran voglia di normalizzare a forza questo Paese, di farci abituare al peggio.</p>
<p>Ci  sentiamo confortati dalle parole del Capo dello Stato che, l’8 maggio,  nel corso della cerimonia per il giorno della memoria delle vittime del  terrorismo e delle stragi di tale matrice, ha voluto sottolineare,  ricordando  i rischi estremi che il nostro Paese corse nel 1980 e come  seppe uscirne:</p>
<p>“ …avemmo così la prova di quanto profonde fossero  tra gli italiani le riserve di attaccamento alla libertà, alla  legalità, ai principi costituzionali della convivenza democratica su cui  poter contare.”</p>
<p>Parole che  sembrano di estrema attualità visti i pericoli che corre la nostra vita democratica.</p>
<p>La  nostra Associazione, da sempre, si batte affinché l’informazione sui  fatti tragici del nostro Paese venga portata alla conoscenza di tutti:  per questo abbiamo pubblicato nel nostro sito tutti gli atti dei  processi sulla strage alla stazione; partecipiamo attivamente alla Rete  degli Archivi per non dimenticare affinché nessun atto giudiziario,  legato alla storia del nostro Paese, vada disperso e possa essere fonte  di studi e ricerche.</p>
<p>E’ con grande contrarietà  che assistiamo  al tentativo di limitare per legge l’uso delle intercettazioni; questo  creerebbe un grave danno alle indagini e alla possibilità di nuovi  sviluppi sulla conoscenza di fatti riguardanti le stragi che hanno  insanguinato il nostro Paese. L’informazione è importante soprattutto  per i giovani e per dare a tutti la possibilità della conoscenza dei  fatti, di essere consapevoli, in modo che nessuno possa più farsi scudo  del non sapere e dell’ignoranza altrui. Perché gli assassini, così come i  mandanti della strage alla stazione,  si affidano all’indifferenza  della gente e su di essa costruiscono la propria impunità.</p>
<p>Dopo 6  anni dobbiamo constatare che la legge 206/2004 non è’ ancora in gran  parte applicata, dalla sua approvazione ad oggi sono stati approvati dal  Parlamento 3 ordini del giorno che impegnavano il Governo in carica ad  attuarla completamente senza nessun risultato. All’inizio di questa  legislatura abbiamo avuto le assicurazioni e le promesse del Presidente  del Consiglio Silvio Berlusconi, del Sottosegretario Gianni Letta, del  Ministro della Giustizia Angelino Alfano, del Ministro dell’Interno  Maroni , ma nulla e’ stato fatto, la legge è ancora in gran parte  inattuata, la delusione dei familiari delle vittime è grande. Questo dà  la misura della mancata doverosa attenzione, nei confronti delle  vittime, dei Governi che si sono succeduti dal 2004.</p>
<p>L’assenza del Governo ,oggi , ne è la conferma.</p>
<p>L’ONU-UNESCO  PER LA PROMOZIONE DI UNA CULTURA DI PACE ha inserito il memoriale della  strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, nell’ambito del programma  “Patrimoni per una cultura della Pace”.<br />
Questo riconoscimento ci  riempie di orgoglio e sarà un ulteriore impegno per mantenere la memoria  negli anni futuri compiendo nel contempo azioni in favore della Pace.</p>
<p>Noi,  30 anni fa in questo piazzale abbiamo perso gli affetti più cari, un  pezzo della nostra vita. Per onorare la loro memoria abbiamo scelto la  strada della ricerca della verità e della giustizia, l’unico modo per  vincere con le armi della democrazia i disegni criminali.</p>
<p>In  questi anni abbiamo cercato di far esaltare l’orgoglio di appartenere ad  una associazione che ha come impegno primario ottenere giustizia e  verità, abbiamo soffocato la commozione che ci deriva dall’enorme  tragedia che ha colpito ognuno di noi. Abbiamo guardato avanti e tanti  sono i risultati che in questi anni si sono ottenuti, specialmente sui  diritti delle vittime nonostante  che i vari governi, con ripetute  promesse e assicurazioni, non operino per applicare completamente le  leggi pur approvate dal Parlamento.</p>
<p>E’ consapevolezza, ormai di  tutti i cittadini, che l’ostacolo principale alla verità, allo  smascheramento dei mandanti, è l’apposizione anche in modo non ufficiale  del segreto di Stato in tutti i processi di terrorismo e stragi.<br />
Per  questo ribadiamo con forza che, passati 30 anni dall’evento, tutti i  documenti ad esso relativi ed i nominativi in esso contenuti, in  possesso dei Servizi Segreti, della polizia e dei carabinieri, vengano  catalogati e resi pubblici senza distinguere tra documenti d’archivio e  quelli d’archivio corrente. L’ipotesi di reiterare il segreto di Stato  dopo 30 anni è una vergogna, sembra fatta non per tutelare la sicurezza  dello Stato ma per rendere impossibile colpire i mandanti e gli  ispiratori politici.</p>
<p>A chi ha tentato di piegarci abbiamo  contrapposto la fermezza di chi non si fa comprare, e continuiamo con  ostinazione, a portare avanti le nostre battaglie.<br />
Nel rivendicare i  nostri diritti abbiamo evitato di sentirci o farci sentire vittime, ci  siamo sempre comportati come cittadini che chiedono cose a loro dovute.<br />
La  nostra è stata ed è una lunga battaglia: contro il tempo che passa;  contro i silenzi e le menzogne; contro i tentativi di delegittimazione  ancora in corso; contro chi pensa di difendere i carnefici e non le  vittime; contro chi vuole farci dimenticare, abbassare la testa;a questo  proposito quest’anno abbiamo assistito ad un triste tentativo di  immiserire la manifestazione che è in corso ora, quasi che molti  politici si fossero stancati dei cittadini che scendono in piazza per  ricordare e pretendere giustizia. Questa manifestazione, la solidarietà e  la partecipazione dei cittadini che ogni 2 agosto vogliono farci  sentire la loro vicinanza non è un elemento di disturbo da eliminare, ma  è il segno di una società civile vitale, che non è disposta a farsi  zittire da chi vorrebbe avere a che fare con sudditi e non con cittadini  dotati di senso critico e di volontà di partecipazione alla vita  democratica.</p>
<p>La stima che abbiamo ottenuto dai cittadini è stata grande e ci auguriamo di poterla mantenere anche per i prossimi anni.</p>
<p><strong>QUESTA PIAZZA E’ ANCORA OGGI,COME TRENTA ANNI FA, SOLIDARIETA’ E DEMOCRAZIA.</strong></p>
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		<title>Una storia bastarda</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dino silvestroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gian Ruggero Manzoni – Una macchia nel sole Edizioni del Girasole. Ravenna, 2009 – pp. 277 Attraversano la guerra in sella alle loro amate moto. La guerra attraversa le loro teste tracciando la trama del romanzo. Narratore e protagonista traghettano gli avvenimenti storici, che hanno segnato l’Italia dal 1943 al ’45, dalle pagine della Storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/07/una-macchia-nel-sole.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-662" title="una-macchia-nel-sole" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/07/una-macchia-nel-sole-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a></p>
<p><small>Gian Ruggero Manzoni – Una macchia nel sole<br />
Edizioni del Girasole. Ravenna, 2009 – pp. 277</small></p>
<p>Attraversano la guerra in sella alle loro amate moto. La guerra attraversa le loro teste tracciando la trama del romanzo. Narratore e protagonista traghettano gli avvenimenti storici, che hanno segnato l’Italia dal 1943 al ’45, dalle pagine della Storia al sopravvivere quotidiano. Il narratore, cronista occasionale ma non casuale, non si preoccupa di individuare lo sviluppo degli avvenimenti, ma di trascrivere lo stato d’animo delle persone sbandate da quella guerra, che si è trasformata da conflitto fra Stati a Resistenza armata, per diventare guerra civile e delitto privato. La Storia resta sempre nello spazio bianco fra le righe, quasi una storia bastarda raccontata con parole dialettali piegate alla lingua italiana, poiché i tumultuosi stati d’animo per essere descritti hanno bisogno di parole precise come quelle di un linguaggio tecnico. Un fatto è quello che ci racconta Gian Ruggero Manzoni, una storia quella che leggiamo noi.</p>
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		<title>Un ricordo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 05:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dino silvestroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Josè Saramago]]></category>
		<category><![CDATA[Saramago]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccolo il tuo momumento. Tu non l’avevi richiesto ma appena la tua dipartita si è diffusa nel mondo, subito lì,  pronti con il coccodrillo, non in senso giornalistico, ma nel senso che l’Osservatore Romano ha cercato di mordere chi non poteva più parlare. Eccolo il tuo momumento: sono le pagine che hai scritto. Non hai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccolo il tuo momumento. Tu non l’avevi richiesto ma appena la tua dipartita si è diffusa nel mondo, subito lì,  pronti con il coccodrillo, non in senso giornalistico, ma nel senso che l’Osservatore Romano ha cercato di mordere chi non poteva più parlare. Eccolo il tuo momumento: sono le pagine che hai scritto. Non hai mai detto: ho ragione. Hai sempre parlato di stare solo da una parte e da quella di vedere il mondo, non di condannarlo. Ti sei sbagliato come tutti, però degli sbagli sei riuscito a farne scalino per avanzare. Mi mancherà la tua feroce ironia, filtrata dal sarcasmo dei vecchi che sanno e pensano tutte le mattine che quello sarà il primo giorno di quelli che restano da vivere. Però tu hai sempre scritto per un domani possibile solo se il presente viene cambiato.  Caro Josè Saramago tu non hai bisogno di un momumento. Grazie per le pagine scritte.</p>
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		<title>il cristo cancellatore non è risorto</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 15:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dino silvestroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[aldo merce – il cristo cancellatore non è risorto. Edizioni Lumacagolosa. Borgo Faina – Villanova, 2010. Stampato su carta Canson in 50 esemplari numerati e firmati. Tutto era stato scritto! Siamo nel ’68, anno dove anche i muri sono pieni di parole. Le parole occupano  tutte le superfici, eppure Emilio Isgrò * con la materialità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/05/cristo_cancellatore.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-655" title="il cristo cancellatore" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/05/cristo_cancellatore-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a></p>
<p>aldo merce – il cristo cancellatore non è risorto. Edizioni Lumacagolosa. Borgo Faina – Villanova, 2010. Stampato su carta Canson in 50 esemplari numerati e firmati.</p>
<p>Tutto era stato scritto! Siamo nel ’68, anno dove anche i muri sono pieni di parole. Le parole occupano  tutte le superfici, eppure Emilio Isgrò * con la materialità di un gesto riesce ad allargare l’area della lettura: “cancella le parole”. Non le inventa tantomeno le modifica, cancella parole creando una pagina totalmente nuova che evita ogni possibilità di ri/lettura: tutto deve essere letto per la prima volta. Il Cristo Cancellatore scaccia ogni possibile pigrizia dal lettore, non ammette mercanti (riletture) nel tempio (pagina). Nel cogliere questo processo della lettura e il suo progressivo  scaricarsi  verso la rilettura  sta l’azione del libro di Aldo Merce con le pagine senza parole,  totalmente cancellate dove non è ammesso leggere, forse neanche rileggere.<br />
Dino Silvestroni</p>
<p><small>* Emilio Isgrò – Il Cristo Cancellatore. Romanzo semplice. Testo di Pierre Restany. Milano.  Galleria Apollinaire, 1968</small></p>
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		<title>Chi siamo, italioti miei?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 16:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Merce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[intercultura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi siamo, italioti miei? Bonus tracks di Paola Amadesi e Marina Sangiorgi. Introduzione di Tahar Lamri. Edizioni Discanti. Bagnacavallo (RA), 2010. Racconti che raccontano. Un piacevole libro da incontrare. Certi libri si incontrano come le persone, magari al caffè (attenti a non versarlo sulle pagine). Il piacere della lettura è dato dalla semplicità delle storie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/04/Chi-siamo-italioti-copertina.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-651" title="Chi siamo, italioti miei? - copertina" src="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/04/Chi-siamo-italioti-copertina-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><br />
<small>Chi siamo, italioti miei? Bonus tracks di Paola Amadesi e Marina Sangiorgi. Introduzione di Tahar Lamri. Edizioni Discanti. Bagnacavallo (RA), 2010.</small></p>
<p>Racconti che raccontano. Un piacevole libro da incontrare. Certi libri si incontrano come le persone, magari al caffè (attenti a non versarlo sulle pagine). Il piacere della lettura è dato dalla semplicità delle storie che non fotografano la realtà, ma descrivono storie quotidiane filtrate da ogni carattere di notizia. Geografie e dialetti diversi si mischiano per costruire nuovi ricordi.  Le persone e i personaggi dei racconti sviluppano storie che almeno una volta si possono leggere senza pre/giudizi. Scelgo a conferma delle mie righe il racconto: “Non per lui”, dove lo straniero non è la “badante”: leggere per credere.</p>
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		<title>La mer de l’Italie</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 16:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Tardetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato durante uno dei miei viaggi vacanza in Francia che ho scoperto come da quelle parti l’Italia fosse conosciuta soprattutto per la mer. Me lo ha fatto capire in maniera esplicita monsieur Chez, proprietario – gestore dell’hotel C* nella splendida provenzale Arles. Dopo avere espresso apprezzamenti lusinghieri per gli italiani, intesi come popolo (peraltro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato durante uno dei miei viaggi vacanza in Francia che ho scoperto come da quelle parti l’Italia fosse conosciuta soprattutto per la mer. Me lo ha fatto capire in maniera esplicita monsieur Chez, proprietario – gestore dell’hotel C* nella splendida provenzale Arles. Dopo avere espresso apprezzamenti lusinghieri per gli italiani, intesi come popolo (peraltro non sollecitati e pertanto ancora più graditi, soprattutto da parte di un francese non del tutto immune da sindrome sciovinista), era passato a decantare i nostri governanti, che aveva definito “de mer”. Io, a quel tempo illetterato novizio della lingua di Montaigne e <span id="more-646"></span>di Balzac, forse sotto l’influsso della canicola e dell’atmosfera vacanziera, avevo inizialmente colto in questa affermazione una sottile metafora, l’intenzione di stigmatizzare i frequenti governi “balneari” particolarmente di moda in quegli anni. Era stata una “d” fioca e poco tonica, una consonante sorda che era sembrata quasi scivolare sulle labbra del mio simpatico interlocutore, che mi aveva tradito, costringendo il pensiero a seguire una direzione alquanto sofisticata, quando, al contrario, monsieur Chez aveva indicato un concreto riferimento alla realtà quotidiana più prosaica, quelle deiezioni delle quali noi comuni mortali siamo costretti quasi giornalmente a liberarci, pena repentini aggravamenti delle condizioni psicofisiche. Caro, simpatico, gentile monsieur Chez! Se con quella sua metafora colorita intendeva definire i governanti dell’epoca (si era negli anni in cui regnava l’Esiliato), chissà come descriverebbe quelli attuali! Inutile ricordargli che l’Italia è già per gran parte circondata e quasi immersa nella mer, per quello bastava e basta un’occhiata di sfuggita ad una carta dell’Europa. Ciò che gli suonerebbe nuovo è che la mer sta traboccando ormai da un quindicennio – fatta salva una breve pausa – anche sulla terraferma, dilagando ovunque, a rivoli e rivoletti, a ruscelli e ruscelletti, a torrenti, a fiumi. Impossibile arrestare la piena che sta montando, neppure cercando di opporre alla mer altra mer; solo il sistema di contenimento mose sembra avere funzionato sulla laguna, altrove la situazione è quanto mai critica. La mer è nell’aria che respiriamo, nei cibi di cui ci nutriamo, nelle televisioni che guardiamo con tanto apparente distacco e con tanto assurda partecipazione, nei programmi di intrattenimento, che si fanno di giorno in giorno più seriosi, e in quelli colti e impegnati, che si fanno di giorno in giorno più ridicoli. Ed è proprio dall’avere bandito dal vocabolario la parola “ridicolo” che la mer ha preso forza. Se ci fermassimo un solo istante a riflettere, se ci tornasse infine in mente il significato profondo della parola espunta e quasi dimenticata, potremmo solamente provare pietà per noi stessi e per quelli che ci seguiranno. Incolpevoli, del tutto, questi ultimi, generazioni che si sono trovate immerse nella mer prima ancora di venire al mondo, costrette a pagare il prezzo di un banchetto al quale non sono mai state invitate. Chissà se monsieur Chez sorriderà dalla terra o da qualche altro luogo, chissà se ricorderà le parole e le circostanze del nostro scambio di battute! Fortunato lui, in ogni caso, per essere nato in un paese dove la mer si limita ad accogliere nel proprio seno bagnanti desiderosi di ristoro nelle assolate estati del sud, e dove la parola “ridicule” continua ad essere l’incubo di semplici cittadini quanto di arrembanti e navigati politici. Vive la libertè, vive la France!   …</p>
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		<title>Schiavitu&#8217; online</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 14:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Societa']]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[.: (a cura di Simone Morgagni) Elementi per una nozione “espansa” di schiavitù: tecnologie di sorveglianza e servitù involontaria, dialogo con P.A.Chardel, G.Periès and M.Tibon-Cornillot, in Il senso della Repubblica. Schiavitù, FrancoAngeli, Milano, 2009. .: Simone Morgagni &#8211; La schiavitù e l’informazione. Google e le nuove tecnologie della ricerca, in Il senso della Repubblica. Schiavitù, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.: (a cura di <a title="sproloqui semiosici" href="http://www.simonemorgagni.it/">Simone Morgagni</a>) <a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/01/MORGAGNI_Dialogoschiavitù.pdf">Elementi per una nozione “espansa” di schiavitù: tecnologie di sorveglianza e servitù involontaria</a>, dialogo con P.A.Chardel, G.Periès and M.Tibon-Cornillot, in <em>Il senso della Repubblica. Schiavitù</em>, FrancoAngeli, Milano, 2009.</p>
<p>.: <a title="sproloqui semiosici" href="http://www.simonemorgagni.it/">Simone Morgagni</a> &#8211; <a href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2010/01/MORGAGNI_Googleschiavitù.pdf">La schiavitù e l’informazione. Google e le nuove tecnologie della ricerca</a>, in <em>Il senso della Repubblica. Schiavitù</em>, FrancoAngeli, Milano, 2009.</p>
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		<title>Dali&#8217; Featuring Vezzoli</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 14:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Vezzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Moderna Museet]]></category>
		<category><![CDATA[Salvador Dalì]]></category>

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		<description><![CDATA[di Chiara Astolfi Che cosa accomuna due personalità distanti cronologicamente e culturalmente come quelle di Salvador Dalì e Francesco Vezzoli? È a questa domanda che intende rispondere la mostra “Dalì featuring Vezzoli” allestita al Moderna Museet di Stoccolma fino al 17 gennaio 2010. L’esposizione, articolata in due filoni (uno, dedicato al padre del surrealismo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Chiara Astolfi</p>
<p>Che cosa accomuna due personalità distanti cronologicamente e culturalmente come quelle di <a title="Salvador Dalì" href="http://www.salvadordali.it/intro.html">Salvador Dalì</a> e <a title="Francesco Vezzoli - Moderna Museet " href="http://www.modernamuseet.se/Portratt/Konstnarer/Francesco-Vezzoli/">Francesco Vezzoli</a>? È a questa domanda che intende rispondere la mostra “Dalì featuring Vezzoli” allestita al <a title="Moderna Museet " href="http://www.modernamuseet.se/">Moderna Museet</a> di Stoccolma fino al 17 gennaio 2010.<br />
<span id="more-630"></span>L’esposizione, articolata in due filoni (uno, dedicato al padre del surrealismo e l’altro al giovane artista italiano), mira a identificare le componenti di quella sottile linea rossa che unisce questi due artisti e i loro lavori. Ne risulta una riflessione sul mondo dello <em>star system</em> sul rapporto tra arte e pubblicità, tra cinema e televisione, tra arte e  contemporaneità.<br />
Come non forse tutti sanno, Dalì non fu solo un pittore, ma si occupò di cinema, pubblicità, moda e design, con spirito eccentrico e visionario. Mantenne rapporti privilegiati con le celebrità della cultura popolare, si fece ritrarre in loro compagnia e prese i loro volti come soggetti per le sue opere, celebrando per celebrarsi e compiacendo per compiacersi. In &#8220;<em>Shirley Temple</em>, il più giovane mostro sacro del cinema&#8221;, ad esempio, il volto della bambina prodigio viene estratto dalle pagine di una rivista per essere sovrapposto ad un corpo di leonessa, come la mitologia greca voleva rappresentata la figura della sfinge, animale sacro per eccellenza.<br />
Nelle opere di Vezzoli ritroviamo la stessa passione e la stessa curiosità nei confronti degli eroi popolari, ma, pur essendo inseriti in una dimensione onirica che ricorda i lavori del maestro spagnolo, sono trasportati in un limbo che aleggia tra leggenda e quotidianità. Le sue <em>celebrities </em>sono affiancate a personaggi da copertina di rotocalco, ai protagonisti della contemporanea TV spazzatura e, ripulite da ogni velleità mitizzante, vivono drammi umani, piangono e perdono sangue.<br />
L’ossessione per i divi, l’utilizzo del mezzo cinematografico e televisivo, la propaganda pubblicitaria auto-celebrativa sono solo alcuni degli aspetti che accomunano i due artisti: sta allo spettatore ricercare nel percorso espositivo, attraverso una trentina di opere di Dalì e le opere di Vezzoli dell’ultimo decennio (tra ricami, arazzi, manifesti e video), le restanti particolarità che li accomunano.</p>
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		<title>La Carta di Trento</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 10:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[carta di Trento]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi del millennio]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli obiettivi del millennio La Dichiarazione del Millennio dell’ONU sollecita i governi a perseguire obiettivi che assicurino lo sviluppo umano globale. La società civile deve fare una costante pressione affinché le nazioni mantengano le promesse e, nel contempo, deve adoperarsi per fare proprie le priorità e le attenzioni proposte dalle Nazioni Unite. Per questo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli obiettivi del millennio</strong><br />
La Dichiarazione del Millennio dell’ONU sollecita i governi a perseguire obiettivi che assicurino lo sviluppo umano globale. La società civile deve fare una costante pressione affinché le nazioni mantengano le promesse e, nel contempo, deve adoperarsi per fare proprie le priorità e le attenzioni proposte dalle Nazioni Unite.</p>
<p><span id="more-625"></span>Per questo la Carta di Trento segue i temi posti in agenda dalla Campagna del Millennio: il 2008 è stato dedicato all’Ottavo Obiettivo del Millennio (lavorare per una partnership globale) ed il 2009 ha focalizzato il Settimo Obiettivo (assicurare la sostenibilità ambientale). Il percorso è a ritroso. Un obiettivo all’anno, fino al 2015, anno in cui ci prefiggiamo di ridurre drasticamente<br />
la povertà.</p>
<p><strong>La Carta di Trento</strong><br />
Il mondo è cambiato. La Carta di Trento è un tentativo di rilettura del tempo presente per ripensare assieme, nei suoi aspetti essenziali ed identitari – al di là della contingenza normativa e ell’esigenza di una nuova legge in materia – la “cooperazione allo sviluppo”.<br />
È, questo, un movimento che avvertiamo in più luoghi, a segnalare un’esigenza difficilmente eludibile. Abbiamo, dunque, tentato di delineare alcuni tratti che a noi sono parsi fondamentali per dare forma alla “cooperazione che vorremmo”: ad una nuova visione e ad una nuova pratica della cooperazione.<br />
Tratti, a cui altri potrebbero essere aggiunti, che auspichiamo siano tradotti, in futuro, in esplicite indicazioni normative.<br />
Metodologicamente, il testo che segue è l’esito di un’elaborazione comune, avvenuta tra attori di cooperazione internazionale impegnati a diverso titolo nell’attività di solidarietà internazionale.</p>
<p><small>Promotori della Carta di Trento</small></p>
<p><a title="Download" href="http://www.agliincrocideiventi.it/wp-content/uploads/2009/11/CartaTrento2009_ita.pdf">Testo completo della &#8216;Carta di Trento&#8217; (Versione 2009) in Italiano (in .pdf)</a></p>
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