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	<title>agli incroci dei venti &#187; abolizionismo</title>
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		<title>Gemellaggi texani</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 23:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[7 dicembre 1982 In Texas la prima esecuzione con l’iniezione letale: Charlie Brooks di Fort Worth Di nuovo si parla di rompere il gemellaggio fra Reggio Emilia e la texana Fort Worth e di nuovo pongo le domande già poste anni fa. 1   La rottura di un gemellaggio è un’arma di distruzione di massa. Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>7 dicembre 1982<br />
In Texas la prima esecuzione con l’iniezione letale: Charlie Brooks di Fort Worth</small></strong></p>
<p>Di nuovo si parla di rompere il gemellaggio fra Reggio Emilia e la texana Fort Worth e di nuovo pongo le domande già poste anni fa.<br />
1   La rottura di un gemellaggio è un’arma di distruzione di massa. Cosa farete dopo averla lanciata? Pensate proprio che i politici americani, Obama in testa, si vogliano rovinare la carriera solo per i vostri begli occhi?</p>
<p><span id="more-416"></span><br />
2   Perché non provate a chiamare un conferenziere come Sam Millsap, o Austin Sarat, che non dica le cose che vi aspettate di sentire?<br />
3   I gemellaggi sono uno strumento per la difesa dei diritti umani. Voi lo avete sfruttato a fondo ?<br />
Gli avvocati reggiani hanno rapporti con l’ABA?<br />
Il Dallas Morning News è abolizionista e sia l’Austin American che lo Houston Chronicle sono molto critici nei confronti della pena capitale: voi in che rapporti siete con questi giornali?<br />
Avete un sito con la rassegna stampa?<br />
Le vostre organizzazioni religiose, culturali, politiche, sindacali, ecc. hanno legami con i loro equivalenti oltreoceano?<br />
L’università ha organizzato corsi e seminari?<br />
La biblioteca ha un fondo sulla pena di morte?<br />
Avete fatto comunella con la Regione E-R (gemella della Cook County), con la Toscana, con Firenze e Faenza (gemellate con città giapponesi)?<br />
Sapete che il prossimo 30 aprile saranno 150 anni da quando il Governo Provvisorio Toscano abolì la pena di morte? Avete chiesto si stampi un francobollo?</p>
<p>Eccetera, eccetera, eccetera.</p>
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		<title>La visione temporale dei forcaioli termina con il 2000</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 18:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[28 novembre 2008 28 novembre 1888 la Camera approva il Codice Zanardelli In memoria di Michael Mello (1945 – 2008) La teoria della deterrenza della pena di morte è semplice: la gente ha paura di morire e non commette certi crimini, o ne commette molti meno, se questi sono passibili di pena capitale. La scomparsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>28 novembre 2008<br />
28 novembre 1888 la Camera approva il Codice Zanardelli</small></strong></p>
<p><em>In memoria di Michael Mello</em> (1945 – 2008)</p>
<p>La teoria della deterrenza della pena di morte è semplice: la gente ha paura di morire e non commette certi crimini, o ne commette molti meno, se questi sono passibili di pena capitale. La scomparsa di questa minaccia causa un aumento dei delitti, in particolare dell’omicidio, e un gran numero di vite innocenti sono sacrificate dalla criminale stupidità degli abolizionisti.</p>
<p><span id="more-378"></span>La dimostrazione di questa teoria si basa sull’oculata scelta dei dati da usare e nell’ignorare quelli che non collimano con i presupposti ideologici. Tutto quello che non coincide con il mantra &#8221;più esecuzioni uguale a meno omicidi&#8221; non è preso in considerazione. Soprattutto ci si rifiuta di guardare alle esperienze dei paesi abolizionisti e a quelle degli stati americani. Gli hangman-friends fingono di non sapere che, negli anni &#8217;30, a un alto tasso di esecuzioni corrispondeva un altrettanto alto tasso di omicidi e non spiegano la rapida diminuzione di entrambi negli anni &#8217;40 e &#8217;50. Pero&#8217; attribuiscono l’aumento degli omicidi degli anni sessanta alla sospensione delle esecuzioni nel periodo 1967-1977, evitando di notare che la pena di morte è scomparsa solo nei pochi mesi successivi alla sentenza Furman. Salutano entusiasticamente il ritorno del boia (17 gennaio 1977) e il crescere delle esecuzioni, correlandolo al contemporaneo calo degli omicidi; senza però spiegare come mai, fra il 1986 e il 1991, crescono sia le esecuzioni che gli omicidi.<br />
<!--more--><br />
Qualcuno fa addirittura i conti e pretende di dimostrare che ogni esecuzione salva la vita di almeno 18 innocenti (ma c’è chi offre molto di più).<br />
Dall’anno 2000, inspiegabilmente, il trionfalismo forcaiolo si arresta e sembra che in America, dalla fine del millennio, non accada più nulla di interessante. La ragione è semplice: i dati successivi sono l’esatto contrario di quello che ci si dovrebbe aspettare (nel caso ovviamente che uno sia così stupido da credere a questa teoria)<br />
Questa sorta di millennium bug della deterrenza ha le sue buone ragioni per esistere.<br />
Nel 1999 abbiamo visto il record delle esecuzioni (98) e delle condanne (circa 300) mentre il tasso di omicidio scendeva al 5,7 per centomila che, pur essendo quasi sei volte il nostro, era un tasso estremamente basso: quasi la metà di quello di vent’anni prima.<br />
E vissero tutti felici e contenti ?<br />
No, tutt’altro.<br />
Negli anni successivi abbiamo assistito, attoniti, non solo al vertiginoso calo del numero delle condanne a morte e al precipitare delle esecuzioni (sospese fra il 25 settembre 2007 e il 6 maggio 2008), ma anche alla stupefacente stabilità del tasso di omicidio che, alla faccia della deterrenza, è rimasto incredibilmente stabile.<br />
Le condanne a morte sono passate, dalle 300 l’anno, alle poco più di cento di oggi, mentre le esecuzioni, dopo il picco di 98, sono rapidamente scese alle 53 del 2006 (e me ne aspetto un massimo di 40 &#8211; 50 nel 2009, in gran parte in Texas) allo stesso tempo il tasso di omicidio restava incrollabilmente fermo fra il 5.5 e il 5,7.<br />
Quindi, o gli americani non sanno che ora è ancor più difficile e raro essere condannati a morte e uccisi, oppure i forcaioli ci hanno raccontato delle balle.<br />
Propendo per la seconda ipotesi.<br />
Gli americani forcaioli soffrono di insularità e si rifiutano di prendere in considerazione le esperienze del resto del mondo. Evidentemente sanno che Italia e Canada sono la dimostrazione vivente che la pena capitale non è un deterrente.<br />
Il 14 luglio del 1976 il Canada sopprimeva la pena di morte. Da allora il suo tasso d’omicidio si è continuamente ridotto fino a diventare un terzo di quello precedente l’abolizione: cosa del resto già avvenuta in Italia nei vent’anni che seguirono la fine della pena capitale. L’esempio canadese è particolarmente interessante perché, proprio in quello stesso luglio, con la sentenza Gregg, la Corte Suprema degli Stati Uniti dava il via libera alla “new and improved” pena di morte. Al contrario di quanto avvenuto in Canada il tasso d’omicidio americano è prima cresciuto, poi diminuito, poi di nuovo cresciuto e solo successivamente abbiamo assistito ad una consistente diminuzione del numero degli omicidi. Diminuzione avvenuta anche in Italia dove, nel 2002, abbiamo avuto 638 omicidi contro i 2.000 del 1991. In quello stesso anno gli americani ne avevano contati 25.000 e hanno attribuito alla pena di morte la diminuzione ai 16.638 nel 2002.<br />
Gli hangmanfriends non tengono in considerazione nemmeno le esperienze nazionali. Peccato, perché lo studioso Thorsten Sellin mezzo secolo fa, confrontando le varie giurisdizioni degli Stati Uniti, scoprì che “in generale gli Stati con il boia avevano tassi di omicidio significativamente più alti di quegli Stati che non uccidevano gli assassini.”<br />
A questo riguardo il forcaiolo Lott ha avuto l’impudenza di scrivere che:<br />
&#8221;This simple comparison really doesn’t prove anything. The 12 states without the death penalty have long enjoyed relatively low murder rates due to factors unrelated to capital punishment.&#8221;</p>
<p>Forse pensa che siamo tutti stupidi.</p>
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		<title>La pena di morte americana e’ un sacrificio umano</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 23:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’analisi quantitativa in occasione della Giornata Mondiale contro la pena di morte Premessa Negli Stati Uniti non c’e’ pena capitale, ma una serie limitata di sacrifici umani, di omicidi rituali, atti a rassicurare una popolazione spaventata dalla sua stessa violenza. Solo una parte molto piccola degli omicidi di primo grado arriva nelle aule giudiziarie e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’analisi quantitativa in occasione della Giornata Mondiale contro la pena di morte</p>
<p><strong>Premessa</strong><br />
Negli Stati Uniti non c’e’ pena capitale, ma una serie limitata di sacrifici umani, di omicidi rituali, atti a rassicurare una popolazione spaventata dalla sua stessa violenza. Solo una parte molto piccola degli omicidi di primo grado arriva nelle aule giudiziarie e, a parità di delitto, alcuni finiscono sulla forca mentre altri si prendono uno schiaffetto sulla mano. Se gli americani avessero applicato coerentemente le loro leggi le esecuzioni sarebbero state almeno centomila.</p>
<p>1     La pena di morte nel mondo<br />
2     L’Italia e la sua tradizione abolizionista.<br />
3     Perché la pena di morte americana<br />
4     Le mie fonti.<br />
5     Un compito sterminato.<br />
6      Come funziona il sistema giudiziario americano<br />
7     American Gulag<br />
8     Omicidi e condanne da Furman a Tucker</p>
<p><strong>UNO</strong><br />
Secondo Amnesty International nel mondo ci sono 137 paesi abolizionisti. 92 sono abolizionisti totali: paesi in cui non c’è reato o situazione in cui si possa essere condannati a morte (nel 1998 erano 63). 10 sono abolizionisti parziali (come lo era l’Italia fino al 1994) cioè paesi in cui la pena di morte esiste per reati come la pirateria d’alto mare o lo stupro della regina. Infine ci sono 35 paesi abolizionisti de facto: quelli in cui (come il Belgio fino al 1996) c’è ancora la pena di morte, ma nessuno viene ucciso da almeno dieci anni. 60 paesi uccidono ancora i loro cittadini.<br />
Dal 1976 due paesi all’anno sono passato all’abolizionismo totale o parziale.<br />
In Europa la pena di morte è vietata e le Nazioni Unite la consentono solo per i “most serius crimes” in vista di una sua totale abolizione.</p>
<p><strong>DUE</strong><br />
Noi italiani abbiamo un splendida tradizione abolizionista.<br />
Il Granducato di Toscana abolisce la pena di morte il 30 novembre 1786, poi lo fa la Repubblica Romana il 3 luglio 1849 e quindi il governo provvisorio toscano il 30 aprile del 1859. La Camera dei Deputati dell’Italia unita vota l’abolizione il 13 marzo 1865, ma solo con l’amnistia del 1877 e il Codice Zanardelli (28 novembre 1888) l’Italia diventa un paese abolizionista. La pena di morte per i reati ordinari torna con le “leggi fascistissime” del 9 novembre 1926 e gli ultimi ad essere “giustiziati”, il 4 marzo 1947, saranno “Quelli di Villarbasse”. La Costituzione repubblicana del 1948 ci fa tornare fra gli abolizionisti e il 13 ottobre del 1994 l’Italia è diventata un paese abolizionista totale. Oggi la parola “pena di morte” è scomparsa anche dalla Costituzione</p>
<p><strong>TRE</strong><br />
Non fraintendetemi, ma è una fortuna per noi studiosi che negli Usa ci sia ancora la pena capitale. I paesi civilizzati l’hanno abolita da tempo e il resto dei forcaioli pubblica poco o nulla. Barriere linguistiche a parte ben poco ci è noto della pena di morte in Cina, Giappone, Singapore, ecc. Soprattutto poco sappiamo del rapporto fra pena di morte, crimine e società. Il poco di cui siamo a conoscenza è orribile. In Cina i condannati fungono da banca degli organi; in Giappone restano decenni ad aspettare il boia, che può arrivare in qualsiasi momento senza preavviso. A Singapore (paese totalitario di successo dove non esiste libertà di espressione e religione; dove gli oppositori sono perseguitati, incarcerati e torturati) fanno più esecuzioni degli Usa, pur avendo una popolazione che è un centesimo di quella americana e hanno un tasso di omicidio doppio di quello dell’abolizionista Hong Kong. Per nostra fortuna gli Stati Uniti ci danno modo di mostrare come la pena di morte sia razzista, classista, arbitraria e costosa.</p>
<p><strong>QUATTRO</strong><br />
Le mie fonti sono:<br />
Le sentenze della Corte Suprema.<br />
Le statistiche del governo americano.<br />
La sconfinata produzione accademica.<br />
I rapporti delle organizzazioni abolizioniste e cripto-abolizioniste.<br />
I giornali americani.</p>
<p><strong>CINQUE</strong><br />
Seguire la pena di morte americana è un compito sterminato<br />
Delle 53 giurisdizioni Usa 38 hanno il boia e 15 no. Il Michigan è abolizionista dal 1837 e questo dimostra che persino in America è possibile vivere senza ammazzare la gente. Ogni stato ha il suo proprio Codice Penale, il suo Codice di Procedura Penale, le sue leggi e le sentenze dalle sue Corti. Ogni stato ha una Corte Suprema, con Texas e Oklahoma che ne hanno due. Ogni stato ha almeno un Distretto Federale ed è all’interno di uno degli 11 Circuiti Federali. Sopra tutti c’è la Scotus.  Insomma un casino infernale di norme, leggi, sentenze e consuetudini in cui sbagliare è estremamente facile: io ci riesco benissimo.</p>
<p><strong>SEI</strong><br />
Il sistema giudiziario americano funziona perché non fa i processi, non fa gli appelli e non motiva le sentenze.<br />
Metà dei crimini gravi non viene denunciata alle autorità, ma ogni anno le 18.000 agenzie di polizia americane arrestano 15 milioni di persone. Circa 2.300.000 sono minorenni: almeno 500.000 sotto i 15 anni, 120.000 fra i 10 e i 12 e 20.000 sotto i 10. Si arrestano bambini di meno di 6 anni. Una quantità impressionante di bambini piccoli sono processati come adulti.</p>
<p>Ogni anno condannano 1.200.000 felons, ma, grazie al patteggiamento, i processi sono solo 150.000. Sono pochi gli innocenti, i pazzi, o i ricchi, che accettano il rischio di essere massacrati in aula e si patteggia il 96 per cento delle condanne.<br />
Il Birmingham News lo spiega così:<br />
”Sei in prigione da due anni in attesa del processo quando si presenta un tizio che dice: ‘Se ti dichiari colpevole questa è la condanna e fra due anni sei fuori, ma, se ti ostini a dirti innocente, fra un anno c’è il processo e se vinciamo noi ti ammazziamo’ Voi cosa fareste?”<br />
(Birmingham News “A Death Penalty Conversion” 06/11/2005)</p>
<p>I misdemeanors invece sono trattati con grande sommarietà e senza troppi fronzoli, come la presenza di un avvocato, in corti di basso livello che non tengono il verbale.</p>
<p>Le giurie non devono spiegare per quale ragione ti mandano sulla forca e l’appello, che non è un diritto costituzionalmente riconosciuto, è raramente concesso a chi non è condannato a morte. Esso non consiste nel rifacimento del processo, ma in una revisione della sua correttezza formale. Le cose si possono ingarbugliare e il procedimento giudiziario diventare una messa cantata pluridecennale, ma normalmente le cose sono spicciative. Secondo un recente rapporto del BJS nel 2004 le corti americane hanno sbrogliato 45,2 milioni di casi giudiziari civili e penali, ma di questi solo 273.000 erano nelle Corti d’appello.<br />
Lo stesso accade nel diritto privato dove, grazie all’American rule, il patteggiamento conclude più del 90 per cento dei procedimenti. Ma non sono rare le cause che si protraggono per decenni.<br />
Faccio infine notare che la prescrizione si interrompe con l’inizio dell’azione giudiziaria e non riparte più (Wilbert Rideau è stato processato per la quarta volta a quasi mezzo secolo dal delitto) e che giudici e procuratori (anche se a noi raccontano balle) sono immuni da ogni azione civile.</p>
<p><strong>SETTE</strong><br />
American Gulag: il più grande esperimento di imprigionamento di massa dai tempi di Stalin.<br />
Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito ad un crescere vertiginoso degli arresti, del numero di condanne e della loro lunghezza, oltre alla diminuzione della possibilità di essere posti in libertà vigilata. Ogni giorno 2.000 felons escono di galera e un po’ più di 2.000 ci entrano. Nel 2005 i prigionieri sono cresciuti di 1.000 unità a settimana e, a fine anno, erano aumentati di una cifra superiore all’intera popolazione carceraria italiana.<br />
Un milione e seicentomila carcerati riempiono le prigioni statali e federali (trent’anni fa erano duecentomila), ottocentomila quelle locali (cinquecentomila sono in attesa di giudizio), con in più centoventimila minorenni in riformatorio più alcune migliaia nelle prigioni per adulti.<br />
Gli Stati Uniti d’America detengono il record mondiale di un galeotto ogni 120 abitanti, con un tasso di detenzione di 833 per 100.000, ma, se ai 2,5 milioni in prigione aggiungiamo i 5 milioni e passa che sono in libertà vigilata (probation e parole), arriviamo a un condannato ogni 40 abitanti e a un tasso di 2.500 per centomila.<br />
Un adulto americano ogni cento è dietro le sbarre e per i neri si arriva a uno ogni nove. Metà dei carcerati sono neri, ma i neri sono il 13% della popolazione. Un terzo dei ventenni di colore è in prigione o in libertà vigilata: il loro tasso d’incarcerazione è di 13.000 per centomila, mentre per i loro coetanei bianchi è di 1.700.  Ci sono più ragazzi neri in prigione che all’università. Le donne detenute sono 200.000 e spesso si ha notizia di una di loro costretta a partorire ammanettata mani e piedi. 100.000 detenuti sono in isolamento nei supermax. 3.300 sono nel braccio della morte. Gli ergastolani sono 130.000. Un quarto non ha la possibilità di rilascio sulla parola (LWOP) e di questi 2.200 sono minorenni (fra cui ragazzini di 13 e 14 anni).<br />
Il prezzo del mantenimento del gulag americano è di 60 miliardi di dollari annui e l’intero sistema giudiziario-penale ne costa 200. Un galeotto californiano costa 40.000 dollari l’anno: come mandarlo ad Harvard.<br />
Il 6% degli americani è afflitto da gravi problemi mentali, ma per i detenuti si passa al 20% e le carceri, con i loro 500.000 malati mentali gravi, sostituiscono gli ospedali psichiatrici.</p>
<p><strong>OTTO</strong><br />
Gli omicidi e le esecuzioni da Furman a Tucker, 1972 – 1998</p>
<p>Secondo il Prof Adam Hugo Bedau, nel decennio 1984 – 1993, l’America ha avuto una media di 22.000 omicidi criminali l’anno (24.700 nel 1991). Circa 17.000 sono stati commessi con armi da fuoco (13.000 con pistole). Armi che, fra omicidi, suicidi e incidenti, hanno causato 39.595 vittime nel 1993 (5.000 erano minorenni) con circa 130.000 feriti.<br />
Su 650 milioni di armi da fuoco leggere possedute nel mondo dai civili 250 sono in America.</p>
<p>Gli Afro Americani, pur rappresentando solo il 13% della popolazione, forniscono il 50% delle vittime di omicidio e la prima causa di morte per i ragazzi neri è essere sparati. I maschi neri hanno un tasso di morte violenta che è doppia di quella dei soldati americani nella Seconda Guerra Mondiale e non fu per scherzo che qualcuno li ha dichiarati una specie in via di estinzione.</p>
<p>Sempre secondo il Prof. Bedau per 10.000 omicidi è stato trovato un colpevole e per 2-4.000 di questi era possibile chiedere la pena di morte.</p>
<p>Se utilizziamo i dati del Prof Bedau per il quarto di secolo che va dal 1972 (sentenza Furman) al 1998 (cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), vediamo che in America ci sono stati 500.000 omicidi criminali; le condanne sono state almeno 250.000 e di queste fra le 50 e le 100 mila potevano essere capitali: ma le condanne a morte sono state 6.406 e le esecuzioni 500 (una ogni 1.000 omicidi).</p>
<p>(In realtà gli omicidi sono stati 539.396. In confronto gli americani hanno perso 450.000 soldati nella Seconda Guerra Mondiale, 53.000 in Corea e 58.000 in Viet Nam.)</p>
<p>I dati ufficiali non divergono dalla mia ipotesi.<br />
Secondo il rapporto sulla pena di morte in Maryland del Prof. Paternoster in quello stato (nel periodo 01/07/1978 – 3/12/1999) ci sono stati 6.000 omicidi per i quali qualcuno è stato punito. Di questi 1.311 sarebbero stati passibili di pena di morte, che però è stata chiesta in soli 353 casi. La richiesta è proseguita in 180 processi e ha portato a 76 condanne capitali inflitte a 58 persone. Di queste 5 sono state uccise e 5 sono ancora nel braccio. Le 5 uccise (3 neri e 2 bianchi) avevano tutte ucciso bianchi anche se le vittime di omicidio in Maryland sono per l’80% nere.</p>
<p>Negli ultimi 20 anni gli omicidi federali passibili di pena di morte sono stati 2.545, ma il Dipartimento di Giustizia l’ha chiesta in 431 casi, ottenendola in 59, con 3 esecuzioni.</p>
<p>Nello stato di New York, in dieci anni di pena di morte, ci sono stati 10.000 omicidi, 877 dei quali erano passibili di pena di morte: le condanne sono state 58 e nessuna esecuzione.</p>
<p>Oggi la situazione è migliorata e gli americani sono stati felici di avere avuto, nel 2002, solo 16.638 omicidi criminali, mentre noi italiani ci siamo preoccupati moltissimo dei nostri 638 omicidi, anche se questi erano meno di un terzo quelli del 1991.<br />
Dall’ 11 settembre del 2001 i morti assassinati sono stati 100.000, meno di 1.000 le condanne a morte e 350 le esecuzioni (relative a condanne di 10 – 20 e anche trent’anni fa)<br />
Ogni anno le armi da fuoco uccidono, fra omicidi, suicidi e incidenti, 30.000 persone (3.000 minori)</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Risulta quindi del tutto evidente che le 1.123 esecuzioni post-Furman sono una frazione di quelle possibili, probabilmente meno di un centesimo. Solo una parte molto piccola degli assassini è condannata a morte e, di questi, solo alcuni disgraziati sono effettivamente uccisi e nulla mostra che siano gli autori dei crimini peggiori. Possiamo quindi definirle dei sacrifici umani.</p>
<p>L’assoluta arbitrarietà con cui sono selezionati i disgraziati destinati al sacrificio sarà oggetto di un prossimo saggio.</p>
<p>Claudio Giusti<br />
8 ottobre 2008<br />
dedicato a Paola</p>
<p>ESECUZIONI, OMICIDI E CONDANNE      1  ottobre  2008</p>
<p>Ex        condanne         tasso om.        omicidi</p>
<p>1973                  42             9.4            19.640<br />
1974                149             9.8            20.710<br />
1975                298             9.6            20.510<br />
1976                233             8.8            18.780<br />
1977         1     137             8.8            19.120<br />
1978                185             9.0            19.560<br />
1979         2     151             9.7            21.460<br />
1980                173            10.2           23.040<br />
1981         1     223              9.8           22.520<br />
1982         2     267              9.1           21.010<br />
1983         5     252              8.3           19.308<br />
1984        21    284              7.9           18.692<br />
1985        18    262              7.9           18.976<br />
1986        18    300              8.6           20.613<br />
1987        25    287              8.3           20.096<br />
1988        11    291              8.4           20.675<br />
1989        16    258              8.7           21.500        omicidi<br />
1990        23        251          9.4           23.438        Italia<br />
1991        14        268          9.8           24.703        1901<br />
1992        31        287          9.3           23.760        1441<br />
1993        38        287          9.5           24.526        1065<br />
1994        31        315          9.0           23.326          938<br />
1995        56        315          8.2           21.606        1004<br />
1996        45        317          7.4           16.645          945<br />
1997        74        275          6.8           18.208          864<br />
1998        68        298          6.3           16.974          879<br />
(500)     (6406)                       (539.396)<br />
1999        98        277            5.7            15.522          810<br />
2000        85        232            5.5            15.586          749<br />
2001        66        162            5.6            16.038          707<br />
2002        71        167            5.6            16.229          642<br />
2003        65        153            5.7            16.582          719<br />
2004        59        138            5.5            16.137          711<br />
2005        60        128            5.6            16.692          601<br />
(1004)    (7633)                          (652.182)<br />
2006        53        115            5.7                621<br />
2007         42        110                                593<br />
2008        24</p>
<p><strong>I dati della pena di morte americana 1 ottobre 2008.</strong></p>
<p>Delle 53 giurisdizioni americane 15 non hanno la pena di morte.<br />
Il Distretto di Columbia non ha esecuzioni dal 1957, mentre Alaska, Hawaii, Iowa, Massachusetts, Vermont e West Virginia sono abolizionisti da mezzo secolo. Nord Dakota e Rhode Island non hanno esecuzioni dal 1930, il Minnesota dal 1885, il Maine dal 1887, il Wisconsin dal 1851 e il Michigan dal 1837. Sempre il Michigan divenne, nel 1847, la prima giurisdizione al mondo ad abolire stabilmente la pena capitale. Lo stato di New York è tornato abolizionista e il Parlamento del New Jersey ha abolito la pena capitale nel dicembre 2007.</p>
<p>Delle 36 restanti sono state 33 ad avere almeno una esecuzione, ma il grosso è avvenuto nel Sud. Il Texas è in testa con più di un terzo del totale. Molti stati hanno ucciso solo dei volontari.</p>
<p>Secondo il DPIC  fra i dieci stati con il tasso di omicidio più basso otto non hanno la pena di morte, mentre dei due restanti il New Hampshire non ha condannati a morte e il Sud Dakota ha fatto nel 2007 la sua prima esecuzione in 60 anni.  In proposito il forcaiolo John Lott (quello di More Guns Less Crimes) pensa che siamo tutti stupidi: “The 12 states without the death penalty have long enjoyed relatively low murder rates due to factors unrelated to capital punishment.”</p>
<p>1123 esecuzioni, di cui 414 in Texas. La Harris County (quella con Houston, nel cui laboratorio di polizia ci pioveva dentro) ne ha fatte 104, Dallas County 38 (anche nel suo laboratorio di polizia ci pioveva dentro), la Tarrant County di Fort Worth 28. La Virginia (la più efficiente nel vuotare il braccio della morte) ha fatto 102 esecuzioni, 88 l’Oklahoma, 66 il Missouri, 66 la Florida. La California pur avendo nel braccio della morte quasi 700 persone ha fatto “solo” 13 esecuzioni al costo di 250 milioni di dollari l’una.</p>
<p>La sedia elettrica ha ucciso 155 persone, 2 i fucilati, 11 i gasati, 3 gli impiccati e il resto con l’iniezione. I neri uccisi sono 384 e i bianchi 636. Anche se il 50% delle vittime degli omicidi è nero e la quasi totalità degli omicidi avviene all’interno dei due gruppi razziali, l’80% delle vittime dei “giustiziati” era bianco. L’80% delle esecuzioni è avvenuto nel Sud. Le clemenze sono state 244 (167 in Illinois) e 130 gli innocenti rilasciati.<br />
Il 10 – 12%  dei condannati uccisi era pazzo o minorato mentale e il 10¬ – 12% si è consegnato volontariamente al boia. I minorenni erano 22 (13 TX) e 11 le donne. I neri che hanno ucciso un bianco sono 228, 15 i bianchi che hanno ucciso un nero (mai nessuno in Texas). Hanno passato in media 11 anni nel braccio. A parte il texano Jesse DeWayne Jacobs non sappiamo quanti fossero innocenti.</p>
<p>Dal 2002 il tasso di omicidio americano è stabilmente fisso attorno al 5,6 – 5,7 per centomila (16 – 17 mila omicidi all’anno). In Italia abbiamo 600 omicidi e un tasso di uno per centomila.</p>
<p>Le condanne a morte sono passate dalle 300 all’anno a poco più di cento e le esecuzioni sono 60 all’anno, ma si riferiscono a omicidi di 10, 20 e anche 30 anni fa.</p>
<p><strong>Dati sulla pena di morte americana 1 ottobre 2008</strong></p>
<p>Il decennio clintoniano<br />
495 esecuzioni 1993 – 2000<br />
11 nuovi stati fanno esecuzioni su 33<br />
1995 New York e Kansans introducono la pena di morte</p>
<p>Il decennio bushita<br />
440 esecuzioni 2001 – 2008<br />
2 nuovi stati e la giurisdizione federale fanno esecuzioni<br />
New York e New Jersey diventano abolizionisti</p>
<p>OGGI<br />
1123    esecuzioni totali<br />
414     in Texas  (152 con Giorgino)<br />
104     Harris County (Houston)<br />
102    Virginia<br />
88      Oklahoma<br />
66      Missouri<br />
66      Florida<br />
43      Georgia<br />
38      Dallas</p>
<p>neri         384<br />
bianchi     636<br />
altri         103</p>
<p>80% delle vittime era bianco (ma il 50% delle vittime d’omicidio è nero)<br />
80% “giustiziato” nel Sud<br />
10 – 12%  era pazzo o minorato mentale<br />
10¬ – 12%  si è presentato volontariamente al boia interrompendo gli appelli o non facendoli<br />
22 i minorenni (13 TX)<br />
11 le donne<br />
244 clemenze (167 Illinois)<br />
130 innocenti rilasciati</p>
<p>neri che hanno ucciso un bianco     228<br />
bianchi che hanno ucciso un nero     15     mai nessuno in Texas</p>
<p>11 anni in media nel braccio</p>
<p>155 sedia<br />
2 fucilati<br />
11 gasati<br />
3 impiccati<br />
948 con l’iniezione</p>
<p><strong>Dati storici sulla pena di morte americana</strong><br />
Secondo Watt Espy le esecuzioni in territorio americano sono state, dal 1608 al 31 dicembre 1998, 19.248. Di queste 500 sono post-Furman. Questi dati non sono ufficiali e non sono completi, visto che solo dal 1930 esiste un registro delle esecuzioni. [Stuart Banner: “The Death Penalty. An American History”. Cambridge, Harvard UP 2002, p 313]<br />
Bohm cita sempre Espy fornendo il dato di 20.000 – 22.500 esecuzioni legali e di 10.000 linciaggi. [Robert M. Bohm “Deathquest II” Cincinnati, Anderson Pub. 2003, p. 2]</p>
<p>ATTENZIONE: i dati degli Espy files sono inferiori, <a title="deathpenaltyinfo.org" href="http://deathpenaltyinfo.org/article.php?scid=8&amp;did=269">deathpenaltyinfo.org</a><br />
come lo sono quelli di Amnesty International che fornisce la cifra di 18.000 esecuzioni.</p>
<p>AMR 51/052/1999 Killing with Prejudice, Race and the Death Penalty<br />
<a title="web.amnesty.international.org" href="http://web.amnesty.org/library/Index/ENGAMR510521999?open&amp;of=ENG-USA">web.amnesty.org</a></p>
<p>Dal 1930 al 1967 ci sono state 3.859 esecuzioni.<br />
Il decennio peggiore è stato il primo, con 1.676 esecuzioni di cui 199 nel solo 1935.<br />
I neri erano il 54% del totale e il 90% dei 455 uccisi per stupro (97% al Sud).<br />
Le donne 32.<br />
I  3/5 delle esecuzioni sono avvenute nel Sud.<br />
<a title="deathpenaltyinfo.org" href="http://www.deathpenaltyinfo.org/article.php?scid=8&amp;did=1110">www.deathpenaltyinfo.org</a></p>
<p>Si devono poi aggiungere 160 esecuzioni di militari. La Marina non ha fatto esecuzioni dal 1849.<br />
<a title="justice.uaa.alaska.edu " href="http://justice.uaa.alaska.edu/death/history.html#unitedstates">justice.uaa.alaska.edu</a></p>
<p>Le esecuzioni post-Furman, dal 17 gennaio 1977, sono 1.123.<br />
L’anno peggiore il 1999 con 98 esecuzioni.<br />
L’ottanta per cento nel Sud, di cui più di un terzo in Texas.<br />
I neri erano il 34%, ma le esecuzioni riguardavano all’80% assassini di bianchi.<br />
11 le donne giustiziate.<br />
<a title="people.smu.edu" href="http://people.smu.edu/rhalperi/exec05.html">people.smu.edu</a></p>
<p>Fra il 1890 e il 1966 ci sono state 4.308 esecuzioni con la sedia elettrica.<br />
Fra il 1930 e il 1980 le esecuzioni con la camera a gas sono state 952.<br />
La stragrande maggioranza dei condannati è stata impiccata.<br />
Nel post-Furman la sedia elettrica ha fatto 155 vittime, 2 la fucilazione, 3 l’impiccagione e 11 la camera a gas. Gli altri sono stati uccisi con l’iniezione letale.</p>
<p>I linciaggi di cui si è avuta notizia sono stati, dal 1882 al 1968, 4.743. I neri linciati, uomini e donne, sono stati 3.446 (ma fra i linciati ci sono anche ebrei e italiani). In testa il Mississippi con 539 (più 42 bianchi), poi la Georgia con 492 e 39, il Texas (352 &#8211; 141), la Louisiana (335 &#8211; 56) e l’Alabama (299 &#8211; 48). Ovviamente queste sono cifre gravemente approssimate per difetto.<br />
<a title="www.english.uiuc.edu" href="http://www.english.uiuc.edu/maps/poets/g_l/lynching/lynching.htm">www.english.uiuc.edu</a></p>
<p>1 ottobre 2008</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La pena di morte nel mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 16:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Emi Del Bene &#8220;Non sono solo triste, sono deluso dal fatto che un sistema che si suppone debba proteggere e proclamare quello che è giusto in realtà sia così simile a me, e stia facendo lo stesso vergognoso errore che commisi io. [...] Stanotte diciamo al mondo che non esiste una seconda possibilità agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a title="Taccuino verde" href="http://www.taccuinoverde.eu">Emi Del Bene</a></p>
<p>&#8220;<em>Non sono solo triste, sono deluso dal fatto che un sistema che si suppone debba proteggere e proclamare quello che è giusto in realtà sia così simile a me, e stia facendo lo stesso vergognoso errore che commisi io. [...] Stanotte diciamo al mondo che non esiste una seconda possibilità agli occhi della giustizia. Stanotte diciamo ai nostri bambini che certe volte, in qualche caso, uccidere è giusto. Nessuno vince stanotte. Nessuno starà meglio. Nessuno uscirà di qui vittorioso.</em>&#8221;<br />
(Ultima dichiarazione di Napoleon Beazley, messo a morte il 28 maggio 2002 per un omicidio commesso quando era minorenne. <a title="dichiarazione di Napoleon Beazley in lingua originale" href="http://www.tdcj.state.tx.us/stat/beazleynapoleonlast.htm">Qui</a> la dichiarazione completa in lingua originale e la sua <a title="Scheda di Napoleon Beazley" href="http://www.tdcj.state.tx.us/statistics/deathrow/drowlist/beazley.jpg">scheda</a> dove è addirittura specificato che è &#8220;nero&#8221;).</p>
<p>La pena di morte è una violazione dei Diritti Umani che, purtroppo, <strong>e&#8217; ancora legale in molti paesi</strong>, anche cosiddetti &#8220;civilizzati&#8221; e moderni (come gli Stati Uniti e il Giappone).</p>
<p><span id="more-229"></span></p>
<p>Molto spesso, chi vuole mantenere la pena di morte è piuttosto ignorante al riguardo, ed è spinto solo dalla scarsa ammissibilità morale di alcuni crimini: i sondaggi che dimostrano la tendenza ad appoggiare la pena di morte da parte dell&#8217;opinione pubblica sono spesso condotti in corrispondenza a processi legati a omicidi violenti ed eclatanti, e una vasta percentuale dei favorevoli si dichiara contraria in seguito alla lettura di un breve saggio informativo.<br />
Molti credono che la pena di morte sia un <strong>deterrente ai crimini più efferati</strong>. In realtà numerosi studi provano che questo <strong>non e&#8217; vero</strong>, infatti, per dare un esempio pratico, il Texas è lo stato americano con il maggiore numero di condanne a morte, ma nonostante ciò non è quello con meno uccisioni. Questo è dovuto anche al fatto che molto raramente chi commette un omicidio è lucido al momento dell&#8217;azione, e quindi così come non si rende pienamente conto del gesto che sta per compiere, non si porrà certamente il problema delle conseguenze legali e giuridiche del suo atto.<br />
Quale tipo di omicida, infatti, potrà essere scoraggiato nel suo proposito dalla minaccia della pena di morte?<br />
L&#8217;omicida che ha motivazioni ideologiche, religiose o sociali non teme la morte che anzi lo consacrerebbe a &#8220;martire&#8221;; un sicario o un serial killer considererà più vicina a sé la prospettiva di un guadagno; l&#8217;omicida sessuale o passionale, sia che sia spinto da una malattia mentale, sia che agisca in un momento di scarsa lucidità, non può essere fermato dal timore della pena capitale.</p>
<p>Ma al di là di queste considerazioni, è necessario porsi la domanda: <strong>la pena di morte e&#8217; giusta</strong>?<br />
Se anche avesse dei poteri deterrenti (che comunque non ha), come si può ritenere giusto e equo che uno stato uccida i propri cittadini in nome della giustizia? Si tratta quindi a tutti gli effetti di una <strong>violazione dei Diritti Umani</strong> (in particolare gli articoli 3, diritto alla vita, e 5, liberazione da tortura e punizioni inumane, crudeli e degradanti).</p>
<p>Alcuni sostengono che la pena di morte sia una sorta di &#8220;risarcimento&#8221; per la perdita di un proprio caro. Ma nella pratica invece sono la maggioranza i parenti delle vittime che sono perfettamente coscienti del fatto che aggiungendo altra violenza ad un fatto già così doloroso, non stanno meglio né possono riavere il loro caro indietro. Una prova di questa posizione è l&#8217;associazione &#8220;<a title="Journey of Hope" href="http://www.journeyofhope.org/pages/index.htm">Journey of Hope</a>&#8220;: è stata fondata da un familiare stretto di una vittima di omicidio che lotta contro la pena di morte ed ha salvato la ragazza colpevole dell&#8217;atto, che era stata condannata a morte.</p>
<p>Un altro luogo comune è che l&#8217;ergastolo o comunque la detenzione dei carcerati sia più dispendiosa della pena capitale: in realtà il processo legale legato alle esecuzioni ha <strong>altissimi costi</strong>, proprio per la complessità di questi casi. Uno studio condotto in Texas ha dimostrato che un caso di pena capitale costa circa 2,3 milioni di dollari, una cifra tre volte maggiore a quella che si spenderebbe con una detenzione in un carcere di massima sicurezza. Abolendo questa pena assurda e crudele, quindi, oltre al guadagno morale ed umano, ci sarebbe anche una maggiore disponibilità finanziaria Innocenti(che potrebbe magari favorire i progetti di prevenzione del crimine, a cui attualmente negli Stati Uniti vengono destinati meno soldi).</p>
<p><img class="alignnone" title="Innocenti" src="http://www.taccuinoverde.eu/images/articolidirum/pena_morte/innocenti.jpg" alt="" width="300" height="298" /></p>
<p>Inoltre, un tristissimo caso legato alla pena capitale: <strong>la messa a morte di innocenti</strong>. Non è infatti possibile che un sistema sia perfetto e che eviti qualsiasi tipo di errore.<br />
Solo negli USA, nell&#8217;ultimo ventennio, si calcola che almeno 23 dei condannati avessero a loro favore seri dubbi sulla loro colpevolezza.<br />
Uno studio della Columbia University School of Law rileva che in 7 condanne a morte su 10 sono stati trovati errori gravi tali da annullare le sentenze, negli anni che vanno dal 1973 al 1995.</p>
<blockquote><p>-I casi-<br />
In Russia nel 1994 è stato fucilato Alexander Kravchenko, poi risultato completamente innocente, a seguito di un processo influenzato dalla pressione pubblica che richiedeva un colpevole per una serie di omicidi particolarmente impressionanti. Nello stesso anno è stato giustiziato anche il vero colpevole, Andrei Chikatilo, mentre un sospettato si è tolto la vita per la pressione esasperante a cui era sottoposto.<br />
Nel febbraio 1998 una corte d&#8217;appello del Regno Unito ha dichiarato che Mahmood Hussein Mattan, giustiziato nel 1952, subì un processo influenzato da pregiudizi razziali, dove l&#8217;accusa non aveva reso nota l&#8217;esistenza di un altro uomo simile a Mattan che poteva essere il vero colpevole.<br />
Kenneth Richey è stato condannato nonostante evidenti prove della sua innocenza, negli Stati Uniti. La sua condanna è stata annullata nel 2005, dopo 20 anni passati nel braccio della morte.<br />
In Giappone, un altro stato che conserva la pena di morte, Sakae Menda a 23 anni venne arrestato per rapina e omicidio plurimo. Arrestato nel 1949, fu messo a morte l&#8217;anno successivo.<br />
Nel 1983, quando ormai di anni ne aveva 58, fu rimesso in libertà e dichiarato completamente estraneo ai fatti di cui era imputato.<br />
Intanto aveva perso la famiglia e, di fatto, una gran parte della sua vita, passata a vedere 70 prigionieri mandati al patibolo (in Giappone viene ancora utilizzato il metodo dell&#8217;impiccagione), di cui 20 con condanna incerta e 5 innocenti.</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;è nulla che faccia pensare che la pena di morte sia dichiarata in seguito a <strong>processi </strong>equi: essi sono <strong>spesso irregolari</strong>.<br />
<img class="alignnone" title="Cina" src="http://www.taccuinoverde.eu/images/articolidirum/pena_morte/velocit%C3%A0.jpg" alt="" width="300" height="195" /></p>
<p>In Cina i processi sono sbrigaCinativi (durano pochi minuti, a volte hanno luogo dentro a dei furgoni appositi per velocizzare ulteriormente il procedimento) e i verdetti sono composti da frasi prefabbricate, assemblate per aderire il più possibile al caso in questione; ciò succede anche in Uzbekistan.<br />
In Palestina esistono solo avvocati d&#8217;ufficio e non c&#8217;è la possibilità di appello.<br />
Le condanne a morte si basano sulle &#8220;confessioni&#8221; estorte sotto tortura in alcuni paesi come l&#8217;Arabia Saudita.<br />
Negli Stati Uniti i condannati che provengono da <strong>ceti sociali disagiati e pover</strong>i non possono quasi mai accedere ad un&#8217;adeguata difesa, con il risultato che accade che gli avvocati assegnati d&#8217;ufficio siano giovani e troppo inesperti, che non siano in grado di svolgere le adeguate ricerche ed indagini per mancanza di fondi o che addirittura si addormentino durante gli appelli. Un altra terribile conseguenza della povertà di un imputato è che, oltre a non poter pagare un&#8217;adeguata difesa non è in grado di corrispondere le richieste di denaro di giudici e ufficiali di polizia corrotti.</p>
<p>Un altro fattore che influenza i verdetti in modo iniquo è la <strong>discriminazione</strong>.<br />
Negli Stati Uniti l&#8217;intero iter giudiziario è influenzato dal colore della pelle sia dell&#8217;imputato che, soprattutto, della vittima.<br />
Infatti, bianchi e neri vengono assassinati in maniera uguale, ma l&#8217;80% dei condannati a morte ha ucciso un bianco (a riprova di questo Dormirecondizionamento razziale, le schede dei condannati contengono i campi da riempire &#8220;razza&#8221;, sia dell&#8217;imputato che della vittima).</p>
<p>Sempre inaccettabile è la condanna a morte di <strong>persone affette da ritardo mentale.</strong><br />
La Corte Suprema del USA nel 1989 ha stabilito che l&#8217;esecuzione di un minorato mentale non costituisce una violazione della Costituzione; infatti in questo stato negli ultimi 25 anni ben 36 prigionieri affetti da ritardo mentale sono stati condannati a morte. Nel 2002 invece ciò è stato finalmente dichiarato anticostituzionale. Per i malati di mente, invece, è obbligatorio un periodo in un reparto di psichiatria che ripristini la competenza mentale necessaria per procedere all&#8217;esecuzione.</p>
<p>Nemmeno i <strong>minorenni </strong>sono risparmiati dal sistema, nonostante l&#8217;articolo 37.a della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell&#8217;infanzia, il Patto Internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione americana sui diritti umani e la Carta Africana sui diritti e il benessere del fanciullo proibiscano l&#8217;ergastolo senza possibilità di rilascio e la pena di morte nei confronti di minorenni.<br />
Infatti, purtroppo, negli anni &#8217;80 e &#8217;90 in Iraq sono stati giustiziati dei bambini curdi per la loro etnia o per le azioni dei loro genitori. Tra il 1990 e il 2005 sono 39 le esecuzioni documentate di minorenni in Arabia Saudita, Cina, Iran, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Yemen e USA (questo stato conta ben 19 di queste condanne). Molti di questi ragazzi hanno alle spalle una storia personale composta di abusi, carenze, abbandoni, violenze e povertà, con spesso un avvio precoce verso alcol e droga. Nonostante ciò, molto spesso gli avvocati difensori non hanno presentato queste caratteristiche e la minore età dell&#8217;imputato come attenuanti.</p>
<p>Fortunatamente negli Stai Uniti nel 2005 è stata dichiarata dalla Corte Suprema l&#8217;incostituzionalità della messa a morte di minorenni all&#8217;epoca del reato.</p>
<blockquote><p>-I casi-<br />
In Iran, una ragazza sedicenne (Ateqeh Rajabi) è stata impiccata nel 2004 per &#8220;atti incompatibili con la castità&#8221;, senza poter usufruire di una qualsiasi forma di assistenza legale.<br />
Un altro caso è quello di Napoleon Beazley, diciassettenne all&#8217;epoca dell&#8217;omicidio, messo a morte in Texas il 28 maggio 2002. Egli aveva tenuto una condotta ideale in prigione e si era dimostrato profondamente pentito e consapevole del suo atto, ma il suo processo, oltre ad ignorare la sua minore età all&#8217;epoca del crimine, fu influenzato da pregiudizi razziali. La giuria era composta da soli bianchi (un giurato di colore era stato estromesso con una falsa accusa, rimpiazzato da un giudice bianco condannato per guida in stato di ubriachezza), tanto che Beazley venne definito &#8220;un animale&#8221; e un giurato, alla fine del caso, esclamò: &#8220;Il negro ha avuto quello che si meritava!&#8221;.</p></blockquote>
<p>In molti stati, la pena di morte è uno <strong>strumento di repressione</strong>: mentre in molti paesi solo i reati più gravi, e che implicano l&#8217;uso di comportamenti violenti, sono imputabili, in altri le condotte illegali possono (a volte arbitrariamente) essere punite con la pena capitale anche quando non implicano la violenza.<br />
Ancori in molti stati infatti la pena capitale è uno strumento di repressione politica, di &#8220;pulizia sociale&#8221;, di &#8220;rimedio genetico&#8221;.<br />
In Cina si può essere giustiziati per emissione di fatture false, corruzione, speculazione e frode, furto di cavi elettrici, attrezzi agricoli, bestiami, veicoli.<br />
In Iran si può essere uccisi per adulterio, nello Yemen per atti omosessuali, per apostasia in Sudan, Arabia Saudita e Iran, per blasfemia in Pakistan, per possesso di droga anche in minime quantità in buona parte dei paesi medio-orientali e del Sud-Est asiatico.</p>
<blockquote><p>-I casi-<br />
Ken Saro Wiwa era un ambientalista nigeriano che, oppostosi pacificamente allo sfruttamento petrolifero del suo territorio, senza nessun ricorso a mezzi violenti, è stato impiccato nel 1995.</p></blockquote>
<p><img class="alignnone" title="Sedia" src="http://farm1.static.flickr.com/167/446832093_c12f02c705.jpg?v=0" alt="" width="307" height="332" /></p>
<p>Infine, la pena di diamorte è anche un <strong>trattamento crudele</strong>: provoca angoscia sia ai condannati che alle persone che li circondano, nell&#8217;attesa che il momento dell&#8217;uccisione legalizzata arrivi, e molto spesso è dolorosa in quanto non si è ancora arrivati alla &#8220;via umana alla pena di morte&#8221;.<br />
Fino allo scorso decennio negli USA era usata con regolarità la sedia elettrica, anche se esecuzioni sempre più cruente ne hanno abolito l&#8217;uso. Il funzionamento di questo strumento di morte è il seguente: le scariche provocano la morte per arresto cardiaco e paralisi respiratoria, ma questo non significa che lo stato di incoscienza subentri dopo la prima scossa, quindi il condannato può rimanere cosciente mentre gli vengono applicate scariche da 2000 volt da 2 minuti a brevi intervalli.<br />
Recentemente il metodo usato è quello della iniezione letale (questa soluzione vige negli USA, in Cina, in Guatemala ed è prevista nelle Filippine, in Thailandia e in Taiwan, così come in India, Indonesia e Viet Nam, dove è ancora in fase di studio).<br />
L&#8217;agonia del condannato può protrarsi per molti minuti (per difficoltà o malfunzionamenti tecnici), il che può anche portare alla necessità di accedere per via chirurgica ad una vena più profonda. Le sostanze, se penetrano nel muscolo provocano infinito dolore e se si combinano troppo velocemente ostruiscono le vene del condannato rallentandone l&#8217;effetto. In caso che il barbiturico anestetico non agisca in modo sufficientemente rapido, il prigioniero può <strong>soffocare per paralisi ai polmoni rimanendo cosciente</strong> durante il processo.</p>
<blockquote><p>-I casi-<br />
In Texas viene usata una combinazione di queste sostanze: thiopental di sodio (come anestetizzante), bromuro di pancuronio (rilassamento muscolare e paralisi del diaframma e dei polmoni), e cloruro di potassio (arresto cardiaco). Nello stesso stato è stato vietato l&#8217;uso del bromuro di pancuronio per l&#8217;eutanasia degli animali, in quanto la sostanza non sarebbe idonea ad assicurar loro una morte serena, mentre centinaia di persone sono state uccise dallo stato con la stessa sostanza.Manuel Martìnez Coronado, agricoltore del Guatemala, nel 1988 è stato il primo ucciso con l&#8217;iniezione letale nel suo stato. La data di esecuzione fu decisa in modo improvviso per non dar spazio a ricorsi ed ulteriori appelli, nonostante non fosse ancora certa l&#8217;adeguatezza dell&#8217;assistenza legale ottenuta dall&#8217;uomo. L&#8217;esecuzione fu trasmessa in diretta sulla televisione nazionale, la sua agonia durò 18 minuti e il suo braccio non smise mai di sanguinare abbondantemente durante l&#8217;intera esecuzione, mentre i familiari stretti assistevano, singhiozzando e lamentandosi, dalla stanza accanto.<br />
Nel 1994 un uomo pakistano rimase mezz&#8217;ora col cappio al collo mentre la famiglia si accordava su come spartirsi l&#8217;eredità coi parenti della vittima, e nonostante le due parti non avessero trovato un&#8217;intesa venne impiccato.<br />
Nel 1997 una donna accusata di adulterio fu lapidata e dichiarata morta, salvo poi riprendere i sensi all&#8217;obitorio, in Iran.<br />
In Arabia Saudita i condannati a morte vengono decapitati pubblicamente dopo la preghiera del venerdì.</p></blockquote>
<p>Ma ad aggiungersi al dolore fisico c&#8217;è la pesantissima <strong>componente psicologic</strong>a: la pressione esercitata da questa componente è così insopportabile che il 15% dei condannati, negli Stati Uniti, rinuncia a qualsiasi appello per arrivare più velocemente possibile al momento della morte.<br />
In Giappone, invece, la data dell&#8217;esecuzione non è comunicata se non la mattina stessa, quindi ogni prigioniero vive la propria vita consapevole che ogni giorno potrebbe essere l&#8217;ultimo (questa scelta di non comunicare la data della morte né al condannato né ai familiari, che vengono a saperlo solo dopo che la messa a morte si è compiuta, peraltro, è una pratica estremamente crudele e disumana in quanto non è &#8220;utile&#8221; ai fini della giustizia, della sicurezza o della trasparenza del processo).<br />
Mediamente, il tempo trascorso da un imputato nel braccio della morte ammonta a 11 anni; questa detenzione può, alla luce dei Diritti Umani, essere considerata una violazione dell&#8217;art. 5 in quanto corrispondente a <strong>tortura </strong>(psicologica e fisica).</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 360px"><img title="Proteste" src="http://farm4.static.flickr.com/3159/2629138538_7cee99b556.jpg?v=0" alt="" width="350" height="263" /><p class="wp-caption-text">Una protesta davanti alla Corte Suprema, negli Stati Uniti. Foto di Jay Tamboli)</p></div>
<p>Fortunatamente, il movimento internazionale per l&#8217;abolizione di questa pena disumana è in crescita.<br />
I dati, aggiornati al 15 aprile 2008, mettono in evidenza che sono <strong>92 </strong>i paesi hanno completamente abolito la pena di morte, <strong>10 </strong>la mantengono solo Protesteper reati particolari (quali quelli commessi in periodo di guerra) e 33 hanno abolito la pena &#8220;de facto&#8221;, non eseguono dunque una condanna da più di 10 anni o si stanno impegnando a livello internazionale a non fare ricorso a questa pena.<br />
Quindi, sono <strong>135 </strong>i paesi dove la pena capitale è stata abolita (de jure, per legge, o de facto, nella pratica), contro i <strong>62</strong> paesi ancora mantenitori (molti di questi, comunque, non applicano quasi mai la pena di morte).<br />
Si può dire che il l&#8217;opinione pubblica mondiale spinge per una totale abolizione di questa pena, nonostante molti paesi medio-orientali, del sud asiatico, e anche due superpotenze economiche come gli USA e il Giappone siano dei mantenitori.</p>
<p>Perché questa pena degradante e crudele abbia fine, è importante che l&#8217;opinione a pubblica abbia i mezzi necessari ad elaborare una propria opinione, e che i paesi abolizionisti non demordano nel fare pressione verso gli stati mantenitori affinché si adeguino agli standard internazionali.<br />
Il 10 ottobre è stato dichiarato la giornata mondiale contro la pena di morte, e ognuno di noi può fare in modo che diventi un momento di incontro e di insegnamento!</p>
<p>Per chi vuole saperne di più, è possibile contattarci all&#8217;indirizzo <a href="mailto: dirittiumani@taccuinoverde.eu">dirittiumani@taccuinoverde.eu</a> e approfondire consultando le fonti di questo articolo:</p>
<p>&#8220;La pena di morte nel mondo&#8221;, briefing di Amnesty International, a cura di Roberta Aiello e Gabriella &#8220;Ela&#8221; Rotoli, 2005;<br />
&#8220;La pena di morte nel mondo&#8221;, un rapporto di Amnesty International, a cura dei Coordinamenti Pena di Morte e Pubblicazioni della Sezione Italiana di Amnesty International, 1999;</p>
<p><a title="sito del dipartimento di giustizia del Texas" href="http://www.tdcj.state.tx.us/stat/deathrow.htm">Texas Department of Criminal Justice</a> (sito del dipartimento di giustizia del Texas, completo di schede e ultime dichiarazioni dei condannati)<br />
<a title="pagina per la diffusione di informazioni sulle detenzioni e le condanne a morte delle donne iraniane" href="http://save.nazanin.googlepages.com/"> Save Nazanin</a> (pagina per la diffusione di informazioni sulle detenzioni e le condanne a morte delle donne iraniane)<br />
<a title="pagina sul sito di Amnesty International che tratta le campagne per abolire la pena di morte" href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/30">Amnesty Internationa contro la pena di morte</a> (pagina sul sito di Amnesty International che tratta le campagne per abolire la pena di morte, con molti documenti e dati)<br />
<a title="sito dell'organizzazione &quot;Journey of Hope&quot;, che riunisce parenti delle vittime e dei condannati, per un'alternativa alla pena capitale" href="http://www.journeyofhope.org/pages/index.htm"> Journey of Hope</a> (sito dell&#8217;organizzazione &#8220;Journey of Hope&#8221;, che riunisce parenti delle vittime e dei condannati, per un&#8217;alternativa alla pena capitale)</p>
<p>Inoltre, per la realizzazione di questo articolo, sono state preziose le informazioni divulgate durante la conferenza tenutasi il 30 novembre 2007 &#8220;Giornata Internazionale delle Città per la vita &#8211; Città contro la pena di morte – No justice without life&#8221;, con Bill Pelke, Claudio Giusti e Arianna Ballotta.</p>
<p><a title="Taccuino verde" href="http://www.taccuinoverde.eu">Taccuino verde, 26 agosto 2008</a></p>
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		<title>Gli USA uccidono i cittadini stranieri nonostante le proteste</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 23:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(libera traduzione a cura COALIT) Ciò che l&#8217;America fa nelle proprie prigioni in linea di massima e&#8217; affar proprio, ma non sempre. Come questo mese, quando a Jose Medellin, cittadino messicano condannato a morte per lo stupro di gruppo e l&#8217;omicidio di due adolescenti avvenuti 15 anni fa a Houston, e&#8217; stata somministrata un&#8217;iniezione letale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(libera traduzione a cura <a title="Al sito della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte" href="http://coalit.it">COALIT</a>)</p>
<p>Ciò che l&#8217;America fa nelle proprie prigioni in linea di massima e&#8217; affar proprio, ma non sempre. Come questo mese, quando a Jose Medellin, cittadino messicano condannato a morte per lo stupro di gruppo e l&#8217;omicidio di due adolescenti avvenuti 15 anni fa a Houston, e&#8217; stata somministrata un&#8217;iniezione letale nel carcere di Huntsville, in Texas.<br />
La morte di Medellin ha scatenato un&#8217;immediata protesta da parte del Messico, che aveva chiesto che nel caso di Medellin, così come in quello di altri 50 cittadini messicani rinchiusi nei bracci della morte americani, fosse applicato quanto previsto dai trattati in essere, firmati anche dagli USA, in materia di relazioni consolari.<br />
La Corte Internazionale di Giustizia dell&#8217;Aja negli ultimi 5 anni per ben due volte ha chiesto agli USA di riesaminare le condanne a morte emesse nei confronti di cittadini stranieri e la Casa Bianca aveva chiesto al Texas quantomeno di ritardare l&#8217;esecuzione [di Medellin], ma nonostante cio&#8217; la scorsa settimana il Texas ha disobbedito a George Bush e al mondo pochi minuti dopo il mancato accoglimento di un appello dell&#8217;ultimo minuto da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.<br />
Secondo il &#8220;Death Penalty Information Centre&#8221;, alla fine dello scorso anno erano 132 i cittadini stranieri in attesa di esecuzione capitale negli USA. Nonostante il gruppo piu&#8217; nutrito sia rappresentato dai cittadini messicani, sono presenti anche i cittadini di altri 38 Paesi, fra cui Germania e Francia.<br />
Molti Paesi decidono di non concedere l&#8217;estradizione di prigionieri verso gli Stati Uniti, se il reato commesso e&#8217; passibile di pena capitale e se le leggi dello Stato richiedente l&#8217;estradizione prevedono la pena capitale. La Gran Bretagna ha concesso l&#8217;estradizione di Neil Entwistle, cittadino inglese, recentemente giudicato colpevole dell&#8217;omicidio di sua moglie e di sua figlia in Massachusetts, uno dei pochi Stati americani senza la pena di morte.<br />
Non soltanto gli Stati del Sud applicano la pena capitale. Sono 36 gli Stati americani le cui leggi prevedono questa pena, fra cui Stati liberali come lo Stato di New York ed il Maryland, mentre sono soltanto 14 quelli senza braccio della morte (oltre a Washington DC).<br />
Dal 1976, anno in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti si pronuncio&#8217; a favore della reintroduzione della pena capitale da parte dei singoli Stati, al 1° agosto di quest&#8217;anno sono state giustiziate 1.115 persone, di cui il 38% afro-americane, una percentuale del tutto sproporzionata in relazione alla percentuale di popolazione di afro-americana residente negli USA (13%). L&#8217;anno in cui sono state eseguite piu&#8217; condanne a morte e&#8217; stato il 1999,<br />
con 98 esecuzioni.<br />
Negli ultimi 30 anni il Texas ha giustiziato quattro volte piu&#8217; prigionieri di qualsiasi altro Stato (a seguire la Virginia). E&#8217; vero che la regione chiamata &#8220;il Sud del Paese&#8221; e&#8217; piu&#8217; propensa a giustiziare rispetto ad altre aree degli USA. Pero&#8217; non tutti gli Stati che hanno l&#8217;opzione di mettere a morte i detenuti scelgono di farlo. Il New Hampshire, ad esempio, e&#8217; uno Stato con la pena di morte, ma non pratica esecuzioni capitali da decenni.<br />
Stanno aumentando le pressioni affinche&#8217; la pena capitale venga abolita, in parte grazie al riconoscimento che il rischio di mettere a morte una persona innocente non puo&#8217; essere ignorato, e questo, a sua volta, in seguito al miglioramento di tecnologie forensi e all&#8217;uso del test del DNA utili nel determinare l&#8217;innocenza o la colpevolezza. Il tasso di esonero di condannati a morte e&#8217; stato in media di 3,1 all&#8217;anno fino al 1999, schizzato poi a 5 all&#8217;anno oggi.<br />
Gli abolizionisti hanno anche messo in evidenza i costi esorbitanti che i contribuenti sostengono per ogni caso capitale.<br />
Tutto questo, tuttavia, e&#8217; ben lontano da un vero cambiamento di mentalita&#8217;.<br />
Gli abolizionisti sembrano fare un passo indietro ogni due passi in avanti. Recentemente hanno subito un duro colpo quando, in aprile, la Corte Suprema degli USA ha posto fine ad una breve moratoria nazionale sulle esecuzioni in attesa del pronunciamento in merito alla costituzionalita&#8217; dell&#8217;iniezione letale (il metodo di esecuzione piu&#8217; usato), decretata pena non insolita e non crudele.<br />
Il Texas e&#8217; stato il primo Stato a riprendere le esecuzioni.<br />
Tuttavia, anche questo puo&#8217; essere considerato un piccolo passo in avanti, anche se in base ai sondaggi gli americani favorevoli alla mena capitale continuano ad essere di piu&#8217; (seppur sempre meno rispetto al passato).<br />
Un momento importante fu il 2003, quando il Governatore uscente dell&#8217;Illinois, Gorge Ryan (poi condannato per corruzione) commuto&#8217; tutte le condanne dei prigionieri rinchiusi nel braccio della morte in quel momento. In precedenza [Ryan] aveva decretato una moratoria sulle esecuzioni, in seguito alla scoperta di errori e discriminazioni razziali nel procedimenti. Tuttavia, le speranze che l&#8217;Illinois si sarebbe mosso verso l&#8217;abolizione in seguito sono andate deluse.<br />
Un evento storico si e&#8217; verificato lo scorso dicembre, quando il New Jersey e&#8217; diventato il 1° Stato americano ad eliminare ufficialmente la pena di morte dal proprio Statuto dalla reintroduzione della pena capitale nel 1976.<br />
Anche i legislatori di altri quattro Stati &#8211; Maryland, New Mexico, Montana e Nebraska – stanno discutendo da un anno a questa parte se abolire o meno la pena di morte. Il Maryland ha annunciato la formazione di una speciale commissione che eseguira&#8217; uno studio di fattibilita&#8217;.<br />
E&#8217; la Cina ad essere in cima alla lista dei Paesi del mondo per numero di esecuzioni (ufficialmente vi ha fatto ricorso per 470 volte lo scorso anno, anche se il numero e&#8217; molto piu&#8217; altro secondo Amnesty International), seguita dall&#8217;Iran e dall&#8217;Arabia Saudita. Fra i Paesi industrializzati, soltanto gli USA, il Giappone e la Corea del Sud continuano a fare ricorso alla pena di morte. Convincere gli Stati Uniti ad abolire la pena di morte e&#8217; diventata una questione<br />
della massima importanza per gli attivisti che operano in difesa dei diritti umani in tutto il mondo. Ma come dimostrato dall&#8217;esecuzione di Medellin, cio&#8217; che il resto del mondo pensa degli Stati Uniti non conta granche&#8217; per gli americani.<br />
Ancora nessun candidato alla casa Bianca si e&#8217; espresso contro la pena di morte, nemmeno uno liberale come Barack Obama. Il rischio e&#8217; quello di perdere le elezioni. Tuttavia, se eletto, Obama potrebbe influenzare il dibattito e far almeno in modo che vengano emanate leggi a salvaguardia degli innocenti.</p>
<p><small>Fonte: The Independent</small></p>
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		<title>Riflessioni sul rapporto 2008 di NtC</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 00:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[31 luglio 2008 31 luglio 1944 Ultimo volo del Piccolo Principe I Il problema fondamentale per noi abolizionisti è che, al contrario della tortura, la pena di morte non è vietata dalle norme internazionali. Nonostante gli sforzi decennali delle Nazioni Unite la pena capitale è ancora una sanzione legale ed è per questo che andrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small>31 luglio 2008<br />
31 luglio 1944<br />
Ultimo volo del Piccolo Principe</small></p>
<p>I<br />
Il problema fondamentale per noi abolizionisti è che, al contrario della tortura, la pena di morte non è vietata dalle norme internazionali. Nonostante gli sforzi decennali delle Nazioni Unite la pena capitale è ancora una sanzione legale ed è per questo che andrebbe maneggiata con cautela. Questo è il motivo per cui, al di fuori dell’Italia, la recente Risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni non è stata presa in considerazione. Perché le norme internazionali ne restringono l’uso ai “most serious crimes”, la proibiscono per i minorenni, i pazzi e le donne incinta, ne chiedono la futura abolizione, ma non la vietano e quindi la pena capitale è, fuori dall’Europa, perfettamente legittima.<br />
Per di più, nella Risoluzione del 18 dicembre, non ci sono riferimenti a quelle precedenti (la 2857 del 1971, la 32/61del 1977, ecc.) né al Secondo Protocollo. Non si parla dell’Articolo 6 dell’ICCPR e del suo commento. Si tace sulle norme abolizioniste europee e sul fatto che la pena capitale non è prevista dai tribunali internazionali. Infine era il caso di far notare che il 18 dicembre del 1865 gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù e che, lo stesso giorno del 1969, il Regno Unito la pena di morte.<br />
[<a title="Nostro sito" href="http://win.agliincrocideiventi.it/anno5/la_pena_di_morte_e_le_nazioni_u.htm ">La pena di morte e le Nazioni Unite</a>]</p>
<p>II<br />
Secondo NtC la moratoria sarebbe un prerequisito indispensabile per l’abolizione, ma l’esempio del Sud Africa non funziona perché l’abolizione in paesi normali come Canada, Francia, Regno Unito, ecc non è stata preceduta da una formale moratoria delle esecuzioni. Al contrario è stata la spinta verso l’abolizione che le ha fermate nel periodo in cui i Parlamenti votavano le leggi abolizioniste. D’altra parte l’interruzione delle esecuzioni non è necessariamente seguita dalla fine del patibolo e non sono pochi gli stati americani che hanno ripreso le esecuzioni dopo decenni di sospensione. Il Tennessee dopo quarant’anni, il Sud Dakota dopo sessanta e ora è il New Hampshire (che nel 2000 era a un passo dall’abolizione) che tenta di ottenere la sua prima condanna a morte dal 1939.</p>
<p>III<br />
Questa faccenda della Moratoria si basa su di un non dimostrato assunto pannelliano secondo cui i paesi mantenitori non stavano nella pelle all’idea di sospendere le esecuzioni. Secondo Pannella la Moratoria era:</p>
<blockquote><p>un compromesso creativo con la pena di morte, un luogo di incontro, il minimo comune denominatore tra abolizionisti e mantenitori: i paesi che la hanno abolita fanno un passo verso coloro che ancora la prevedono nelle leggi e la praticano, i paesi che la mantengono e la praticano fanno un passo verso gli abolizionisti e, pur mantenendola nei codici, decidono di non eseguirla.</p></blockquote>
<p>Il martirologio di NtC secondo cui per anni “è stato impedito alle Nazioni Unite di proclamare la moratoria” si basa sulla totale rimozione dell’Emendamento Singapore.<br />
In effetti, nel 1994 e nel 1999, la strategia pannelliana parve funzionare. Alle Nazioni Unite i paesi forcaioli si mostrarono disposti ad approvare un documento in cui si proponeva una sospensione delle esecuzioni. Purtroppo lo avrebbero votato solo se questo avesse contenuto il famoso “Emendamento Singapore”. Ovvero: i forcaioli votavano una Risoluzione che non valeva nulla e non li obbligava a nulla, ma intanto ci infilavano dentro la perentoria affermazione dell’assoluta sovranità statale in materia di pene e punizioni. Per fortuna i paesi abolizionisti mandarono tutto all’aria con grande furore dei Caini che, oggi, gioiscono del “superamento del principio ottocentesco della sovranità assoluta dello Stato-Nazione” e della sconfitta degli “emendamenti sulla sovranità interna”, cioè di quell’Emendamento Singapore che, un tempo, gli andava benissimo.</p>
<blockquote><p><strong>Nota</strong><br />
L’Emendamento Singapore avrebbe fatto fare un enorme passo indietro alla difesa dei diritti umani ed alla lotta alla pena di morte. In esso infatti si affermava che “ogni stato ha il pieno diritto di scegliere il suo sistema politico, sociale ed economico senza interferenze esterne” e che “l’articolo 7/2 dello statuto delle Nazioni Unite vieta esplicitamente l’interferenza di queste nelle matterie che sono di giurisdizione interna”  [Amnesty International ACT 53/005/1999 e ACT 53/004/1999; BBC News November 18, 1999; William Schabas The Abolition of the Death Penalty in International Law. Cambridge UP 1997 p 188]</p></blockquote>
<p>IV<br />
Per fortuna la fine della pena di morte marcia sulle gambe del Movimento Abolizionista e non su quelle di NtC. Gli abolizionisti, moratoria o non moratoria, portano avanti la loro lotta e la pena di morte continua a scomparire dai codici. Amnesty International tiene nota, dal 1976, del passaggio dei paesi all’abolizionismo e non si nota alcuna influenza delle “battaglie radicali” in questo progredire. Ne risulta che la recente vittoria alle NU è dovuto al lavoro di decine di organizzazioni e non alla affabulazione pannelliana.<br />
[<a title="Amnesty International" href=" http://www.amnesty.org/en/death-penalty/abolitionist-and-retentionist-countries ">Amnesty International</a>]</p>
<p>V<br />
Infine, per NtC:</p>
<blockquote><p>la soluzione definitiva del problema, più che la pena di morte, riguarda la Democrazia, lo Stato di Diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.</p></blockquote>
<p>Questa sconcertante affermazione è il prodotto della mancanza di una seria riflessione sulla natura dei diritti umani: cioè dei diritti elencati agli articoli 2-21 della Dichiarazione Universale. Lo stato di diritto non necessariamente li tutela e, se è vero che una dittatura non può (per definizione) rispettarli, questo non significa che lo faccia una democrazia: basta guardare come agisce Israele con gli arabi.<br />
Tutti dovrebbero meditare sul fatto che le democrazie classiche cui siamo soliti fare riferimento (Atene di Pericle, Inghilterra del 1688, Stati Uniti di fine ‘700) erano regimi schiavisti, imperialisti, aggressivi, non alieni dal genocidio, poco o nulla tolleranti nei confronti dei dissidenti e ben poco democratici, visto che la stragrande maggioranza degli uomini e tutte le donne non avevano diritto di voto. La storia è piena di democratiche violazioni dei diritti umani e gli estensori della Dichiarazione del 1948 ebbero l’accortezza di non citare mai la parola democrazia, come del resto non fecero parola della pena capitale.<br />
Comunque l’abolizione della pena di morte è raramente un fatto democratico. Anche il recente abolizionista New Jersey non è tale per volere della maggioranza, se per maggioranza s’intende quella che scaturisce dai sondaggi d’opinione naturalmente, ma di una riflessione più profonda.<br />
I forcaioli americani e sauditi accusano noi europei di non essere democratici proprio perché non diamo ascolto alla sete di sangue di una presunta opinione pubblica e seguitiamo a esigere che il rispetto dei diritti umani e della giustizia non dipenda dal volere di una maggioranza occasionale.<br />
La legge sarà anche applicata in nome del popolo, ma deve essere soprattutto uguale per tutti e cosa c’è di più democratico di un bel linciaggio?</p>
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		<title>Corte giustizia internazionale ferma esecuzioni USA</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 16:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Rico Guillermo* La settimana scorsa la Corte internazionale di giustizia ha aderito alla richiesta del Messico di emettere un ordine di sospensione dell&#8217;esecuzione di cinque cittadini messicani nel braccio della morte negli Stati Uniti. Il Messico aveva chiesto alla piu&#8217; alta corte delle Nazioni Unite di intervenire perché gli USA non hanno rispettato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Rico Guillermo*</p>
<p>La settimana scorsa la Corte internazionale di giustizia ha aderito alla richiesta del Messico di emettere un ordine di sospensione dell&#8217;esecuzione di cinque cittadini messicani nel braccio della morte negli Stati Uniti.<br />
Il Messico aveva chiesto alla piu&#8217; alta corte delle Nazioni Unite di intervenire perché gli USA non hanno rispettato una precedente sentenza della Corte che ordinava un&#8217;audizione per esaminare le prove dei cittadini messicani.<br />
La Corte mondiale ha stabilito nel 2004 che gli Stati Uniti avevano violato la Convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari, perché non avevano fornito ai Messicani detenuti l&#8217;accesso ai funzionari consolari del loro Paese d&#8217;origine del loro processo. La CIG ha dichiarato che le condanne penali e condanne a morte di 51 detenuti nel braccio della morte necessitava un&#8217;ulteriore revisione.<br />
Il Presidente Bush ha riconosciuto la sentenza della CIG e ha ordinato ai giudici statali di riesaminare il caso. Il Texas, tuttavia, ha rifiutato, e la questione del potere del Presidente e&#8217; arrivata alla Corte Suprema degli Stati Uniti.<br />
Jose Medellin, uno dei detenuti nel braccio della morte in Texas ha fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti per far rispettare la sentenza della CIG e la decisioine del presidente. La Suprema Corte ha respinto il ricorso il 25 marzo 2008, affermando che Bush aveva oltrepassato i suoi poteri. Il parere dichiarava che la Costituzione &#8220;consente al Presidente di eseguire le disposizioni legislative, non farle&#8221;.<br />
L&#8217;attuale pregiudiziale, proposta dal CIG viene meno di tre settimane prima che il primo di questi detenuti, Medellin, sia giustiziato in Texas. Il Segretario di Stato Condoleezza Rice e il Procuratore generale Michael Mukasey hanno chiesto congiuntamente al governatore del Texas Rick Perry di riesaminare il caso di Medellin. Inoltre, e&#8217; stato presentato al Congresso un progetto di legge che consentirebbe una via d&#8217;uscita per coloro i cui diritti stabiliti dalla Convenzione di Vienna sono stati violati.<br />
* si ringrazia Claudio Giusti</p>
<p><small>in <a title="Osservatorio sulla legalita'" href="www.osservatoriosullalegalita.org">Osservatorio sulla legalita&#8217;, 20 luglio 2008</a></small></p>
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		<title>Fra dieci anni la pena di morte americana sara&#8217; alla fine</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 08:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[24 maggio 2008 Dedicato ai caduti del “Conte Rosso” Fra dieci anni la pena di morte americana sarà alla fine. Nei prossimi anni, comunque vadano le cose e chiunque sia il Presidente, la pena di morte americana si spegnerà un po’ alla volta. Giudici, procuratori e politici se ne stancheranno e lei finirà. Le condanne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>24 maggio 2008<br />
Dedicato ai caduti del “Conte Rosso”</p>
<p>Fra dieci anni la pena di morte americana sarà alla fine.<br />
Nei prossimi anni, comunque vadano le cose e chiunque sia il Presidente, la pena di morte americana si spegnerà un po’ alla volta. Giudici, procuratori e politici se ne stancheranno e lei finirà.<br />
Le condanne a morte sono già poco più di cento, dalle trecento del 1998, mentre le esecuzioni (che si riferiscono a condanne di dieci, venti o anche trent’anni fa) si sono quasi dimezzate, passando dalle 98 del 1999 alle 53 del 2006 (da notare che il tasso di omicidio è rimasto stabile)<br />
Il Giudice Stevens, nella concurring opinion in Baze, ha spiegato i punti di crisi della “giustificazione” costituzionale della pena di morte.<br />
Con la sentenza Gregg (1976) la Corte Suprema Federale aveva inteso che la pena capitale, per non essere considerata una “inflizione gratuita di sofferenze” in violazione dell’Ottavo Emendamento, doveva servire a raggiungere i tre obbiettivi di deterrenza, retribuzione e incapacitazione.<br />
Ovvero: questa pena, per essere costituzionale, deve impedire al condannato di compiere altri reati, spaventare i criminali agendo da deterrente alla commissione di delitti capitali e ripagare con proporzionalità il crimine.<br />
Per Stevens l’utilizzo del LWOP (ergastolo senza possibilità di rilascio) nella quasi totalità degli stati retenzionisti ha reso il patibolo un mezzo di incapacitazione “arcaico”, mentre la presunta deterrenza della pena capitale è messa in questione dalle statistiche e lo stesso concetto di retribuzione è “sempre più anacronistico”.<br />
Al venir meno dei tre pilastri su cui si basa la giustificazione costituzionale della pena capitale il Giudice Stevens aggiunge il suo enorme costo. Costo che non è limitato alla sola parte venale (dai dieci ai duecento milioni di dollari per esecuzione), ma cui occorre aggiungere il soffocamento delle Corti d’Appello e Supreme, costrette, a scapito di tutto il  resto, a passare una parte sostanziale e sproporzionata del loro tempo a rivedere più di una volta le sentenze capitali.  (appelli diretti, habeas corpus, ecc.)<br />
Altro punto debole della pena di morte è che essa è costituzionalmente “eccessiva” per alcune categorie di persone (pazzi, minori, minorati) e per quei reati che, fino a pochi anni fa, erano capitali (stupro, rapimento).<br />
A tutto questo Stevens aggiunge lo sbilanciamento che si è venuto a creare, con la sentenza Payne e il “victims impact statement”, in favore dell’Accusa. Squilibrio reso più grave ed evidente dalla conclamata tendenza delle “death qualified juries” ad aderire passivamente alle tesi della Procura, producendo così il paradossale effetto di dare meno garanzie giudiziarie a chi rischia la vita rispetto a chi non la rischia.<br />
Seguono poi le preoccupazioni per le discriminazioni razziali (McCleskey) e per la sempre più evidente probabilità che alcuni condannati innocenti siano stati uccisi.<br />
In definitiva per Stevens la pena capitale americana è “l’estinzione inutile e senza scopo di una vita umana” e perciò fuori dalla Costituzione.<br />
Noi abolizionisti sottoponiamo all’attenzione della Corte Suprema anche la penosa qualità della difesa (il cui costo assurdo lascia solo i poveri in pasto al boia) e l’assoluta arbitrarietà con cui le Procure decidono chi vive e chi muore. Arbitrarietà che dipende da fattori esterni (disponibilità di tempo e denaro, vicinanza delle elezioni, geografia, censo, sesso, razza, presenza di altri casi) che nulla hanno a che fare con l’effettiva gravità del crimine.<br />
Nel mondo la pena capitale è sempre più appannaggio di regimi arretrati e dittatoriali, mentre negli Usa è applicata sempre più raramente e questi sono già di per sé motivi sufficienti per dichiararne l’incostituzionalità.<br />
Il compito del Movimento Abolizionista dovrebbe essere quello di comprendere questi fatti ed elaborare una strategia coerente.</p>
<p>Ci riuscirà?????</p>
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		<title>Sulla pena di morte in Texas</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 12:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Comitato Internazionale della Texas Coalition To Abolish The Death Penalty (Coalizione texana contro la pena di morte) mette a disposizione alcuni documenti in lingua italiana: - Informazioni sulla pena di morte in Texas (statistiche aggiornate al 1° gennaio 2008). [PDF 52 KB] - Pena di Morte in Texas nel 2007. Revisione Annuale [doc 70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato Internazionale della Texas Coalition To Abolish The Death Penalty (Coalizione texana contro la pena di morte) mette a disposizione alcuni documenti in lingua italiana:</p>
<p>- <a title="Download documento [PDF 52 KB]" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VI/Download/TXDPFactSheet-italian07.pdf" target="_self">Informazioni sulla pena di morte in Texas</a> (statistiche aggiornate al 1° gennaio 2008). [PDF 52 KB]<br />
- <a title="Download documento [doc 70 KB]" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VI/Download/Pena_di_Morte_in_Texas_nel_2007.doc" target="_self">Pena di Morte in Texas nel 2007</a>. Revisione Annuale [doc 70 KB]</p>
<p><small><a title="va al sito della Texas Coalition To Abolish The Death Penalty" href="http://www.tcadp.org/" target="_self">Texas Coalition To Abolish The Death Penalty</a></small></p>
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		<title>Sei mesi senza ammazzare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 17:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[8 aprile 2008 Dedicato a Vero Giusti (1924 &#8211; 2008) Sono più di sei mesi che gli americani non ammazzano nessuno. Non parlo ovviamene dell’Iraq, dell’Afghanistan o dei licei statunitensi, ma del braccio della morte, dove da lungo tempo il boia non si prendeva una vacanza. Dal 25 settembre scorso, quando Michael Richard è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>8 aprile 2008</p>
<p>Dedicato a Vero Giusti (1924 &#8211; 2008)</p>
<p>Sono più di sei mesi che gli americani non ammazzano nessuno.<br />
Non parlo ovviamene dell’Iraq, dell’Afghanistan o dei licei statunitensi, ma del braccio della morte, dove da lungo tempo il boia non si prendeva una vacanza.<br />
Dal 25 settembre scorso, quando Michael Richard è stato ucciso perché la Corte Suprema del Texas chiude alle 17.00, non ci sono più state esecuzioni negli Stati Uniti d’America,<br />
La ragione di questa moratoria non dichiarata risiede nella svogliatezza con cui la Corte Suprema Federale sta meditando sulla costituzionalità dell’uccisione con la siringa avvelenata e, quando la Corte riflette, non è permesso ci siano esecuzioni, non fosse altro che per ribadirne l’autorità.<br />
Se gli americani fossero il popolo pragmatico di cui si favoleggia questa strana moratoria suggerirebbe molte considerazioni.<br />
I forcaioli dicono da sempre che la pena di morte è un deterrente unico per il crimine e che ogni esecuzione salva la vita di dozzine di persone. Se fosse vero nei mesi scorsi avremmo dovuto assistere ad un vero e proprio mattatoio, con schiere di assassini potenziali che, non più trattenuti dallo spauracchio ineguagliabile della forca, avrebbero dovuto commettere una spaventosa serie di omicidi.<br />
Invece non è successo proprio un bel nulla e gli americani si ammazzano più o meno come si ammazzavano un anno fa.<br />
Non solo.<br />
Se le statistiche valgono ancora qualcosa possiamo constatare che, dopo un picco di 98 esecuzioni nel 1999, abbiamo assistito a una brusca discesa del numero delle uccisioni statali, scese a 53 del 2006 e a 42 nell’anno scorso. Anche il numero di condanne a morte si è ridotto dalle 300 del 1998 a poco più di un centinaio (le esecuzioni sono prodotte da condanne di dieci, venti o anche trent’anni fa).<br />
Tutto questo non ha minimamente influito sul tasso di omicidio americano che è rimasto estremamente stabile, attestandosi un po’ al di sotto del sei per centomila.<br />
Tasso questo che, pur essendo tre volte quello canadese e sei volte quello italiano, è ben più basso di quello degli anni passati, quando arrivava al dieci per centomila e gli omicidi riuscivano ad essere 25.000 l’anno.<br />
Le statistiche dimostrano, al di là del ragionevole dubbio, che gli stati americani senza esecuzioni non hanno nulla da invidiare a quelli che ammazzano i loro concittadini e che i loro tassi di omicidio sono normalmente più bassi.<br />
In altre parole non sono la pena di morte e le esecuzioni a diminuire gli assassini.<br />
I forcaioli si affannano a produrre studi con cui tentano di negare l’evidenza. Studi regolarmente sbugiardati da Fagan, Berk, Donnohue e Wolfers, e che raggiungono il patetico quando Lott scrive:</p>
<p>“The 12 states without the death penalty have long enjoyed relatively low murder rates due to factors unrelated to capital punishment.”</p>
<p>Se gli americani non fossero così violentemente ideologizzati la pianterebbero con questa costosa idiozia e abolirebbero la pena di morte.</p>
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