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	<title>agli incroci dei venti &#187; Cultura</title>
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		<title>Il nuovo libro di Gian Ruggero Manzoni</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 17:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una provincia ipocrita e omertosa fa da sfondo a questo romanzo estremo che diviene affresco graffiante di un’Italia d’inizio millennio. Un nobile decaduto, un allenatore di boxe, cinque giovani boxeur “migranti”, un’affascinante ragazza algerina e due mafiosi russi di particolare e fine erudizione s’incontrano e si scontrano alla ricerca disperata di un’identità e di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Una provincia ipocrita e omertosa fa da sfondo a questo romanzo estremo che  diviene affresco graffiante di un’Italia d’inizio millennio. Un nobile decaduto,  un allenatore di boxe, cinque giovani boxeur “migranti”, un’affascinante ragazza  algerina e due mafiosi russi di particolare e fine erudizione s’incontrano e si  scontrano alla ricerca disperata di un’identità e di un valore. Una Rimini  invernale, ormai preda di bande criminali e lupi giunti dai quattro angoli del  pianeta, si ammanta di tragedia. Una truffa, la stanchezza di vita, il desiderio  di riscatto, viaggiano su di una sura del Corano, per poi trovare rifugio tra i  rami di un bonsai vecchio di duecento anni. Crudo l’epilogo, seppure sostenuto  da una fierezza d’altri tempi. Infine il giocare a scacchi con la morte, come  nel film di Bergman, non può che ridare nuova vita, dignità, speranza e un senso  a chi ha vissuto ai bordi per anni, nel ricordo dei fasti di un passato, di un  titolo di Campione d’Italia o in fuga dalla miseria o da “moderne” schiavitù.</p></blockquote>
<p><a title="Internetbookshop" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788861857902/manzoni-g-ruggero/albero-maehwa.html" target="_self">Gian Ruggero Manzoni &#8211; L&#8217;albero di maehwa.  Edizioni Il Filo, 2008.</a></p>
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		<title>Viaggi acidi</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2008 10:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Albert Hofmann, scienziato, e&#8217; scomparso all&#8217;età di 102. Nel 1943 scoprì le proprietà dell&#8217;acido lisergico (Lsd). Per ricordarlo proponiamo Viaggi acidi: intervista ad Albert Hofmann di Pino Corrias. Si tratta della prima intervista concessa ad un giornalista italiano, dove Hofmann racconta la sua storia. Pino Corrias, Viaggi acidi: intervista ad Albert Hofmann Stampa Alternativa, Millelire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Albert Hofmann -  Voce in wikipwdia Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Hofmann" target="_self">Albert Hofmann</a>, scienziato, <a title="la Repubblica" href="www.repubblica.it/2008/04/sezioni/persone/morto-hoffman/morto-hoffman/morto-hoffman.html" target="_self">e&#8217; scomparso</a> all&#8217;età di 102. Nel 1943 scoprì le proprietà dell&#8217;acido lisergico (Lsd). Per ricordarlo proponiamo <em>Viaggi acidi: intervista ad Albert Hofmann</em> di <a title="Scheda dell'autore" href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1621398" target="_self">Pino Corrias</a>.<br />
Si tratta della prima intervista concessa ad un giornalista italiano, dove Hofmann racconta la sua storia.</p>
<p><a title="Download del file formato PDF [432 KB]" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VI/Download/viaggi.pdf" target="_self">Pino Corrias, Viaggi acidi: intervista ad Albert Hofmann</a><br />
<a title="Stampa alternativa" href="http://www.stampalternativa.it" target="_self"> Stampa Alternativa</a>, Millelire, 1992 (fuori catalogo)<br />
Volume rilasciato sotto la licenza <a title="licenza" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/deed.it">Creative Commons<br />
Attribuzione-NonCommerciale-Condividi allo stesso modo</a>.</p>
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		<title>Il potere della stupidita&#8217; e&#8217; anche un libro</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 19:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il potere della stupidita&#8217; e&#8217; un libro scritto da Giancarlo Livraghi, Gandalf per la rete, pubblicato da M&#38;A. Proponiamo la prefazione dell&#8217;editore Andrea Monti Come editore mi fa particolarmente piacere presentare questo lavoro di Giancarlo Livraghi – non a caso il primo di una nuova collana – che ottiene un risultato, per questi tempi, inusuale: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il potere della stupidita&#8217; e&#8217; un libro scritto da <a title="Giancarlo Livraghi" href="http://www.gandalf.it/livraghi.htm" target="_self">Giancarlo Livraghi</a>, <a title="Gandalf " href="http://gandalf.it/" target="_self">Gandalf </a>per la rete, pubblicato da <a title="Monti &amp; Ambrosini" href="https://www.meaed.com/index.php" target="_self">M&amp;A</a>.<br />
Proponiamo la prefazione dell&#8217;editore Andrea Monti</em></p>
<p>Come editore mi fa particolarmente piacere presentare questo lavoro di Giancarlo Livraghi – non a caso il primo di una nuova collana – che ottiene un risultato, per questi tempi, inusuale: trattare un tema difficile e raramente approfondito in modo divertente, intelligente e tale da non appesantire la lettura.<br />
<em>Il potere della stupidità</em> offre al lettore tante differenti e originali prospettive sui comportamenti umani. E può essere letto come un’opera di tagliente ironia, come un saggio di costume o ancora come uno studio seriamente impegnato che analizza con occhio acuto e preoccupato i malanni delle culture umane. Ma, a prescindere da questo, ciò che rende speciale <em>Il potere della stupidità</em> è l’essere un libro che non si abbandona a sterili sociologismi, compiacimenti intelletualistici o inutili manierismi. Il tema della stupidità umana, infatti, è trattato con un taglio molto rigoroso ispirato da una ampia e robusta base di cultura umanistica e di esperienza.<br />
Benché ci siano spesso spunti divertenti, questo libro non cade nell’equivoco, spesso dominante quando si tratta l’argomento, di perdersi in banale e inconcludente “comicità”. In altri termini non è uno “stupidario”, ma uno strumento per pensare e un aiuto pratico per riconoscere e capire l’insorgere del problema e – nei limiti del possibile – anticiparne gli effetti negativi o addirittura trasformare il danno potenziale in un vantaggio concreto.<br />
Questo è un testo che induce il lettore a vivere e interpretare personalmente gli stimoli forniti dall’autore per trarne non solo utile di conseguenza pratiche ma anche una percezione gradevole di sapersi meglio orientare nell’intrico delle vicende quotidiane.<br />
Un risultato di pregio reso possibile dal notevole bagaglio dell’autore che ha trasfuso in questo libro l’esperienza maturata nel corso di decenni trascorsi a studiare i comportamenti umani interagendo con le più grandi imprese di mezzo mondo, con le loro culture interne, con ogni diverso pubblico e relazione e con le molteplici complessità dei sistemi di comunicazione.<br />
Il tutto, attraversato da un’acuta – e sanguigna – vena di umorismo che affiora nei momenti meno attesi e che, proprio per questo, rende la lettura di questo libro una bella esperienza culturale.</p>
<p><a title="Gandalf " href="http://gandalf.it/stupid/recens.htm" target="_self"><strong>Recensioni</strong></a></p>
<p>Giancarlo Livraghi<br />
<a title="Il potere della stupidità" href="https://www.meaed.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=34&amp;category_id=6&amp;manufacturer_id=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=29" target="_self">Il potere della stupidità (Seconda edizione 2007) &#8211; Collana Diogene.<br />
Monti &amp; Ambrosini. Pescara, 2007. pp. 158</a></p>
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		<title>L&#8217;anima e la carne</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 17:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di biblos “Il morbo” di Gian Ruggero Manzoni (Edizioni Diabasis) Fossi stato nei panni dell’autore, avrei esitato a lungo prima di varcare la soglia del Palazzo della Letteratura, presentandomi al portone d’ingresso con un cognome così ingombrante. L’imbarazzo, poi, sarebbe senza dubbio cresciuto se avessi espresso il proposito di confrontarmi sullo stesso piano con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://ilpiaceredileggere.splinder.com" title="Il piacere di leggere">biblos</a></p>
<p>“<em>Il morbo</em>” di Gian Ruggero Manzoni (<em>Edizioni Diabasis</em>)</p>
<p>Fossi stato nei panni dell’autore, avrei esitato a lungo prima di varcare la soglia del Palazzo della Letteratura, presentandomi al portone d’ingresso con un cognome così ingombrante. L’imbarazzo, poi, sarebbe senza dubbio cresciuto se avessi espresso il proposito di confrontarmi sullo stesso piano con il mio più celebre omonimo, scrivendo, cioè, un romanzo storico, ambientato per di più nel corso di un’epidemia di peste. Qui, però, terminano le affinità e i confronti, perché Manzoni (Gian Ruggero) decide di dare una forma completamente diversa ad una storia che avrebbe potuto facilmente correre il rischio di scivolare nella parodia.<br />
Intanto, l’ambientazione delle vicende allarga il proprio orizzonte ben oltre le sponde di un tranquillo lago subalpino, toccando addirittura quelle opposte di un vasto e tempestoso oceano. Da un micromondo, conosciuto e ripercorso fino alla noia, a un macromondo ignoto, che può destare stupore e meraviglia al principio ma che la ragione riesce comunque a ricondurre al denominatore comune ad altri luoghi conosciuti, quello che si potrebbe sintetizzare nella abusata e logora formula “Tutto il mondo è paese”. Buoni e cattivi, amici e nemici, avidi e generosi, spavaldi e timidi si incontrano in ogni angolo della terra, anche il più remoto. A volte il viaggio e l’avventura sono pretesti per sfuggire a se stessi, altre volte stimoli per ritrovarsi e ricongiungersi con l’altra metà della propria anima.<br />
In questo caso il protagonista sembra fermamente intenzionato ad attraversare la propria esistenza nelle vesti fiammeggianti dell’angelo vendicatore, consapevole di combattere una lotta che non potrà concludersi se non con la propria disfatta fisica, non certamente con quella dell&#8217;ideale che propugna.<br />
Spirito libero, rivoluzionario, ribelle, anticlericale come possono esserlo solo certi romagnoli e – aggiungerei io – anche certi miei concittadini che ho conosciuto e che continuano a tramandare di padre in figlio i misfatti delle “Stragi perugine” di un secolo e mezzo fa, il protagonista viene proposto al lettore attraverso una fisicità che rasenta il più duro stile iperrealista. Niente ellissi né metafore, a voler celare i terribili dettagli di un fisico minato dal morbo e giunto ormai alla soglia della sua completa disgregazione, niente allusioni da romanzo ottocentesco, ogni cosa è descritta e narrata per come è.<br />
Tra Luigi Compagnoni, il protagonista, e fra Martin de Campinas, l’antagonista che alla fine si fa amico e persino complice, si inserisce la bella e poetica figura di Jolanda, la creola che con estrema dedizione accudisce il Compagnoni morente. E’ una figura dipinta talvolta a leggere sfumature, talvolta con tratti decisi, che richiama e ricollega particolari dell’uno e dell’altro dei due attori principali della narrazione.<br />
Luigi Compagnoni è soltanto un uomo, non un eroe romantico, non un martire, non un profeta, e come tale ci viene proposto dall&#8217;autore, anche se si tratta senza alcun dubbio di un uomo oltre la norma. Lui che della Chiesa ha conosciuto solo l’implacabile braccio secolare, che ha procurato a lui e ai suoi compagni sofferenze inenarrabili, non rinuncia, tuttavia, pur morente, a mantenere aperto il confronto  e sgombra la mente da pregiudizi che gli impedirebbero di vedere l’uomo che si cela sotto il rozzo saio del monaco, consapevole che oltre l’abito, c&#8217;è sempre l&#8217;uomo, con i suoi vizi e le sue virtù. Allo stesso modo si propone anche il frate, attore di un duello verbale che si conclude solo con la morte del protagonista, un duello condotto sul filo di una dialettica dei fatti contrapposti a parole che di questi fatti risultano sempre una difficile ed ambigua rappresentazone.<br />
Ben più pericoloso della peste è il morbo che corrode e consuma l’individuo, il morbo del pregiudizio, che scava incessantemente nella mente di ciascuno di noi fino a svuotarla di ogni capacità di discernere. La morte della ragione coincide inevitabilmente con la morte della libertà, nel momento in cui ciascuno di noi consegna ad altri il proprio spirito imbavagliato e drogato, la libertà muore.<br />
Un&#8217;ultima nota di merito va data alla lingua con cui sono state redatte le pagine del romanzo, una lingua ottocentesca che, anziché essere avvertita come un mero esercizio di stile, costituisce al contrario l&#8217;essenza stessa della storia, la materia che dà sostanza ai sogni dell&#8217;autore.<br />
È un vero peccato che un’artista eclettico e a tutto campo come Gian Ruggero Manzoni non si dedichi in maniera più sistematica alle lettere, nelle quali potrebbe senza dubbio figurare ben più degnamente di tanti “besselleri” che continuano a riempire gli scaffali delle librerie. In un Autore si cerca sempre ciò che, al termine della lettura, ci fa sentire migliori di quando abbiamo preso in mano la sua opera. In questa difficile e spesso impossibile impresa Gian Ruggero Manzoni è sicuramente riuscito.</p>
<p><small><a href="http://ilpiaceredileggere.splinder.com/post/16822933/L%27ANIMA+E+LA+CARNE" title="Il piacere di leggere">Il piacere di leggere, 21 aprile 2008</a></small></p>
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		<title>Joë Bousquet &#8211; Il silenzio impossibile</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 10:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alfonso Lentini La misura breve della scrittura, che trova nell’aforisma la sua più nota espressione, ha morfologie svariate. Se l’aforisma è un giro di compasso che per quanto minuscolo risulta in sé concluso, altre forme di scrittura breve si accreditano in quanto puri e semplici frammenti e tendono verso l’apertura, somigliando a movimenti curvilinei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Alfonso Lentini</p>
<p>La misura breve della scrittura, che trova nell’aforisma la sua più nota espressione, ha morfologie svariate. Se l’aforisma è un giro di compasso che per quanto minuscolo risulta in sé concluso, altre forme di scrittura breve si accreditano in quanto puri e semplici frammenti e tendono verso l’apertura, somigliando a movimenti curvilinei la cui eleganza deriva proprio dal loro essere sospesi sul nulla, respiri solidificati, privi di inizio e di fine.<br />
Antonio Castronuovo, squisito cultore di aforismi e scrittura frammentaria, opera in questo campo come autore in proprio, ma anche come traduttore e curatore, ed ha svolto negli anni in quest’ultima veste una preziosa ricognizione, spaziando in ogni tempo e in ogni latitudine, da scrittori della classicità antica come Sinesio di Cirene, al drammaturgo tedesco dell’Ottocento Friedrich Hebbel (i cui “Diari” erano vergati, si dice, su miriadi di foglietti volanti), allo scettico (e per questo inviso al fascismo) Giuseppe Rensi. Era naturale pertanto che prima o poi dovesse imbattersi nell’opera di Joë Bousquet, sospesa per sua arcana natura appunto fra aforisma e scrittura frammentaria.<br />
Bousquet (1897-1950) è una figura appartata, ma non minore, di quella vasta spirale di artisti, poeti, pazzi e ribelli che fu l’esperienza del Surrealismo francese. Ferito in guerra e divenuto paraplegico, trascorse gran parte della sua vita intellettuale costretto all’immobilità nella penombra di una camera le cui pareti erano piene di quadri di Ernst, Mirò, Tanguy. Scrisse in queste condizioni una vasta teoria di opere (e abbozzi di opere, e ombre di opere, e sogni di opere) che formano nell’insieme le tappe di un unico <em>journal</em>.<br />
Tutta l’opera di Bousquet sembra una sorta di rivisitazione allucinata del <em>Viaggio intorno alla mia camera</em> che un altro francese, Xavier De Maistre (fratello del più famoso Joseph) compose intorno al 1790 durante una sua forzata ma momentanea immobilità. A differenza di De Maistre, però, Bousquet non rimase chiuso nella sua camera solo nei 42 giorni di arresti domiciliari a cui l’altro era stato condannato: vi rimase per un’intera vita (al 41 di rue Verdun a Carcassonne), adagiato nel suo grande letto oramai tramutato in vascello di avventurose navigazioni mentali e afflitto da perenni sofferenze. Fra De Maistre e Bousquet, poi, c’è di mezzo il grande mare in tempesta del Surrealismo. La “malattia” del Surrealismo che cade a picco su una malattia materiale e inguaribile.<br />
Il suo “viaggio” dunque non poteva essere ironico e scanzonato come quello di De Maistre, doveva essere per forza altra cosa: vagante, lancinante, onirico e sfrangiato.<br />
<em>Il silenzio impossibile </em>(pubblicato a cura di Antonio Castronuovo dalle edizioni Via del Vento) propone ora per la prima volta in Italia un’ampia scelta di frammenti tratti da un quaderno di memorie, <em>Le pays des armes rouillées </em>(“Il paese delle armi arrugginite”) fra i tanti taccuini che Bousquet andava costantemente coprendo della sua fitta grafia, specialmente di notte.<br />
Vi leggiamo righe (o solidificazioni di respiri) come queste: “Bisogna nascere di lato; ci si fa notare per gli sforzi compiuti a entrare nella fila. Un gatto in acqua, tutto qui”. E ancora: “Sono il punto di incontro in cui la luce è preda del buio”. “Sono sempre lo stesso e i miei giorni entrano dalla finestra: essi non giungono a me”. Annotazioni memoriali in cui però prevalgono ricognizioni oniriche: una specie di autobiografia del sogno, un capovolgimento del tradizionale genere memoriale che prevede il prevalere della veglia e del racconto realistico.<br />
“Surrealizza il giorno, surrealizza la notte…” teorizzava infatti questo autore, il cui letto-vascello era divenuto intanto meta di visite sempre più frequenti da parte di poeti, filosofi e artisti come Ernst, Dalí, Bellmer, Miró, Klee, Valéry, Gide, Eluard, Aragon. La sua casa offriva rifugio ad ebrei perseguitati dal nazismo, mentre a distanza prendevano forma intrecci e amicizie con personaggi come Breton. Nel 1942 conobbe Simone Weil alla quale rimarrà legato sino alla morte.<br />
Da lontano, nell’ombra, ma con un ruolo incisivo, Bousquet fu insomma una presenza-assenza, uno scrittore di grande finezza che le sofferenze e la prolungata immobilità trasformarono in uno straordinario “sensore predisposto all’ascolto dello spazio interiore” (Castronuovo).</p>
<p><a href="http://http://www.libreriauniversitaria.it/silenzio-impossibile-bousquet-joe-via/libro/9788862260107" title="libreriauniversitaria.it">Joë Bousquet<br />
Il silenzio impossibile<br />
a cura di Antonio Castronuovo</a><br />
Via del Vento edizioni, Pistoia 2007. pagg. 35.</p>
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		<title>Percorsi Interculturali</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 01:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Tracce di riflessione tra teologia, filosofia, letteratura, arte, scienze Il corpo sottratto. Le istanze del Sabato dal 23 al 25 maggio 2008 Foresteria del Monastero di Camaldoli. Essenza del percorso nel deserto. Un uomo che, condottiero del suo organismo, percorre questa vita con un resto (di più non è pensabile) della coscienza di ciò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tracce di riflessione tra teologia, filosofia, letteratura, arte, scienze</em></p>
<p><strong>Il corpo sottratto. Le istanze del Sabato</strong></p>
<p><strong>dal 23 al 25 maggio 2008</strong><br />
Foresteria del Monastero di Camaldoli.</p>
<p>Essenza del percorso nel deserto. Un uomo che, condottiero del suo organismo, percorre questa vita con un resto (di più non è pensabile) della coscienza di ciò che accade, conserva per tutta la vita il fiuto di Canaan; e che debba vedere il pa-ese soltanto prima della morte, è inverosimile. Quest’ultima previsione può avere soltanto il significato di far capire qual momento imperfetto sia la vita umana, imperfetto perché questa specie di vita potrebbe durare all’infinito e tuttavia non sarebbe altro che un istante. Mosè non arrivò a Canaan, non perché la sua vita fosse troppo breve, ma perché era una vita umana.</p>
<p><em>F. Kafka,</em> Confessioni e diari, Mondadori 1998; 598-599</p>
<p>Vivere dalla prospettiva dell’apostolo il tempo che intercorre tra la sepoltura del corpo di Cristo e la sua sottrazione dal sepolcro, equivale a calarsi in quel vuoto che, nell’assenza di liturgia del giorno di sabato, trova il suo correlativo. Per chi si disponga ad attraversare il sabato, aprirsi un sentiero nel deserto e trovare l’azione capace di colmare il vuoto, smettono di essere similitudini.<br />
Ma se è vero quanto scrive Simon Weil, che tutti i peccati sono tentativi di colmare dei vuoti, il primo dubbio che impone il sabato non è in che modo agire, ma se sia opportuno farlo: in un tempo in cui niente più aderisce alla vita, il ri-schio infatti è che ogni nostra singola azione, an-ziché ridurre, aumenti lo scollamento.<br />
Chi varca la porta del sabato può verdersi inibita l’azione per la paura del precipizio; oppure per vivere nella sua interezza, nelle potenzialità di progresso e di errore. Dove manca la certezza del dopo, sono le cicatrici, finché il sabato non le cancelli, a dirci da dove veniamo, dove sia la so-glia del dolore e quanto sia instabile. Quando ini-ziamo a perdere memoria di noi, è il corpo di Cri-sto, lacerato, deposto e sottratto che subentra a lo-ro nel marcare i confini tra tangibilità e assenza, tra passato prossimo e presente remoto, ponendo-si a sua volta, di volta in volta, quale limite.<br />
Se il dolore disumanizza e attenta alla dignità della persona, la conoscenza del dolore attraversa l’esperienza, attraverso quindi il riconoscimento e la conoscenza dei nostri limiti, fornisce, se non un rimedio, almeno lo strumento per meglio governarsi nel confronto col dolore a venire. Il dubbio del sabato diviene così disponibilità a ripensarsi e a riposizionarsi ogniqualvolta mutino le condizioni, a interpretare il tempo presente rimettendosi ostinatamente in discussione, ad accettare che l’azione valida qui e ora, presto non lo sarà più, che la messa in atto del vuoto consuma nel suo farsi e non diventa mai canone.<br />
Il fatto che la domenica (non ancora o forse mai) di resurrezione, cominici con la sot-trazione del corpo, ossia sotto il segno dell’assenza, indica che il tempo del sabato non finisce. In questa ottica, quella di chi è in un tunnel e non vede la luce, attraversare il sabato prende il significato di appropriarsi della ver-gogna, della sconfitta e dello smarrimento per dimenticarsene come fa l’attore col testo; col-marlo quello di ritualizzare il vuoto e il silenzio.  E’ Edond Jabès, attraverso la voce di una delle sue creature, a raccogliere in un verso il dubbio del sabato. <em>Ti cerco dove non ti trovo </em>dice Yukel a Sarah, ma mentre le confida queste parole, Sarah è prossima, ma non presente, perché Yukel la sta ancora cercando. Sarah si sottrae nello stesso istante in cui si offre, e lo fa perché Yukel la cerca e continui a cercarla. Temono entrambi che, colmata la distanza fra loro, ad attenderli in realtà sia la fine del dialogo.<br />
(<em>Sebastiano Gatto</em>)</p>
<p><strong>I relatori</strong></p>
<p><strong>Antonio Attisani</strong><br />
è critico teatrale, docente e responsabile scientifico del master interdipar-timentale in “Linguaggi non verbali e della performance” presso il Dipar-timento di Filosofia di Ca’ Foscari di Venezia<br />
<strong> Giorgio Bonaccorso</strong><br />
specializzato in teologia liturgica, si occupa dei riti religiosi e cristiani con particolare attenzione all’aspetto antropologico. Docente dell’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina di Padova. Ha pubblicato diversi libri</p>
<p><strong> Edoardo Boncinelli</strong><br />
è un degli scienziati italiani di maggiore importanza. Le sue ricerche in biologia molecolare lo hanno portato a dirigere prestigiosi laboratori. E’ noto al grande pubblico per essere uno dei più importanti divulgatori scientifici del nostro paese</p>
<p><strong> Claudio Cortoni</strong><br />
monaco camaldolese</p>
<p><strong> Milo De Angelis</strong><br />
è tra i più importanti poeti contemporanei italiani. Numerose le sue pub-blicazioni con le maggiori case editrici. Ha tradotto Pindaro, Lucrezio e pubblicato l’opera narrativa “La corsa dei martelli”</p>
<p><strong>Andrea Grillo</strong><br />
insegna Introduzione alla Teologia Litrugica alla Facoltà Teologica S. An-selmo di Roma e all’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Tra le varie sue pubblicazioni: “Tempo e Preghiera”</p>
<p><strong> Gian Ruggero Manzoni</strong><br />
è poeta, scrittore, teorico d’arte e pittore. Ha pubblicato numerosi libri con Feltrinelli, Il Saggiatore e Scheiwiller. Insieme a V. Magrelli nel 1984 ha curato la sezione poesia della Biennale di Venezia. Ha fondato diverse riviste di letterature e arti figurative<br />
Alberto Mesirca<br />
chitarrista dal vasto repertorio classico. E’ passato attraverso varie espe-rienze musicali incidendo ed esibendosi in Italia e all’estero</p>
<p><strong> Andrea Ponso</strong><br />
è una delle voci emergenti della nuova generazione di poeti, è anche redat-tore della rivista Trikster del Master di Studi Interculturali dell’Università di Padova. “La Casa”, curato da Maurizio Cucchi, è il suo primo libro di poesie</p>
<p><strong> Salvatore Scafiti</strong><br />
pittore ed incisore, espone dal 1990 in Italia e all’estero. Ha pubblicato diversi scritti e al monastero saranno presenti alcune opere pittoriche</p>
<p><small>Foresteria Monastero<br />
52010 Camaldoli (AR)<br />
Tel. 0575 556013 &#8211; Fax 0575 556001</small></p>
<p><small>e-mail: <a href="mailto:%20foresteria@camaldoli.it">foresteria@camaldoli.it</a><br />
sito web: <a href="http://www.camaldoli.it/" title="Camaldoli">www.camaldoli.it </a><br />
<a href="http://www.camaldoli.it/web_it/pcs/pcs_tema.htm#letteratura" title="Camaldoli, programma del corso">Sito web del corso</a></small></p>
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		<title>Vogliamo anche le rose</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 00:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Ines Valanzuolo I diari di tre donne vissute tra gli anni sessanta/settanta nell’ultimo film di Alina Marazzi L’anteprima dell’ ultimo film di Alina Marazzi, presentato a Roma il tre marzo, è stata accolta come un evento da ricordare e valutare in rapporto alla “miseria”del presente ma aggiungerei, soprattutto, da godere. Sono infatti “rose” quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ines Valanzuolo</p>
<p><strong><small>I diari di tre donne vissute tra gli anni sessanta/settanta nell’ultimo film di Alina Marazzi</small></strong></p>
<p><em>L’anteprima dell’ ultimo film di Alina Marazzi, presentato a Roma il tre marzo, è stata accolta come un evento da ricordare e valutare in rapporto alla “miseria”del presente ma aggiungerei, soprattutto, da godere.</em></p>
<p>Sono infatti “rose” quelle che ci offre la produzione filmica sapiente ed ironica di Alina Marazzi, proprio quelle “rose” che l’abitudine alla rinuncia spesso oggi ci impedisce di chiedere.</p>
<p>Ci consente di ripercorrere anni di ricerca faticosa e felice, di emozioni e cambiamenti, finalmente liberati dalla retorica didattica, ideologica, religiosa, partitica, patriarcale, matriarcale, fraterna e sororale. Ci rassicura dell’esistenza di donne che si sono informate e formate, e informano e formano, su una produzione culturale di donne o su donne, considerate per il loro esistere e significare.</p>
<p>Con leggerezza. Italo Calvino in “Lezioni americane” a proposito della leggerezza nel linguaggio letterario dice “…nel momento in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio , devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”.</p>
<p>Questo ha fatto Alina col linguaggio filmico. E’ difficile parlare di <strong>quanto è accaduto tra gli anni sessanta/settanta nella vita delle donne</strong> senza rischiare di deformarlo sotto il peso dell’attualità di volta in volta osannante, revisionista, negazionista.<br />
Servono altri metodi di conoscenza e di verifica. I diari di tre donne vissute tra gli anni sessanta /settanta, Anita, Teresa Valentina, presi dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, vengono letti con l’ausilio di materiali di repertorio dell’epoca: inchieste e dibattiti televisivi, spezzoni di film, di filmini familiari, riprese di manifestazioni, fotografie, fotoromanzi, pubblicità, musiche.</p>
<p>Si riesce a sorridere quando la deliziosa ragazza con sottogonne inamidate e vitino di vespa si chiede fiduciosa e trepidante quale sarà il suo futuro di sposa, amata e amante e nella magica sfera di cristallo compare il corpo nudo di una ragazza che balla su un prato circondata da ragazzi; si ride delle presuntuose e disarmanti risposte, durante inchieste e dibattiti, di uomini/patriarchi ma quando l’indicibile, l’irrapresentabile si impongono, il colore, le linee, le immagini, la musica sostituiscono efficacemente le parole ed ecco ancora la leggerezza, originale e graffiante: la sofferenza fisica, la paura, di Teresa, ragazza del sud costretta ad abortire, si racconta con piedi nudi femminili che camminano su lastre di ghiaccio.</p>
<p><a title="Il Paese delle donne" href="http://www.womenews.net/">Il Paese delle donne</a>, 5 marzo 2008</p>
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		<title>PERLE, la voce delle donne</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 13:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Punto rosa]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la prima volta in Italia una caserma dell&#8217;Esercito ospita una manifestazione ideata, organizzata e gestita da donne. Il primo Festival nazionale che non dà voce alle donne, ma è la voce delle donne ed ha come protagoniste le donne che hanno fatto, fanno e faranno la differenza: nel lavoro, nel sociale, nella cultura, nell’arte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per la prima volta in Italia una caserma dell&#8217;Esercito ospita una manifestazione ideata, organizzata e gestita da donne.</em></p>
<p>Il primo Festival nazionale che non dà voce alle donne, ma è la voce delle donne ed ha come protagoniste le donne che hanno fatto, fanno e faranno la differenza: nel lavoro, nel sociale, nella cultura, nell’arte, nella politica, nell’economia.<br />
Nell’anno europeo delle Pari Opportunità, l’assessorato alle Attività Culturali e Pari Opportunità della Provincia di Pesaro e Urbino (Simonetta Romagna), con PERLE propone un programma ricco di incontri, confronti, dibattiti, mostre, spettacoli, esposizioni per tracciare i contorni del pensiero femminile in tutte le discipline, culturali e sociali.<br />
Colonna portante di queste quattro giornate sono 12 tavole rotonde che spaziano dalla filosofia al linguaggio, dalle &#8220;forze a(r)mate&#8221; all’ambiente, dalla politica al potere, dal lavoro alla medicina, dalla moda all’adozione, dall’educazione alle donne nel mondo. Ai dibattiti fanno da contorno musica, cinema, editoria, letteratura,  fotografia, illustrazioni, video-arte, teatro e le molteplici attività delle associazioni umanitarie e di volontariato.<br />
Tutti avranno il loro spazio nella “cittadella” dove sono stati creati tanti “contenitori” curati, gestiti e organizzati da donne e caratterizzati al femminile.</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p><span id="more-47"></span>Pesaro, 13-16 settembre 2007- Sarà la Sala Simone De Beauvoir, all’interno della Caserma Del Monte Cialdini ad ospitare le dodici tavole rotonde che nei quattro giorni della Rassegna diventeranno luogo privilegiato di incontri, dibattiti e scambi d’opinioni su numerosi temi d’attualità.</p>
<p><em><strong>Giovedì 13 settembre</strong></em></p>
<p><em>Ore 18.00</em><br />
<strong>Ti Penso<br />
La Filosofia</strong><br />
Il primo appuntamento è con il pensiero femminile. Con ospiti del livello della senatrice e filosofa <strong>Maria Luisa Boccia</strong> e della filosofa <strong>Michela Pereira</strong> si approfondiranno i temi della cultura di genere e del ensiero della differenza.</p>
<p><em>Ore 21.00</em><br />
<strong>Chiedo la Parola<br />
Il Linguaggio</strong><br />
Molti pregiudizi sulla donna sono trasmessi e perpetrati anche attraverso la lingua. Alcuni nomi al femminile di cariche pubbliche non esistono perché non esiste il ruolo  corrispondente (vedi segretaria di Stato); e allora, per favorire il cambiamento è importante cambiare il linguaggio? Ne parleranno diverse, importanti, relatrici tra cui le scrittrici <strong>Clara Sereni</strong> e <strong>Marina Mizzau</strong>, la storica della lingua <strong>Valeria Della Valle</strong> e la filosofa <strong>Marina Sbisà</strong>.</p>
<p><strong><em>Venerdì 14 settembre</em></strong></p>
<p><em>Ore 9.00</em><br />
<strong>Forze….Amate</strong><br />
Cosa significa per una donna far parte di un esercito, come si concilia l’impegno militare con lo storico protagonismo pacifista delle donne? La perfetta sintesi di una manifestazione come PERLE all’interno della storica Caserma pesarese.</p>
<p><em>Ore 11.00</em><br />
<strong>Mi Ambiento<br />
La Casa, la Città e l’Ambiente</strong><br />
Ripensare la casa, la città e, più in generale, l’ambiente in modo tale da renderli parte attiva della qualità della propria vita.</p>
<p><em>Ore 18.00</em><br />
<strong>Riscuotere la Quota<br />
La Politica e l’Amministrazione</strong><br />
Relatrici a confronto sulle modalità di conquista degli spazi di partecipazione che tenteranno di rispondere alla domanda più urgente: come è possibile incidere direttamente sul cambiamento della governance? Un modo per cominciare a costruire una nuova politica anche per le giovani donne. Tra le<br />
ospiti presenti le parlamentari <strong>Anna Finocchiaro</strong> e <strong>Adriana Poli Bortone</strong>, <strong>Teresa Chironi</strong> (Pari Opportunità Enea), <strong>Pina Nuzzo</strong> (Udi).</p>
<p><em>Ore 21.00</em><br />
<strong>Potendo non Posso<br />
Il Potere</strong><br />
Che cos’è il potere? Come lo si esplicita? Quali sono i modelli di riferimento? Tavola rotonda con la filosofa <strong>Annarosa Buttarell</strong>i, la parlamentare <strong>Luana Zanella</strong> e la scrittrice <strong>Marina Terragni</strong>.</p>
<p><strong><em>Sabato 15 settembre</em></strong></p>
<p><em>Ore 10.30</em><br />
<strong>Ora Labora<br />
Il Lavoro, l’Impresa, l’Innovazione</strong><br />
Lavoro, impresa ed innovazione: il cammino delle pari opportunità è lungo, ma le leadership femminili sono un valore aggiunto della società. Comprendere qual è la strada giusta verso una più profonda parità significa utilizzare la differenza di genere come strumento di sviluppo economico. Tra le relatrici la sottosegretaria del Ministero del Lavoro <strong>Rosa Rinaldi</strong>.</p>
<p><em>Ore 18.00</em><br />
<strong>Dica 34<br />
Il Corpo e la Salute</strong><br />
La medicina di genere è una delle nuove frontiere scientifiche: perché molti dei farmaci che sono somministrati alle donne sono testati su parametri prettamente maschili? Medici e scienziati a confronto per una medicina e una farmacologia diverse cioè “a misura di donna”. Ne parleranno, tra le altre, la psicologa <strong>Elvira Reale</strong> e la farmacologa <strong>Adriana Ceci</strong>.</p>
<p><em>Ore 21.00</em><br />
<strong>Moda Nostra<br />
Per un Sistema della Moda che rispetti l’autenticità della donna</strong><br />
Non è mai stata la donna a decidere come dovesse essere la moda per lei e quale fosse la giusta immagine del suo corpo. Per questo, adesso, la donna non si sente rappresentata dal modello che le è stato creato e cucito addosso. In questo assume particolare rilevanza il paradosso che ha sopraffatto i media: da una parte complici nella creazione di tale immagine, dall’altra critici della stessa. Saranno presenti la giornalista e docente universitaria <strong>Benedetta Barzini</strong>, la giornalista di moda <strong>Adriana Mulassano</strong>, la semiolinguista <strong>Patrizia Calafato</strong>, la psichiatra <strong>Laura Della Ragione</strong>, la stilista <strong>Anna Maria Fuzzi</strong>, lagiornalista <strong>Adriana Mulassano</strong>.</p>
<p><em><strong>Domenica 16 settembre</strong></em></p>
<p><em>Ore 10.00</em><br />
<strong>Le Mamme del Mondo<br />
Adozioni e Madri Single in Italia</strong><br />
Essere madri single in Italia: una sfida insormontabile. Cristina Cecchini, la donna che per prima in Italia e&#8217; riuscita ad adottare un bambino pur essendo single, porta a Perle il contributo della sua testimonianza in un incontro che servirà da riflessione per stendere e presentare una proposta di legge in merito. Ne discuteranno le parlamentari <strong>Silvana Amati </strong>e <strong>Lalla Trupia </strong>e la presidente del Tribunale per i Minorenni delle Marche <strong>Luisanna Del Conte</strong>.</p>
<p><em>Ore 18.00</em><br />
<strong>Corpo Docente<br />
L’Educazione</strong><br />
Qual è e quale invece deve essere il ruolo della scuola nello sviluppo di una cultura della differenza?<br />
L’obiettivo è quello di educare le bambine e i bambini a riconoscere, accogliere e valorizzare le altre e gli altri.</p>
<p>Ore 21.00<br />
<strong>Di Tutti i Colori<br />
Il Mondo</strong><br />
Le donne, nel mondo sono di tutti i colori, ne affrontano di tutti i colori e ne devono inventare di tutti i colori per restare a galla. Interlocutrici internazionali si confronteranno su conquiste culturali e sociali, su battaglie vinte o in corso: da <strong>Marie Elise Gbedo </strong>(ex Ministro del Benin e presidente dell’Associazione Donne Giuriste del Benin) a <strong>Alina Boumediene-Thiery</strong> (senatrice Francia) a <strong>Estela Barnes De Carlotto</strong> (presidentessa delle Abuelas de Plaza de Majo, Argentina) a <strong>Maria de Lourdes Jesus</strong> (giornalista) e <strong>Djana Chuli</strong> (scrittrice e giornalista Albania).</p>
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