<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>agli incroci dei venti &#187; pena_di_morte</title>
	<atom:link href="http://www.agliincrocideiventi.it/tag/pena_di_morte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.agliincrocideiventi.it</link>
	<description>cultura politica societa'</description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 Jan 2012 12:00:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>In Re Swearingen</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2009/in-re-swearingen/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2009/in-re-swearingen/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 23:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=464</guid>
		<description><![CDATA[Forlì, 9 febbraio 2009 Viva la Repubblica Romana! Larry Swearingen potrebbe essere innocente, ma per salvarsi deve dimostrare che Melissa Trotter, la donna per il cui omicidio è finito nel braccio, non è stata uccisa l’otto dicembre 1998, giorno della sua scomparsa, ma dopo il 10, poiché lui (come Alan Gell anni fa) avrebbe un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><small>Forlì, 9 febbraio 2009<br />
Viva la Repubblica Romana!</small></strong></p>
<p>Larry Swearingen potrebbe essere innocente, ma per salvarsi deve dimostrare che Melissa Trotter, la donna per il cui omicidio è finito nel braccio, non è stata uccisa l’otto dicembre 1998, giorno della sua scomparsa, ma dopo il 10, poiché lui (come Alan Gell anni fa) avrebbe un alibi di ferro: era in prigione.<br />
<span id="more-464"></span><br />
Purtroppo, al contrario di quanto accaduto per Gell, questa istanza è venuta fuori troppo tardi. Non è stata presentata nei modi e nei tempi previsti dalla procedura d’appello ed ora è procedural defaulted e Swearingen sarebbe morto se la Corte d’Appello del Quinto Circuito Federale non avesse, all’ultimo minuto, fermato l’esecuzione concedendogli una rarissima estrema possibilità.</p>
<p>Ora Swearingen deve spiegare come mai la prova che lo potrebbe salvare, cioè che Melissa Trotter sia morta dopo il 10, non è stata trovata a suo tempo nonostante gli sforzi profusi. Inoltre deve dimostrare che, valutata nel complesso di tutte le altre prove, quest’ultima è così forte da fare annullare il processo.</p>
<p>E’ evidente che questa sia, come quella di Troy Davis, un missione impossibile.</p>
<p>La notizia della sospensione dell’esecuzione è stata salutata con entusiasmo dal Movimento Abolizionista italiano, ma è improbabile che siano state un paio di interviste e un po’ di lettere al Board of Pardons a convincere il più conservatore dei circuiti federali, quanto piuttosto alcuni articoli comparsi sulla stampa texana (alzi la mano chi è solito scrivere ai quotidiani statunitensi). Purtroppo questi articoli chiedevano di fermare l’esecuzione per il motivo sbagliato. Non perché la pena di morte è una vergogna, ma per il timore che potesse essere uccisa una persona innocente; e in effetti, intanto che si dibatteva del caso Larry Swearingen, nove disgraziati sono stati uccisi con serena coscienza, perché loro erano colpevoli.</p>
<p>A parte forse Steve Henley che, fino all’ultimo istante dei suoi vent’anni nel braccio della morte, ha invano protestato la propria innocenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2009/in-re-swearingen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Texas &#8211; Rapporto sulla pena capitale 2008</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/texas-rapporto-sulla-pena-capitale-2008/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/texas-rapporto-sulla-pena-capitale-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 17:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=402</guid>
		<description><![CDATA[di Texas Coalition to Abolish the Death Penalty Il numero medio di condanne a morte eseguite in tempo record, così come il numero di nuove condanne emesse raggiunge il livello più basso in Texas da 30 anni a questa parte (Austin, Texas) — La Coalizione Texana per l’abolizione della Pena di Morte (TCADP) emette oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Texas Coalition to Abolish the Death Penalty</p>
<p><em>Il numero medio di condanne a morte eseguite in tempo record, così come il numero di nuove condanne emesse raggiunge il livello più basso in Texas da 30 anni a questa parte</em></p>
<p><span id="more-402"></span></p>
<p>(<strong>Austin, Texas</strong>) — La Coalizione Texana per l’abolizione della Pena di Morte (TCADP) emette oggi il suo Rapporto annuale sugli obiettivi raggiunti a livello statale in tema di pena capitale, in occasione dell’anniversario della ripresa delle esecuzioni nello Stato, il 7 dicembre del 1982. Secondo il Rapporto, le giurie texane nel 2008 hanno emesso nove nuove condanne a morte (otto uomini ed una donna), il numero più basso registrato dalla reintroduzione ufficiale della pena di morte nel 1976. Sono state inoltre riconfermate due vecchie condanne a morte. Dal 26 settembre 2007 fino al 16 aprile 2008 è stata in atto una moratoria <em>de facto</em> nell’attesa della decisione della Corte Suprema americana sulla costituzionalità del protocollo utilizzato dalla maggioranza degli Stati per l’esecuzione tramite iniezione letale. Il 16 aprile 2008 la Corte, nel caso <em>Baze v. Rees</em>, ha deciso che l’attuale protocollo utilizzato dal Kentucky (e da altri Stati, fra cui il Texas) non costituisce punizione crudele ed insolita. In seguito alla decisione sono state annullate tutte le sospensioni concesse in precedenza, dando il via alla ripresa delle esecuzioni. In Texas la prima condanna a morte, dopo la lunga sospensione, è stata eseguita l’11 giugno 2008 con l’uccisione di Karl Chamberlain. Lo Stato ha ucciso altre 17 persone nella seconda metà del 2008, rendendosi responsabile del 50% di tutte le condanne a morte eseguite negli Stati Uniti quest’anno. Sette delle persone giustiziate erano state condannate a morte nella Contea di Dallas. “Il 2008 può essere considerato come un altro anno sulle montagne russe per la pena capitale texana”, ha dichiarato Kristin Houlé, direttore esecutivo della TCADP. “Lo Stato ha eseguito un numero ‘solito’ di condanne a morte in un lasso di tempo record: in media una a settimana per cinque mesi. Tuttavia, lo zelo delle autorità in materia di esecuzioni non ha trovato riscontro nel numero calante di nuove condanne a morte emesse e nuovi arrivi nel braccio della morte, a dimostrazione della tendenza verso un calo nel sostegno da parte dell’opinione pubblica per la pena di morte”.</p>
<p>Un’altra cosa da sottolineare per l’anno che sta per concludersi è la mancata esecuzione di diversi condannati: sei di loro, i quali avevano una data di esecuzione fissata nel 2008, hanno ricevuto una sospensione all’ultimo momento per ragioni che variano dalla possibile innocenza, all’equità del procedimento legale, o a questioni legate al ritardo mentale o alla malattia mentale. In particolare il caso di Charles Hood ha messo in discussione l’integrità del sistema giudiziario texano, dopo che è stato dimostrato con prove che il Giudice che presiedeva il processo originario era legato romanticamente al Procuratore Distrettuale che aveva chiesto la pena capitale. La Corte Penale di Appello del Texas ha concesso a Hood una revisione sulla base di tale relazione impropria ed il suo avvocato sta cercando di ottenere un nuovo processo.</p>
<p>Altre questioni evidenziate dal Rapporto della TCADP sono, fra le altre, le seguenti:</p>
<p>•    Nel 2008 lo Stato del Texas ha eseguito 18 condanne a morte in cinque mesi. Soltanto altri otto Stati hanno eseguito condanne a morte quest’anno e nessuno di questi ha giustiziato più di quattro persone. In Texas sono state giustiziate 423 persone dal 1982 ed attualmente i detenuti rinchiusi nel braccio della morte sono 354, di cui 344 uomini e 10 donne.<br />
•    Michael Blair è divenuto il nono condannato a morte esonerato in Texas in seguito all’esecuzione del test del DNA che non ha dimostrato che fosse lui il colpevole del crimine che l’aveva portato nel braccio della morte.<br />
•    Nel 2008 altri sette detenuti sono stati rimossi in via definitiva dal braccio della morte e le loro sentenze sono state commutate in pene detentive. Fra questi vi sono Thomas Miller-El, Johnny Paul Penry e LaRoyce Smith, le cui condanne a morte sono state capovolte in momenti diversi e per ragioni diverse dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America.<br />
•    I giurati popolari hanno respinto la pena di morte in almeno quattro processi capitali tenutisi nel 2008, optando piuttosto per l’ergastolo senza la possibilità di rilascio sulla parola.<br />
•    La Contea di Harris, responsabile del maggior numero di esecuzioni di qualsiasi altro Stato del Paese (tranne il Texas), non ha mandato nessuna persona nel braccio della morte nel 2008.<br />
•    Il Texas ha sfidato il Messico ed il Tribunale Internazionale di Giustizia mettendo a morte, il 5 agosto del 2008, Jose Medellin, un cittadino messicano, nonostante fosse stato violato il suo diritto all’assistenza consolare in occasione del suo arresto nel 1993, contrariamente a quanto previsto dalla Convenzione di Vienna sulla Relazioni Consolari.<br />
•    La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 25 giugno 2008 nel caso <em>Kennedy v. Louisiana</em> ha invalidato la clausola capitale prevista dalla cosiddetta “Jessica’s Law” [<em>la legge sulla violenza sessuale nei confronti di minori. La legge è l’HB8, rinominata dal nome di Jessica Lunsford, una bambina rapita ed uccisa in Florida nel 2005 da una persona con precedenti per violenza su minori. N.d.T.</em>] che era stata approvata dalla Legislatura texana nel 2007. I Giudici, con un voto di 5 a 4, hanno deciso che la pena di morte è incostituzionale per lo stupro di un minore, vietandone l’imposizione per tutti i casi in cui lo stupro non abbia portato alla morte della vittima.</p>
<p>Il Texas ha già fissato undici esecuzioni per i primi tre mesi del 2009. “Nonostante le continue preoccupazioni in merito alle falle ed agli errori del sistema di giustizia penale del Texas, oltre alla crescente presa di coscienza dell’opinione pubblica in merito alla sua fallibilità, il ‘nastro trasportatore che porta alla morte’ continua ad operare alla massima velocità”, ha dichiarato Houlé. “La TCADP chiede a tutte le autorità elette di esaminare attentamente questo sistema governativo guasto e costoso, un sistema che porta a condanne e molto probabilmente ad esecuzioni sbagliate, e di appoggiare alternative che proteggano la società e puniscano al contempo i veri colpevoli”.</p>
<p>La TCADP è un’organizzazione popolare con sede ad Austin, Texas.</p>
<p>Il Rapporto <a title="Download - pdf" href="http://www.tcadp.org/uploads/documents/2008annualreport.pdf">Texas Death Penalty Developments in 2008: The Year in Review</a> è disponibile in lingua inglese.</p>
<p>Potete contattare Kristin Houlé all’indirizzo khoule@tcadp.org per riceverne una copia direttamente via e-mail.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/texas-rapporto-sulla-pena-capitale-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giurie e pena di morte 2009</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/giurie-e-pena-di-morte-2009/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/giurie-e-pena-di-morte-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 18:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[claudio giusti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=312</guid>
		<description><![CDATA[Giurie e pena di morte La tradizione del diritto anglosassone di Common Law prevede che l’imputato sia giudicato da una giuria di dodici “suoi pari”. Nei processi capitali questo non succede mai. Gli imputati sono sempre dei poveri disgraziati: dei miserabili che un tempo avremmo definito sottoproletariato urbano. Al contrario chi li giudica appartiene alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giurie e pena di morte </strong><br />
La tradizione del diritto anglosassone di Common Law prevede che l’imputato sia giudicato da una giuria di dodici “suoi pari”. Nei processi capitali questo non succede mai. Gli imputati sono sempre dei poveri disgraziati: dei miserabili che un tempo avremmo definito sottoproletariato urbano. Al contrario chi li giudica appartiene alla piccola borghesia e di questa classe si porta dietro gli stereotipi e i pregiudizi. Le mere apparenze dell’imputato, le sue sembianze, facendolo o meno rientrare nello stereotipo del criminale (looking deathworthy), spingono da una parte o dall’altra la giuria.  (Importante: l’imputato può rinunciare al processo con giuria ed essere giudicato da un giudice togato e, in qualche raro caso, affidarsi al giudice per il solo sentenching). La giuria “agisce come coscienza della comunità” che rappresenta e, dalla sentenza MCGAUTHA in avanti, sono trent’anni che la Corte Suprema sta lottando per definire il rapporto fra pena di morte e giurie. Purtroppo non ha mai considerato che solo un numero molto piccolo degli omicidi è portato davanti ai rappresentanti della comunità.<br />
(Nota: il sociologo tedesco Max Weber considerava il sistema della giuria non molto diverso dalla consultazione di un oracolo o la lettura delle viscere di un animale)<br />
<span id="more-312"></span><strong>Il verdetto</strong><br />
La giuria decide il verdetto (colpevole o non colpevole) sempre all’unanimità. Se questa unanimità non viene raggiunta si deve rifare il processo. Fa eccezione il verdetto in una causa civile che, a seconda degli stati, può essere raggiunto con 2/3 o il 3/4 dei giurati, che non sono necessariamente sempre 12. Inoltre in molti stati (Arizona, Louisiana, Oklahoma, Oregon, ecc), per i misdemeanours, ci può essere una giuria di sei persone o una che vota a maggioranza (9-3, 10-2).<br />
(Friedman Lawrence M. “American Law. An Introduction. Revised and Updated Edition”.  New York, Norton, 1998. p 191 – 192  e anche Bureau of Justice Statistics,  “State Court Organization 2004”, 08/06 NCJ 212351)<br />
Le giurie militari delle corti marziali (composte da un numero variabile di membri) votano segretamente e per il verdetto di colpevolezza bastano i due terzi, ma per la pena di morte occorre l’unanimità.<br />
La giuria deve sempre scegliere fra le opzioni previste dalle parti (LIO/P) e non può decidere autonomamente che, per esempio, l’omicidio era colposo e non volontario</p>
<p><strong>La sentenza</strong><br />
Anche per la sentenza (vita o morte) i dodici giurati devono essere unanimi. In Texas occorre l’unanimità per decidere la futura pericolosità e la mancanza di fattori mitiganti, ma la decisione inversa può essere ottenuta con un voto di dieci a due. La Florida è l’unica giurisdizione in cui la giuria non deve essere unanime nel decidere che vi è almeno un’aggravante capitale.<br />
Fino alla sentenza RING in tre stati (Arizona, Idaho e Montana) la sentenza di morte veniva decisa dal giudice e in due (Colorado e Nebraska) da un panel di tre. (Attenzione: RING non è retroattiva e ci possono essere strascichi apparentemente incostituzionali). Sempre fino a RING in Alabama, Florida, Delaware e Indiana il giudice poteva ribaltare (overrule) la decisione che non era presa necessariamente all’unanimità dalla giuria.<br />
Ora in Delaware la giuria decide all’unanimità e il giudice ha la teorica possibilità di ribaltarne la decisione. In Montana e Nebraska la giuria deve trovare all’unanimità l’esistenza di almeno un fattore aggravante, poi il giudice (MT) o un panel di tre giudici (NE) decide la sentenza. In Alabama e Florida la giuria non ha ancora l’obbligo di essere unanime e il giudice può ancora ribaltare la raccomandazione. Non è però chiaro se questo sia conforme ai desiderata della Corte Suprema. In Arizona, Colorado, Indiana e Idaho la giuria ora decide la sentenza all’unanimità.<br />
In quasi tutti gli stati se la giuria non riesce a raggiungere una sentenza unanime il giudice condanna l’imputato a una pena detentiva, a eccezione di Arizona, Connecticut e California dove si deve rifare il sentencing e del Nevada dove questo viene deciso dal giudice. In Missouri invece il giudice può tuttora (ma è controverso) condannare a morte l’imputato se la giuria è deadlocked.<br />
Per i complicati dettagli vi rimando a: <a title="deathpenaltyinfo" href="www.deathpenaltyinfo.org/article.php?scid=38&amp;did=247#MO">deathpenaltyinfo.org</a> e <a title="cga.ct.gov" href="http://www.cga.ct.gov/2005/rpt/2005-R-0153.htm ">cga.ct.gov</a></p>
<p><strong> La selezione della giuria</strong><br />
Le liste con i nomi dei potenziali giurati vengono costruite sulla base delle liste elettorali, degli elenchi del telefono o di altre liste simili, come quella delle persone provviste di patente.<br />
I potenziali giurati, a volte centinaia, sono convocati dal giudice (venire) per il voir dire. Sono quindi interrogati singolarmente dall’Accusa e dalla Difesa. Ognuna delle parti può rifiutare un numero illimitato di giurati “per cause”, ovvero adducendo una valida giustificazione del tipo: “questo giurato è chiaramente prevenuto nei confronti dell’imputato”. Un numero limitato di giurati può essere rifiutato senza spiegazioni (peremptory strikes). Alla fine del voir dire, che può durare settimane, viene così selezionata una giuria di dodici persone più alcuni giurati sostituti (alternates).</p>
<p><strong>Death qualified juries</strong><br />
A partire dalla sentenza WITHERSPOON del 1968 la giurisprudenza consolidata della Corte Suprema prevede che chi è contro la pena di morte non possa fare parte della giuria in un caso capitale, ma, allo stesso tempo, non permette di farne parte a chi è automaticamente sempre a favore dell’imposizione della massima pena, perché le giurie non possono essere delle hanging juries. Il giurato dovrebbe quindi essere in grado di capire quando la pena capitale è o non è adatta al caso specifico che gli sta di fronte.</p>
<p><strong>Conviction prone juries</strong><br />
E’ opinione diffusa che le giurie scelte solo fra persone favorevoli alla pena di morte siano orientate a considerare più favorevolmente le tesi dell’Accusa. Siano cioè più facili a convincere della colpevolezza dell’imputato di quanto lo sarebbe una giuria non death qualified.<br />
Questa constatazione ha prodotto dei sostanziali cambiamenti nella strategia processuale delle Procure. Nel caso di Andrea Pia Yates, ad esempio, l’Accusa voleva a tutti i costi la condanna, ma non la voleva a morte (per evitare gli appelli obbligatori). Ha così chiesto la massima pena, assicurandosi una giuria favorevole alle proprie tesi, ma, quando si è arrivati al sentencing, non ha fatto assolutamente nulla per ottenere che la Yates finisse sulla forca.</p>
<p><strong>Batson violation</strong><br />
Se la Procura ricusa dei giurati per soli motivi razziali commette quella che è nota come Batson violation e che può portare all’annullamento del processo (vedi le recenti sentenze MILLER-EL e BANKS). Purtroppo però le Batson violation sono estremamente difficili da provare.<br />
N.B. Nemmeno la Difesa può escludere un giurato sulla base della razza.</p>
<p><strong>Giurati neri</strong><br />
L’esperienza ha dimostrato che la sola presenza di anche un unico giurato nero raddoppia le possibilità che l’imputato non venga condannato a morte. Questo i Procuratori lo sanno bene e hanno preso le loro (illegali) contromisure. Sappiamo di manuali con videocassette utilizzati come “cosi d’aggiornamento” per gli avvocati della Procura. In essi si spiegava come trovare scuse “razzialmente neutre” per evitare che i neri entrassero nelle giurie. Lo strumento principe per liquidare i neri è il peremptory strike, ma in ogni caso occorre una certa connivenza da parte del giudice.<br />
Fra i possibili giurati i più temuti sono le donne di colore e gli appartenenti a classi basse. Questi simpatizzano con le esperienze dell’imputato e sono spesso il solo voto che blocca la condanna a morte. Sempre che il nostro solitario giurato resista alle pressioni degli undici forcaioli. Si conoscono addirittura casi in cui gli undici giurati bianchi hanno deciso di ignorare il solitario giurato nero e di tornare in aula dicendo al giudice che avevano raggiunto una sentenza unanime di morte. Il solitario giurato era così intimidito da non avere il coraggio di raccontare la verità.</p>
<p><strong>Giurie bianche, imputati neri.</strong><br />
Secondo Amnesty International su 18.000 esecuzioni legali avvenute negli attuali Stati Uniti non più di 30 hanno riguardato bianchi rei di avere assassinato un nero. In 10 dei casi il nero ucciso era uno schiavo e quindi il bianco venne impiccato per avere distrutto la proprietà di un altro bianco. Non si conoscono casi di bianchi texani uccisi per l’uccisione di una persona di colore.<br />
Dall’altra parte, dei più di trecento neri uccisi dal 1977, almeno il venti per cento è stato giudicato da una giuria di soli bianchi. Se poi si considerano solo i neri accusati dell’assassinio di un bianco la percentuale sale al venticinque per cento.<br />
Non si conoscono casi di bianchi condannati da giurie formate di solo neri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/giurie-e-pena-di-morte-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli USA uccidono i cittadini stranieri nonostante le proteste</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/gli-usa-uccidono-i-cittadini-stranieri-nonostante-le-proteste/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/gli-usa-uccidono-i-cittadini-stranieri-nonostante-le-proteste/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 23:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[pena-di-morter]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=217</guid>
		<description><![CDATA[(libera traduzione a cura COALIT) Ciò che l&#8217;America fa nelle proprie prigioni in linea di massima e&#8217; affar proprio, ma non sempre. Come questo mese, quando a Jose Medellin, cittadino messicano condannato a morte per lo stupro di gruppo e l&#8217;omicidio di due adolescenti avvenuti 15 anni fa a Houston, e&#8217; stata somministrata un&#8217;iniezione letale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(libera traduzione a cura <a title="Al sito della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte" href="http://coalit.it">COALIT</a>)</p>
<p>Ciò che l&#8217;America fa nelle proprie prigioni in linea di massima e&#8217; affar proprio, ma non sempre. Come questo mese, quando a Jose Medellin, cittadino messicano condannato a morte per lo stupro di gruppo e l&#8217;omicidio di due adolescenti avvenuti 15 anni fa a Houston, e&#8217; stata somministrata un&#8217;iniezione letale nel carcere di Huntsville, in Texas.<br />
La morte di Medellin ha scatenato un&#8217;immediata protesta da parte del Messico, che aveva chiesto che nel caso di Medellin, così come in quello di altri 50 cittadini messicani rinchiusi nei bracci della morte americani, fosse applicato quanto previsto dai trattati in essere, firmati anche dagli USA, in materia di relazioni consolari.<br />
La Corte Internazionale di Giustizia dell&#8217;Aja negli ultimi 5 anni per ben due volte ha chiesto agli USA di riesaminare le condanne a morte emesse nei confronti di cittadini stranieri e la Casa Bianca aveva chiesto al Texas quantomeno di ritardare l&#8217;esecuzione [di Medellin], ma nonostante cio&#8217; la scorsa settimana il Texas ha disobbedito a George Bush e al mondo pochi minuti dopo il mancato accoglimento di un appello dell&#8217;ultimo minuto da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.<br />
Secondo il &#8220;Death Penalty Information Centre&#8221;, alla fine dello scorso anno erano 132 i cittadini stranieri in attesa di esecuzione capitale negli USA. Nonostante il gruppo piu&#8217; nutrito sia rappresentato dai cittadini messicani, sono presenti anche i cittadini di altri 38 Paesi, fra cui Germania e Francia.<br />
Molti Paesi decidono di non concedere l&#8217;estradizione di prigionieri verso gli Stati Uniti, se il reato commesso e&#8217; passibile di pena capitale e se le leggi dello Stato richiedente l&#8217;estradizione prevedono la pena capitale. La Gran Bretagna ha concesso l&#8217;estradizione di Neil Entwistle, cittadino inglese, recentemente giudicato colpevole dell&#8217;omicidio di sua moglie e di sua figlia in Massachusetts, uno dei pochi Stati americani senza la pena di morte.<br />
Non soltanto gli Stati del Sud applicano la pena capitale. Sono 36 gli Stati americani le cui leggi prevedono questa pena, fra cui Stati liberali come lo Stato di New York ed il Maryland, mentre sono soltanto 14 quelli senza braccio della morte (oltre a Washington DC).<br />
Dal 1976, anno in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti si pronuncio&#8217; a favore della reintroduzione della pena capitale da parte dei singoli Stati, al 1° agosto di quest&#8217;anno sono state giustiziate 1.115 persone, di cui il 38% afro-americane, una percentuale del tutto sproporzionata in relazione alla percentuale di popolazione di afro-americana residente negli USA (13%). L&#8217;anno in cui sono state eseguite piu&#8217; condanne a morte e&#8217; stato il 1999,<br />
con 98 esecuzioni.<br />
Negli ultimi 30 anni il Texas ha giustiziato quattro volte piu&#8217; prigionieri di qualsiasi altro Stato (a seguire la Virginia). E&#8217; vero che la regione chiamata &#8220;il Sud del Paese&#8221; e&#8217; piu&#8217; propensa a giustiziare rispetto ad altre aree degli USA. Pero&#8217; non tutti gli Stati che hanno l&#8217;opzione di mettere a morte i detenuti scelgono di farlo. Il New Hampshire, ad esempio, e&#8217; uno Stato con la pena di morte, ma non pratica esecuzioni capitali da decenni.<br />
Stanno aumentando le pressioni affinche&#8217; la pena capitale venga abolita, in parte grazie al riconoscimento che il rischio di mettere a morte una persona innocente non puo&#8217; essere ignorato, e questo, a sua volta, in seguito al miglioramento di tecnologie forensi e all&#8217;uso del test del DNA utili nel determinare l&#8217;innocenza o la colpevolezza. Il tasso di esonero di condannati a morte e&#8217; stato in media di 3,1 all&#8217;anno fino al 1999, schizzato poi a 5 all&#8217;anno oggi.<br />
Gli abolizionisti hanno anche messo in evidenza i costi esorbitanti che i contribuenti sostengono per ogni caso capitale.<br />
Tutto questo, tuttavia, e&#8217; ben lontano da un vero cambiamento di mentalita&#8217;.<br />
Gli abolizionisti sembrano fare un passo indietro ogni due passi in avanti. Recentemente hanno subito un duro colpo quando, in aprile, la Corte Suprema degli USA ha posto fine ad una breve moratoria nazionale sulle esecuzioni in attesa del pronunciamento in merito alla costituzionalita&#8217; dell&#8217;iniezione letale (il metodo di esecuzione piu&#8217; usato), decretata pena non insolita e non crudele.<br />
Il Texas e&#8217; stato il primo Stato a riprendere le esecuzioni.<br />
Tuttavia, anche questo puo&#8217; essere considerato un piccolo passo in avanti, anche se in base ai sondaggi gli americani favorevoli alla mena capitale continuano ad essere di piu&#8217; (seppur sempre meno rispetto al passato).<br />
Un momento importante fu il 2003, quando il Governatore uscente dell&#8217;Illinois, Gorge Ryan (poi condannato per corruzione) commuto&#8217; tutte le condanne dei prigionieri rinchiusi nel braccio della morte in quel momento. In precedenza [Ryan] aveva decretato una moratoria sulle esecuzioni, in seguito alla scoperta di errori e discriminazioni razziali nel procedimenti. Tuttavia, le speranze che l&#8217;Illinois si sarebbe mosso verso l&#8217;abolizione in seguito sono andate deluse.<br />
Un evento storico si e&#8217; verificato lo scorso dicembre, quando il New Jersey e&#8217; diventato il 1° Stato americano ad eliminare ufficialmente la pena di morte dal proprio Statuto dalla reintroduzione della pena capitale nel 1976.<br />
Anche i legislatori di altri quattro Stati &#8211; Maryland, New Mexico, Montana e Nebraska – stanno discutendo da un anno a questa parte se abolire o meno la pena di morte. Il Maryland ha annunciato la formazione di una speciale commissione che eseguira&#8217; uno studio di fattibilita&#8217;.<br />
E&#8217; la Cina ad essere in cima alla lista dei Paesi del mondo per numero di esecuzioni (ufficialmente vi ha fatto ricorso per 470 volte lo scorso anno, anche se il numero e&#8217; molto piu&#8217; altro secondo Amnesty International), seguita dall&#8217;Iran e dall&#8217;Arabia Saudita. Fra i Paesi industrializzati, soltanto gli USA, il Giappone e la Corea del Sud continuano a fare ricorso alla pena di morte. Convincere gli Stati Uniti ad abolire la pena di morte e&#8217; diventata una questione<br />
della massima importanza per gli attivisti che operano in difesa dei diritti umani in tutto il mondo. Ma come dimostrato dall&#8217;esecuzione di Medellin, cio&#8217; che il resto del mondo pensa degli Stati Uniti non conta granche&#8217; per gli americani.<br />
Ancora nessun candidato alla casa Bianca si e&#8217; espresso contro la pena di morte, nemmeno uno liberale come Barack Obama. Il rischio e&#8217; quello di perdere le elezioni. Tuttavia, se eletto, Obama potrebbe influenzare il dibattito e far almeno in modo che vengano emanate leggi a salvaguardia degli innocenti.</p>
<p><small>Fonte: The Independent</small></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/gli-usa-uccidono-i-cittadini-stranieri-nonostante-le-proteste/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riflessioni sul rapporto 2008 di NtC</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/riflessioni-sul-rapporto-2008-di-ntc/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/riflessioni-sul-rapporto-2008-di-ntc/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 00:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[moratoria]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[rappoto NtC]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=193</guid>
		<description><![CDATA[31 luglio 2008 31 luglio 1944 Ultimo volo del Piccolo Principe I Il problema fondamentale per noi abolizionisti è che, al contrario della tortura, la pena di morte non è vietata dalle norme internazionali. Nonostante gli sforzi decennali delle Nazioni Unite la pena capitale è ancora una sanzione legale ed è per questo che andrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small>31 luglio 2008<br />
31 luglio 1944<br />
Ultimo volo del Piccolo Principe</small></p>
<p>I<br />
Il problema fondamentale per noi abolizionisti è che, al contrario della tortura, la pena di morte non è vietata dalle norme internazionali. Nonostante gli sforzi decennali delle Nazioni Unite la pena capitale è ancora una sanzione legale ed è per questo che andrebbe maneggiata con cautela. Questo è il motivo per cui, al di fuori dell’Italia, la recente Risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni non è stata presa in considerazione. Perché le norme internazionali ne restringono l’uso ai “most serious crimes”, la proibiscono per i minorenni, i pazzi e le donne incinta, ne chiedono la futura abolizione, ma non la vietano e quindi la pena capitale è, fuori dall’Europa, perfettamente legittima.<br />
Per di più, nella Risoluzione del 18 dicembre, non ci sono riferimenti a quelle precedenti (la 2857 del 1971, la 32/61del 1977, ecc.) né al Secondo Protocollo. Non si parla dell’Articolo 6 dell’ICCPR e del suo commento. Si tace sulle norme abolizioniste europee e sul fatto che la pena capitale non è prevista dai tribunali internazionali. Infine era il caso di far notare che il 18 dicembre del 1865 gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù e che, lo stesso giorno del 1969, il Regno Unito la pena di morte.<br />
[<a title="Nostro sito" href="http://win.agliincrocideiventi.it/anno5/la_pena_di_morte_e_le_nazioni_u.htm ">La pena di morte e le Nazioni Unite</a>]</p>
<p>II<br />
Secondo NtC la moratoria sarebbe un prerequisito indispensabile per l’abolizione, ma l’esempio del Sud Africa non funziona perché l’abolizione in paesi normali come Canada, Francia, Regno Unito, ecc non è stata preceduta da una formale moratoria delle esecuzioni. Al contrario è stata la spinta verso l’abolizione che le ha fermate nel periodo in cui i Parlamenti votavano le leggi abolizioniste. D’altra parte l’interruzione delle esecuzioni non è necessariamente seguita dalla fine del patibolo e non sono pochi gli stati americani che hanno ripreso le esecuzioni dopo decenni di sospensione. Il Tennessee dopo quarant’anni, il Sud Dakota dopo sessanta e ora è il New Hampshire (che nel 2000 era a un passo dall’abolizione) che tenta di ottenere la sua prima condanna a morte dal 1939.</p>
<p>III<br />
Questa faccenda della Moratoria si basa su di un non dimostrato assunto pannelliano secondo cui i paesi mantenitori non stavano nella pelle all’idea di sospendere le esecuzioni. Secondo Pannella la Moratoria era:</p>
<blockquote><p>un compromesso creativo con la pena di morte, un luogo di incontro, il minimo comune denominatore tra abolizionisti e mantenitori: i paesi che la hanno abolita fanno un passo verso coloro che ancora la prevedono nelle leggi e la praticano, i paesi che la mantengono e la praticano fanno un passo verso gli abolizionisti e, pur mantenendola nei codici, decidono di non eseguirla.</p></blockquote>
<p>Il martirologio di NtC secondo cui per anni “è stato impedito alle Nazioni Unite di proclamare la moratoria” si basa sulla totale rimozione dell’Emendamento Singapore.<br />
In effetti, nel 1994 e nel 1999, la strategia pannelliana parve funzionare. Alle Nazioni Unite i paesi forcaioli si mostrarono disposti ad approvare un documento in cui si proponeva una sospensione delle esecuzioni. Purtroppo lo avrebbero votato solo se questo avesse contenuto il famoso “Emendamento Singapore”. Ovvero: i forcaioli votavano una Risoluzione che non valeva nulla e non li obbligava a nulla, ma intanto ci infilavano dentro la perentoria affermazione dell’assoluta sovranità statale in materia di pene e punizioni. Per fortuna i paesi abolizionisti mandarono tutto all’aria con grande furore dei Caini che, oggi, gioiscono del “superamento del principio ottocentesco della sovranità assoluta dello Stato-Nazione” e della sconfitta degli “emendamenti sulla sovranità interna”, cioè di quell’Emendamento Singapore che, un tempo, gli andava benissimo.</p>
<blockquote><p><strong>Nota</strong><br />
L’Emendamento Singapore avrebbe fatto fare un enorme passo indietro alla difesa dei diritti umani ed alla lotta alla pena di morte. In esso infatti si affermava che “ogni stato ha il pieno diritto di scegliere il suo sistema politico, sociale ed economico senza interferenze esterne” e che “l’articolo 7/2 dello statuto delle Nazioni Unite vieta esplicitamente l’interferenza di queste nelle matterie che sono di giurisdizione interna”  [Amnesty International ACT 53/005/1999 e ACT 53/004/1999; BBC News November 18, 1999; William Schabas The Abolition of the Death Penalty in International Law. Cambridge UP 1997 p 188]</p></blockquote>
<p>IV<br />
Per fortuna la fine della pena di morte marcia sulle gambe del Movimento Abolizionista e non su quelle di NtC. Gli abolizionisti, moratoria o non moratoria, portano avanti la loro lotta e la pena di morte continua a scomparire dai codici. Amnesty International tiene nota, dal 1976, del passaggio dei paesi all’abolizionismo e non si nota alcuna influenza delle “battaglie radicali” in questo progredire. Ne risulta che la recente vittoria alle NU è dovuto al lavoro di decine di organizzazioni e non alla affabulazione pannelliana.<br />
[<a title="Amnesty International" href=" http://www.amnesty.org/en/death-penalty/abolitionist-and-retentionist-countries ">Amnesty International</a>]</p>
<p>V<br />
Infine, per NtC:</p>
<blockquote><p>la soluzione definitiva del problema, più che la pena di morte, riguarda la Democrazia, lo Stato di Diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.</p></blockquote>
<p>Questa sconcertante affermazione è il prodotto della mancanza di una seria riflessione sulla natura dei diritti umani: cioè dei diritti elencati agli articoli 2-21 della Dichiarazione Universale. Lo stato di diritto non necessariamente li tutela e, se è vero che una dittatura non può (per definizione) rispettarli, questo non significa che lo faccia una democrazia: basta guardare come agisce Israele con gli arabi.<br />
Tutti dovrebbero meditare sul fatto che le democrazie classiche cui siamo soliti fare riferimento (Atene di Pericle, Inghilterra del 1688, Stati Uniti di fine ‘700) erano regimi schiavisti, imperialisti, aggressivi, non alieni dal genocidio, poco o nulla tolleranti nei confronti dei dissidenti e ben poco democratici, visto che la stragrande maggioranza degli uomini e tutte le donne non avevano diritto di voto. La storia è piena di democratiche violazioni dei diritti umani e gli estensori della Dichiarazione del 1948 ebbero l’accortezza di non citare mai la parola democrazia, come del resto non fecero parola della pena capitale.<br />
Comunque l’abolizione della pena di morte è raramente un fatto democratico. Anche il recente abolizionista New Jersey non è tale per volere della maggioranza, se per maggioranza s’intende quella che scaturisce dai sondaggi d’opinione naturalmente, ma di una riflessione più profonda.<br />
I forcaioli americani e sauditi accusano noi europei di non essere democratici proprio perché non diamo ascolto alla sete di sangue di una presunta opinione pubblica e seguitiamo a esigere che il rispetto dei diritti umani e della giustizia non dipenda dal volere di una maggioranza occasionale.<br />
La legge sarà anche applicata in nome del popolo, ma deve essere soprattutto uguale per tutti e cosa c’è di più democratico di un bel linciaggio?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/riflessioni-sul-rapporto-2008-di-ntc/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corte giustizia internazionale ferma esecuzioni USA</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/corte-giustizia-internazionale-ferma-esecuzioni-usa/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/corte-giustizia-internazionale-ferma-esecuzioni-usa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 16:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[politica_internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Stati_Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=184</guid>
		<description><![CDATA[di Rico Guillermo* La settimana scorsa la Corte internazionale di giustizia ha aderito alla richiesta del Messico di emettere un ordine di sospensione dell&#8217;esecuzione di cinque cittadini messicani nel braccio della morte negli Stati Uniti. Il Messico aveva chiesto alla piu&#8217; alta corte delle Nazioni Unite di intervenire perché gli USA non hanno rispettato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Rico Guillermo*</p>
<p>La settimana scorsa la Corte internazionale di giustizia ha aderito alla richiesta del Messico di emettere un ordine di sospensione dell&#8217;esecuzione di cinque cittadini messicani nel braccio della morte negli Stati Uniti.<br />
Il Messico aveva chiesto alla piu&#8217; alta corte delle Nazioni Unite di intervenire perché gli USA non hanno rispettato una precedente sentenza della Corte che ordinava un&#8217;audizione per esaminare le prove dei cittadini messicani.<br />
La Corte mondiale ha stabilito nel 2004 che gli Stati Uniti avevano violato la Convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari, perché non avevano fornito ai Messicani detenuti l&#8217;accesso ai funzionari consolari del loro Paese d&#8217;origine del loro processo. La CIG ha dichiarato che le condanne penali e condanne a morte di 51 detenuti nel braccio della morte necessitava un&#8217;ulteriore revisione.<br />
Il Presidente Bush ha riconosciuto la sentenza della CIG e ha ordinato ai giudici statali di riesaminare il caso. Il Texas, tuttavia, ha rifiutato, e la questione del potere del Presidente e&#8217; arrivata alla Corte Suprema degli Stati Uniti.<br />
Jose Medellin, uno dei detenuti nel braccio della morte in Texas ha fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti per far rispettare la sentenza della CIG e la decisioine del presidente. La Suprema Corte ha respinto il ricorso il 25 marzo 2008, affermando che Bush aveva oltrepassato i suoi poteri. Il parere dichiarava che la Costituzione &#8220;consente al Presidente di eseguire le disposizioni legislative, non farle&#8221;.<br />
L&#8217;attuale pregiudiziale, proposta dal CIG viene meno di tre settimane prima che il primo di questi detenuti, Medellin, sia giustiziato in Texas. Il Segretario di Stato Condoleezza Rice e il Procuratore generale Michael Mukasey hanno chiesto congiuntamente al governatore del Texas Rick Perry di riesaminare il caso di Medellin. Inoltre, e&#8217; stato presentato al Congresso un progetto di legge che consentirebbe una via d&#8217;uscita per coloro i cui diritti stabiliti dalla Convenzione di Vienna sono stati violati.<br />
* si ringrazia Claudio Giusti</p>
<p><small>in <a title="Osservatorio sulla legalita'" href="www.osservatoriosullalegalita.org">Osservatorio sulla legalita&#8217;, 20 luglio 2008</a></small></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/corte-giustizia-internazionale-ferma-esecuzioni-usa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Europei: attenzione ad investire in Texas!</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/europei-attenzione-ad-investire-in-texas/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/europei-attenzione-ad-investire-in-texas/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 16:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolozionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Texas]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=174</guid>
		<description><![CDATA[di David Atwood Il Governatore del Texas Rick Perry recentemente si e&#8217; recato in visita in Francia ed in Svezia al fine di pubblicizzare le possibilita&#8217; di investimento in Texas. Cio&#8217; che il Governatore non ha detto ai cittadini europei e&#8217; che in Texas sono state eseguite 407 condanne a morte da quando la pena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di David Atwood</p>
<p>Il Governatore del Texas Rick Perry recentemente si e&#8217; recato in visita in Francia ed in Svezia al fine di pubblicizzare le possibilita&#8217; di investimento in Texas. Cio&#8217; che il Governatore non ha detto ai cittadini europei e&#8217; che in Texas sono state eseguite 407 condanne a morte da quando la pena capitale e&#8217; stata reintrodotta nello Stato nel 1982. Il nostro Stato detiene il record nazionale per numero di esecuzioni avendone portate a termine quattro volte di piu&#8217; di qualsiasi altro Stato dell&#8217;Unione.<br />
Un&#8217;altra cosa che Perry non ha detto e&#8217; che le condanne a morte eseguite da quando lui e&#8217; Governatore sono state 167 (fino ad ora).<br />
Questo numero rende Perry il Governatore che ha firmato il maggior numero di condanne a morte della storia moderna, oltrepassando persino George W. Bush, che ne aveva sottoscritte 152 durante il suo governatorato.<br />
Quest&#8217;anno sono previste in Texas altre 13 esecuzioni ed attualmente sono 370 i detenuti rinchiusi nel braccio della morte dello Stato.<br />
Perry, inoltre, non ha fatto menzione alle oltre 200.000 persone rinchiuse nelle prigioni texane. Il nostro tasso di incarcerazione e&#8217; uno dei piu&#8217; alti del mondo. L&#8217;industria carceraria texana e&#8217; viva e vegeta.<br />
Ne&#8217;, ancora, si e&#8217; preso la briga di dire, il Governatore Perry, che in Texas il 23% della popolazione giovanile vive in poverta&#8217; e che lo Stato e&#8217; ultimo nella classifica nazionale per le assicurazioni sanitarie a favore dei minori. E&#8217; quasi ultimo anche nella classifica degli Stati americani in termini di investimenti per la prevenzione degli abusi e degli abbandoni dei bambini. Poi, quando questi stessi bambini diventeranno adulti ed avranno problemi durante la loro vita, le istituzioni risponderanno incarcerandoli e condannandoli a morte.<br />
Cittadini europei, Vi prego di tenere ben presente che le ambizioni politiche di Rick Perry sono le stesse che aveva Gorge W. Bush prima di lui, quando era Governatore del Texas.<br />
Le aziende europee farebbero meglio a non investire il loro denaro in Texas fino a quando lo Stato non decidera&#8217; di cambiare la propria politica in materia di diritti umani e di diritti dell&#8217;infanzia.<br />
Bisogna agire!!</p>
<p><small>David Atwood &#8211; <a title="Texas Coalition to Abolish the Death penalty" href="www.tcadp.org/">Fondatore della Texas Coalition to Abolish the Death penalty</a></small></p>
<p><small>1802 Kipling St.<br />
Houston, Texas 77098<br />
(832)693-5710</small></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/europei-attenzione-ad-investire-in-texas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fra dieci anni la pena di morte americana sara&#8217; alla fine</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/fra-dieci-anni-la-pena-di-morte-americana-sara-alla-fine/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/fra-dieci-anni-la-pena-di-morte-americana-sara-alla-fine/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 May 2008 08:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[Stati_Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=163</guid>
		<description><![CDATA[24 maggio 2008 Dedicato ai caduti del “Conte Rosso” Fra dieci anni la pena di morte americana sarà alla fine. Nei prossimi anni, comunque vadano le cose e chiunque sia il Presidente, la pena di morte americana si spegnerà un po’ alla volta. Giudici, procuratori e politici se ne stancheranno e lei finirà. Le condanne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>24 maggio 2008<br />
Dedicato ai caduti del “Conte Rosso”</p>
<p>Fra dieci anni la pena di morte americana sarà alla fine.<br />
Nei prossimi anni, comunque vadano le cose e chiunque sia il Presidente, la pena di morte americana si spegnerà un po’ alla volta. Giudici, procuratori e politici se ne stancheranno e lei finirà.<br />
Le condanne a morte sono già poco più di cento, dalle trecento del 1998, mentre le esecuzioni (che si riferiscono a condanne di dieci, venti o anche trent’anni fa) si sono quasi dimezzate, passando dalle 98 del 1999 alle 53 del 2006 (da notare che il tasso di omicidio è rimasto stabile)<br />
Il Giudice Stevens, nella concurring opinion in Baze, ha spiegato i punti di crisi della “giustificazione” costituzionale della pena di morte.<br />
Con la sentenza Gregg (1976) la Corte Suprema Federale aveva inteso che la pena capitale, per non essere considerata una “inflizione gratuita di sofferenze” in violazione dell’Ottavo Emendamento, doveva servire a raggiungere i tre obbiettivi di deterrenza, retribuzione e incapacitazione.<br />
Ovvero: questa pena, per essere costituzionale, deve impedire al condannato di compiere altri reati, spaventare i criminali agendo da deterrente alla commissione di delitti capitali e ripagare con proporzionalità il crimine.<br />
Per Stevens l’utilizzo del LWOP (ergastolo senza possibilità di rilascio) nella quasi totalità degli stati retenzionisti ha reso il patibolo un mezzo di incapacitazione “arcaico”, mentre la presunta deterrenza della pena capitale è messa in questione dalle statistiche e lo stesso concetto di retribuzione è “sempre più anacronistico”.<br />
Al venir meno dei tre pilastri su cui si basa la giustificazione costituzionale della pena capitale il Giudice Stevens aggiunge il suo enorme costo. Costo che non è limitato alla sola parte venale (dai dieci ai duecento milioni di dollari per esecuzione), ma cui occorre aggiungere il soffocamento delle Corti d’Appello e Supreme, costrette, a scapito di tutto il  resto, a passare una parte sostanziale e sproporzionata del loro tempo a rivedere più di una volta le sentenze capitali.  (appelli diretti, habeas corpus, ecc.)<br />
Altro punto debole della pena di morte è che essa è costituzionalmente “eccessiva” per alcune categorie di persone (pazzi, minori, minorati) e per quei reati che, fino a pochi anni fa, erano capitali (stupro, rapimento).<br />
A tutto questo Stevens aggiunge lo sbilanciamento che si è venuto a creare, con la sentenza Payne e il “victims impact statement”, in favore dell’Accusa. Squilibrio reso più grave ed evidente dalla conclamata tendenza delle “death qualified juries” ad aderire passivamente alle tesi della Procura, producendo così il paradossale effetto di dare meno garanzie giudiziarie a chi rischia la vita rispetto a chi non la rischia.<br />
Seguono poi le preoccupazioni per le discriminazioni razziali (McCleskey) e per la sempre più evidente probabilità che alcuni condannati innocenti siano stati uccisi.<br />
In definitiva per Stevens la pena capitale americana è “l’estinzione inutile e senza scopo di una vita umana” e perciò fuori dalla Costituzione.<br />
Noi abolizionisti sottoponiamo all’attenzione della Corte Suprema anche la penosa qualità della difesa (il cui costo assurdo lascia solo i poveri in pasto al boia) e l’assoluta arbitrarietà con cui le Procure decidono chi vive e chi muore. Arbitrarietà che dipende da fattori esterni (disponibilità di tempo e denaro, vicinanza delle elezioni, geografia, censo, sesso, razza, presenza di altri casi) che nulla hanno a che fare con l’effettiva gravità del crimine.<br />
Nel mondo la pena capitale è sempre più appannaggio di regimi arretrati e dittatoriali, mentre negli Usa è applicata sempre più raramente e questi sono già di per sé motivi sufficienti per dichiararne l’incostituzionalità.<br />
Il compito del Movimento Abolizionista dovrebbe essere quello di comprendere questi fatti ed elaborare una strategia coerente.</p>
<p>Ci riuscirà?????</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/fra-dieci-anni-la-pena-di-morte-americana-sara-alla-fine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulla pena di morte in Texas</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/sulla-pena-di-morte/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/sulla-pena-di-morte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 May 2008 12:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[Stati_Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Texas]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/?p=156</guid>
		<description><![CDATA[Il Comitato Internazionale della Texas Coalition To Abolish The Death Penalty (Coalizione texana contro la pena di morte) mette a disposizione alcuni documenti in lingua italiana: - Informazioni sulla pena di morte in Texas (statistiche aggiornate al 1° gennaio 2008). [PDF 52 KB] - Pena di Morte in Texas nel 2007. Revisione Annuale [doc 70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato Internazionale della Texas Coalition To Abolish The Death Penalty (Coalizione texana contro la pena di morte) mette a disposizione alcuni documenti in lingua italiana:</p>
<p>- <a title="Download documento [PDF 52 KB]" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VI/Download/TXDPFactSheet-italian07.pdf" target="_self">Informazioni sulla pena di morte in Texas</a> (statistiche aggiornate al 1° gennaio 2008). [PDF 52 KB]<br />
- <a title="Download documento [doc 70 KB]" href="http://win.agliincrocideiventi.it/Anno_VI/Download/Pena_di_Morte_in_Texas_nel_2007.doc" target="_self">Pena di Morte in Texas nel 2007</a>. Revisione Annuale [doc 70 KB]</p>
<p><small><a title="va al sito della Texas Coalition To Abolish The Death Penalty" href="http://www.tcadp.org/" target="_self">Texas Coalition To Abolish The Death Penalty</a></small></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/sulla-pena-di-morte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sei mesi senza ammazzare</title>
		<link>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/sei-mesi-senza-ammazzare/</link>
		<comments>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/sei-mesi-senza-ammazzare/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 17:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Giusti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pena_di_morte]]></category>
		<category><![CDATA[Stati_Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agliincrocideiventi.it/2008/04/15/sei-mesi-senza-ammazzare/</guid>
		<description><![CDATA[8 aprile 2008 Dedicato a Vero Giusti (1924 &#8211; 2008) Sono più di sei mesi che gli americani non ammazzano nessuno. Non parlo ovviamene dell’Iraq, dell’Afghanistan o dei licei statunitensi, ma del braccio della morte, dove da lungo tempo il boia non si prendeva una vacanza. Dal 25 settembre scorso, quando Michael Richard è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>8 aprile 2008</p>
<p>Dedicato a Vero Giusti (1924 &#8211; 2008)</p>
<p>Sono più di sei mesi che gli americani non ammazzano nessuno.<br />
Non parlo ovviamene dell’Iraq, dell’Afghanistan o dei licei statunitensi, ma del braccio della morte, dove da lungo tempo il boia non si prendeva una vacanza.<br />
Dal 25 settembre scorso, quando Michael Richard è stato ucciso perché la Corte Suprema del Texas chiude alle 17.00, non ci sono più state esecuzioni negli Stati Uniti d’America,<br />
La ragione di questa moratoria non dichiarata risiede nella svogliatezza con cui la Corte Suprema Federale sta meditando sulla costituzionalità dell’uccisione con la siringa avvelenata e, quando la Corte riflette, non è permesso ci siano esecuzioni, non fosse altro che per ribadirne l’autorità.<br />
Se gli americani fossero il popolo pragmatico di cui si favoleggia questa strana moratoria suggerirebbe molte considerazioni.<br />
I forcaioli dicono da sempre che la pena di morte è un deterrente unico per il crimine e che ogni esecuzione salva la vita di dozzine di persone. Se fosse vero nei mesi scorsi avremmo dovuto assistere ad un vero e proprio mattatoio, con schiere di assassini potenziali che, non più trattenuti dallo spauracchio ineguagliabile della forca, avrebbero dovuto commettere una spaventosa serie di omicidi.<br />
Invece non è successo proprio un bel nulla e gli americani si ammazzano più o meno come si ammazzavano un anno fa.<br />
Non solo.<br />
Se le statistiche valgono ancora qualcosa possiamo constatare che, dopo un picco di 98 esecuzioni nel 1999, abbiamo assistito a una brusca discesa del numero delle uccisioni statali, scese a 53 del 2006 e a 42 nell’anno scorso. Anche il numero di condanne a morte si è ridotto dalle 300 del 1998 a poco più di un centinaio (le esecuzioni sono prodotte da condanne di dieci, venti o anche trent’anni fa).<br />
Tutto questo non ha minimamente influito sul tasso di omicidio americano che è rimasto estremamente stabile, attestandosi un po’ al di sotto del sei per centomila.<br />
Tasso questo che, pur essendo tre volte quello canadese e sei volte quello italiano, è ben più basso di quello degli anni passati, quando arrivava al dieci per centomila e gli omicidi riuscivano ad essere 25.000 l’anno.<br />
Le statistiche dimostrano, al di là del ragionevole dubbio, che gli stati americani senza esecuzioni non hanno nulla da invidiare a quelli che ammazzano i loro concittadini e che i loro tassi di omicidio sono normalmente più bassi.<br />
In altre parole non sono la pena di morte e le esecuzioni a diminuire gli assassini.<br />
I forcaioli si affannano a produrre studi con cui tentano di negare l’evidenza. Studi regolarmente sbugiardati da Fagan, Berk, Donnohue e Wolfers, e che raggiungono il patetico quando Lott scrive:</p>
<p>“The 12 states without the death penalty have long enjoyed relatively low murder rates due to factors unrelated to capital punishment.”</p>
<p>Se gli americani non fossero così violentemente ideologizzati la pianterebbero con questa costosa idiozia e abolirebbero la pena di morte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.agliincrocideiventi.it/2008/sei-mesi-senza-ammazzare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

