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Mafia: un’estate molto calda, tra polemiche, memorie e appelli

di Alessio Di Florio

E’ stata un’estate molto calda sul fronte della memoria delle vittime della mafia. L’anniversario che ha scatenato più polemiche è certamente stato quello della strage di via D’Amelio [1], dove rimase ucciso Paolo Borsellino, insieme con la sua scorta. Le dichiarazioni di Riina e di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia Vito, sono state per giorni al centro dell’attenzione mediatica. Riina ha accusato apparati dello Stato di essere i mandanti della strage, della quale lui sarebbe innocente. Massimo Ciancimino è tornato a parlare di trattative tra Stato e mafia a ridosso dell’estate 1992.

Durissime parole sono state pubblicate sulla vicenda da PeaceLink. L’associazione pacifista ricostruisce nei dettagli la vicenda dell’arresto di Riina [2] (che secondo Ciancimino sarebbe avvenuto al termine della trattativa) e attacca i giornalisti che hanno dato spazio ed importanza ad una vicenda ormai chiarita definitivamente (così come anche su Unimondo abbiamo documentato negli anni scorsi). Tutta la polemica è stata innescata da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato. Nel giorno dell’anniversario ha organizzato una manifestazione, disertata dai palermitani ma alla quale hanno partecipato centinaia di persone, nella quale ha posto in evidenza la sparizione dell’agenda rossa del fratello, dove erano appuntati sicuramente dettagli importanti delle indagini in corso.

In un ampio editoriale [3] la vicenda viene paragonata a quella dei testimoni di giustizia Pino Masciari (che è stato costretto nei mesi scorsi ad uno sciopero della fame) e Piera Aiello, cognata di Rita Atria, la giovanissima collaboratrice di Paolo Borsellino suicidatasi dopo l’assassinio del magistrato. Piera rischia quotidianamente la vita, dopo che due carabinieri hanno indicato la sua abitazione ai boss mafiosi di Partanna e la revoca della scorta.

E, un altro anniversario importante, è stato proprio quello della morte di Rita [4]. L’associazione che porta il suo nome, per ricordarne il sacrificio, ha inaugurato il 26 luglio scorso una targa a Roma in viale Amelia, iniziativa realizzata con il preziosissimo contributo di Antonella Serafini, mediattivista antimafia e curatrice del sito Censurati.it.

Da non dimenticare le polemiche sull’omicidio di don Peppino Diana [5]. Articolo 21 e Libera Informazione hanno lanciato l’appello “Non oscurate la memoria di don Diana [6]” e hanno invitato il servizio pubblico a dedicare uno speciale sulla figura del sacerdote ucciso quindici anni fa dalla camorra [7].

Infine, nei giorni scorsi Libera ha rilanciato l’appello per sostenere il giornale ‘I Siciliani’ per non mortificare un’informazione libera [8], per non registrare un’altra vittoria della mafia e di quel sistema mafioso che Fava ed i suoi amici e giornalisti hanno continuato a combattere. Il 3 gennaio 1984 la mafia uccise Pippo Fava, giornalista antimafia e direttore de ‘I Siciliani’. Qualche mese dopo la cooperativa che gestiva la rivista fallì e i collaboratori si dovettero accollare i vari debiti. Un appello diffuso dalla Fondazione Fava denuncia [9] che “oggi, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, alcuni di loro (Graziella Proto, Ele – na Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia, membri allora del CdA della cooperativa) rischiano di perdere le loro case per il puntiglio di una sentenza di fallimento”. Il creditore principale de ‘I Siciliani’ è un ente regionale siciliano, l’Ircac, disciolto diversi anni fa. La Fondazione ha aperto un conto corrente [8] dove è possibile effettuare donazioni per sostenere Graziella Proto e gli altri.

Unimondo [10], 21 agosto 2009