di Sergio Tardetti
Un ricordo-racconto in versi di quel 25 aprile, tramandato dalle memorie della gente e arrivato fino a noi, perché lo si possa continuare a ricordare e trasmettere alle generazioni che verranno, malgrado tutto e contro tutto…
Doveva essere poco più che mattino
Quando sentì suonare a festa le campane
“Strano”, pensò, “Cosa c’è da festeggiare?”
C’era dolore nei cuori della gente
Non c’era il tempo per dimenticare
Un mondo freddo ti rende indifferente
“Strano”, disse più forte. Lo sentirono
Quelli che si erano affacciati alla finestra
“C’è gente in strada”, dissero. Lui tacque.
Strano, quando alla gente era vietato
Essere in strada con le ombre della sera
In quella dolce lieve primavera
E un desiderio di scendere le scale
Si accese in lui che non lo aveva mai fatto
Che era rimasto quieto nel suo angolo
A lasciare che il mondo andasse avanti
E gli facesse continuare a credere
Che il bene che voleva fosse quello
Confuso con la folla, mescolato
In altre voci e in altre vite, stentò a credere
Che si potesse sentire il proprio cuore
Battere insieme al mondo, che qualcosa
Fosse arrivato a risvegliare un sogno
Che si era addormentato nel dolore
© Sergio Tardetti 2026
