Scrittura

La pena di morte nel mondo

di Emi Del Bene

Non sono solo triste, sono deluso dal fatto che un sistema che si suppone debba proteggere e proclamare quello che è giusto in realtà sia così simile a me, e stia facendo lo stesso vergognoso errore che commisi io. […] Stanotte diciamo al mondo che non esiste una seconda possibilità agli occhi della giustizia. Stanotte diciamo ai nostri bambini che certe volte, in qualche caso, uccidere è giusto. Nessuno vince stanotte. Nessuno starà meglio. Nessuno uscirà di qui vittorioso.
(Ultima dichiarazione di Napoleon Beazley, messo a morte il 28 maggio 2002 per un omicidio commesso quando era minorenne. Qui la dichiarazione completa in lingua originale e la sua scheda dove è addirittura specificato che è “nero”).

La pena di morte è una violazione dei Diritti Umani che, purtroppo, e’ ancora legale in molti paesi, anche cosiddetti “civilizzati” e moderni (come gli Stati Uniti e il Giappone).

Una giornata a Ravenna

Sono riuscito ad arrivare.
Ma sono partito alle cinque per essere qui alle nove.
Partire da Forlì e arrivare a Ravenna non è difficile.
Esci, prendi la Ravegnana e vai.
E’ tutta dritta, in salita e arrivi a Ravenna in venti minuti.
Però poi ti perdi subito.
Alla prima rotonda.
E giri ore, ore, ore e ore.
Se poi è buio, freddo e piove come oggi ti vengono anche dei brutti pensieri.

Di solito però , dopo avere consumato metà del serbatoio, finisco davanti al ristorante cinese.
Quello vicino alla Standa.
A questo punto sono salvo.
So dove sono e mi fermo a cenare.
Che si sono fatte le otto di sera a furia di girare.
Arrivare qui da voi poi è un attimo. E’ tutta dritta.
A parte che devi fare un paio di strade controsenso.
Ma io le faccio in retromarcia.
Che tanto a Ravenna dopo le otto non gira più nessuno.
Il problema sono le rotonde.
Che non sai se devi dare la precedenza a destra o a sinistra.

Però adesso -mi go dand’é ca’-
Che è più facile da dire che da fare.
Perché Ravenna è come l’Iraq.
Entrare non è facilissimo, ma uscirne è dura.

L’altra volta che ci ho provato (a uscire da Ravenna) mi hanno fermato i carabinieri.
Ero passato sei-sette volte dalla stessa strada e loro mi hanno fermato.
Hanno detto: O lei sta studiando un attentato terroristico o è di Forlì
Volevo dire che sono un terrorista ma poi ho confessato di essere di Forlì
Quelli mi dicono: anche noi siamo di Forlì, ma ci facciamo passare da carabinieri terroni che così ci trattano meglio.
Comunque per andare a Forlì devi prendere a sinistra, poi a destra, poi a sinistra e alla rotonda piccola fai tre giri per prendere l’abbrivio e poi è tutta dritta.
Però puoi anche seguire i cartelli.

Ho seguito i cartelli per Forlì e sono arrivato.
A Cervia.
Che è come essere a casa.
Tutta dritta e in discesa.
Arrivi a Forlì in un attimo.

Scritto, nello stile di Maurizio Milani, da Claudio Giusti
11 maggio 2008

Fac-simile d’amore

di Ghismunda

Carissimo/a

sei la persona a me più vicina, più intima.

Di me, tutto, o quasi, sai; di me, tutto, o quasi, hai condiviso.
Scusa per il “quasi”. Ma per quanto uniti due possano essere, resta sempre un margine di impenetrabilità, di mistero, che ci rende altri dall’altro, pure così caro, pure così amato. Che ci fa restare due. Nessun amore (e nessun potere) arriva a possedere tutto dell’altro e disporne totalmente. In ciò che resta “fuori” e non si lascia raggiungere, sta, in fondo, la possibilità della libertà. E l’unicità, l’irriducibilità di ogni essere umano. Nel rispetto di ciò che resta “fuori” e non si lascia raggiungere, sta, in fondo, la cifra dell’amore vero.
Non so quello che la vita possa ancora riservarci, di bello e di brutto, di buono e di cattivo.
Ma bisogna prepararsi. Al male, soprattutto. Al bene, si presuppone, si è sempre pronti, ammesso che lo si sappia riconoscere ed apprezzare. Al male è più difficile, si preferisce non pensare. Tutt’al più sperare. Nella fortuna. Ma oggi non basta. Oggi sono intervenuti cambiamenti importanti, sociali e scientifici, che impongono, a ognuno di noi, di non abbandonarci passivamente a quello che verrà.
E’ per questo che ti scrivo.
Non credo che al momento esistano moduli ufficiali da riempire. Forse ci saranno, ma ci vorrà tempo e non posso aspettare che un Papa ci ripensi perché la legge, come succede da noi, si adegui. E poi, consegnare le ultime volontà al linguaggio freddo e spersonalizzante della burocrazia non mi piace.
Potrei, come tutti, ammalarmi. Potrei, come tutti, morire.