Nonostante l’enigma Brexit

di Simone Aliprandi

Tante parole sull’open access e finalmente una decisione concreta e foriera di effetti reali e positivi sul Vecchio Continente.

Tutta la letteratura scientifica europea dovrà essere liberamente accessibile entro il 2020. È il titolo chiaro e deciso del comunicato emesso il 27 maggio dai Paesi Bassi in veste di Paese presidente del Consiglio dell’Unione europea.
Infatti, sotto la presidenza del Segretario di Stato per l’Istruzione, la Cultura e la Scienza olandese Sander Dekker, i ministri dell’Unione Europea competenti per la ricerca e l’innovazione hanno preso all’unanimità un impegno in questa direzione. E finalmente, quello che fino a questo momento era rimasto solo un bel proposito, si è trasformato in un vero e proprio accordo tra i Paesi membri. Emblematiche le parole con cui lo stesso Dekker commenta la notizia nel comunicato stampa:

Ricerca e innovazione generano crescita economica e più posti di lavoro e permettono di fornire soluzioni alle sfide sociali. E questo significa un’Europa più forte.
A tal fine, l’Europa deve essere il più possibile allettante per i ricercatori e le startup che vogliano stabilirsi qui e per le imprese che vogliano fare investimenti. Ciò richiede che le conoscenze siano liberamente condivise. Il tempo per parlare di open access è ormai passato. Con questi accordi abbiamo intenzione di metterla in pratica.

Insomma, l’open access non può più essere solo la bella idea di cui alcuni scienziati e divulgatori visionari si riempiono la bocca nei convegni, ma è davvero una leva strategica per l’economica di un intero continente e quindi deve concretizzarsi presto; possibilmente entro il 2020, traguardo ben più vicino di quanto possa sembrare.

Certo, il comunicato è di oltre un mese fa e, ora che abbiamo avuto l’inatteso esito della Brexit, fa specie sentire parlare di Europa più forte.Ancora di più su questi argomenti, dal momento che il Regno Unito, sia per ragioni storiche sia per ragioni più semplicemente linguistiche, rimane la capitale mondiale dell’editoria scientifica e dei grandi campus universitari anglofoni (basti pensare a Cambridge, Oxford, UCL, King’s College). Speriamo davvero si possa correggere il tiro almeno su questo aspetto.

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Gia Pubblicato in Apogeonline , 7 luglio 2016

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