Politica

Morte e distruzione

di Tahar Lamri


“Morte e distruzione dal cielo, tutto il giorno”. Non è la sceneggiatura di un film distopico. È Pete Hegseth, Segretario alla Difesa (o meglio, alla guerra) degli Stati Uniti, qualche giorno fa in una conferenza stampa al Pentagono. E Trump, in diretta televisiva: “Li riporteremo all’età della pietra, dove meritano di stare”. Non sono scivoloni. Sono la dottrina.

Dal 28 febbraio, giorno in cui l’aggressione è cominciata con il bombardamento di una scuola elementare femminile a Minab – 170 bambine morte sotto le macerie, tra i 7 e i 12 anni – gli Stati Uniti e Israele hanno sistematicamente demolito l’ossatura civile, culturale e scientifica dell’Iran.

Oltre 600 scuole e centri educativi colpiti. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano davanti al Consiglio ONU per i Diritti Umani a Ginevra. Lo ha confermato la relatrice speciale dell’ONU per l’istruzione: più di 230 bambini e insegnanti uccisi. Più di 30 università con attacchi diretti. L’Università di Scienze e Tecnologie di Teheran un intero edificio raso al suolo. La Facoltà di Farmacia di Shiraz. L’Università di Tecnologia di Isfahan. Shahid Beheshti, uno dei più prestigiosi atenei iraniani: il suo Istituto di Ricerca Laser e Plasma distrutto. L’Università Imam Hossein (Teheran) colpita, colpiti parti del campus di Scienze e Tecnologie e del campus dell’Ospedale veterinario specializzato dell’Università di Urmia, anche le università di Mashhad, Sanandaj e Ahvaz hanno subito ingenti danni. L’ultima, il 6 aprile, l’Università Sharif di Tecnologia di Teheran, la principale scuola di ingegneria in Iran.

Poi i centri di ricerca e le strutture sanitarie. L’Istituto Pasteur d’Iran, fondato nel 1920: raso al suolo. L’OMS lo ha confermato: “reso incapace di continuare a erogare servizi sanitari”. La fabbrica farmaceutica Tofigh Daru, distrutta. Esfandyar Batmanghelidj, ricercatore sulle sanzioni e fondatore del think tank Bourse & Bazaar Foundation, ha detto: “L’Iran produce il 90 per cento delle dosi di farmaci di cui ha bisogno. Aziende come Tofigh Daru producono ingredienti e precursori utilizzati per una vasta gamma di farmaci nazionali. L’unico motivo per colpire questo obiettivo è limitare la produzione di medicinali in Iran”. Il giorno dopo, un secondo stabilimento farmaceutico, Daro Bakhsh Pharmaceutical Factory (Teheran). In totale, secondo il viceministro della Salute iraniano, oltre 190 strutture sanitarie colpite. Il Gandhi Hospital nel nord di Teheran è stato danneggiato, l’ospedale Khatam al-Anbiya, l’ospedale Motahari (grandi ustionati), l’ospedale Valiasr (Teheran) colpiti, l’ospedale Delaram Sina (psichiatrico, Teheran) ha subito danni significativi, l’ospedale Imam Ali (Andimeshk, Khuzestan) danneggiato, l’ospedale Persian Gulf Martyrs (Bushehr) è stato messo fuori servizio. 21 centri di emergenza medica sono stati danneggiati in tutto il paese e un magazzino della Mezzaluna Rossa è stato direttamente preso di mira, con la distruzione di contenitori di soccorso, due autobus e altri veicoli di emergenza.

E poi il patrimonio dell’umanità. Oltre 131 siti storici e culturali colpiti. A Teheran: il Palazzo Golestan – la “Versailles persiana”, come l’ha definita l’UNESCO – con la sala degli specchi in frantumi. Il grande Bazaar è stato danneggiato negli attacchi. Si tratta di molto più di un centro commerciale: è una rete urbana vivente che intreccia commercio, vita religiosa e interazione sociale, con un ruolo storico cruciale. Palazzo del Marmo (Kakh-e Marmar), Casa Teymourtash, Complesso di Saadabad danneggiati. Isfahan: Piazza Naqsh-e Jahan (Patrimonio UNESCO, era Safavide), danneggiata dai bombardamenti, il Palazzo Chehel Sotoun (delle Quaranta Colonne), con un affresco di quattrocento anni spaccato a metà. Palazzo Ali Qapu (Patrimonio UNESCO, era Safavide), danneggiato, Masjed-e Jame (Moschea del Venerdì, Patrimonio UNESCO, la più antica moschea del venerdì d’Iran), un’onda d’urto ha fatto precipitare a terra le iconiche piastrelle turchesi, e i pannelli calligrafici sono stati spostati e distrutti, insieme a danni nell’area del minareto storico. Il Grande Bazaar (Patrimonio UNESCO, era Safavide), colpito nei raid. Masjid-e-Atiq (grande moschea congregazionale, VIII sec., era abbaside) una delle più grandi moschee congregazionali dell’Iran, la cui prima costruzione risale all’VIII secolo sotto il califfo abbaside Al-Mansur. Buyidi, Selgiuchidi, Safavidi e Qajar l’hanno ampliata e rifinita nei secoli, un palinsesto storico unico è stato danneggiato. Le grotte preistoriche della Valle di Khorramabad – testimonianze della presenza umana 63.000 anni fa – fratturate. L’UNESCO aveva comunicato le coordinate di tutti i siti prima degli attacchi. Non è servito a nulla. Poi: Castello di Falak-ol-Aflak a Khorramabad – Lorestan. Palazzo Asef Vaziri, Palazzo Salar Saeed, Palazzo Khosroabad a Sanandaj. Le aree storiche urbane di Qom, Tabriz, Shiraz hanno anch’esse subito danni. A queste si aggiunge che 48 musei in tutto il paese hanno subito danni, con collezioni e spazi espositivi colpiti.

Più di cento esperti di diritto internazionale statunitensi – professori di Yale, NYU, Harvard, ex consiglieri legali del governo e delle forze armate – hanno firmato una lettera: “L’attacco è una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite. La condotta della guerra solleva seri interrogativi su potenziali crimini di guerra”. La Missione indipendente dell’ONU parla già di atti che “possono configurare crimini contro l’umanità“.

Non è una guerra. È un programma di cancellazione. Colpire le scuole significa colpire la memoria futura. Colpire i laboratori significa colpire la capacità di guarire. Colpire i siti archeologici significa colpire le radici di un popolo. Colpire le università significa colpire la possibilità stessa di un paese di rialzarsi.

Trump lo ha detto esplicitamente. E lo sta facendo.

Il silenzio dell’Europa è complicità.



Tahar Lamri, scrittore algerino, vive da molti anni in Italia. Tra i suoi libri I sessanta nomi dell’amore (Fara Editore)

L’articolo è stato pubblicato su  Comune-info il 7 aprile 2026

La Foto è di Mollyroselee da Pixabay

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Comando supremo del movimento disobbediente

di Armando Precariaz


La guerra contro il buon senso, iniziata con baldanzosa sicumera sotto i vessilli del “cambiamo tutto per non cambiare noi”, si è risolta in una disfatta di proporzioni balneari. I resti di quello che fu l’invincibile esercito della Riforma, sbandano ora in disordine verso le retrovie della Garbatella. Gli “appunti di Giorgia”, un tempo fieri proclami di riscossa, si sono trasformati in foglietti per fare aeroplanini di carta nel vento del dissenso popolare. I cittadini, con la calma glaciale di chi sa che il voto pesa più di un tweet, e anche di una bella chiacchierata con Fedez, hanno inflitto alla compagine governativa una lezione di umiltà che rimarrà scolpita nel marmo, o almeno in un meme particolarmente virale. La Costituzione non si tocca, Giorgia, speriamo tu lo abbia imparato. La pacchia è finita. Per te, temiamo.

Per vostro divertimento, in questa giornata buona, dopo tanti anni cattivi, una sagace riscrittura detournata del Bollettino della Vittoria emanato dopo la battaglia di Vittorio Veneto dal generale Armando Diaz, il 4 novembre 1918.


La guerra di resistenza contro la coalizione governativa di destra che – per iniziativa di 15 sconosciuti volenterosi – iniziata con una raccolta di firme, nonostante l’enorme inferiorità per numero e per mezzi, fu condotta con fede incrollabile e tenace valore, ininterrotta e asprissima fino ai giorni del voto, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il giorno stesso in cui fu disposta la chiamata alle urne, e alla quale hanno preso parte comitati spontanei nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici, nei centri sociali, nelle piazze, tutti contro l’infinita potenza dei media e le potentissime strutture del potere, si è conclusa.

La fulminea arditissima avanzata dei 15 solitari giuristi promotori della raccolta firme, sbarrando la via al progetto delle armate nemiche di un voto anticipato, dopo aver travolto le truppe di giornalisti asserviti sul fianco destro e i nuclei insidiosi dei transfughi resisi disponibili a mutare casacca sul fianco sinistro, ha determinato il 21 e 22 marzo lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal nord al sud del paese l’irresistibile slancio delle donne, dei giovani del precariato ha ricacciato sempre più indietro il nemico fuggente.

Nelle metropoli una rinnovata orda d’oro è avanzata inattesa, rapidamente, anelante di ritornare nelle posizioni da essa vittoriosamente conquistate e che mai aveva davvero perdute.

La coalizione della destra dispotica al governo ha perso: essa ha subito nel corso dell’accanita resistenza colpi gravissimi, nel reagire ha perduto la fiducia popolare nelle promesse mai mantenute, la capacità di minacciare e di creare rassegnazione, la credibilità del tiranno. Ha lasciato nelle nostre mani l’arma più potente nella guerra, ovvero la speranza.

I resti di quella che è stata una delle coalizioni più potenti della storia italiana si raggruppano ora in disordine nelle stanze dei palazzi che avevano conquistato con orgogliosa sicurezza, timorosi del futuro, con la paura di perdere il potere su cui avevano avidamente messo le mani.

Amando Precariaz

L’articolo è stato pubblicato su Effimera il 23 marzo 2026

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USA: aumentano le esecuzioni

di Giovanni Franza


L’uso della pena di morte negli US è aumentato nettamente, con più esecuzioni nel 2025 rispetto a qualsiasi anno dal 2009.

In teoria, la pena di morte è riservata al peggio del peggio. In pratica, è molto differente.

Le persone scelte sono sproporzionatamente povere o mentalmente deboli e, spesso, mancano di buoni avvocati. Sono anche più facilmente sentenziati a morte se colpevoli di uccisione di una persona bianca.

La maggior parte del mondo l’ha abolita o comunque tolta dal ventaglio delle possibilità: Europa occidentale, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Cile, Marocco, sud Africa e Australia. Gli us si pongono in una lista di soli 20 paesi circa che ne prevedono l’utilizzo: tra questi Afghanistan, Cina, Iran e Corea del Nord.

Molti dí questi paesi, recentemente, hanno introdotto leggi volte a proteggere i dettagli di quello che accade durante il procedimento. Lo stato dell’Indiana, ad esempio, ha vietato alla stampa di assistere alle esecuzioni.

La Florida, guida il gruppo. Lo scorso anno ha eseguito 19 condanne. Il precedente record statale era di 8, nel 2014. Quest’anno DeSantis ha già firmato 5 condanne.

Lo scorso anno, DeSantis ha firmato una legge che concede la pena di morte per gli immigrati irregolari che commettono i reati più gravi. In, quantomeno apparente, contraddizione con un pronunciamento della Corte Suprema del 1987 che proibisce la sentenza di morte automatica, per qualunque categoria di crimine.

Il nome di questa legge? Trump Act.


L’articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2026 su Osservatorio sulla legalità e sui diritti

La foto è di Foto di Kindel Media da Pexels

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Aiutiamo Cuba nell’emergenza

di Pressenza – Redazione Italia
Foto di Energia per la vita Nexus Emilia Romagna

Iniziative italiane ed europee di aiuto umanitario: “Energia per la vita”, “Let Cuba Breathe” e l’European Convoy for Cuba con Nuestra América Flotilla.

Durante la pandemia di Covid‑19, Cuba ha dimostrato un gesto di solidarietà concreto inviando medici e brigate sanitarie in Italia e in Europa per sostenere ospedali in difficoltà, anche nel nostro Paese. Oggi, nel 2026, quella solidarietà merita di essere ricordata – e ricambiata – di fronte a una nuova emergenza umanitaria.

L’isola affronta una crisi sanitaria e sociale profonda, stretta da oltre 64 anni di blocco economico imposto dagli Stati Uniti e dal duro impatto di restrizioni recenti che hanno colpito rifornimenti essenziali come carburante, medicinali e dispositivi medici, mettendo in pericolo la vita di migliaia di persone e paralizzando servizi fondamentali come ospedali, scuole e trasporti.

Il blocco economico e finanziario è stato condannato da decine di risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma continua a impedire all’isola di acquistare liberamente beni e tecnologie mediche vitali nel mercato internazionale, tra cui i pacemaker per i pazienti cardiaci. Senza questi dispositivi, molte persone restano ricoverate o in lista d’attesa per anni.

La solidarietà internazionale può salvare vite concrete, rompendo l’isolamento imposto da politiche che colpiscono direttamente popolazioni vulnerabili. In Italia e in Europa, comunità, associazioni e cittadini hanno già avviato raccolte di farmaci, beni essenziali e fondi, per arrivare con aiuti tangibili a Cuba e sostenere la popolazione nelle sue necessità più gravi.

Energia per la vita

La campagna “Energia per la vita – Accendiamo la luce su Cuba” è stata lanciata da CGIL, ARCI, ANPI, Associazione Nazionale Amicizia Italia‑Cuba e Nexus Emilia‑Romagna ETS per sostenere il sistema elettro‑energetico cubano, gravemente compromesso dal blocco economico e dalla carenza di carburante, pannelli solari e attrezzature tecniche essenziali. I fondi raccolti saranno destinati all’acquisto di prodotti e supporti tecnici per il funzionamento di pannelli solari, fondamentali per mantenere in funzione scuole, ospedali, centri di lavoro e cultura sull’isola.

Donazioni – Nexus Emilia Romagna ETS
IBAN: IT58D 05018 02400 000011318730
Causale: Energia per la vita

Per informazioni, adesioni e dettagli sulla campagna:

www.nexusemiliaromagna.org/energia-per-la-vita/

Scarica il volantino qui

⚠️ IMPORTANTE: per evitare il blocco automatico dei trasferimenti da parte delle istituzioni bancarie, si raccomanda fortemente di NON includere la parola “CUBA” nella causale del pagamento.

La campagna Let Cuba Breathe

La mobilitazione internazionale Let Cuba Breathe nasce per rompere il silenzio sull’asfissia economica e sanitaria che affligge il popolo cubano: una crisi aggravata dal blocco economico, dalla carenza di carburante, medicinali e tecnologie mediche, nonché dalle continue difficoltà nei servizi essenziali. Questa campagna chiede il diritto alla cooperazione civile e sanitaria senza coercizioni ed è sostenuta da numerose organizzazioni, associazioni e reti civiche in Europa.

La campagna promuove raccolte pubbliche di medicine e beni di prima necessità, iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi per spedire aiuti in accordo con le esigenze indicate dalle autorità cubane, compresi pacemaker e altri dispositivi medici urgenti.

Per informazioni, adesioni e dettagli sulla campagna internazionale: https://letcubabreathe.org/

European Convoy for Cuba e Nuestra América Flotilla

In Italia e in Europa si moltiplicano iniziative concrete per sostenere la popolazione cubana in piena emergenza umanitaria. Nell’ambito della campagna internazionale Let Cuba Breathe, è in partenza dall’Europa l’European Convoy for Cuba, una missione umanitaria coordinata da reti civiche, associazioni e partiti politici, con un volo umanitario previsto per il 17 marzo 2026 verso L’Avana, carico di medicinali e beni essenziali raccolti da gruppi italiani e internazionali. Questo convoglio si unirà al Nuestra América Convoy (precedentemente noto come “Nuestra América Flotilla”), un’iniziativa internazionale che riunisce organizzazioni, movimenti sociali e delegazioni da vari paesi per consegnare aiuti umanitari direttamente al popolo cubano.

Queste iniziative sono definite dai loro promotori come un modo per “rompere l’assedio economico e politico imposto dagli Stati Uniti”, portando medicinali, attrezzature mediche e beni di prima necessità con l’obiettivo di sostenere ospedali, comunità e servizi sanitari in crisi.

Altre iniziative di raccolta farmaci e materiali sanitari

Diverse realtà civiche e gruppi sociali stanno organizzando nel mese di marzo 2026 raccolte di medicinali e materiale sanitario da destinare alla popolazione cubana.

A Trieste, il Coordinamento No Green Pass e Oltre raccoglie farmaci ogni lunedì (via del Bosco 3) e giovedì (via del Bosco 12/C), dalle 17 alle 19, per sostenere chi è colpito dalla crisi umanitaria. Non portare medicinali che necessitano basse temperature per la conservazione; solo confezioni integre, non scadute né a scadenza breve.

A Crema, il circolo Brigata Henry Reeve, in collaborazione con altri circoli dell’Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba, prosegue la raccolta di farmaci da inviare tramite container in partenza dall’Italia nel prossimo giugno. Dopo quattro mesi di attività, il valore dei medicinali raccolti ha superato i 4.000 euro. La raccolta si svolge ogni mercoledì dalle 17.30 alle 19 presso la sede del circolo, in via Cremona 27 (c/o PRC) e comprende farmaci da banco, generici e prescritti con ricetta, purché non necessitino di frigorifero e siano validi per almeno altri 3-6 mesi.

In un momento in cui la cooperazione internazionale non è mai stata così urgente, l’azione concreta di associazioni, cittadini e reti solidali può fare la differenza: facciamo sentire che Cuba può respirare.

Per informazioni sulla raccolta farmaci a Trieste:

Solidarietà a Cuba

Per informazioni sulla raccolta farmaci a Crema:

Italia-Cuba. Avanti tutta con la raccolta dei medicinali

Per contatti dei vari circoli Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba: I Circoli

Per altre iniziative di solidarietà e raccolta: Cuba non è sola: USB lancia raccolta fondi e sarà presente nel Nuestra America Convoy



Fonte: Pressenza – Italia 12 marzo 2026

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