La Global Sumud Flotilla annuncia le prossime iniziative

di Claudia Aranda

Que los detenidos de la Flotilla Sumud regresen sanos y libres: inocentes viajando por solidaridad.


L’annuncio fatto questa settimana dalla Global Sumud Flotilla segna una svolta nella risposta civile internazionale alla distruzione sistematica di Gaza, definita genocidio dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. La coalizione ha confermato l’avvio della più grande operazione umanitaria coordinata a favore della Palestina mai realizzata fino ad oggi, che combina una flotta marittima e un convoglio terrestre che partiranno simultaneamente il 29 marzo 2026.

L’iniziativa mobilita migliaia di persone provenienti da oltre cento paesi e si definisce esplicitamente come una risposta nonviolenta al genocidio in corso, al prolungato assedio, alla fame di massa e alla deliberata devastazione delle infrastrutture civili e della vita quotidiana a Gaza. Non si tratta di un’operazione simbolica né di un gesto testimoniale, ma di un’azione organizzata che cerca di rompere l’isolamento imposto al territorio palestinese e di restituire la centralità del diritto internazionale umanitario laddove è stato sistematicamente violato.

L’annuncio è stato dato il 5 febbraio presso la sede della Fondazione Nelson Mandela a Johannesburg, un luogo carico di significato politico. La scelta del luogo radica l’iniziativa nella tradizione storica della resistenza civile globale contro i sistemi di oppressione strutturale e rafforza il parallelismo tra l’apartheid sudafricano e il regime di blocco, punizione collettiva e disumanizzazione imposto su Gaza.

Secondo le informazioni diffuse dall’organizzazione, la missione riunisce più di mille professionisti della salute, insieme a educatori, ingegneri, squadre di ricostruzione e specialisti nella ricerca sui crimini di guerra e l’ecocidio. La composizione del contingente rivela una strategia deliberata: non solo alleviare le sofferenze immediate, ma anche documentare, ricostruire e lasciare una traccia giuridica della distruzione sistematica di un territorio civile.

Le parole di Saif Abukeshek, membro del comitato direttivo della flottiglia, sintetizzano il quadro politico dell’azione: l’avversario non è una persona o un popolo, ma un modo di vivere basato sulla disumanizzazione, la punizione collettiva e la normalizzazione della violenza estrema come strumento di dominio. In questo senso, la flottiglia si presenta come una sfida diretta a un ordine internazionale che ha tollerato, se non addirittura facilitato, la commissione di crimini contro l’umanità e atti costituenti genocidio.



L’articolo è stato pubblicato su Pressenza il 6 febbraio 2026

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Carceri. A Torino condanne per tortura. Antigone: “il carcere non deve essere luogo di sopraffazione”

Pressenza – Redazione Torino

Carcere Lorusso Cutugno – Torino (Foto di https://www.carceretorino.it/)


Il Tribunale di Torino – al termine del dibattimento – ha condannato una ventina di persone imputate, tutte agenti di polizia penitenziaria, riconoscendo la loro responsabilità per diverse ipotesi di reato e, per alcuni di essi, contestando il delitto di tortura.

I fatti riconosciuti oggi si sono svolti tra il 2018 e il 2019 nel carcere del capoluogo piemontese.

“Antigone, venuta a conoscenza nell’ottobre 2019 di una indagine in corso presso la Procura del Tribunale di Torino, aveva presentato un proprio esposto, costituendosi poi parte civile nel processo che era scaturito dalle indagini effettuate” sottolinea l’avvocato Simona Filippi, responsabile del contenzioso di Antigone. “Si è trattato di un processo molto lungo è faticoso, come lo sono sempre quelli per tortura, che devono fare i conti con difficoltà enormi per l’accertamento dei fatti, che avvengono in luoghi chiusi come le carceri, spesso in ambienti isolati, con pochi testimoni e con un clima di omertà che non sempre è facile scalfire”, spiega ancora l’avvocato Filippi.

Durante il processo erano emerse alcune condotte. In particolare una vittima era stata condotta in una stanza e colpita violentemente con schiaffi al volto e al collo e pugni sulla schiena. Poi costretto ad alta voce ad insultarsi e messo faccia al muro per circa 40 minuti, mentre a loro volta gli agenti lo insultavano.

“Si tratta della seconda sentenza di questo genere che arriva in pochi giorni, dopo quella decisa dal Tribunale di Firenze – sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Come già detto in quel caso, non siamo felici di fronte a queste condanne, perché in carcere non dovrebbe esserci posto per episodi di sopraffazione. Abbiamo però voluto con forza il delitto di tortura, perché crediamo che questo serva in particolar modo alle forze dell’ordine, per riconoscere e isolare chi abusa del proprio ruolo e della divisa che indossa, delegittimando una categoria di operatori che giorno dopo giorno, nonostante le difficoltà e le politiche governative, che scaricano su di loro approcci penal-populistici, provano a restituire alla pena il suo senso costituzionale”.


Liarticolo è stato pubblicato su Pressenza il 6 febbraio 2026

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Sulla manifestazione per Askatasuna a Torino


di Salvatore Turi Palidda

[Effimera]Manifestazione nazionale delle realtà sociali, a Torino, 31 gennaio 2026. Decine di migliaia di persone (50mila) si radunano in tre concentramenti diversi per convergere verso un unico corteo. A un mese e mezzo dallo sgombero del C.S. Askatasuna, diffusa è la voglia di non rassegnarsi. Verso sera, dopo una lunga manifestazione, in Viale Regina Margherita, dove si trova la sede del “fu” Centro Sociale, “difeso” ora (come dice un solerte cronista televisivo, forse con inconsapevole ironia) dalla stessa polizia che l’aveva sgomberato, iniziano gli scontri con le forze dell’ordine che, di fronte a lanci di petardi e fuochi d’artificio, cercano di allontanare parte del corteo e di sgomberare l’area con idranti e uso massiccio di lacrimogeni (anche ad altezza d’uomo). Come ci ricorda benissimo in questo commento Salvatore Palidda [collaboratore anhe della nostra agenziandr], giornali e televisioni hanno fatto a gara a descrivere le azioni degli antagonisti violenti. Il ministro Crosetto ha fatto circolare, in serata, un video dove un poliziotto viene aggredito da una decina di manifestanti, buttato a terra e colpito persino con un martelletto: una scena, che non avremmo voluto vedere e che ha ricordato, purtroppo, i pestaggi polizieschi fatti a Genova 2001 e in altre numerose occasioni. La situazione è stata raccontata in modo impeccabile da una giornalista de il Manifesto, Rita Rapisardi, che era sul luogo. Una ricostruzione del contesto, del clima, dei fatti diversa da ciò che emerge dal video. Qui (e sotto il commento di Palidda) la testimonianza di Rapisardi (grazie a lei e grazie a il Manifesto anche da Pressenza)

Come commentano tanti che c’erano o che hanno seguito lo svolgimento della manifestazione di Torino per Askatasuna, tutti i media non fanno che parlare degli “scontri”, delle “violenze inaudite” di black bloc, del poliziotto vittima di un “massacro fascista” da parte dei violenti, subito confortato di persona dalla sig.ra Meloni e dalla telefonata del presidente Mattarella al ministro Piantedosi.

Si occulta così la partecipazione di circa 50 mila persone venute da tutt’Italia e forse anche dall’estero. Alcuni media scrivono persino che c’era una sorta di internazionale di black bloc. Non si parla invece dei pestaggi da parte delle forze dell’ordine su manifestanti assolutamente
pacifici (vedi queste immagini: 1  e 2. )

E non si parla delle brutalità delle polizie durante lo sgombero e poi la militarizzazione totale del quartiere Vanchiglia sino all’obbligo per i residenti di esibire i documenti per l’accesso a tuttal’area istituita come zona rossa con grate alte 3 metri (vedi Osservatorio Repressione).
Come racconta qualche cronaca (vedi ilmanifesto e Osservatorio Repressione e qualche altro  commento su facebook) il dispositivo delle polizie era abnorme e postato in modo di puntare sul disordine, usando migliaia di lanci di lacrimogeni, idranti, barriere ecc.

Tanti commenti seguono la tesi volta a dividere fra “pacifici e violenti”, fra “buoni e cattivi”, negando così che da sempre nella manifestazioni ci possono essere militanti che cercano di reagire con modalità estreme contro le polizie, soprattutto dopo aver subito brutalità da parte di queste.
Peraltro, come mostrano diversi momenti della sequenza delle immagini della diretta Live Torino, questi nominati black bloc non osano mai attaccare veramente le polizie.

E a ben guardare questa sequenza delle immagini della diretta Live Torino si ha l’impressione che le polizie abbiano appunto giocato al disordine: non hanno attaccato i manifestanti come avrebbero potuto, hanno lasciato incendiare un furgone della PS, e spesso stavano a guardare tranne quando alcuni agenti si sono passati il piacere di bastonare a sangue qualche manifestante pacifico.
Insomma non si è forse visto anche in questo caso il gioco del disordine tipico per il rilancio della campagna allarmistica al fine poi di legittimare una nuova normative super repressive come hanno prontamente promesso la sig.ra Meloni e il ministro Piantedosi?


L’articolo è stato pubblicato su Effimera il 1° febbraio 2026

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Vernissage Rigomma

 

 

Sabato 31 gennaio alle ore 10,30 presso il Museo S.Rocco – via V. Monti 5  Fusignano

finissage della mostra “Rigomma”

Nell’occasione Giovanni Zaffagnini presenterà alcuni progetti inediti.

La mostra “Rigomma” chiuderà definitivamente Domenica 1 Febbraio.

Sabato 15-18   
Domenica e festivi 10-12 / 15-18

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Ieri

di Aldo Merce

 

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