IL SILENZIO DEI PAZIENTI

Deve essere molto difficile per un medico restare in silenzio, mentre esegue un esame su un paziente e, successivamente, mentre compila il referto e la diagnosi. Deve essere davvero difficile resistere alla tentazione di lasciarsi sfuggire una frase, una parola, una sillaba, mentre il paziente è in impaziente attesa del responso. Immagino quale durissimo tirocinio avrà dovuto sostenere, lui che al bar con gli amici, in famiglia, negli incontro con i colleghi sarà senz’altro un gradevole e apprezzato conversatore. Immagino quali e quanti esami avrà dovuto inserire nel suo curricolo professionale e specialistico per apprendere le più moderne tecniche dell’afasia. Anni e anni di dura esperienza per raggiungere uno stato della mente molto prossimo alla trance. Ma forse c’è un’altra spiegazione possibile: il medico teme di lasciarsi sfuggire qualche segreto professionale che, una volta entrato in possesso del paziente, rischierebbe di esautorarlo dalle sue funzioni. D’altra parte, anche gli sciamani e gli stregoni, dai quali i moderni medici, volenti o nolenti, discendono, trasmettevano il loro sapere esclusivamente a coloro che erano destinati a prendere il loro posto in un qualche futuro.

Vorrei tranquillizzare i medici: anche se dovessi carpire il più piccolo dei loro segreti, prometto di non divulgarlo. Lo terrò per me e ne farò il migliore uso possibile, vale a dire nessuno. Quanto ho detto finora è solo per mantenere le mie considerazioni su un piano scherzoso e benevolo. Ma c’è qualcos’altro che temo, il medico non vuole perdere tempo a parlare con uno che, tanto, non capirebbe niente di quello che dice. Capisco, in questo momento, le ragioni dei tanti che preferiscono il fai-da-te piuttosto che consultare un medico, in ogni caso, alla fine, ne saprebbero quanto prima. Ammetto di pensare male, ma in questi casi, oltre a commettere un peccato, si indovina sempre. Vorrei, se possibile, ancora una volta tranquillizzare il medico: capisco l’italiano. Conosco di questa lingua quel tanto che basta a comprendere termini di uso comune come posologia, diagnosi, terapia e prognosi. Il monologo, qualcosa che deve temere più di qualunque altro al mondo, è pertanto scongiurato; potremo conversare amabilmente del mio stato di salute e, soprattutto, ottemperare all’obbligo da parte sua di informare il paziente. Se e quando riuscirà a rompere la ferrea regola del silenzio che si è imposto, potrà rendersi conto perfino del potere terapeutico della parola e di quello quasi taumaturgico di un sorriso e di una stretta di mano.

Bando di concorso per la selezione dei borsisti 2021-2022 dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

Date di ricezione delle candidature:
dal 12 gennaio (ore 12:00) al 12 febbraio 2021 (ore 12:00)

© Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ha il piacere di annunciare l’apertura imminente del concorso di selezione dei borsisti 2021-2022, che saranno ospitati a Villa Medici a Roma a partire da settembre 2021 per una residenza di creazione, di sperimentazione o di ricerca della durata di 12 mesi.

Il concorso si rivolge ad artisti, creatori e creatrici, ricercatori e ricercatrici già affermati, francofoni, senza criteri di nazionalità. È possibile candidarsi in tutte le discipline della creazione artistica e dei mestieri dell’arte, così come in storia e teoria delle arti, in restauro di opere d’arte o monumenti.

I borsisti beneficiano di una borsa di residenza assegnata mensilmente e dispongono di un appartamento individuale ammobiliato, oltre che di uno spazio di lavoro (atelier o ufficio in funzione delle discipline e delle disponibilità). Villa Medici è inoltre dotata di una biblioteca che conta circa 37.300 volumi con un fondo antico, in particolare musicale, di una sala proiezioni (100 posti a sedere) e di un laboratorio fotografico.

Il numero massimo di borse di residenza attribuite per il periodo 2021-2022 è fissato a sedici. Possono essere ospitati a Villa Medici anche i coniugi e i figli dei borsisti, nei limiti delle capacità di accoglienza dell’Accademia.

Le candidature devono essere presentate sotto forma di una nota che illustri un progetto preciso e descriva i temi di ricerca, la natura dei lavori e le motivazioni del soggiorno a Villa Medici. Sono ammesse le candidature collettive; in tal caso, ogni membro del collettivo riceve una borsa mensile.

Villa Medici, luogo di vita e di lavoro dei borsisti, è situata sulla collina del Pincio, nel centro storico di Roma. Villa del XVI secolo con un giardino di sette ettari, è circondata da un lato dal parco di Villa Borghese e dall’altro dal convento di Trinità dei Monti. Ancorata nel cuore di una grande capitale europea e artistica che non smette di ispirare tutte e tutti coloro che accoglie, la residenza dell’Accademia di Francia a Roma offre ai suoi borsisti uno spazio-tempo interamente dedicato alle loro pratiche e ricerche, in un luogo di sperimentazione al crocevia delle discipline artistiche e in risonanza con altre istituzioni culturali internazionali.

La presenza di sedici borsisti a Roma è un momento propizio per gli incontri e gli scambi, tra i borsisti stessi e con l’equipe dell’Accademia, ma soprattutto con il pubblico e gli attori della scena culturale e artistica romana, italiana ed europea: curatori, artisti invitati, responsabili di istituzioni, ricercatori, galleristi, collezionisti, operatori della rete francese a Roma come l’Institut français Italia o l’École française de Rome, e le Accademie straniere (diciassette a Roma).

Per tutta la durata del soggiorno, i borsisti beneficiano del supporto artistico e tecnico dell’équipe dell’Accademia, e sono incoraggiati a partecipare alla vita dell’istituzione e agli eventi che fanno parte del programma artistico e culturale seguendo un approccio interdisciplinare. Tra le iniziative tradizionali in calendario, la Notte Bianca in autunno, l’esposizione annuale dei borsisti in estate, manifestazioni diversificate durante tutto l’anno e il festival ¡Viva Villa! in Francia.

La residenza annuale a Villa Medici è un’esperienza globale che si nutre delle diverse attività dell’Accademia come istituzione poliedrica, rivolta all’Europa e al Mediterraneo allo stesso tempo: luogo di grande patrimonio, laboratorio di creazione e di ricerca, centro d’esposizione e di performance, casa di ricercatori in storia dell’arte e giardino rinascimentale eco-responsabile aperto ai visitatori.

Come candidarsi?

Le candidature possono essere presentate da martedì 5 gennaio alle ore 12.00 a venerdì 5 febbraio 2021 alle ore 12.00 (Central European Time) esclusivamente sulla piattaforma dematerializzata dedicata al concorso, accessibile a questo link:

https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/

I candidati e le candidate devono avere più di diciotto anni il giorno della scadenza per la presentazione delle candidature.
Le fasi di preselezione, audizione e selezione saranno effettuate da una giuria composta da personalità qualificate nominate dal Ministero della Cultura. Al termine delle audizioni, la giuria delibera e redige la lista dei candidati di cui propone la nomina alla ministra della Cultura. I borsisti sono nominati per decreto della ministra della Cultura per un periodo massimo di 12 mesi.

Il regolamento del concorso, l’elenco dei membri della giuria, i documenti necessari per la presentazione delle candidature e i report annuali della giuria dal 2016 al 2019 possono essere consultati sul sito dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici al seguente indirizzo:

https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/

Informazioni sul concorso di selezione dei borsisti:

www.villamedici.it
concourspensionnaires@villamedici.it

ARIA DI CASA NOSTRA

Un racconto distopico, ma non troppo…

Adesso, l’aria era diventata decisamente poco respirabile, gli ospiti cominciavano a girare, nervosamente e sempre più spesso, la testa verso la cucina, sperando vivamente che Clara riprendesse a friggere. Curioso, e anche un po’ fastidioso, l’odore dell’aria pulita! Talmente fastidioso che qualcuno aveva acceso una sigaretta, sperando che almeno il fumo riuscisse a cancellare quell’odore insopportabile. Giovanni aveva riflettuto a lungo, prima di accettare l’invito di Clara, non aveva avuto il coraggio di chiederle se a casa sua si respirasse bene, gli era sembrata una domanda fin troppo indiscreta. Adesso, però, si stava pentendo di non essersi informato prima, erano già corse strane voci sul conto di Clara, certo, chiacchiere, pettegolezzi, ma con qualche fondamento, a quanto pareva. Chi era stato a casa sua aveva riferito di uno strano odore mai annusato prima e Clara aveva risposto che, purtroppo, da quelle parti c’era a volte questo problema. Inconveniente, così lo aveva chiamato, ma per chi aveva riferito l’episodio, si era trattato di un inconveniente non da poco, stare in quella stanza a respirare un odore strano, quasi un cattivo odore di cui era difficile definire l’origine e la natura. “Cos’è questo strano odore?”, aveva chiesto uno dei più coraggiosi, e dei più cafoni, avrebbe poi commentato Clara. “E’ l’odore dell’aria”, aveva risposto. Lei non aveva potuto nasconderlo in nessun modo, nemmeno friggendo un quintale di patate. Appena smetteva, quell’odore tornava a farsi vivo, senza una ragione precisa, così le toccava subito riprendere a friggere.

Cominciava anche ad essere piuttosto tardi, ma gli invitati non sembravano avere fretta di andarsene. “Come si respira da te – le aveva detto una – non si respira da nessuna parte”. “Nemmeno a casa di Corinna”, aveva aggiunto un’altra, e sì che la casa di Corinna era famosa per la sua aria decisamente respirabile, un misto tra bollitura di cavoli e zuppa di cipolle. Adesso avrebbe avuto bisogno di una pausa per poter almeno annusare anche lei quell’aria, che invece veniva trasportata nel soggiorno, dove gli invitati erano comodamente seduti a tavola a respirare, opportunamente convogliata lì da un dispositivo di ultima generazione, una macchina costosissima che faceva circolare quell’aria fin dove era più necessario. Clara riusciva a superare la stanchezza, aiutata dal pensiero che l’indomani si sarebbe parlato della sua casa e della sua aria in tutta la città, molti dei presenti avrebbero sicuramente decantato quell’odore di fritto e di sughi all’aglio che imperversava solitamente nelle stanze. Così la fatica di continuare a friggere ormai sembrava svanita, superata da quella felicità di immaginarsi già ai vertici del ristretto elenco delle case in cui si respirava bene. Perfino l’Amministrazione Comunale, consapevole di andare incontro ai desideri dei cittadini, aveva bandito un concorso per scegliere la casa “del buon respiro”, così come era scritto nel comunicato fatto circolare tra la cittadinanza intera. E adesso, senza una ragione, senza una spiegazione plausibile, ci si era messa di mezzo l’aria, con quell’odore insopportabile che rischiava di fare naufragare i suoi progetti.

Perché, a dire il vero, Clara aveva in mente un progetto ben preciso, rendere la sua casa accessibile all’intera cittadinanza, ingresso a orari fissi dietro un piccolo compenso, presentata come un luogo in cui i bravi cittadini sarebbero accorsi a frotte a ricrearsi lo spirito e soprattutto a respirare un po’ di quella sana aria dall’odore di fritto che la maggior parte di loro non aveva mai conosciuto. Già si immaginava sulla soglia di casa, occupata a decantare le qualità non comuni di quell’aria che ristagnava in permanenza dentro quelle stanze, mentre i meno abbienti, impossibilitati a friggere costantemente, si trovavano costretti ad acquistare nei negozi di articoli per la casa certe bombolette spray che si limitavano al più a simulare la presenza di quegli odori nelle loro abitazioni. E, nello stesso tempo, Clara avrebbe trovato il modo di commercializzare quelle enormi quantità di patate fritte che si andavano man mano accumulando in cucina e che, fino ad allora, era stata costretta o a servire agli ospiti occasionali, o a regalare ad amici e conoscenti, quando addirittura non le era toccato buttarle via per liberare un po’ di spazio accanto ai fornelli. Aveva fatto bene i suoi conti, tutto quell’afflusso di gente, tutti i giorni, salvo il lunedì – così aveva deciso, il lunedì lo avrebbe dedicato a se stessa – le avrebbe consentito lauti incassi e la possibilità di condurre una vita da benestante. Avrebbe assunto un paio di persone, naturalmente, lei avrebbe smesso di stare davanti ai fornelli perché a una signora rispettabile non si addiceva il continuare con la vita di prima, quella di un’ordinaria casalinga in continua attività davanti ai fornelli. Avrebbe anche chiesto all’Amministrazione Comunale una speciale licenza per aprire un’attività di imbottigliamento dell’aria di quella casa, dapprima a livello artigianale, poi, se la cosa avesse preso piede, su scala industriale. L’Amministrazione, almeno secondo il punto di vista di Clara, sarebbe stata ben lieta di reclamizzare, attraverso la vendita di quel prodotto, la cittadina che governava, con la prospettiva di fare accorrere turisti dalle città dei dintorni e magari dall’intera regione. E poi, chissà, il tempo e quell’odore dell’aria avrebbero finito per lavorare a suo favore.

Diamoci una tregua: sospendiamo l’acquisto di armamenti

di Giorgio Berretta

Un anno durissimo. Segnato dalla pandemia da Covid-19. Oltre 1,8 milioni di decessi nel mondo, di cui più di 70mila in Italia. Quasi 80 milioni di persone contagiate tra cui migliaia di medici che si sono ammalati e sono morti. La pandemia da Covid-19 che, a partire dal gennaio dell’anno scorso si è diffusa nel mondo, non ha risparmiato nessuno. Ognuno di noi ha un parente, un amico, un conoscente che si è ammalato e molti sono morti. I morti per Covid-19 in Italia assommano ad oggi a 70.900: più persone di quante potrebbe contenerne lo stadio Olimpico di Roma (70.634 posti).

Riflessioni severe, ma carenti

“L’anno che va chiudendosi, profondamente e drammaticamente segnato dalla pandemia, impone a tutti noi severe riflessioni” – ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso al Corpo Diplomatico. “Dalla prova che stiamo dolorosamente vivendo scaturisce, con forza ancora più intensa, l’esigenza di una collaborazione internazionale senza riserve, conseguenza diretta di un mondo sempre più interconnesso. Sfide globali devono essere fronteggiate da una “governance” effettivamente ed efficacemente globale. Il tema della lotta per la salute dei popoli e dell’ambiente appartengono, a buon titolo, a questa categoria”.

Il discorso del Presidente della Repubblica elenca poi numerose crisi e ribadisce che “Accanto alle misure di contrasto servono azioni che vadano a incidere sulla crescita e lo sviluppo secondo modelli inclusivi e sostenibili, a partire da investimenti adeguati nell’istruzione, nella salute, nella cultura, per i giovani” .

Per questo – ha sottolineato il Capo dello Stato – è necessario “infondere maggior vigore al multilateralismo contro resistenze che, mascherate con il rilancio di polverose parole d’ordine nazionalistiche, sono inevitabilmente causa di tensioni, di crisi e di povertà”. Un discorso importante e condivisibile. Ma sembra dimenticare un tema improrogabile che dovrebbe essere messo subito sul tavolo dell’agenda internazionale e italiana: la spesa militare

La nuova corsa mondiale alle armi

L’anno che ha preceduto la pandemia ha segnato, infatti, un record della spesa militare: nel 2019 sono stati spesi nel mondo più di 1.917 miliardi di dollari, “una cifra mai così alta dalla fine della guerra fredda” – avvertiva lo scorso aprile una dettagliata analisi dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). Una spesa di cui hanno beneficiato soprattutto le principali aziende del settore militare che, come ha riportato il SIPRI in un recente studio, nel 2019 hanno hanno fatto affari per oltre 361 miliardi di dollari con un incremento dell’’8,5% rispetto all’anno precedente: affari che si sono concentrati soprattutto nelle zone di maggior tensione del mondo a cominciare dal Medio Oriente.

La questione riguarda da vicino anche l’Europa, Italia compresa. Non solo perché tra le prime 25 aziende militari (qui l’elenco) sono presenti tre aziende europee (BAE Systems, Airbus e Leonardo ex-Finmeccanica), ma soprattutto perché le esportazioni di sistemi militari degli Stati membri dell’Unione Europea (Regno Unito incluso) nel 2019 ammontano al 26% del totale globale nel periodo 2015-19 con un incremento del 9,0% rispetto al quinquennio precedente. Tra i primi cinque esportatori di armamenti dell’Europa occidentale figurano, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia: nell’insieme questi cinque paesi rappresentano il 23% dell’esportazione mondiale di armamenti – evidenzia un ulteriore ricerca del SIPRII Paesi dell’Unione Europea hanno dunque un ruolo di primo piano nelle esportazioni di sistemi militari e, di conseguenza, hanno precise responsabilità anche nella nuova corsa agli armamenti.

L’Italia che si rilancia con gli armamenti

E’ ormai evidente che i recenti governi hanno cercato di rilanciare l’economia italiana puntando su due elementi: l’aumento delle esportazioni di armamenti e l’incremento della spesa militare. Lo ha dimostrato chiaramente la ricerca pubblicata dalla Rete italiana per il Disarmo in occasione del trentesimo anniversario della legge 185 del 1990. “Il trend evidenzia una forte risalita nell’ultimo decennio che fa seguito ad un primo rialzo avvenuto tra il 2006 e il 2010 poi attenuato dalla crisi finanziaria globale: dopo un paio di decenni negli anni novanta di applicazione abbastanza rigorosa, i Governi hanno iniziato ad avere come obiettivo il sostegno all’export militare e non più il suo controllo” – commentava Rete Disarmo.

Le ingenti autorizzazioni all’esportazione di armamenti destinati alle monarchie assolutiste islamiche, ai Paesi del Medio Oriente e alle autocrazie delle ex repubbliche socialiste sovietiche si spiegano col tentativo di dare impulso e creare nuovi mercati per le due principali aziende a controllo stataleLeonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri. Un’operazione per sostenere i piani, messi in atto da Leonardo a cominciare dagli anni duemila, di dismettere il settore civile per concentrarsi su quello militare e della sicurezza.

Non solo. Per favorire le aziende del settore militare, i recenti governi hanno aumentato anche la spesa militare: la Legge di Bilancio per il 2021, attualmente in discussione in Parlamento prevede una spesa militare di 24,5 miliardi di euro. Una cifra complessiva che è in forte aumento rispetto agli ultimi anni e che deriva dalla somma di fondi diretti del Ministero della Difesa e di quelli messi a disposizione per il Ministero per lo Sviluppo Economico. Continuare ad incentivare l’economia armata non solo è insensato, è folle. Come ho spiegato in un sintetico studio per la rivista “Il Mulino”, il sistema della difesa e il sistema sanitario italiano sono due sistemi da riformare ampiamente se vogliamo davvero che rispondano alle effettive esigenza di salute e di sicurezza del nostro Paese.

Una moratoria sull’acquisto di sistemi militari

Di quei 24,5 miliardi previsti per la spesa militare per il 2021, oltre 6 miliardi di euro sono destinati ad acquistare nuovi sistemi d’armamento tra cui cacciabombardieri, fregate e cacciatorpedinieri, carri armati e blindo, missili e sommergibili. Ma c’è di più: il principale aumento, di circa 1,6 miliardi di euro, consisterebbe nelle cosiddette “spese di investimento” che, tradotto, vuol dire proprio nell’acquisto di nuovi armamenti. Un ottimo affare per le nostre aziende militari a scapito dei contribuenti. A fronte della pandemia che sta ancora mietendo vittime (ieri 505 morti e 18mila nuovi casi), nelle scorse settimane Rete Italiana Pace e Disarmo e la Campagna Sbilanciamoci! hanno chiesto al governo una moratoria di un anno sull’acquisto di nuovi armamenti. Come ha scritto Giulio Marcon, “contro il Covid queste armi non servono”.

Non è una questione di poco conto. Con i soldi di un carro armato ariete (7 milioni di euro) – spiegano le due associazioni – potremmo riaprire 20 piccoli ospedali e con il costo di una fregata potremmo assumere 1200 infermieri per 10 anni. Con i soldi che spendiamo per un elicottero Nh-90 (44 milioni) potremmo acquistare 4.500 ventilatori polmonari. Al posto di spendere soldi per un pattugliatore d’altura (427 milioni) potremmo ammodernare 410 ospedali. Con la spesa di un sommergibile U-212 (670 milioni) – a proposito, si sta pensando di acquistarne quattro e per di più in aggiunta – potremmo pagare lo stipendio a mille medici per dieci anni…

Rivedere le priorità

La crisi economica a seguito della pandemia rende ancor più urgente rivedere le priorità che riguardano gli investimenti statali. Più in generale va ripensato e reso sostenibile il “modello di difesa” che deve includere a pieno titolo la difesa civile e nonviolenta (come propone la Proposta di Legge di iniziativa popolare), e va ridefinito il Piano Sanitario Nazionale e la gestione delle emergenze. Nel frattempo, però, potremmo farci per il nuovo anno un regalodiamoci una tregua e sospendiamo l’acquisto di nuovi armamenti.

Pubblicato il 25 dicembre 2020 in Unimondo

Interno con libri

Con piacere si scopre che il libro può essere letto ma anche ascoltato e non solo per il titolo Stairway to Heaven, lo stesso della canzone dei Led Zeppelin (1971) ma per tutta l’armonia espressa, forse meglio stampata. Zaffagnini ancora una volta raccoglie una tipologia e la ordina in categorie che non hanno nulla dell’inventario tantomeno della   documentazione. Le foto rappresentano stanze colme di libri dove non viene sottolineato l’ordine o il disordine prodotto, ma il complesso meccanismo che i libri creano: “la lettura”.   Eccolo il segreto che Zaffagnini svela senza nessun trucco, l’accumulo librario non è una diversa occupazione dello spazio oltre gli scaffali, ma una vera è propria esigenza di lettura, i libri sugli scaffali non si differenziano da quelli accumulati, ma sono tutti gradini per una scalata (Stairway to Heaven). Come un musicista dà nelle sue indicazioni d’espressione il senso dell’esecuzione, Zaffagnini  fotografa i libri e le  molteplici modalità di lettura, senza evidenziarne nessuna, a Giovanni non interessa, perché la sua lettura è fare la foto successiva; forse per questo non ha messo i nomi degli “insaziabili lettori”  come scrive Angela Madesani nella sua interessante recensione  in Artribune dove sottolinea come una attenta lettura si può trasformare “in una sorta di gioco” nell’abbinare libri e lettori. Sullo stesso ritmo degli scatti fotografici il testo di Eugenio Baroncelli sviluppa una trama che sottolinea, come una colonna sonora, che i libri ci danno sempre una possibilità di lettura, anche quando sono chiusi.     

Giovanni Zaffagnini, Stairway to Heaven

Testo di Eugenio Baroncelli
Danilo Montanari editore
pp. 64, euro 32,00