Libri

Giorno della memoria

Dalle pagine del libro d’artista di Mario Lo Coco, “Ogni popolo è ebreo di qualcun altro”, pagine 24.
Monreale, 9 gennaio 2023.

SPORGENDOSI OLTRE L’ORLO DELL’ABISSO

Ho avuto il piacere di conoscere Vincenzo Calò Di Coste in occasione della pubblicazione della sua ultima raccolta poetica “La Sicurezza e Il pensiero cardiopatico”, edita da Bertoni Editore nella collana Aurora curata da Bruno Mohorovich. Per questo volume ho scritto la prefazione. Ieri Vincenzo avrebbe compiuto 40 anni, è venuto a mancare agli inizi del mese di ottobre di quest’anno (2022). Ci eravamo tenuti in contatto anche dopo la pubblicazione del suo volume, scambiandoci considerazioni sul nostro comune interesse per la poesia. Vorrei ricordarlo pubblicando il testo della prefazione alla sua raccolta di testi poetici fuori da ogni schema e da ogni convenzione. Ci mancherà come ci mancheranno le sue poesie innovative e dirompenti.

UNA PREFAZIONE

di Sergio Tardetti

Entri senza bussare né chiedere permesso nelle poesie di Vincenzo Calò e ti ritrovi, a un tratto, sull’orlo dell’abisso oscuro e insondabile dell’infinito spazio-temporale. La vertigine che ti assale a una prima lettura è talmente forte che vorresti allontanarti da lì, distogliere il pensiero che si è già impaniato in quei suoni, in quelle parole, in quelle frasi e in quei versi e riportarlo alla materialità quotidiana che circonda, abbraccia e rassicura.
Un’operazione apparentemente possibile e persino elementare, ma che incontra una qualche resistenza ad essere compiuta e completata, in virtù del fatto che ormai quelle poesie ti sono penetrate nel profondo della mente, ma soprattutto si sono insediate stabilmente nella psiche, e sollecitano a viva voce la tua presenza, per una seconda e più determinata lettura, almeno quanto la prima era stata decisamente cauta e frenata.
Torni così ad immergerti di nuovo tra quei versi, teso e concentrato nello sforzo di capire, anche se sai perfettamente da sempre che la poesia, quella che chiede e pretende di essere tale, non la si “capisce”, quanto piuttosto la si “comprende”. E non è certo una futile questione di semantica, un tentativo come un altro per prendere tempo, in attesa di venire folgorati sulla via di Damasco da una improvvisa illuminazione. Capire è un’azione della mente, un’operazione razionale; comprendere attiene più alla psiche, la parte istintiva e irrazionale di noi stessi. “Capire” è in un certo modo un accettare o un rifiutare tutto quello che è conforme o difforme rispetto alla nostra più intima natura razionale. “Comprendere” è, invece, un modo di includere nella propria anima quello che soltanto fino a un istante prima era rimasto fuori, in quanto sconosciuto, per la qual cosa è necessario attivare una modalità empatica di porsi in relazione con l’esistenza e l’esistente.
Se questo vale per la poesia in generale, a maggior ragione vale per quella di Vincenzo Calò, per la quale l’ispirazione sembra scaturire direttamente da situazioni oniriche indotte e/o autoindotte. Niente, dunque, di tutto quello che noi, lettori modicamente acculturati, abbiamo immaginato che fosse fino ad ora poesia, un antico retaggio derivante dalla frequentazione delle aule scolastiche, in giornate fatte di versi da parafrasare e mandare a memoria, perché questo chiedeva il docente di turno. Versi, peraltro, scolpiti in maniera talmente indelebile nei ricordi di ciascuno, che di tanto in tanto affiorano alla mente in funzione consolatoria o come aiuto per prendere sonno più facilmente in certe notti particolarmente difficili.
Dico questo, non certo per stigmatizzare comportamenti del tutto legittimi, derivanti dalla più o meno sollecita frequentazione delle aule scolastiche, che hanno generalmente contribuito a creare una identità sistematica della poesia, quella, appunto, appresa sui banchi di scuola, che ne consente una facile e immediata certificazione. Si tratta piuttosto di operare un confronto – o un riscontro, a seconda dei casi – fra l’appreso e quello che è rimasto escluso dall’apprendimento scolastico. Ogni scelta, ogni decisione, del resto, include elementi conformi a quella scelta, e ne esclude altri difformi. Come afferma l’autore nella poesia che dà il titolo alla prima raccolta “La sicurezza”, “Evidenziato un blocco cognitivo, si tenta di agire fuori dal normale”.
La poesia contemporanea, come quella di Vincenzo Calò, non è poesia per lettori pigri e assuefatti alla banale assimilazione di contenuti e alla ancora più banale memorizzazione di interi brani, con la complicità di ritmi orecchiabili e rime che addolciscono la potenziale cacofonia di certi componimenti. La poesia contemporanea, come quella di Vincenzo Calò, richiede, anzi pretende, il contributo attivo del lettore, chiamandolo a decrittare sensi possibili collegati e derivanti dalla sua sensibilità artistico/(ri)creativa. Accade così che, scaturita da un’attività di libera creazione, la poesia si ricrea nella mente e nelle multiformi interpretazioni del lettore, di ogni lettore di qualunque epoca, venendo ad assumere nuovi significati, capaci di trascendere il significante e amplificando quelli già presenti e suggeriti dalla suggestione degli insoliti e irrisolvibili accostamenti verbali.
L’operazione poetica realizzata da Calò rinvia ad illustri precedenti di autori del principio del secolo scorso, esponenti della corrente artistico/letteraria del Surrealismo. E fino a qui, niente di nuovo, si direbbe, se non fosse che l’autore spinge agli estremi l’operazione di accostamento di termini che si legano fra loro soltanto in situazioni oniriche e che, al contrario, nella realtà non trovano riferimenti fisici né concettuali. È proprio in questo andare oltre i limiti già sperimentati che consiste la novità delle composizioni di queste due sillogi, “Il pensiero cardiopatico” e “La sicurezza”, contraddistinte da una assoluta e perfetta omogeneità di stile, frutto di un’operazione che definire “tecnica” è decisamente riduttivo, e che potrebbe riassumersi in questa affermazione: “…il vocabolario della lingua italiana si apre da sé”. (Da L’indice alzato nella silloge “Il pensiero cardiopatico”)
Nel corso dell’accostamento alle composizioni, si avverte inizialmente un effetto di straniamento, nello sforzo di penetrare nel guscio dei versi, sforzo che nasce dalla sensazione quasi di attraversare una compatta distesa di roccia impermeabile e inaccessibile. Da una successiva rilettura ecco però trasparire il senso, quello che credevamo smarrito o perfino assente; appare, a questo punto, una poesia fatta di stratificazioni che vanno mentalmente rimosse, una ad una, per poter arrivare al nucleo ultimo, quel senso che ogni componimento racchiude e che è già accennato e suggerito a partire dal titolo. Si assiste a una completa decostruzione della realtà, che scompagina i rapporti tra gli oggetti e le parole, così come si mostrano nella nostra esperienza sensibile. Ne risulta per il lettore una sorta di rebus da risolvere, o di puzzle da ricomporre, il cui esito finale è la creazione di una nuova realtà, di una origine che non è azzardato definire psichedelica.
Una poesia, quella contenuta in questa silloge, che non si preoccupa di avere come riferimenti il bello e il buono, l’estetica e la morale correnti, ma che, invece, si pone il compito arduo e gravoso di anticipare gli elementi culturali di un futuro ancora tutto da disvelare e immaginare, del quale chi scrive si rende consapevole precursore. Il poeta non si fa condizionare e ipnotizzare dallo spirito dei suoi tempi, vacui e freddi, crea, piuttosto, uno spirito nuovo per tempi nuovi.
L’obiettivo finale, come afferma André Breton, nume e stella della poesia surrealista, resta sempre lo stesso: “La stretta poetica come la stretta carnale/ Finché dura/ Impedisce le prospettive di miseria del mondo”.

Vincenzo CalòLA SICUREZZA E IL PENSIERO CARDIOPATICO. Bertoni Editore, 2020

Stragi d’Italia

Descrizione

Vent’anni dopo Ombre nere, Daniele Biacchessi torna a raccontare le increspature dello Stato, i depistaggi dei servizi segreti, i fragorosi silenzi degli apparati, gli intrighi di Palazzo, le compromissioni delle Istituzioni, le intromissioni di Stati stranieri, le assoluzioni, ma anche le condanne (stragi di Peteano di Sagrado, Brescia, stazione di Bologna). Il libro tesse le vecchie trame, coglie sfumature e particolari dimenticati, evidenzia incongruenze, smussa gli angoli delle menzogne. Vent’anni dopo, diventa il grande libro delle stragi italiane che non sempre hanno colpevoli accertati dalla giustizia, ma che rappresentano il profondo buco nero nel centro della nostra Storia. «Sentivo il bisogno di riannodare i fili di questa storia che sembra non aver mai fine. È venuto fuori un nuovo racconto di un pezzo di Storia contemporanea destinato ai più giovani che nulla sanno, perché nulla è scritto nei loro libri di testo scolastici».

Daniele BiacchessiSTRAGI D’ITALIA. Ombre Nere 1969 – 1980. Jaca Book, 2023

La Pace

di Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

Un tema di estrema attualità che è stato una costante ossessiva dell’esistenza di un grande intellettuale che si è speso con una ostinazione inesauribile, generosa, implacabile per una cultura di pace. LA PACE. Scritti di lotta contro la guerra, secondo Cesare Zavattini, è l’argomento del saggio, curato da Valentina Fortichiari ed edito da La Nave di Teseo, con postfazione di Gualtiero De Santi, che sarà presentato a Roma, presso la sede dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di cui lo stesso Zavattini fu primo presidente.

Nella sala a lui dedicata, sabato 29 ottobre alle ore 17:30, la curatrice, insieme al direttore del Premio Zavattini Antonio Medici, alla studiosa Stefania Parigi e alla produttrice cinematografica Marina Piperno, dialogheranno sul volume di recente uscita, un vero e proprio “atlante della Pace”, composto di sceneggiature e idee per film, interventi, lettere pubbliche e messaggi agli amici, con molti materiali inediti, per raccontare l’instancabile contributo alla vita civile di un maestro della letteratura italiana.

Una raccolta di quarant’anni di impegno civile contro la guerra, tra invocazioni, idee, progetti, interviste, di appelli all’umanità, di battaglie, che vide ZA in prima linea con un impegno socio-politico e un compito civile, morale, umanitario, che oggi nessun protagonista della storia dopo Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, né alcun opinionista o intellettuale del nostro Paese appare incline a perseguire con tanto accanimento.

L’incontro, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, sarà introdotto dal presidente AAMOD, Vincenzo Vita.