poesia

Una Breve nota

di Dino Silvestroni


Amici e tutti poeti, poeti e tutti amici. Ferruccio Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri condividono e progettano ben più di un semplice spazio fisico in una quotidianità geograficamente e culturalmente provinciale. Il confronto continuo attraverso letture, riletture, scritti e revisioni porta gli autori a fondare un vero e proprio presidio di produzione culturale. Non una casa editrice, né un contenitore di programmi istituzionali al centro ci sono le parole, capaci di generare relazioni e sensazioni, non amministrazione. La rivista si rivela così uno strumento agile nella diffusione e comunicativo nella sua brevità. Questo avamposto culturale esprime una forza tale da attrarre l’attenzione di grandi autori, spesso considerati veri e propri maestri, ben distanti dalla dimensione provinciale. Rileggendola oggi, emerge come la rivista «Il Porto» abbia suscitato l’ampio interesse documentato nella storia della letteratura, senza tuttavia intercettare un nuovo pubblico di lettori. Il dialogo, all’epoca, era rivolto ai maestri e non agli studenti. In quest’ottica, il presidio perde lentamente la sua spinta propulsiva e smette di tessere legami. Senza addentrarmi in dettagli che non conosco, ritrovo nel celebre verso «Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale» il destino della futura scelta individuale di ogni autore: il presidio resta storia comune, la scrittura diventa pagina autonoma.



Appunti dimenticati e ritovati in occasione del Convegno per Simoncelli, organizzato a Cesenatico dal Comune e da Casa Moretti il 22 maggio 2026

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Del Poeta

di Sergio Tardetti
Dibujo de Federico García Lorca para Poeta en
Nueva York

Del poeta non è corretto dire che FU ma che È, egli è sempre lo spirito del tempo, di ogni tempo, perché non muore nel tempo, ma lo accompagna, gli è accanto, se non addirittura lo incarna. Entrambi viaggiano insieme, percorrendo giorni, mesi e anni in cui ciascuno resta vicino all’altro, molto spesso in silenzio, perché è il tempo stesso che lo richiede, o perché nell’occasione il poeta non ha niente da dire, forse in quanto non si riconosce in quell’ora o in quel giorno, e perfino in quell’anno – a volte in molti anni, a dire il vero. Accade poi, ad un tratto, un evento, un fatterello che potrebbe anche apparire insignificante, in occasione del quale il poeta viene a sorpresa rievocato da qualcuno. Da quel momento in poi, specialmente se quel qualcuno è davvero Qualcuno, il poeta, la sua vita, le sue parole, tornano sulla bocca di tutti e ciascuno si sforza di ricordare se e quando lo ha conosciuto o semplicemente lo ha sentito nominare, perché il Poeta è tornato di moda e parlarne diventa quasi un dovere sociale. Con buona pace del Poeta, naturalmente, perché a quel punto le sue parole saranno soltanto quelle già scritte, il non detto finisce sempre per rimanere un non detto. Al Poeta, molto spesso, viene in soccorso il Caso, di solito più della Necessità. Difatti, basta poco, una leggera deviazione dai percorsi standard di ciascuno di noi, per incontrare l’evento predisposto dal Caso che ci darà occasione, se mai ancora non lo conoscessimo, di incontrare il Poeta, oppure, qualora ne fossimo già a conoscenza, di riascoltare le sue parole e trasformarle in una rinnovata visione della nostra esistenza. Questo sono capaci di fare i poeti, perché loro SONO, non certo FURONO, le loro esistenze si svolgono in un tempo decisamente assente. Del poeta si parla quasi sempre per allusioni, senza farne il nome ma incarnandolo attraverso aggettivi e sostantivi che spingono alla meraviglia – qualche volta anche alla rabbia, quando i pensieri del poeta non sono allineati ai nostri! – e fanno in modo che l’immagine reale del poeta sia offuscata da ciò che vorremmo che fosse – o fosse stato – e che, invece, non è, né potrà mai essere, una volta terminato il suo tempo terreno.

© Sergio Tardetti 2026



L’immagine è di Pubblico dominio

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25 APRILE

di Sergio Tardetti

Un ricordo-racconto in versi di quel 25 aprile, tramandato dalle memorie della gente e arrivato fino a noi, perché lo si possa continuare a ricordare e trasmettere alle generazioni che verranno, malgrado tutto e contro tutto…

Doveva essere poco più che mattino
Quando sentì suonare a festa le campane
“Strano”, pensò, “Cosa c’è da festeggiare?”
C’era dolore nei cuori della gente
Non c’era il tempo per dimenticare
Un mondo freddo ti rende indifferente

“Strano”, disse più forte. Lo sentirono
Quelli che si erano affacciati alla finestra
“C’è gente in strada”, dissero. Lui tacque.
Strano, quando alla gente era vietato
Essere in strada con le ombre della sera
In quella dolce lieve primavera

E un desiderio di scendere le scale
Si accese in lui che non lo aveva mai fatto
Che era rimasto quieto nel suo angolo
A lasciare che il mondo andasse avanti
E gli facesse continuare a credere
Che il bene che voleva fosse quello

Confuso con la folla, mescolato
In altre voci e in altre vite, stentò a credere
Che si potesse sentire il proprio cuore
Battere insieme al mondo, che qualcosa
Fosse arrivato a risvegliare un sogno
Che si era addormentato nel dolore


© Sergio Tardetti 2026

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AUGURANDO

I miei AUGURI di-versi

di Sergio Tardetti

Vorrei fare gli auguri
In maniera informale
Auguri per il Nuovo Anno
E auguri per il Natale

Vorrei che si sentisse
Che vengono dal cuore
Che non fosse scontato
Farli proprio in queste ore

Vorrei che chi riceve
Il mio augurio sincero
Lo passi poi a un amico
Con un lieto pensiero

Perché lui si ricordi
Di tutti i poveri cristi
Che nascono stanotte
Negli angoli più tristi

Negli angoli più bui
Della nostra esistenza
Di un mondo sempre in guerra
E pieno di violenza

E il pensiero fecondo
Possa infine arrivare
Là dove i nostri auguri
Non riescono a entrare

Nei cuori di quegli uomini
Che hanno l’umanità
Dentro le loro mani
Che provino pietà

Per chi non ha diritti
Per chi non ha mai pane
Un augurio non basta
A togliere la fame

Per chi si alza al mattino
E non crede e non spera
Di poter arrivare
Almeno fino a sera

Non servono gli auguri
Non basta la pietà
Per entrare nel novero
Di questa umanità

Ma se fare gli auguri
Può servire a qualcosa
Eccovi pronti i miei
Freschi come una rosa

Caldi come la fiamma
Di un focolare antico
Veri come l’abbraccio
Che ti stringe a un amico

Unici come il giorno
In cui si augura a tutti
Di vedere sparire
Anche i giorni più brutti

E che le ore a venire
Siano sempre felici
E andando per il mondo
Incontri solo amici

Salutarsi con loro
Sarà un vero piacere
Fare gli auguri a tutti
Non sembrerà un dovere

Ma un pensiero fecondo
Che forse servirà
A ricordare agli uomini
La loro umanità


© Sergio Tardetti 2025

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Nel Giorno della Memoria…

di Sergio Tardetti

CANCELLO

Oltre questo cancello c’è la vita
Oltre questo cancello c’è la morte
Entrare o uscire non è indifferente
Cambia le vite e la storia, cambiano
Le coscienze degli uomini indolenti
L’umanità non va oltre quella soglia
Resta dentro, al di fuori disumani
Quelli che ci somigliano e si fingono
Sconcertati o sorpresi. Come è stato
Possibile, si chiedono, e perché
Dove eravate quando ci hanno preso?
Dove eravate quando ci hanno ucciso?
Non potevate non sapere, dopotutto
Abitavamo accanto a voi, possibile
Che non vi siate mai chiesti: dove sono?

© Sergio Tardetti

L’immagine è di Dnalor_01, opera propria, (CC-BY-SA 3.0) da Wikimedia Commons 

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