Societa’

Appello di padre Alex Zanotelli ai giornalisti italiani: “Rompiamo il silenzio sull’Africa”

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo.
Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

Scienza senza confini

Nonostante l’enigma Brexit

di Simone Aliprandi

Tante parole sull’open access e finalmente una decisione concreta e foriera di effetti reali e positivi sul Vecchio Continente.

Tutta la letteratura scientifica europea dovrà essere liberamente accessibile entro il 2020. È il titolo chiaro e deciso del comunicato emesso il 27 maggio dai Paesi Bassi in veste di Paese presidente del Consiglio dell’Unione europea.
Infatti, sotto la presidenza del Segretario di Stato per l’Istruzione, la Cultura e la Scienza olandese Sander Dekker, i ministri dell’Unione Europea competenti per la ricerca e l’innovazione hanno preso all’unanimità un impegno in questa direzione. E finalmente, quello che fino a questo momento era rimasto solo un bel proposito, si è trasformato in un vero e proprio accordo tra i Paesi membri. Emblematiche le parole con cui lo stesso Dekker commenta la notizia nel comunicato stampa:

Ricerca e innovazione generano crescita economica e più posti di lavoro e permettono di fornire soluzioni alle sfide sociali. E questo significa un’Europa più forte.
A tal fine, l’Europa deve essere il più possibile allettante per i ricercatori e le startup che vogliano stabilirsi qui e per le imprese che vogliano fare investimenti. Ciò richiede che le conoscenze siano liberamente condivise. Il tempo per parlare di open access è ormai passato. Con questi accordi abbiamo intenzione di metterla in pratica.

Insomma, l’open access non può più essere solo la bella idea di cui alcuni scienziati e divulgatori visionari si riempiono la bocca nei convegni, ma è davvero una leva strategica per l’economica di un intero continente e quindi deve concretizzarsi presto; possibilmente entro il 2020, traguardo ben più vicino di quanto possa sembrare.

Certo, il comunicato è di oltre un mese fa e, ora che abbiamo avuto l’inatteso esito della Brexit, fa specie sentire parlare di Europa più forte.Ancora di più su questi argomenti, dal momento che il Regno Unito, sia per ragioni storiche sia per ragioni più semplicemente linguistiche, rimane la capitale mondiale dell’editoria scientifica e dei grandi campus universitari anglofoni (basti pensare a Cambridge, Oxford, UCL, King’s College). Speriamo davvero si possa correggere il tiro almeno su questo aspetto.

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Gia Pubblicato in Apogeonline , 7 luglio 2016

Perché gli studenti italiani sono infelici

scuola

di Vanessa Niri

Mi si perdoni il paragone un po’ azzardato per una pedagogista, ma – come tutti gli uomini sanno fin troppo bene – quando si vuole ottenere un buon risultato, non c’è nulla di peggio che concentrarsi sulla performance. Ecco perché, se è vero che inItalia gli insegnanti pensano soprattutto al raggiungimento del risultato, non può poi stupire che le mete raggiunte, alla fin fine, risultino complessivamente un po’ scarse. …

Scuola: il digitale [non] può attendere

di Guido Scorza

Settembre 2014 è troppo presto per lo sbarco dei libri digitali nelle scuole italiane.

È questo il pensiero del Ministro dell’Istruzione Anna Maria Carrozza che, nei giorni scorsi, ha incontrato i rappresentanti dell’editoria scolastica e anticipato loro l’intenzione di bloccare l’efficacia del provvedimento con il quale il suo predecessore, Francesco Profumo aveva dettato tempi e modi per la progressiva introduzione degli e-book nelle scuole italiane.

Hanno vinto, dunque, gli editori che nelle scorse settimane avevano trascinato il Ministero davanti ai Giudici amministrativi contestando la legittimità del provvedimento che avrebbe previsto – a loro dire – una troppo rapida digitalizzazione dell’editoria scolastica.

Ed hanno vinto ancora prima che la partita cominciasse perché il Ministro dell’Istruzione ha  detto di voler evitare ogni contenzioso.

«L’accelerazione sui libri digitali – hanno spiegato gli editori – non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche».

Ma naturalmente queste sono solo considerazioni di facciata se non balle.

Le uniche vere preoccupazioni degli editori riguardano il loro portafoglio.

Dover mandare al macero tonnellate di carta stampata pensando – in modo tanto miope da lasciare senza parole – che il futuro, in Italia, non sarebbe mai arrivato e doversi adattare a nuovi modelli di business.

[segue qui su L’Espresso]