redazione

Poesie

di Bruna Alboni

FLASH

Una stella brillante di pazzia
ha illuminato le mie mani.
Il mio amore per te,
compagno di una sera,
è stato un flash
una chimera spenta.

IL FANTOCCIO

Mi sono coricata
col fantoccio del mio amore
stretto fra le braccia,
come quando
nell’infanzia
tenevo le bambole.
E non ho dormito,
per timore che qualche malandrino
lo rubasse.

SERA

“Son tornate le rondini”
“Si, ma i tordi non ci sono più”
“Già, ti ricordi quanti ce n’erano un tempo!”
“Oh, un tempo!”
Contro la finestra
ancora illuminata
dalla sera
non ancora completa
i due visi increspati
ricordano
momenti passati.
Ognuno per sé.
L’uno socchiude gli occhi
con rassegnazione
l’altra guarda al cielo
con implorazione.
E intanto fuori
nel cielo, nell’orto
nel campo
nel prato
i colori risplendono ancora.
Ritornano gemme nei rami
E gialli nei fossi.
Ma il tempo per loro non si rinnova.
Ogni tempo si posa
su quello trascorso
e diventa una pietra
che pesa
come stasera.

INVERNO

La neve è alle soglie
dei tetti
e già il suo gelo
la precede
nell’aria
di un dicembre
appena entrato
e già coperto
d’inverno.

PREOCCUPAZIONE

Improvviso e inatteso
arriva il tormento
di un sottile turbamento.
Un soffio di vento
prepotente e vigoroso
che travolge il momento
che sbatte la porta
del cuore e della mente
con un suono fastidioso
continuo e insidioso.

Il Dante di Dossena

di Dino Silvestroni

DanteCon piacere vedo nelle vetrine delle librerie la ristampa del libro di Giampaolo Dossena: “DANTE” (prima edizione 1995), forse un segno della potenza dell’anniversario dantesco. Con più modestia ma con chiara forza Dossena non indica nessuna lettura, perché non tocca all’autore far leggere la Divina Commedia, per quello ci pensa la scuola, suggerisce solo di “non averne paura”.   Per questo più che scrivere una pedante guida, Dossena ci fornisce una precisa piantina della metropolitana per accompagnarci gioiosamente alla fermata giusta.  “Dante Alighieri, inesistente come personaggio storico è invece un personaggio letterario. … padre della lingua italiana…”: per questo il racconto che segna queste pagine si muove fra avvenimenti storici e note quotidiane, il tutto in “tono confidenziale (bonario e delatorio) “. Giampaolo Dossena (1930-2009) non è più fra noi però riesce sempre ad accompagnarci in questa lettura, magari con qualche borbottio, che ci richiama ad una più attenta rilettura.
Lancio fra i  lettori non una catena di sant’Antonio dei commenti, ma una segnalazione (positiva/ negativa non interessa) per il Dante di Dossena

Giampaolo Dossena – Dante. TEA, 2020

Puişì/Poesie

Foto di Oriano Golnelli

di Pierluigi Canestrari

I sogni sono prestiti che vanno ripagati: allora s’era giovani con cuori da riempire e sfide con la vita che si apriva, anche il rifiuto vestiva d’esotismo orientale.  
Quasi per sentito dire chiudevo una storia millenaria in un libretto rosso e in italiano.
Poi passato il tempo, il caso, i sentimenti, placate le avventure incoscienti, ho scoperto la letteratura, che c’era sempre stata ma non così per me: totale nel senso di ogni fare. Leggere poesia: tutta la poesia, e la storia: tutta la storia, e il pensiero: tutti i pensieri, e accorgersi che tutto era impossibile d’avere.  Ma qualcosa più del giorno prima rimaneva.  Il tempo dava forma al cumulo d’immagini e parole. Confronti, similitudini fra epoche diverse e mondi e lingue cercando leggi umane che spieghino e acquietino le ansie.
” Non trovi che lo spirito cinese della campagna, della nostalgia, dei sentimenti, di incompiuti amori, sono gli stessi in Cina e qui da noi?”
” Un poco, sì, si possono tradurre fra di loro, certo, un’esistenza non uguale ma tristemente simile in quello che rimane”.

Êiba

Am scid,

e sol int i occ,

dop una scaia

ch’la m’a fat sugné

‘d  puté murì a e bur,

‘d no piò pinsé.

Am so alvé,

al gamb al ciapa forza

e al brazi e e col

e nenca i mi pinsir.

Acmenz a vdé e paesag

Cun i occ e cun e cor,

la s’s-cida la pasion

par la mi tera, e d’li,

una pasion bastérda,

un dè a toc e zil

e dop a so int la mérda

(Hai Zi)

Alba//mi sveglio/il sole negli occhi/dopo una sbronza/che m’ha fatto sognare/di poter morire al buio/di non pensare più. /Mi sono alzato, /le gambe prendono forza/e le braccia e il collo/e anche i miei pensieri. /Comincio a vedere il paesaggio/con gli occhi e con il cuore/si sveglia la passione/per la mia terra, e per lei/una passione bastarda/un giorno tocco il cielo/e dopo sono nella merda.

Ultramodum (la sparizione dell’immanente)

Dal risvolto di copertina la presentazione della raccolta:

Singolare figura di intellettuale “eretico”, Gian Ruggero Manzoni si misura da sempre con un’espressione poetica dai toni crudi ed essenziali: si pensi a quella sorta di trittico composto dalle raccolte “Il dolore” (1991), “L’evento” (1997) e “Gli addii” (2003). A proposito
di quest’ultimo lavoro un critico finissimo come Paolo Lagazzi dichiarava: «Manzoni ci ricorda anzitutto che non si finisce mai di dire addio; l’addio, a chi amiamo e a ciò che amiamo, è il movimento fondamentale del nostro stare confitti nel tempo». E al tema dell’addio è dedicata anche questa nuova raccolta di Manzoni, “Ultramodum (la sparizione dell’immanente)” che, fin dal titolo, rivela gli intenti esoterici (i riferimenti all’alchimia, alla numerologia ecc.) e, al contempo, essoterici (la ricerca del sacro, il contrasto fra bene e male). Si tratta di un viaggio metaforico nel nihil del deserto, composto in cinquantacinque tappe, lungo un itinerario impervio che si manifesta attraverso folgoranti prose. Vi si ricostruisce un mondo onirico e favoloso ma che, nella sua esemplarità, non ha niente di “esotico” e che diviene metafora del nichilismo attuale, di un percorso privato e collettivo in cui non è possibile non riconoscere il sigillo della precarietà che ci attanaglia (si pensi anche al suo profetico romanzo “Il morbo”, edito nel 2002). La scrittura di Manzoni si dipana così, tra suggestioni veterotestamentarie e richiami agli autori più compositi (da Pound a Eliot, da Char a Genet), configurandosi come un’esperienza irrinunciabile, toccata dai crismi sempre più rari dell’autenticità.
(Pasquale Di Palmo)

 

Gian Ruggero Manzoni – Ultramodum. MC Editrice, 2021