redazione

Bando di concorso per la selezione dei borsisti 2021-2022 dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

Date di ricezione delle candidature:
dal 12 gennaio (ore 12:00) al 12 febbraio 2021 (ore 12:00)

© Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ha il piacere di annunciare l’apertura imminente del concorso di selezione dei borsisti 2021-2022, che saranno ospitati a Villa Medici a Roma a partire da settembre 2021 per una residenza di creazione, di sperimentazione o di ricerca della durata di 12 mesi.

Il concorso si rivolge ad artisti, creatori e creatrici, ricercatori e ricercatrici già affermati, francofoni, senza criteri di nazionalità. È possibile candidarsi in tutte le discipline della creazione artistica e dei mestieri dell’arte, così come in storia e teoria delle arti, in restauro di opere d’arte o monumenti.

I borsisti beneficiano di una borsa di residenza assegnata mensilmente e dispongono di un appartamento individuale ammobiliato, oltre che di uno spazio di lavoro (atelier o ufficio in funzione delle discipline e delle disponibilità). Villa Medici è inoltre dotata di una biblioteca che conta circa 37.300 volumi con un fondo antico, in particolare musicale, di una sala proiezioni (100 posti a sedere) e di un laboratorio fotografico.

Il numero massimo di borse di residenza attribuite per il periodo 2021-2022 è fissato a sedici. Possono essere ospitati a Villa Medici anche i coniugi e i figli dei borsisti, nei limiti delle capacità di accoglienza dell’Accademia.

Le candidature devono essere presentate sotto forma di una nota che illustri un progetto preciso e descriva i temi di ricerca, la natura dei lavori e le motivazioni del soggiorno a Villa Medici. Sono ammesse le candidature collettive; in tal caso, ogni membro del collettivo riceve una borsa mensile.

Villa Medici, luogo di vita e di lavoro dei borsisti, è situata sulla collina del Pincio, nel centro storico di Roma. Villa del XVI secolo con un giardino di sette ettari, è circondata da un lato dal parco di Villa Borghese e dall’altro dal convento di Trinità dei Monti. Ancorata nel cuore di una grande capitale europea e artistica che non smette di ispirare tutte e tutti coloro che accoglie, la residenza dell’Accademia di Francia a Roma offre ai suoi borsisti uno spazio-tempo interamente dedicato alle loro pratiche e ricerche, in un luogo di sperimentazione al crocevia delle discipline artistiche e in risonanza con altre istituzioni culturali internazionali.

La presenza di sedici borsisti a Roma è un momento propizio per gli incontri e gli scambi, tra i borsisti stessi e con l’equipe dell’Accademia, ma soprattutto con il pubblico e gli attori della scena culturale e artistica romana, italiana ed europea: curatori, artisti invitati, responsabili di istituzioni, ricercatori, galleristi, collezionisti, operatori della rete francese a Roma come l’Institut français Italia o l’École française de Rome, e le Accademie straniere (diciassette a Roma).

Per tutta la durata del soggiorno, i borsisti beneficiano del supporto artistico e tecnico dell’équipe dell’Accademia, e sono incoraggiati a partecipare alla vita dell’istituzione e agli eventi che fanno parte del programma artistico e culturale seguendo un approccio interdisciplinare. Tra le iniziative tradizionali in calendario, la Notte Bianca in autunno, l’esposizione annuale dei borsisti in estate, manifestazioni diversificate durante tutto l’anno e il festival ¡Viva Villa! in Francia.

La residenza annuale a Villa Medici è un’esperienza globale che si nutre delle diverse attività dell’Accademia come istituzione poliedrica, rivolta all’Europa e al Mediterraneo allo stesso tempo: luogo di grande patrimonio, laboratorio di creazione e di ricerca, centro d’esposizione e di performance, casa di ricercatori in storia dell’arte e giardino rinascimentale eco-responsabile aperto ai visitatori.

Come candidarsi?

Le candidature possono essere presentate da martedì 5 gennaio alle ore 12.00 a venerdì 5 febbraio 2021 alle ore 12.00 (Central European Time) esclusivamente sulla piattaforma dematerializzata dedicata al concorso, accessibile a questo link:

https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/

I candidati e le candidate devono avere più di diciotto anni il giorno della scadenza per la presentazione delle candidature.
Le fasi di preselezione, audizione e selezione saranno effettuate da una giuria composta da personalità qualificate nominate dal Ministero della Cultura. Al termine delle audizioni, la giuria delibera e redige la lista dei candidati di cui propone la nomina alla ministra della Cultura. I borsisti sono nominati per decreto della ministra della Cultura per un periodo massimo di 12 mesi.

Il regolamento del concorso, l’elenco dei membri della giuria, i documenti necessari per la presentazione delle candidature e i report annuali della giuria dal 2016 al 2019 possono essere consultati sul sito dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici al seguente indirizzo:

https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/

Informazioni sul concorso di selezione dei borsisti:

www.villamedici.it
concourspensionnaires@villamedici.it

Diamoci una tregua: sospendiamo l’acquisto di armamenti

di Giorgio Berretta

Un anno durissimo. Segnato dalla pandemia da Covid-19. Oltre 1,8 milioni di decessi nel mondo, di cui più di 70mila in Italia. Quasi 80 milioni di persone contagiate tra cui migliaia di medici che si sono ammalati e sono morti. La pandemia da Covid-19 che, a partire dal gennaio dell’anno scorso si è diffusa nel mondo, non ha risparmiato nessuno. Ognuno di noi ha un parente, un amico, un conoscente che si è ammalato e molti sono morti. I morti per Covid-19 in Italia assommano ad oggi a 70.900: più persone di quante potrebbe contenerne lo stadio Olimpico di Roma (70.634 posti).

Riflessioni severe, ma carenti

“L’anno che va chiudendosi, profondamente e drammaticamente segnato dalla pandemia, impone a tutti noi severe riflessioni” – ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso al Corpo Diplomatico. “Dalla prova che stiamo dolorosamente vivendo scaturisce, con forza ancora più intensa, l’esigenza di una collaborazione internazionale senza riserve, conseguenza diretta di un mondo sempre più interconnesso. Sfide globali devono essere fronteggiate da una “governance” effettivamente ed efficacemente globale. Il tema della lotta per la salute dei popoli e dell’ambiente appartengono, a buon titolo, a questa categoria”.

Il discorso del Presidente della Repubblica elenca poi numerose crisi e ribadisce che “Accanto alle misure di contrasto servono azioni che vadano a incidere sulla crescita e lo sviluppo secondo modelli inclusivi e sostenibili, a partire da investimenti adeguati nell’istruzione, nella salute, nella cultura, per i giovani” .

Per questo – ha sottolineato il Capo dello Stato – è necessario “infondere maggior vigore al multilateralismo contro resistenze che, mascherate con il rilancio di polverose parole d’ordine nazionalistiche, sono inevitabilmente causa di tensioni, di crisi e di povertà”. Un discorso importante e condivisibile. Ma sembra dimenticare un tema improrogabile che dovrebbe essere messo subito sul tavolo dell’agenda internazionale e italiana: la spesa militare

La nuova corsa mondiale alle armi

L’anno che ha preceduto la pandemia ha segnato, infatti, un record della spesa militare: nel 2019 sono stati spesi nel mondo più di 1.917 miliardi di dollari, “una cifra mai così alta dalla fine della guerra fredda” – avvertiva lo scorso aprile una dettagliata analisi dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). Una spesa di cui hanno beneficiato soprattutto le principali aziende del settore militare che, come ha riportato il SIPRI in un recente studio, nel 2019 hanno hanno fatto affari per oltre 361 miliardi di dollari con un incremento dell’’8,5% rispetto all’anno precedente: affari che si sono concentrati soprattutto nelle zone di maggior tensione del mondo a cominciare dal Medio Oriente.

La questione riguarda da vicino anche l’Europa, Italia compresa. Non solo perché tra le prime 25 aziende militari (qui l’elenco) sono presenti tre aziende europee (BAE Systems, Airbus e Leonardo ex-Finmeccanica), ma soprattutto perché le esportazioni di sistemi militari degli Stati membri dell’Unione Europea (Regno Unito incluso) nel 2019 ammontano al 26% del totale globale nel periodo 2015-19 con un incremento del 9,0% rispetto al quinquennio precedente. Tra i primi cinque esportatori di armamenti dell’Europa occidentale figurano, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia: nell’insieme questi cinque paesi rappresentano il 23% dell’esportazione mondiale di armamenti – evidenzia un ulteriore ricerca del SIPRII Paesi dell’Unione Europea hanno dunque un ruolo di primo piano nelle esportazioni di sistemi militari e, di conseguenza, hanno precise responsabilità anche nella nuova corsa agli armamenti.

L’Italia che si rilancia con gli armamenti

E’ ormai evidente che i recenti governi hanno cercato di rilanciare l’economia italiana puntando su due elementi: l’aumento delle esportazioni di armamenti e l’incremento della spesa militare. Lo ha dimostrato chiaramente la ricerca pubblicata dalla Rete italiana per il Disarmo in occasione del trentesimo anniversario della legge 185 del 1990. “Il trend evidenzia una forte risalita nell’ultimo decennio che fa seguito ad un primo rialzo avvenuto tra il 2006 e il 2010 poi attenuato dalla crisi finanziaria globale: dopo un paio di decenni negli anni novanta di applicazione abbastanza rigorosa, i Governi hanno iniziato ad avere come obiettivo il sostegno all’export militare e non più il suo controllo” – commentava Rete Disarmo.

Le ingenti autorizzazioni all’esportazione di armamenti destinati alle monarchie assolutiste islamiche, ai Paesi del Medio Oriente e alle autocrazie delle ex repubbliche socialiste sovietiche si spiegano col tentativo di dare impulso e creare nuovi mercati per le due principali aziende a controllo stataleLeonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri. Un’operazione per sostenere i piani, messi in atto da Leonardo a cominciare dagli anni duemila, di dismettere il settore civile per concentrarsi su quello militare e della sicurezza.

Non solo. Per favorire le aziende del settore militare, i recenti governi hanno aumentato anche la spesa militare: la Legge di Bilancio per il 2021, attualmente in discussione in Parlamento prevede una spesa militare di 24,5 miliardi di euro. Una cifra complessiva che è in forte aumento rispetto agli ultimi anni e che deriva dalla somma di fondi diretti del Ministero della Difesa e di quelli messi a disposizione per il Ministero per lo Sviluppo Economico. Continuare ad incentivare l’economia armata non solo è insensato, è folle. Come ho spiegato in un sintetico studio per la rivista “Il Mulino”, il sistema della difesa e il sistema sanitario italiano sono due sistemi da riformare ampiamente se vogliamo davvero che rispondano alle effettive esigenza di salute e di sicurezza del nostro Paese.

Una moratoria sull’acquisto di sistemi militari

Di quei 24,5 miliardi previsti per la spesa militare per il 2021, oltre 6 miliardi di euro sono destinati ad acquistare nuovi sistemi d’armamento tra cui cacciabombardieri, fregate e cacciatorpedinieri, carri armati e blindo, missili e sommergibili. Ma c’è di più: il principale aumento, di circa 1,6 miliardi di euro, consisterebbe nelle cosiddette “spese di investimento” che, tradotto, vuol dire proprio nell’acquisto di nuovi armamenti. Un ottimo affare per le nostre aziende militari a scapito dei contribuenti. A fronte della pandemia che sta ancora mietendo vittime (ieri 505 morti e 18mila nuovi casi), nelle scorse settimane Rete Italiana Pace e Disarmo e la Campagna Sbilanciamoci! hanno chiesto al governo una moratoria di un anno sull’acquisto di nuovi armamenti. Come ha scritto Giulio Marcon, “contro il Covid queste armi non servono”.

Non è una questione di poco conto. Con i soldi di un carro armato ariete (7 milioni di euro) – spiegano le due associazioni – potremmo riaprire 20 piccoli ospedali e con il costo di una fregata potremmo assumere 1200 infermieri per 10 anni. Con i soldi che spendiamo per un elicottero Nh-90 (44 milioni) potremmo acquistare 4.500 ventilatori polmonari. Al posto di spendere soldi per un pattugliatore d’altura (427 milioni) potremmo ammodernare 410 ospedali. Con la spesa di un sommergibile U-212 (670 milioni) – a proposito, si sta pensando di acquistarne quattro e per di più in aggiunta – potremmo pagare lo stipendio a mille medici per dieci anni…

Rivedere le priorità

La crisi economica a seguito della pandemia rende ancor più urgente rivedere le priorità che riguardano gli investimenti statali. Più in generale va ripensato e reso sostenibile il “modello di difesa” che deve includere a pieno titolo la difesa civile e nonviolenta (come propone la Proposta di Legge di iniziativa popolare), e va ridefinito il Piano Sanitario Nazionale e la gestione delle emergenze. Nel frattempo, però, potremmo farci per il nuovo anno un regalodiamoci una tregua e sospendiamo l’acquisto di nuovi armamenti.

Pubblicato il 25 dicembre 2020 in Unimondo

La banalità del male

di Arianna Ciccone

La banalità del male, il gusto di escludere, di infierire sull’altro perché “non dei nostri”. La carogna nera guida alcune scelte che si stanno prendendo in questi giorni. La gioia del sopruso ottuso.

Un emendamento della Lega alla legge di bilancio esclude i cittadini extracomunitari dalle agevolazioni per le famiglie numerose (la carta della famiglia). E lo Stato non risparmierà niente.