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Un auspicio per il 2026

Testo e fotografia di Giovanni Zaffagnini
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AUGURANDO
I miei AUGURI di-versi
di Sergio Tardetti
Vorrei fare gli auguri
In maniera informale
Auguri per il Nuovo Anno
E auguri per il Natale
Vorrei che si sentisse
Che vengono dal cuore
Che non fosse scontato
Farli proprio in queste ore
Vorrei che chi riceve
Il mio augurio sincero
Lo passi poi a un amico
Con un lieto pensiero
Perché lui si ricordi
Di tutti i poveri cristi
Che nascono stanotte
Negli angoli più tristi
Negli angoli più bui
Della nostra esistenza
Di un mondo sempre in guerra
E pieno di violenza
E il pensiero fecondo
Possa infine arrivare
Là dove i nostri auguri
Non riescono a entrare
Nei cuori di quegli uomini
Che hanno l’umanità
Dentro le loro mani
Che provino pietà
Per chi non ha diritti
Per chi non ha mai pane
Un augurio non basta
A togliere la fame
Per chi si alza al mattino
E non crede e non spera
Di poter arrivare
Almeno fino a sera
Non servono gli auguri
Non basta la pietà
Per entrare nel novero
Di questa umanità
Ma se fare gli auguri
Può servire a qualcosa
Eccovi pronti i miei
Freschi come una rosa
Caldi come la fiamma
Di un focolare antico
Veri come l’abbraccio
Che ti stringe a un amico
Unici come il giorno
In cui si augura a tutti
Di vedere sparire
Anche i giorni più brutti
E che le ore a venire
Siano sempre felici
E andando per il mondo
Incontri solo amici
Salutarsi con loro
Sarà un vero piacere
Fare gli auguri a tutti
Non sembrerà un dovere
Ma un pensiero fecondo
Che forse servirà
A ricordare agli uomini
La loro umanità
© Sergio Tardetti 2025
Non un eroe. Non perché musulmano. Non perché siriano

di Mimmo Cortese
Ahmed Al Ahmed, con un gesto rischioso ma che istintivamente qualsiasi essere umano potrebbe comprendere, sentire e mettere in atto nella stessa maniera, ha bloccato, a mani nude, uno dei terroristi armato di fucile che ha ucciso decine di persone durante la festa ebraica dell’Hanukkah, a Bondi Beach e, senza torcergli un capello, ha poi atteso che intervenisse la polizia australiana, non prima di essere stato egli stesso ferito, forse dal secondo terrorista.
Che errore giustapporre a un gesto dettato dal sentimento universale di umanità – sottolineato anche dai genitori di Ahmed – e via dicendo. Se Al Ahmed fosse stato un non credente, oppure, che so, un animista nessuno lo avrebbe sottolineato. E nemmeno avrebbe messo in rilievo, in primo piano, la sua origine se fosse stato di pelle bianca. In questo modo non solo si distorce la spinta autentica che ha dato luogo al suo agire ma si da legittimità al modo di pensare, razzista e discriminatorio, di chi è convinto che il credo religioso o l’appartenenza a un popolo, il colore della pelle, possano essere di per sé origine di abiezioni, fucine di “male” oppure di privilegi, di qualità e virtù superiori.
Infine un coro pressoché unanime lo ha definito eroe. Non verrà mai abbastanza presto il giorno in cui la parola eroe avrà senso e significato esclusivamente nell’ambito mitologico e nelle sue derivate simboliche artistico-letterarie.
Al Ahmed ha fatto la cosa giusta, ha scelto di proteggere e difendere persone in pericolo. Un gesto rischioso – certo! – coraggioso. Ma il coraggio, contrariamente a quanto pensava Manzoni, proprio per la radice del suo etimo, quel richiamo al cuore, che infonde vita in ogni essere animato, è prerogativa che appartiene, ed è contenuta, nelle possibilità di ogni essere umano, non solo di qualcuno. Insistere nel denominare eroi persone che si sono comportate come Al Ahmed significa assegnare loro una prerogativa di eccezionalità e, contestualmente e conseguentemente, dare per scontato che la stragrande maggioranza delle persone non sarebbe in grado di agire nella medesima maniera. Un modo di pensare dalle conseguenze politiche ed etiche devastanti, inserito anch’esso nel filone di pensiero biopolitico discriminatorio, essenzialmente razzista, che assegna e gerarchizza capacità e limiti d’azione, rendendole sostanzialmente immutabili, per ogni essere umano.
Ahmed Al Ahmed ha messo in atto un gesto di protezione e difesa nonviolenta com’è accaduto innumerevoli volte nella storia, in ogni parte del globo, quando c’è stato da lottare, da difendere, principi di giustizia, di umanità, di salvaguardia della dignità, della vita e della libertà di ogni uomo e ogni donna.
Faremmo bene a ricordarci sempre, solo per fare un esempio che riguarda la nostra storia, che centinaia di migliaia di partigian3 e resistenti hanno dato un contributo primario e fondamentale, lottando senz’armi, a rischio altissimo e quotidiano per la propria vita, al crollo del regime nazifascista nel nostro paese.
Così come l’azione e la lotta nonviolenta sono state motore di liberazione da fascismi, colonialismi, dittature e regimi repressivi in ogni parte del mondo, soprattutto dal Novecento ad oggi.
Gli eroi non esistono. Esiste chi lotta. Ognunə può farlo.
L’articolo è stato pubblicato su Comune-info il 17 dicembre 2025
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