Un menu per Carlin

di Dino Silvestroni

Il variegato inventario di necrologi – o “coccodrilli”, nel gergo giornalistico – ha riempito le testate, ma quasi tutte le pagine si sono fermate al semplice annuncio della scomparsa di Carlo Petrini.

A rompere questa monotonia è un’opera di eccezionale rarità: la biografia non autorizzata scritta da Aldo Merce, un’edizione non venale stampata in proprio in soli 25 esemplari numerati. Tra le sue pagine spicca un’illustrazione emblematica: una pagina di giornale stretta in un nodo. Quel nodo rappresenta il “non detto” della straordinaria trasformazione che Petrini è riuscito a compiere, unendo fatti e parole senza grandi investimenti né il supporto di prestigiosi centri studi.

Con la sola forza delle sue idee, “Carlin” è stato capace di coinvolgere il tessuto economico e il mondo agricolo, restituendo un’anima al cibo e portandolo letteralmente dalla tavola alla cattedra. È nata così, nel 2004, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il primo ateneo al mondo nel suo genere.

Attraverso un evento globale come Terra Madre, Petrini ha unito una comunità eterogenea di piccoli produttori. Le sue radici nel sociale affondano nel 1986 con la fondazione di ARCI-Gola, l’antesignano che nel 1989 avrebbe portato alla nascita di Slow Food, un movimento internazionale capace di rivoluzionare la cultura alimentare.

La storia di questa intuizione lo ha visto dialogare alla pari con i potenti della Terra, così come con gli chef pluristellati o con il più umile oste di provincia.


Merce, A. (2026). Carlo (Carlin) Petrini. Biografia non autorizzata. Edizione non venale stampata in proprio, 25 esemplari numerati.

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