strage di Bologna

Il terrorista nero e l’eutanasia

di Santina Sconza


Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale condannato all’ergastolo come quarto esecutore della Strage di Bologna, ha chiesto l’eutanasia farmacologica.

No non è un malato terminale, ha semplicemente problemi di cuore come accade ad una persona anziana.

Dal carcere di Padova dove è detenuto ha inviato una lettera, firmata “il Sacco e Vanzetti italiano”, alla redazione della Gazzetta di Reggio. In questa lunghissima lettera vuole che sia la direzione sanitaria a provvedere alla sua richiesta di eutanasia: “Chiedo che la direzione sanitaria di Padova provveda in tal senso rispettando le leggi vigenti in materia di ‘silenzio-assenso’ dalle quali non vi potete sottrarre”, scrive il terrorista nero, indirizzando la lettera al direttore del quotidiano reggiano.

Nella missiva, tutta scritta in maiuscolo, l’ex terrorista sostiene di essere vittima di un “complotto politico, mediatico e giudiziario” e afferma di aver già inoltrato una prima richiesta in passato, quando si trovava nel carcere di Uta in Sardegna.

La strage di Bologna è avvenuta il 2 agosto 1980. Alle ore 10:25, una bomba esplose nella sala d’attesa della stazione centrale, causando 85 morti e oltre 200 feriti. È considerato l’attentato terroristico più grave nella storia della Repubblica italiana.

Nelle ultime quattro pagine della lettera, Paolo Bellini riproduce ampi stralci delle ultime carte processuali sulla strage del 2 agosto 1980, con vari suoi commenti a margine: scrive del video girato dal turista tedesco Harold Polzer che lo colloca sul luogo dell’esplosione, delle intercettazioni dei suoi familiari, fino a quello che è un punto debole dell’ultima verità giudiziaria sull’eccidio «il dogma dei mandanti tutti morti».

Sorge il dubbio che forse in questa missiva ci siano dei messaggi che qualcuno all’esterno del carcere dovrebbe recepire.

L’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 ha reagito alle dichiarazioni chiedendo a Bellini di fare finalmente chiarezza e dire la verità sulle sue responsabilità.

In realtà, invece di parlare di ‘complotto giudiziario’, dovrebbe sviscerare quant’altro ad es. cosa ci faceva in Sicilia il giorno prima della strage di Capaci, cosa sa delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

I destinatari della lettera sono oltre il dirigente sanitario della Casa di reclusione di Padova, le Procure di Bologna, Cagliari, Padova e la Commissione Parlamentare Mafia e Stragi.

La primula nera, durante la sua latitanza ha stretto rapporti con esponenti della ‘Ndrangheta e di Cosa Nostra, inserendosi anche in contesti paralleli e complessi come la presunta trattativa Stato-mafia, muovendosi tra i misteri degli anni di piombo e le stragi dei primi anni ’90.

Forse l’ex uccello di bosco, stanco di essere rinchiuso in una gabbia, ha necessità di suggerire a chi è all’interno della Commissione antimafia nazionale o a chi ancora trama dietro le quinte qualcosa che noi comuni mortali non sappiamo.


L’articolo è stato pubblicato su Osservatorio sulla legalita’ e sui diritti il 16 maggio 2026

La foto è di Pubblico dominio

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Strage Bologna: Cassazione conferma responsabilità di servizi, fascisti e P2

di Claudio Visani


STRAGE BOLOGNA, LA CASSAZIONE CONFERMA L’ERGASTOLO A BELLINI E LE RESPONSABILITA’ DI FASCISTI, SERVIZI E P2.
CHISSA’ SE ORA MELONI E I POST-FASCI RIUSCIRANNO A CHIEDERE SCUSA

Paolo Bellini, era sicuramente alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 e partecipò consapevolmente all’esecuzione della strage, ideata e finanziata dalla loggia massonica P2. Il suo contributo è consistito in un’attività essenziale: il trasporto dell’esplosivo.

Lo scrive la Corte di Cassazione nelle motivazioni che confermano la condanna all’ergastolo dell’ex terrorista nero di Avanguardia nazionale legato ai Servizi deviati e killer di professione coinvolto anche, come ha rivelato l’ultima puntata di Report, nelle trattative Stato-Mafia in Sicilia. “L’esecuzione materiale della strage – scrivono i giudici – è da ritenersi imputabile ad un commando terroristico composto da più cellule, costituite a loro volta da più soggetti provenienti da varie organizzazioni eversive di destra, uniti dal comune obiettivo di destabilizzare l’ordine democratico”. E continua: “Gli autori materiali sono stati coordinati nella esecuzione da funzionari dei servizi segreti e da altri esponenti di apparati dello Stato ‘deviati’. I quali, a loro volta, hanno risposto alle direttive dei vertici della Loggia massonica P2, il cui capo indiscusso, Licio Gelli, ha sia direttamente finanziato la strage, sia organizzato ripetutamente operazioni di depistaggio, anche mediatico”. Parole chiarissime sull’ultima delle sentenze definitive contro gli esecutori e i mandanti della più efferata strage della nostra storia recente (85 morti, oltre 200 feriti). Le altre condanne all’ergastolo, lo ricordiamo, riguardano gli esecutori materiali dei Nar Francesca Mambro, Giusva Fioravanti, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini. Quali mandanti, finanziatori e organizzatori della strage sono stati invece individuati i piduisti Licio Gelli e Umberto Ortolani, il superpoliziotto Federico Umberto D’Amato e l’ex senatore del Msi Mario Tedeschi, che però sono tutti morti prima delle condanne. Chissà se le motivazioni della Cassazione metteranno finalmente la parola fine alle campagne innocentiste della destra, alle false piste sul terrorismo “altro”, ai silenzi e alle ambiguità della Presidente del Consiglio? Chissà se il prossimo 2 agosto, ora che tutti i processi sono conclusi e c’è una verità giudiziaria definitiva che combacia con quella storico-politica a tutti nota (le stragi fasciste e di mafia e l’omicidio Moro parte di un unico disegno strategico made in Usa per impedire ai comunisti di andare al governo), Meloni continuerà a nascondersi o troverà il modo di riconoscere le sentenze e di palesarsi a Bologna? Le motivazioni della Cassazione illuminano anche il ruolo primario avuto dai depistaggi nella strage, con la conferma delle condanne per i due imputati che avevano presentato ricorso contro la sentenza d’appello di Bologna (l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, ex amministratore di condominio in via Gradoli, a Roma) e, soprattutto, con quanto viene scritto sull’ex procuratore di Bologna Ugo Sisti, quindi di un uomo di Stato chiave in questa vicenda. Sisti era in stretti rapporti con Paolo Bellini e nella notte tra il 3 e il 4 agosto soggiornò nell’albergo della sua famiglia a Reggio Emilia. I giudici di Cassazione scrivono che risulta provato il depistaggio di Sisti in favore di Bellini “operato dal Procuratore allorquando riferì agli agenti che stavano cercando specificamente prove a carico di Paolo Bellini, alias Roberto Da Silva, proprio in relazione alla strage”. E aggiungono un particolare agghiacciante: “Bellini, alias, Roberto Da Silva, era in quel momento a pochi metri di distanza e Sisti gli consentì di fuggire sotto gli occhi degli operatori”. Una clamorosa azione di depistaggio “effettuata unitamente ad apparati istituzionali, compresi i servizi segreti, a lui fedeli”.



L’articolo è stato pubblicato su Osservatorio sulla legalita’ e sui diritti il 17 gennaio 2026

La foto è del Prof. Quatermass CC BY 3.0 da Wikimedia Commons

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Bologna 2022

“C’è una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali e prima dei quali non può sussistere il giusto.”

Orazio Flacco

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Ero in un bar quella mattina

Bologna_2Ero in un bar quella mattina, quando la radio trasmise la notizia dell’esplosione di una caldaia alla stazione di Bologna e dell’enorme quantita’ di morti e feriti.
Non ho creduto nemmeno per un momento a quella versione sulla causa dell’esplosione, ma dentro di me speravo, perche’ solo una disgrazia poteva rendermi accettabile quell’orrore.
Sull’Adria Express, il treno dalle carrozze squarciate, fermo al primo binario, dovevano esserci due amiche, in viaggio per le loro vacanze, ma il caso ha voluto che non prendessero quel treno.
I minuti e le ore passavano e all’angoscia collettiva si aggiungeva la mia personale, ma, forse, era cosi’ per tutti, poiche’ chiunque quel giorno e a quell’ora poteva avere un amico, un parente, una persona cara di passaggio alla stazione di Bologna.
Il tempo passava ed io mi chiedevo, quando si sarebbero decisi a dire la verita’ .
Oggi sto ancora aspettando. Stiamo ancora aspettando.
Dopo ventitre’ anni, nessuno sa rispondere al perche’ di quella strage. Perche’ Bologna? Perche’ la stazione?
Non so dare nessuna risposta, ma mi sento di dire che, dal 2 agosto 1980, l’Italia non e’ piu’ la stessa. Qualunque fosse l’obiettivo degli autori della strage, temo sia stato raggiunto.

Pubblicato il 4 agosto 2003 in L’Italia non dimentica: 2 agosto 1980

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