I diritti globali sono sempre più anche ambientali

Ma il problema è la percezione della realtà

ROMA. E’ stato presentato oggi il rapporto sui diritti globali 2008, il dossier annuale sulla globalizzazione e sui diritti del mondo e Maurizio Gubbiotti, della segreteria nazionale di Legambiente, ha fatto rilevare uno dei nuovi temi centrali sollevati dal report: «L’emergenza climatica non costituisce solo una pesante eredità per le generazioni future, ma un processo già in atto le cui conseguenze nei paesi poveri sono già una drammatica realtà. Sono, già, 150 milioni le persone nel Mondo che rischiano di dover abbandonare la propria terra perché resa invivibile dagli effetti dei mutamenti climatici. Spetta ai singoli governi e alla comunità internazionale intervenire nel proporre modelli energetici differenti, puntando su fonti pulite, rinnovabili, diffuse e democratiche. Solo in questo modo sarà possibile consumare meno e meglio, superando nello stesso tempo le differenze e le ingiustizie tra i popoli e le persone».
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La sesta edizione del rapporto fotografa e analizza le criticità e i punti deboli del mondo «immaginando la globalizzazione che vorremmo – dicono io redattori – centrata sui diritti umani e sociali, attenta alla costruzione di eguaglianza, democrazia e ricchezza per tutti. Particolare attenzione viene rivolta anche all’Europa e all’Italia con un intero capitolo dedicato al problema della sicurezza, ai risvolti di intolleranza e di “industria della paura”, tema sempre più attuale e preoccupante».
Anche per l’Italia i dati sono neri come la copertina del rapporto: due milioni e mezzo di famiglie ufficialmente povere, 7 milioni e mezzo di individui, l´11% della popolazione, hanno un salario inferiore a 1000 euro; 6600 morti sul lavoro in 4 anni, un caro vita tra i più alti d’Europa, forti i problemi ambientali.
«La percezione dell´insostenibilità di questo modello di sviluppo è diffusa – spiega il presidente nazionale dell´Arci, Paolo Beni – nonostante questo, però, non si riesce a formulare un modello alternativo, perché questo sistema sta facendo leva sulle contraddizioni che genera. Frammentazione sociale, tendenza alla chiusura identitaria, abbandono di ogni forma collettiva, in parole povere una diffusa precarietà su cui si sta costruendo una strategia della paura in nome del consenso immediato . Si sta scivolando in una visione delle relazioni sociali che disconosce sempre di più i diritti fondamentali delle persone. Se non si recupera la dimensione dell´interdipendenza del mondo globale si rischia l´imbarbarimento».
Ma lo specchio in cui guardarsi sembra rotto, oppure riflette un’immagine deformante. Il rapporto fa l’esempio del bisogno di sicurezza: «L´88% degli italiani pensa che nel suo Paese ci sia più criminalità rispetto a 5 anni fa, mentre nelle graduatorie statistiche stilate a livello europeo, l´Italia risulta essere un Paese relativamente sicuro: dati Eurostat dicono che la percentuale italiana del reato d´omicidio è di 1,19 su 100mila abitanti, al di sotto di Francia (1,56) e Regno Unito (1,49). Anche rispetto ai reati di strada in Italia si sta più sicuri: nel 2006 gli episodi di aggressioni, violenze sessuali e furti con violenza sono stati 139mila, mentre nel Regno Unito sono stati 10 volte tanto e in Francia più del doppio».
Il rapporto sui diritti globali 2008 è un antidoto prezioso perché affronta sistematicamente e con passione competente i temi economici, del mercato del lavoro e della precarietà, della sicurezza sul lavoro, del welfare, dell’immigrazione, e poi le guerre, l’ambiente e i diritti umani… Un volume
unico a livello internazionale che rappresenta ormai uno strumento fondamentale di informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni.

Rapporto sui diritti Globali 2008 (a cura di Associazione SocietàINformazione) – edizioni Ediesse

In greenreport, 9 giugno 2008

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