di Laura Montanari

Erano ormai quattro mesi e più che Mirca raccomandava alle allieve del corso mattutino di yoga, donne mature dai cinquanta in su, di sgusciar fuori dal peso del corpo, di deporre a terra le fatiche del vivere quotidiano, per librarsi leggere verso il cielo, lasciando i freni della mente, innestando l’energia del respiro.
Lievi come piume, eleganti come farfalle, morbide come brezze marine, come… Le immagini erano sempre diverse, secondo la momentanea ispirazione, ma tutte evocavano leggerezza, serena vitalità, volevano sollecitare le allieve a  prendere il volo, una buona volta!
E finalmente, inaspettatamente, quella mattina, una mattina di metà febbraio dal cielo azzurro cobalto, dopo la strigliata notturna di una pioggia gelida mista a neve, qualcosa successe. Un incantesimo, una magia.
Le sue donne ne furono protagoniste. A lei, la regista, toccò la parte di stare alla finestra a guardare, sconvolta dalla sorpresa.

Le sue donne Mirca ormai le conosceva bene, osservandole attentamente settimana dopo settimana, passando con le sue piccole mani ferree a toccare qua e là i loro corpi, raccogliendo da una o dall’altra uno sfogo, una confidenza, e quasi disperava di poterle aiutare a vincere le resistenze del pensiero, ad ascoltare in profondo i legittimi bisogni del corpo, a regalarsi il benessere dell’armonia di corpo, spirito, mente.
Sorrideva spesso, durante le lezioni, mentre registrava con impercettibili ricognizioni d’occhi, la fatica di lasciar sciolte le spalle, lo sforzo di  tener forte la pancia e chiuse le costole fluttuanti, le espressioni contratte dei volti nell’aprire con vigore i canali energetici… Linguaggio nuovo, esercizi inusuali, resistenza fisica e mentale, Mirca ne era consapevole, di donne educate soprattutto alla ragionevolezza, all’uso della mente, per tener testa al dominante maschilismo, per sostenere il carico di anni di responsabilità nel controllo di casa, famiglia, lavoro. Perciò non si stancava di ripetere stimolanti appelli settimanali a quelle sei donne, che sentiva ormai amiche.
Quella mattina Mirca era soddisfatta, coglieva segni di liberazione nell’avvitamento sinuoso delle braccia delle sue allieve, nel volto finalmente disteso di Lidia, nel respiro fluido di Laura, nell’inarcarsi elegante della schiena di Elena, nella facilità di quel tendersi verso l’alto…La musica in sottofondo suggeriva levitazione.

All’improvviso le vide spiccare il volo, disporsi lentamente a stormo, attraversare la finestra, e volare verso l’azzurro cobalto del cielo. Davanti Laura, Marina, Lidia, dietro Elena e Cristiana, infine Lauretta. Volavano dispiegando le braccia come ali, con lieve maestà, tese le gambe fino ai piedi, a zampe d’uccello. Come aironi in volo, alte e distanti sul dolore della madre in ospedale, sui crucci del marito depresso, sulla figlia in cerca di lavoro, sui nipotini ammalati…in un viaggio sereno, leggero.
Mirca, alla finestra, aveva gli occhi lucidi d’emozione. Quella mattina aveva insistito: “Su, su!… leggere ed eleganti, come gli aironi di valle in volo

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