Pubblicità, sessismo e prova di commutazione

di Giovanna Cosenza

Da anni dico e ripeto che, per stanare certe sfumature sessiste in un’immagine pubblicitaria che a prima vista ti pare normale (ma la cosa vale anche in una trasmissione televisiva, un film, e persino nella vita) può essere utile fare quella che chiamo «prova di commutazione»: al posto della donna mettici un uomo e vedi l’effetto che fa. Se tutto continua a sembrarti normale, la rappresentazione di genere è paritetica: le donne sono trattate esattamente come gli uomini. Se dopo la sostituzione l’immagine appare ridicola, offensiva o per qualche ragione inaccettabile, allora chiediti perché e cerca una risposta. Una risposta lucida, onesta. Ebbene, oggi Massimo Guastini – presidente dell’Art Directors Club Italiano (Adci) – l’ha fatta davvero, la prova di commutazione. Non solo con la fantasia, ma con una sostituzione letterale, materiale. Mettendoci la sua faccia.

Queste sono le affissioni Philadelphia che si incontrano in strada in questi giorni:

philadelphia-mangia-come-ami

 

philadelphia-invita-gli-amici

E questo è l’effetto che le affissioni fanno dopo che Massimo Guastini ci ha messo la sua faccia e quella di alcuni amici al posto delle ragazze. Clicca per ingrandire e domandati: sarebbe possibile, seriamente e letteralmente, una pubblicità del genere? La risposta è no perché sarebbe ridicola (non autoironica o ironica) o addirittura inaccettabile, come se al pubblicitario avesse dato di volta il cervello. E allora?

 massimo-guastini-e-philadelphia

 

guastini-gli-amici-e-philadelphia

D I S . A M B . I G U A N D O,  26 luglio 2013

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