Italia-Israele: inaccettabili esercitazioni militari e affari di armi

di Giorgio Beretta

Inaccettabile e fortemente preoccupante: per questo chiediamo che l’esercitazione militare venga sospesa fino a quando non vi saranno informazioni precise al riguardo ed invitiamo il Parlamento ad interpellare urgentemente il Ministro della Difesa affinché renda conto dell’esercitazione in atto, delle finalità e delle ripercussioni sui processi di distensione nella zona mediorientale e sulla politica estera e di difesa dell’Italia”.

La Rete Italiana Pace e Disarmo non usa mezzi termini per definire l’esercitazione militare “Falcon Strike 2021” in corso in questi giorni in Italia tra l’Aeronautica Militare Italiana, la US Air Force, la britannica Royal Air Force e l’aeronautica militare israeliana (IAF). “Si tratta – spiega il comunicato di Rete Pace e Disarmo – della prima esercitazione congiunta in cui sono impiegati i cacciabombardieri F-35 italiani a fianco non solo di quelli di Paesi alleati (Regno Unito e Stati Uniti) ma di un paese come Israele”. Che è un paese belligerante.

I silenzi del Ministero della Difesa

Un’operazione in grande stile (qui la mappa con le aree utilizzate) che durerà per dodici giorni (dal 6 al 17 giugno) e che prevede un ampio dispiegamento di mezzi militari italiani tra cui i caccia multiruolo Eurofighter Typhoon, i caccia da combattimento AMX, droni Predator ed elicotteri Augusta-Westland ed aerei da rifornimento. Ma di cui né il Ministero della Difesa né l’Aeronautica Militare italiana hanno dato notizia. Tutto quello che si sa proviene infatti da fonti militari israeliane che hanno dato la notizia, con grande enfasi, alla stampa nazionalesul sito ufficiale della IAF e finanche sui canali social tra cui twitter e facebook.

E’ evidente l’imbarazzo da parte del Ministero della Difesa italiano – ha commentato Rete Pace Disarmo – per un’operazione che, secondo fonti israeliane, vedrà l’utilizzo anche di un gran numero di batterie di missili terra-aria contro i caccia F-35 per creare un’atmosfera piena di minacce”.

Gli F-35 israeliani nei bombardamenti su Gaza

Il silenzio del Ministero della Difesa deriva dall’aver invitato in Italia proprio i caccia israeliani F-35 che nelle scorse settimane hanno bombardato in modo indiscriminato la Striscia di Gaza durante l’operazione militare “Guardiani del muro”. Un “teatro operativo” per gli F-35 israeliani durante il quale i caccia della Israeli Air Force hanno ucciso 230 palestinesi, la gran parte civili, inclusi 65 bambini, 39 donne e 17 anziani e ferito più di 1.710 persone. Bombardamenti che hanno colpito anche la sede della stampa internazionale ed hanno sfiorato la sede dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, colpendo 58 scuole e 8 centri sanitari.

Indagine Onu su possibili crimini di guerra

Come ha evidenziato l’Alto Commissario per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, “tali attacchi possono costituire crimini di guerra”. Proprio per questo il Consiglio dei diritti umani dell’Onu promosso un’inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani commesse da Israele nei Territori palestinesi occupati e in Israele da aprile: la risoluzione è stata adottata con 24 voti favorevoli, 9 contrari e 14 astensioni (tra cui l’Italia) durante una riunione straordinaria del Consiglio lo scorso 27 maggio.

Obiettivo dichiarato: l’Iran

Ancor più preoccupante è l’obiettivo dichiarato dell’esercitazione militare: l’Iran. L’intento dell’esercitazione è infatti preparare i piloti israeliani all’utilizzo dei caccia F-35 contro le forze iraniane. “L’Iran è il nostro obiettivo”, ha detto un alto ufficiale israeliano parlando sotto anonimato ai giornalisti. “Riteniamo che indicare l’Iran come potenziale nemico da attaccare sia gravissimo e controproducente – ha commentato Rete Pace e Disarmo – soprattutto in questa fase in cui l’Unione Europea è attivamente impegnata per la ripresa dei negoziati riguardanti il programma nucleare militare iraniano”.

L’Accordo militare tra Italia e Israele

I rapporti militari tra Italia e Israele hanno visto un radicale cambio di prospettiva a partire dai governi Berlusconi. Il 16 giugno 2003, infatti, a seguito della visita a Tel Aviv del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, venne firmato a Parigi il “Memorandum d’intesa con Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa”. L’accordo che è entrato in vigore, dopo la ratifica delle Camere, l’8 giugno 2005 (qui l’iter parlamentare; si veda anche qui), regola tra l’altro la reciproca collaborazione nel settore della difesa, con particolare attenzione all’interscambio di materiale di armamento, all’organizzazione delle forze armate, alla formazione e all’addestramento del personale e alla ricerca e sviluppo in campo industriale-militare. Fino a quel momento l’Italia, pur mantenendo buoni rapporti con lo Stato di Israele, aveva positivamente escluso per decenni ogni tipo di accordo militare con Tel Aviv.

L’interscambio miliardario di armamenti 

Ma il “salto di qualità” avviene nell’aprile del 2012 quando, l’allora presidente del Consiglio, Mario Monti, in visita in Israele annunciò l’intenzione del governo di finalizzare al più presto i dettagli del contratto per la fornitura all’Aeronautica Militare Israeliana di 30 “velivoli d’addestramento” M-346 prodotti dalla Alenia-Aermacchi e relativi simulatori di volo. Monti lo definì, appunto, un “salto di qualità”. Il contratto, che faceva seguito agli accordi presi dal precedente governo Berlusconi, vedeva l’acquisto da parte dell’Italia di tecnologia aerospaziale israeliana per un valore di oltre 850 milioni di euro, tra cui un satellite spia e due aerei Gulfstream G550 “per la sorveglianza e la supremazia aerea”.

I contratti recenti

Negli anni successivi le forniture di sistemi militari dall’Italia a Israele, pur aumentando rispetto agli anni novanta, non hanno segnato valori rilevanti fino al febbraio 2019 quando i ministeri della Difesa dei due Paesi hanno firmato un accordo per l’acquisto di sette di elicotteri AW119Kx d’addestramento avanzato della Agusta-Westland (gruppo Leonardo) per le forze aeree israeliane, del valore di 350 milioni di dollari, ancora una volta in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di un valore equivalente di tecnologia militare israeliana. Nel settembre del 2020 ne sono stati aggiunti altri cinque, per un totale di dodici elicotteri e due simulatori destinati alla Air Force Flight School in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di missili Spike della Rafael e di simulatori di tiro della Elbit Systems.

Di questi contratti non è stata data alcuna notizia da parte del Ministero della Difesa italiano nonostante sia stato attivamente impegnato nell’operazione. Lo si è saputo da fonti israeliane poi riprese dalla stampa italiana.

La retorica e i silenzi del ministro Guerini

Nonostante il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, non perda occasione per magnificare presso le autorità israeliane “l’eccellente livello di cooperazione tecnico militare ed industriale” tra i due paesi e la volontà “di sviluppare ulteriormente gli ambiti di cooperazione nel settore specifico della Difesa”, quando si tratta di dare notizia in Italia delle compravendite di armamenti sembra diventare afono. Ancor più quando dovrebbe spiegare ai cittadini italiani le esercitazioni militari congiunte con uno Stato, come Israele, che è stato oggetto di numerose risoluzioni di condanna da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu fin dal 1975 per “la continua occupazione dei territori arabi in violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei principi del diritto internazionale” (si veda la Risoluzione 3414 del 5 dicembre 1975, la Risoluzione 31/61 del 9 dicembre 1976 e successive). Le risoluzioni chiedono a “tutti gli Stati di desistere dal fornire a Israele qualsiasi aiuto militare o economico fintanto che continua ad occupare territori arabi e nega i diritti nazionali inalienabili del popolo palestinese”. Ma su tutto questo, il nostro ministro della Difesa sistematicamente tace.

L’articolo è stato Pubblicato su Unimondo il 9 giugno 2021

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