Cultura

Pinocchio dopo 140 anni

 

Il 7 luglio 2021 Pinocchio ha compiuto 140 anni.
Per celebrare la ricorrenza riproponiamo “Una bambinata”, una selezione di fotografie di Giuseppe Nicoloro che racconta con illustrazioni fotografiche Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi.

Giuseppe Nicoloro
nota biografica
a cura di Laura Montanari

Come andò
a cura della Redazione

Una Bambinata
Racconto fotografico de
Le Avventure di Pinocchio

 

Una nota breve

di Dino Silvestroni

La fotografia può cogliere note musicali da un fiume che scorre? Giovanni Zaffagnini raccoglie la sfida lanciata da James Joyce e costruisce la sua ricerca sulle righe letterarie senza realtà da disvelare o istanti da fermare. Crea e sviluppa un progetto che annulla ogni contraddizione tra immagine e testo perché il punto vero non è la descrizione di un luogo (il fiume) o di un evento (Marilyn Monroe che legge l’Ulisse in una foto di Eve Arnold), ma è la lettura stessa dell’opera dello scrittore irlandese e la sua conversione visiva. In diverse occasioni, Joyce ha sottolineato che la sua scrittura ricerca una musicalità non solo con parole inventate ma anche nel circoscrivere una lingua (una scrittura) al punto da renderla quasi illeggibile, arrivando a costruire una lettura che può essere praticata anche “con le orecchie”.
Le fotografie di Zaffagnini raccontano questa musicalità, la sottolineano, senza entrare nei singoli capitoli. L’immagine del fiume fornita da Joyce stesso, descrive e rimanda a note rintracciabili nella lettura; anche queste fotografie, che rifuggono dall’illustrazione paesaggistica comunemente intesa, inseguono consapevolmente lo
stesso fine. Scatti ripetuti (dittici, trittici) apparentemente simili, dove, esplorando fra minime varianti, si può cogliere quell’armonia fra le immagini che richiama le note collocate sul pentagramma. Il lettore, con il suo sguardo-lettura, ravviva quella partita doppia che la lettura crea sempre, qualunque sia la pagina da leggere, qualunque sia l’organo, occhio o orecchio, che legge. Se Charlotte Cotton con metodica analisi ha diviso la produzione fotografica contemporanea in 8 categorie, vorrei suggerirne una nuova: “Riletto e Fatto”.

Puisì trobadoriche

di Pierluigi Canestrari

D’amòr sareb cuntent si me a putés
Avdé la trata mi un po’ piò spés.

A faz di virs canté pinsend a lì,
d’amor sareb cuntent se me a putés,
qvand a l’abraz a lì senza i su vstì
tanti agli è al voj che e temp um fnés,
D’amòr sareb cuntent si me a putés
Avdé la trata mi un po’ piò spés.

Ades pr’e mi lavor an pos avnì
D’amòr sareb cuntent si me a putés
Ad corsa a turnereb ch’a no fnì
D’avdé i su occ ch’i n gverda mo i gudés.
D’amòr sareb cuntent si me a putés
Avdé la trata mi un po’ piò spés.

No sté a pinsé a cvi ch’i n’ha capì
D’amòr sareb cuntent si me a putés
La zent l’ha invigia e i ha semper da dì
Che lò l’amor i n’e cnos i n sa cvel fés
D’amòr sareb cuntent si me a putés
Avdé la trata mi un po’ piò spés.

Sti virs a sper chi vega a fes sintì
D’amòr sareb cuntent si me a putés
E gost a ster insem a vis a vis
Ch’la leza pu ch’la voj incora adés
D’amòr sareb cuntent si me a putés
Avdé la trata mi un po’ piò spés.

D’amore sarei soddisfatto se potessi/ vedere la mia amante un po’ più spesso. // Faccio dei versi cantati pensando a lei/ D’amore sarei soddisfatto se potessi/quando l’abbraccio senza i suoi vestiti/ tanti sono i desideri che il tempo finisce. /D’amore sarei soddisfatto se potessi/ vedere la mia amante un po’ più spesso. // Adesso per il lavoro non posso venire/ D’amore sarei soddisfatto se potessi/ di corsa tornerei che non ho finito/ di vedere i suoi occhi che non guardano ma godono./D’amore sarei soddisfatto se potessi/ vedere la mia amante un po’ più spesso.//Non stare a pensare a quelli che non hanno capito/ D’amore sarei soddisfatto se potessi/La gente ha invidia e ha sempre da dire/che loro l’amore non lo conoscono e non sanno che farsene/ D’amore sarei soddisfatto se potessi/ vedere la mia amante un po’ più spesso.//Questi versi spero che vadano a farsi sentire/ D’amore sarei soddisfatto se potessi/Il piacere di stare insieme faccia a faccia/ che legga pure che la desidero ancora adesso./ D’amore sarei soddisfatto se potessi/ vedere la mia amante un po’ più spesso.//

Poesia trobadorica di anonimo così anonimamente riletta in dialetto romagnolo modificabile secondo canoni vissuti.
Versione tratta da: La Poesia dell’Antica Provenza, a cura di Giuseppe Sansone, edizioni Guanda 1993.

CENT’ANNI DOPO


CENT’ANNI DOPO
film-documentario realizzato per il centenario della nascita del PCI
Una produzione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
in collaborazione con l’Associazione Enrico Berlinguer
regia di Monica Maurer
montaggio di Milena Fiore

In visione

Venerdì 24 settembre – ore 19:00
caffè letterario Prinz Zaum
Via Cardassi, 93 – Bari

Sabato 25 settembre – ore 18:00
Palazzo Lanfranchi
Piazzetta Pascoli – Matera

Le proiezioni saranno seguite da dibattiti ed interventi in collegamento

Trailer

PRIMA DELLA RESISTENZA

di Vincenzo Ziliotti

A mio nonno Antonio, socialista, antifascista.
A mia nonna Luigina Caporali, fascista per amore della famiglia.

  1. Introduzione
Le note che seguono prendono spunto dalla lapide posta sulla facciata del listone di Fontanellato, ex palazzo comunale, poi sede della locale Camera del Lavoro.
Essa ricorda quattro nostri concittadini che fra il 1921 ed il 1924 persero la vita nell’arroventato e violento clima politico di quegli anni.
E’ un omaggio diretto.
Il lavoro si articola in tre sezioni, cercando di intrecciare quanto ricostruibile delle vicende personali delle vittime con gli eventi storici del periodo. Per questa parte si fa riferimento alla storiografia contemporanea, mentre per la cronaca si utilizzano i giornali di periodo e quanto disponibile presso gli archivi del Comune di Fontanellato.
Ne rendo disponibile il primo stralcio in occasione del centenario dell’uccisione di Egidio Manghi ed Eugenio Guareschi.

  2. Manghi & Guareschi

   a) Gli Arditi: dalla trincea al popolo

    i) Le origini militari

Nel settembre del 1914, su quello che diverrà il fronte occidentale, la grande guerra europea e mondiale prende quella fisionomia che ne caratterizzerà tutto lo svolgimento. La prima battaglia della Marna che ferma la fulminea avanzata tedesca ed il contemporaneo attacco russo sul fronte orientale, deludono le speranze germaniche di una conclusione rapida e vittoriosa ed il conflitto degenera in una logorante lotta di trincea. Con l’intervento dell’Italia nel maggio del 1915 si apre il nuovo fronte sul confine meridionale dell’ impero Austro-Ungarico. La prima offensiva italiana lanciata sull’Isonzo a fine giugno si protrae per due settimane ma si infrange sulle linee difensive degli imperi centrali. Non ostante la superiorità numerica, il guadagno territoriale è irrisori mentre il prezzo in termini di vite umane è altissimo. Sarà così per le offensive lanciate a metà luglio, ottobre e novembre. Anche sul fronte sud-orientale, lo scenario bellico diviene quello di una lunga, estenuante guerra di postazioni trincerate.
I primi a rendersi conto dell’inutilità degli assalti alla baionetta, condotti contro le postazioni nemiche armate di mitragliatrici e fucili a tiro rapido, sono i tedeschi: durante la prima battaglia di Ypres (20 ottobre – 18 novembre 1914) a causa della scarsità di munizioni per l’artiglieria sono costretti ad affidare le sorti all’enorme ondata di fanti: 80.000 soldati tedeschi perdono la vita. I sostenitori dell’offensiva si sono sbagliati. Dopo i tedeschi se ne rendono conto i comandi dell’intesa, e infine gli italiani. Tutti i paesi belligeranti cercano di ovviare all’errore strategico con l’innovazione tecnica di gas e carri armati o con l’adozione di nuovi procedimenti tattici; ma niente riesce a rovesciare le sorti degli avvenimenti ed a mutare lo scenario.
Il fattore umano non sfugge alla revisione richiesta dalle circostanze. Questa viene affrontata in due modalità: la prima con la costituzione di unità specializzate all’interno dei corpi esistenti. Nascono così nel nostro esercito gli esploratori, i guastatori per la distruzione di reticolati, i militi arditi. La seconda trasformazione, più radicale, creando nuove unità indipendenti ed autonome. Sono i tedeschi ad introdurre per primi le unità di fanteria d’assalto in grado di risolvere la staticità della guerra di trincea, superando la terra di nessuno, sfondando in punti determinati le linee nemiche e utilizzando nuclei di soldati ben addestrati comandati da sottoufficiali con capacità decisionale autonoma. Costituite nel marzo del 1915 le “Stosstruppen”, troveranno in alcuni romanzi di Ernst Junger [1] la vivida descrizione del loro mondo operativo e valoriale. Junger fu infatti comandante di una compagnia d’assalto sul fronte occidentale.
Nel Regio Esercito viene creato nel 1914 un gruppo di esploratori, a cui seguiranno i guastatori per la distruzione di reticolati e nel 1916 i militi arditi ed i guastatori. Nel marzo 1917 il Comando supremo viene a conoscenza della costituzione di unità speciali nell’esercito austroungarico e nel giugno 1917 il Maresciallo Luigi Cadorna approva la creazione di una nuova specialità. La presentazione ufficiale del primo Reparto d’Assalto alla presenza del Re avviene nel campo di Sdricca di Manzano (UD) il 29 luglio di quell’anno. «Una data che, per caso fortuito, sembra anticipare il contraddittorio divenire della nuova specialità`, coincidendo infatti sia con l’anniversario dell’attentato dell’anarchico Bresci a Umberto I che con il compleanno di un certo Benito Mussolini».[2]