L’acqua e’ un problema di (buona) governabilita’

LIVORNO. Corruzione e limitazione dei diritti politici e delle libertà civili sono tra i fattori che contribuiscono alla crisi idrica mondiale, è quanto emerge dal rapporto “Water, a Share Responsibility” presentato al quarto World Water Forum che si è tenuto a Città del Messico. Secondo l’Unesco e il World Water Assessment Programme dell’Onu (Wwap) la crisi idrica è in gran parte crisi di governabilità dei sistemi che devono «determinare chi riceve l’acqua, quando e come, e chi decide chi ha diritto all’acqua ed ai servizi connessi».

Il rapporto, frutto dell’impegno congiunto di 24 agenzie dell’Onu, esamina una serie di questioni centrali legate alla disponibilità di acqua dolce: crescita demografica, urbanizzazione crescente, cambiamento degli ecosistemi, tutela alimentare, salute, industria ed energia, gestione dei rischi e costo dell’acqua. Le conclusioni contengono raccomandazioni per orientare le azioni future e incoraggiare la gestione sostenibile delle risorse idriche a livello globale.

«L’acqua, una responsabilità condivisa» è basato sul primo rapporto del Wwap «L’acqua per l’uomo, l’acqua per la vita» pubblicato dall’Onu nel 2003 ed offre un panorama complete della situazione dell’acqua potabile in tutti i continenti e nella maggior parte dei Paesi del mondo e valuta i progressi realizzati nel raggiungimento degli obiettivi del millennio per quanto riguarda l’acqua. Nei tre anni passati dall’ultimo rapporto, la terra ha subito molte grandi catastrofi legate all’acqua: lo tsunami dell´oceano Indiano del 2004, i cicloni continui che hanno colpito Caraibi, Usa e Pacifico nel 2004 e 2005, le inondazioni in Europa centrale e orientale e molti altri Paesi, le gravi siccità che hanno colpito Niger, Mali, Spagna, Portogallo…

«Questi fenomeni ci ricordano che l’acqua ha un potere distruttivo – si legge nel rapporto – e che l’assenza di accesso a questa risorsa è sinonimo di miseria in numerose regioni del mondo. Questi avvenimenti estremi non sono che l’illustrazione più visibile delle trasformazioni fondamentali che colpiscono le risorse idriche del pianeta. In diversi casi, questa evoluzione è molto certamente legata a delle evoluzioni lente ma persistenti del clima mondiale, fenomeno confermato da un numero crescente di dati scientifici: i diverse regioni, l´effetto cumulate della diminuzione delle precipitazioni e dell´aumento dell’evaporazione diminuisce le quantità d´acqua presenti in fiumi, laghi e falde freatiche. Parallelamente, la propagazione dell’inquinamento deteriora gli ecosistemi e colpisce la salute, le condizioni di vita e i modi di sussistenza di tutti coloro che non hanno accesso a sistemi di approvvigionamento di acqua potabile e di sanitari appropriati».

A limitare seriamente la qualità e la quantità di acqua dolce è anche l’evoluzione demografica del pianeta: mentre i Paesi industrializzati hanno una stabilità demografica, nei Paesi in via di sviluppo la popolazione è generalmente in forte crescita e gli spostamenti di masse di persone a causa di urbanizzazione, guerre, conflitti interni e disastri sono un fenomeno crescente.

Nelle grandi metropoli che ingoiano milioni di disperati è praticamente impossibile costruire le infrastrutture necessarie a fornire alla popolazione i servizi idrici ed igienico-sanitari necessari. Una situazioni che ha pesanti ricadute sulla qualità della vita e innesca frequenti disordini sociali. Alla domanda d’acqua per le persone si assomma una crescente richiesta di acqua per produrre generi alimentari, creare energia e per il suo utilizzo industriale.

Nei Paesi ricchi sono gli immigrati regolari ed irregolari a porre nuove problematiche per le forniture dell’acqua in aree ad elevato consumo pro-capite, ma anche il turismo esercita in molte regioni del mondo un forte impatto sugli approvvigionamenti idrici. Così l’acqua diventa sempre di più “oro blu”, risorsa rara e limitata per il cui controllo si hanno «conflitti armati persistenti (Palestina, Darfur, ecc.) attività terroristiche o instabilità economica, i movimenti delle popolazioni hanno un impatto considerevole sulla disponibilità di risorse idriche del pianeta – si legge nel “Water, a Share Responsibility,”. E’ all’interno di questo contesto di trasformazione della situazione, talvolta rapidi e nettamente percettibili, e in altre occasioni insidiose ma persistenti, che la governance dell´acqua deve essere valutata».

Un governo dell’acqua sempre più difficile, che deve fare i conti con problemi diversi ed interdipendenti, sempre più multinazionali ma che spesso sconta l’assenza di una reale cooperazione tra i diversi livelli di governo. «D´altra pare – spiega il rapporto – gli organismi pubblici non entrano spontaneamente in contatto con le Ong e il settore privato per risolvere i problemi legati all’acqua, la gestione e la presa di decisioni tendono a complicarsi. Il compito di gestire le risorse idriche diventa ancora più complicato quando I corsi d’acqua attraversano una o più frontiere».

Uno degli obiettivi fondamentali del Wwap è quello di aiutare i governi ad elaborare e mettere in opera piani nazionali di gestione idrica durante il decennio internazionale 2005 – 2015.

greenreport, 28 aprile 2008

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