redazione

Trilussa e il pollo (l’inganno delle ”medie”)

di Giancarlo Livraghi

agosto 2007

Testo disponibile anche in formato pdf sul sito dell’autore

La più “proverbiale” osservazione a proposito delle medie statistiche è quella per cui se qualcuno mangia un pollo, e qualcun altro no, in media hanno mangiato mezzo pollo. (Ce ne sono altre di uguale significato, come il caso di una persona annegata in un fiume con un profondità media di mezzo metro).
L’osservazione non è così ovvia e banale come può sembrare. Ma cominciamo col fatto che la storia del “pollo statistico” è attribuita a Trilussa. Infatti c’è una sua poesia sull’argomento, anche se definisce il problema in modo un po’ diverso.

La dislocazione dell’attenzione

di Vincenzo Andraous

Sul carcere italiano non si odono più lamenti sospetti, né si consumano notizie scandalistiche per tentare di restringerlo a una sorta di terra di nessuno.
Da qualche tempo è stato studiato un progetto di eccellenza per renderlo inanimato, per cui la tutela del cittadino detenuto, la salvaguardia della società, l’interesse collettivo, sono incentrati sul principio della sicurezza, la quale rafforza la propria efficienza e susseguente efficacia attraverso uno strumento a dir poco sbalorditivo: il silenzio.

Incontro dibattito dedicato al racket dell’usura

Modera il dibattito: Elisabetta Margonari – Giornalista del Tg3

Intervengono:

Luigi Birritteri – Sostituto Procuratore Generale di Caltanissetta
Leoluca Orlando – Deputato al Parlamento Nazionale
Enrico Colajanni ed Alessandra Notarbartolo – Comitato Addiopizzo di Palermo
Stefano Italiano – Vice Presidente dell’associazione antiracket di Gela e Presidente della Cooperativa Agroverde di Gela
Don Totino Licata – Presidente Associazione antiracket ed antiusura di Licata
Conclusioni di Padre Alex Zanotelli – Missionario Comboniano

Ruanda

Il capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite loda l’abolizione della pena di morte in Ruanda

UN News Centre, 27 luglio 2007
(libera traduzione di Elena Gaita)

Oggi (27/07/2007), l’alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Louise Arbour, ha acclamato l’abolizione della pena di morte in Ruanda, affermando che questa decisione da parte di un paese, che ha subito un genocidio, rappresenta un esempio da seguire per fare giustizia ripudiando allo stesso tempo la violenza in ogni sua forma.

La lingua dei vincitori

di Ettore Masina

Lettera n. 124

1
Dal suo letto d’ospedale, una mattina del febbraio 1975, Gigi Ghirotti vide che nella notte era completamente fiorito un albero che egli aveva adottato come amico. Quel tripudio di colori in un inverno non ancora concluso lo estasiò: lui, uno dei migliori giornalisti italiani, stava morendo, di cancro, ma quella mattina sentì che la sua vicenda, incomprensibile e dolorosa, era inserita nel mistero di una vita che ostinatamente si esprime oltre ogni limite. Forse pensò al verso di Quasimodo in cui Dio viene chiamato “Dio del cancro e Dio del fiore rosso”, certo, come narrò egli stesso, desiderò di poter cantare l’immensità e la forza del processo creativo. Dai ricordi dell’adolescenza sentì emergere la bellezza di un inno latino medievale, il “Veni, Creator Spiritus (Vieni, o Spirito Creatore)”, e si accinse a recitarlo accanto a quella finestra; ma tristemente si accorse di non ricordarne più le parole. Gigi poteva ancora scendere dal letto e lo fece; e cominciò a domandare a pazienti, medici, suore e visitatori se qualcuno di loro poteva aiutarlo, ma tutti, un po’ sorpresi, scuotevano la testa. Soltanto a fine mattina incontrò un seminarista americano, studente a Roma, che visitava i malati per non dimenticare le sofferenze dell’uomo. Alla domanda del giornalista sorrise e disse che sì, quell’inno lui lo aveva studiato a memoria, in ginnasio e, sì, lo ricordava ancora; ma aggiunse, arrossendo un poco, che non ne comprendeva più il significato: la sua conoscenza del latino era ormai svanita. Allora, insieme, l’uomo che comprendeva la sostanza del messaggio ma non poteva leggerlo nella sua autenticità e quello che ne conosceva soltanto la formulazione pregarono, quasi aiutandosi l’un l’altro a decifrare un antico manoscritto.