Dottori

di Ettore Masina

Era un mondo di analfabeti il cui linguaggio risultava quasi incomprensibile ai dotti, così come alla plebe incomprensibile (e minaccioso) sembrava l’eloquio dei Signori. Ignoranza e superstizione dominavano le popolazioni, stringevano in una morsa di paura gli abitanti di un’Europa devastata da guerre senza fine e a cui sembrava di avvertire da lontano il galoppo dei cavalli dell’Orda d’Oro. Le eclissi di sole o di luna, le comete, i terremoti, le nascite di animali deformi nelle stalle o nei pollai, le epilessie, la lebbra seminavano nei villaggi  un terrore che si univa a quello che fermentava nell’oscurità delle notti, in cui le streghe  celebravano orge con diavoli dalle terga caudate. Dio mandava carestie e alluvioni per punire peccati che la gente non sapeva di avere commesso. Spaventose epidemie falcidiavano le popolazioni, ma anche quando le catastrofi non azzannavano l’intera umanità, la grandissima maggioranza della gente moriva senza che mai un medico si fosse chinato sui suoi affanni.

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Tecnica del colpo di stato

di Riccardo Orioles

Ci sono due tipi di persone completamente differenti, in questi giorni, che appaiono confuse fra loro ma non hanno, come esseri umani, assolutamente nulla in comune. Quelli che in buona fede “difendono la vita” e la danno giustamente un valore superiore a ogni altra cosa. E quelli che difendono semplicemente un potere. I primi sbagliano solo, secondo me, su un elemento di fatto: un corpo che credono vivo (per come presentato dai media) e che in realtà non lo è. I secondi, lucidissimi, gestiscono il passaggio finale del Piano di Rinascita: l’abolizione dell’odiata democrazia (comunista, faziosa, antifascista, demagogica, senzadio, modernista e chi più ne ha più ne metta: sono tutte definizioni storicamente usate in un momento o nell’altro) e l’instaurazione del regime d’ordine, della dittatura dei pochi.

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In Re Swearingen

Forlì, 9 febbraio 2009
Viva la Repubblica Romana!

Larry Swearingen potrebbe essere innocente, ma per salvarsi deve dimostrare che Melissa Trotter, la donna per il cui omicidio è finito nel braccio, non è stata uccisa l’otto dicembre 1998, giorno della sua scomparsa, ma dopo il 10, poiché lui (come Alan Gell anni fa) avrebbe un alibi di ferro: era in prigione.

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Non ci sono innocenti nel braccio della morte

30 gennaio 2008
30 gennaio 1972 Bloody Sunday

Non ci sono innocenti nel braccio della morte.
La nostra lotta contro la pena capitale è una lotta morale ed etica. Una lotta per il rispetto dei diritti umani, per la vita, il diritto e la giustizia. Una lotta  che non ha bisogno di giustificazioni, perché la pena di morte è un sacrificio umano futile e feroce. Che sia la “giustizia del re” giapponese o il democratico “linciaggio legale” americano il risultato non cambia: la pena di morte è l’uccisione rituale di alcuni disgraziati allo scopo di placare le paure della società. Questa constatazione spiega da sola il nostro impegno. Questa è la ragione per cui non ci battiamo contro la pena capitale perché uccide gli innocenti, ma perché uccide i colpevoli.

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Aspiranti professionisti dell’ultima meta

di Vincenzo Andraous

Quando la trasgressione diventa così feroce e sorda da divenire violenza e quindi devianza, si corre il rischio di banalizzare ogni cosa, anche le persone, le vittime, gli stessi aggressori, affermando che le ragioni sono evidenti e riconducibili a fattori noti.

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